Geo Monterotondo

Nascita del Comitato GEO

Nel corso del 2004 numerosi abitanti di Monterotondo Marittimo, turbati, quando non direttamente minacciati, dall’avanzare di progetti di faraonica e nefasta espansione industriale, ponevano le basi del “Comitato GEO – Ambiente & Territorio di Monterotondo Marittimo” per la difesa del territorio, la cui finalità precipua è combattere nei modi legali più efficaci e denunciare alla stampa tutta e alla magistratura gli inganni e gli intendimenti malevoli e pregiudizievoli alla popolazione, perpetrati in danno di questo ambito del Distretto Rurale, in un territorio di grande pregio naturalistico, paesistico e di prodotti tipici; il Comitato vuole contrastare con tutti i mezzi a sua disposizione le suddette alterazioni del contesto lì dove contribuirebbero a svilire irreversibilmente la vocazione e la dimensione rurale del comune di Monterotondo M., oltre che a degradare lo spettacolo paesaggistico che da sempre esso offre.

Costituitosi con tali scopi di utilità generale e cresciuto in particolari condizioni di necessità e urgenza, dettate dall’evolversi delle questioni legate prima all’impiano biomassa, poi all’impianto eolico, e infine ai successivi termovalorizzatore e disgestore anaerobico, il Comitato GEO gode dell’adesione e dell’appoggio di svariate decine di individui, in piena autonomia da qualsiasi forza politico-partitica. Esso viene efficacemente coadiuvato, nella propria opera di contrapposizione ai “carnefici del territorio”, con passione civile degna di grande encomio e straordinaria competenza scientifica, dalla Rete dei Comitati per la difesa del territorio, cui da sempre aderisce.

Nei primi mesi del 2004, sulla spinta delle iniziative progettuali di un impianto a biomassa e di un impianto eolico, impattanti e degradanti per un territorio già ferito dalle rilevanti attività geotermiche di Enel (5 centrali per 100 MW installati), numerosi abitanti del territorio di Monterotondo Marittimo si riunirono in un Comitato spontaneo di opposizione a questi progetti.

Fu effettuata una raccolta di firme, per confortare le ipotesi di base con numero adeguato di condivisioni, e ne scaturì la decisione di fondare il “Comitato GEO – Ambiente & Territorio di Monterotondo Marittimo”.

Gli obiettivi, oltre a quelli già citati, sono la tutela della qualità ambientale e la riqualificazione del pregresso, ed, in prospettiva, il controllo su iniziative ed attività in contrasto con l’identità e le vocazioni del territorio.

Impianto biomassa

Primo impegno per il neonato Comitato GEO fu ovviamente uno degli impianti che ne determinarono la nascita. Questo progetto, oltre a non convincere sul piano tecnico in quanto sperperava tutto il calore prodotto in mancanza di un possibile utilizzo, sollevò non poche preoccupazioni sul piano sanitario, poiché, da un esame approfondito della documentazione, emerse che sarebbe stato alimentato con “sansa esausta”, diversamente da quanto annunciato come “sansa vergine”. La differenza fondamentale era costituita dalle sostanze chimiche tossiche e cancerogene che sarebbero state emesse in aria.

Dopo una caldissima assemblea pubblica, in cui GEO ed esperti chiamati a sostegno espressero la totale contrarietà al progetto, la società proponente, nonostante l’appoggio dell’Amministrazione comunale di allora, non si fece più viva e l’ipotesi morì senza successive controproposte.

Impianto eolico

La battaglia contro l’impianto eolico era motivata da più fattori. In primis l’ubicazione scelta inizialmente su di un poggio frontale a Monterotondo M. che avrebbe rappresentato un degrado alla vista panoramica sul golfo di Follonica; un vero scempio paesaggistico. Secondariamente la scarsa disponibilità di “materia prima”. Dalle mappe eoliche elaborate da CESI il sito risulta interessato da una ventilazione modesta, incostante e inefficace.

Infine non si può trascurare la già esistente iperproduzione geotermoelettrica locale, su citata, che garantisce l’85% del fabbisogno provinciale.

Il progetto iniziale, ma anche quello successivo su di un sito alle spalle del paese, rischiavano di introdurre severi impatti, anche sull’avifauna locale, a fronte di improbabili benefici.

GEO, appoggiato da Italia Nostra, CNP ed altri organismi ambientalisti, si è impegnata sin dall’inizio a bloccare questo progetto superfluo e degradante e, dopo varie fasi di VIA ed integrazioni, si è riusciti ad ottenere un definitivo parere negativo dalla Regione.

 Attività ulteriori

 Termovalorizzatore

La bocciatura del progetto biomassa non bloccò le iniziative connesse ad un impianto di compostaggio rifiuti, poi venduto al gruppo ACEA di Roma e su cui nel 2008 fu presentato un nuovo progetto di cosidetto “termovalorizzatore” di rifiuti.

Nuovamente GEO fu in prima fila nel contrasto ad una ipotesi impiantistica così impattante.

La battaglia non era solamente contro Solemme (gruppo ACEA) proponente, ma anche contro le Amministrazioni comunali e provinciali, sensibili alle pressioni della multiutility, e disponibili ad appoggiare la realizzazione del nuovo impianto.

GEO, oltre a presentare corpose e motivate osservazioni alla VIA, sensibilizzò la popolazione sui rischi connessi all’impianto, stimolando osservazioni dei privati, ed inoltre ottenne l’appoggio dell’intero Coordinamento di Associazioni e Comitati ambientalisti della provincia di Grosseto, oltre che di Coldiretti.

A ciò si aggiunse la realizzazione di un referendum locale autogestito, in collaborazione con i rappresentanti comunali del PRC, che portò ad un plebiscito di NO all’impianto.

Dopo varie vicissitudini e tentativi di integrazioni il progetto fu ritirato definitivamnte il 4/4/2011.

 Digestore anaerobico

Ad agosto del 2010 Solemme ha presentato un nuovo progetto di trattamento rifiuti per complessive 70.000 t/a di materiali provenienti anche da fuori dell’ATO provinciale di Grosseto. A ciò si andava ad affiancare un digestore anaerobico ed un cogeneratore per 2,1 MW di biogas.

GEO, pur favorevole a queste tecnologie alternative all’incenerimento dei rifiuti, si dichiarò subito contrario al progetto per vari motivi:

– Emissioni odorigene rilevanti tali che ARPAT ha richiesto esplicitamente la non abitatilità degli edifici nel raggio di 500 m dall’impianto;

– Emissioni dal cogeneratore di inquinanti, tra cui tossici e cancerogeni, per un totale di 52 t/a;

– Assoluta inadeguatezza della strada provinciale (con larghezza media di 3,5 m su oltre 2 Km) per il traffico di mezzi di trasporto per circa 100.000 t/a complessive di materiali in entrata/uscita;

– Grave carenza di rifiuti urbani nell’ATO, tanto da costringere Solemme a chiedere la deroga dalle leggi vigenti per approvvigionarsi altrove (senza specificare dove, come e di che cosa);

– Rilevanti rischi di incendio ed esplosione con “effetti a livello bacinale” (così nel documento di Solemme) in un sito immerso in un’area boscata protetta, a diretto contatto con la strada provinciale;

– Non dimostrato diritto di superficie sull’area destinata all’impianto;

– Conflittualità con Piano Strutturale comunale e PTC provinciale.

A fronte della procedura di Verifica di Assoggettabilità a VIA di questo progetto GEO ha presentato una dettagliata serie di osservazioni, peraltro totalmente ignorate dall’Amministrazione provinciale competente.

Completato l’iter della procedura suddetta, e deciso il parere di non assoggettamento a VIA da parte dell’Amministrazione provinciale, GEO si è impegnato perché 28 abitanti del territorio, più Italia Nostra e Coldiretti, presentassero a settembre del 2011 un Ricorso al TAR Toscana contro questa delibera contenente un numerosi vizi di forma. Anche l’Amministrazione comunale ha presentato un analogo Ricorso.

Successivamente, a seguito della Conferenza dei Servizi per l’autorizzazione alla realizzazione ed esercizio dell’impianto progettato, iniziata il 4/8/2011, GEO ha depositato numerose osservazioni e memorie, allo scopo di documentare l’inadeguatezza del progetto sia su aspetti urbanistici dell’area interessata, che sugli impatti ambientali e socioeconomici, come sulla evidente inutilità in rapporto alla gestione dei rifiuti dell’ATO interessato.

Il progetto attualmente è in attesa delle sentenze del TAR e della approvazione del Piano Attuativo che non risulta approvabile a fronte di non chiariti diritti di superficie sull’area interessata e pregressi mancati  trasferimenti al Comune delle opere di urbanizzazione.

A seguito dei non soddisfacenti incontri con l’Amministrazione provinciale in occasione delle sedute della Verifica di Assoggettabilità a VIA e della Conferenza dei Servizi, in cui le osservazioni presentate da GEO non sono state neppure esaminate, il Comitato da presentato richiesta ufficiale di incontro con la II Commissione Provinciale sull’ambiente.

Ottenuto l’incontro con la Commissione, è stato possibile esporre tutte le perplessità e contraddizioni del progetto di ampliamento dell’impianto esistente, e consegnare una relazione corredata da ricca documentazione di supporto alle tesi sostenute dal Comitato GEO.

E’ stato previsto un successivo incontro in cui fare il punto della situazione e verificare gli accoglimenti, o meno, delle istanze del Comitato e discutere le possibili alternative.

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