Tioxide – gessi rossi

https://m.20min.ch/ro/news/suisse/story/23395613

Nanoparticules

Danger dans la pâte dentifrice

Certaines nanoparticules présentes dans le dentifrice ou autres produits cosmétiques se révèlent dangereuses pour la santé, selon une étude franco-suisse.

Les nanoparticules de dioxyde de titane produisent dans les poumons des effets inflammatoires similaires à ceux de l’amiante, selon une étude de chercheurs suisses et français. Les scientifiques tirent la sonnette d’alarme concernant les nanoparticules de dioxyde de titane, car il s’agit de l’un des nanomatériaux les plus répandus.

Plus de deux millions de tonnes de dioxyde de titane nanométrique (nano-TiO2) sont produites chaque année dans le monde. Utilisé comme pigment et opacifiant, le nanomatériau entre dans la composition de peintures, cosmétiques, crèmes solaires, médicaments, dentifrices, colorants alimentaires et nombre d’autres produits d’usage courant.

 

De précédentes études avaient montré que le nano-TiO2 peut provoquer des inflammations, mais les mécanismes restaient peu clairs, écrivent des chercheurs du Département de biochimie de l’Université de Lausanne (UNIL) ainsi que de l’Université d’Orléans (F) et du Centre national français de la recherche scientifique (CNRS) dans la revue américaine «PNAS».

Or selon leurs travaux, les nanoparticules de TiO2 produisent des effets similaires à ceux de deux autres irritants environnementaux bien connus, l’amiante et la silice. Comme eux, elles activent l’inflammasome NLRP3 – un complexe multi-protéique provoquant une réaction inflammatoire – et la production de dérivés réactifs de l’oxygène, des molécules toxiques capables de s’attaquer à l’ADN, aux protéines et aux membranes cellulaires.

Même puissance

L’auteur principal de l’étude, le Professeur Jürg Tschopp de l’UNIL, Prix Louis-Jeantet de médecine 2008, est connu pour sa découverte des inflammasomes au début des années 2000. Selon lui, les résultats montrent clairement une activité pro-inflammatoire du nano-TiO2 touchant les poumons et le péritoine.

Les chercheurs ont travaillé sur des cellules humaines, ainsi que in vitro et in vivo sur des souris. Le nano-TiO2 déploie une «grande activité», a indiqué à l’ATS le Pr Tschopp, semblable à celle de l’acide urique et de l’amiante, responsables respectivement de la goutte et de l’asbestose.

«L’amiante et le nano-TiO2 sont vraiment similaires et ont la même puissance», a ajouté Jürg Tschopp. Dans leur étude, les chercheurs soulignent un risque possible de cancers engendrés par inflammation, en particulier chez les personnes exposées à d’importantes concentrations de ces nanoparticules.

Précaution à prendre

«Nos données suggèrent que le nano-TiO2 devrait être utilisé avec une plus grande prudence qu’il ne l’est actuellement», écrivent-ils. «De meilleures précautions doivent être prises» pour limiter son ingestion, dans l’industrie comme dans la vie quotidienne.

Le Pr Tschopp souligne que «nous disposons maintenant de données scientifiques de bonne qualité» et que désormais, c’est «une question politique». «Il y a déjà des commissions dans plusieurs pays qui réfléchissent à des mesures», note-t-il.

Des incitations similaires à la prudence avaient été exprimées après les premières preuves d’association entre inhalation d’amiante et inflammation pulmonaire. Or «il a fallu presque 100 ans et d’innombrables décès jusqu’à ce que l’amiante soit banni», concluent les scientifiques, qui espèrent que des «décisions seront prises pour prévenir de possibles maladies et peut-être décès».

(ats)

18.01.2011, 08:27

 


https://it.sputniknews.com/mondo/201809066458431-crimea-emissioni-nocive-acidi/

“Evacueremo i bambini”: nel nord della Crimea emissioni nocive di acidi”

Più di una settimana fa gli abitanti della città crimeana di Armyansk si sono resi conto che tutti gli oggetti in metallo erano ricoperti di una ruggine appiccicosa.

La gente ha cominciato ad accusare un fastidio in gola e manifestare un cattivo stato di salute. Sui social media sono comparse fotografie di foglie gialle cadute per strada e bambini in centri per malattie respiratorie con eruzioni cutanee sul viso.

Gli abitanti di Armyansk sono convinti che la ragione di tutto ciò siano le emissioni dello stabilimento Krymsky Titan. La concentrazione di sostanze nocive nell’aria nel nord della penisola è oltre il limite consentito. Martedì 4 settembre si sono recati nella cittadina Sergey Aksenov, il presidente della repubblica, e altri funzionari locali e federali. È stato deciso di evacuare i bambini in ospedali. Le attività dello stabilimento sono state interrotte per due settimane anche se dalla fabbrica negano qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto. Vi è anche un altro problema: Krymsky Titan è un’impresa fondamentale per la città. Per questo, non è possibile chiudere la fabbrica e lasciare migliaia di persone senza lavoro.

Eruzioni cutanee, bruciori, fastidio in gola

Gli abitanti di Armyansk sono costretti a rimanere in casa con le finestre chiuse anche nei giorni più caldi affinché nessun odore acre entri in casa. Si esce di casa solo se necessario, con un respiratore e per breve tempo. Altrimenti, si possono manifestare giramenti di testa e nausea. Elena Tikhaya ha raccontato al corrispondente di Sputnik che la situazione in città è gravemente peggiorata il 23 agosto: nello stabilimento di Krymsky Titan si è verificata un’emissione di sostanze nocive in seguito alla quale le zone circostanti hanno preso le sembianze di terreni abbandonati.

“Già alle 6 del mattino era impossibile respirare. Oggi parlavo con una giovane donna al negozio. Suo figlio ha una grave allergia: macchie sul corpo, tosse. Quando prende un forte antistaminico, passa tutto. In casa porte e finestre sono chiuse, ma la cappa e i fornelli si sono ricoperti di una strana patina. Tutti gli oggetti in metallo sul balcone hanno fatto la ruggine. Anche mio figlio aveva i sintomi di un’intossicazione: febbre, nausea, stanchezza, mal di testa. Ha preso il Polisorb, ma non gli ha fatto niente. La sua situazione è migliorata solo quando ce ne siamo andati dalla città”, racconta Elena.

Simili storie sono pubblicate sui social media: ci sono foto di eruzioni cutanee, ruggine e di questa patina oleosa che ricopre le strade rendendole impraticabili. Gli ospedali sono pieni. Alle farmacie le mascherine e i respiratori non bastano per coprire la domanda. Il Ministero della Salute della repubblica ha ufficialmente dichiarato: è stato osservato un aumento del numero di pazienti nelle cliniche di Armyansk, le diagnosi sono perlopiù di natura allergica.

Irina Kuzmina, abitante del luogo, ha raccontato a Sputnik che per alcuni giorni sulla strada verso la scuola del figlio ha trovato gatti morti: “Ce n’erano troppi, per questo non può essere una coincidenza. Forse sono morti intossicati”.

Strade impraticabili

A fine agosto hanno inviato ad Armyansk un gruppo di esperti del Ministero dell’Ecologia della repubblica, della sezione regionale del Rospotrebnadzor (Servizio federale russo per la tutela dei diritti e del benessere dei consumatori) e della procura sotto la supervisione del vice-premier del governo crimeano Igor Mikhajlichenko. Gli esperti e i funzionari hanno dichiarato che la salute dei cittadini non è in alcun modo minacciata e che il problema si risolverà. Sono passati alcuni giorni, ma le persone hanno continuato a lamentare un peggioramento del loro stato di salute. Come precisa Elena Tikhaya, le autorità cittadine fino all’ultimo hanno confermato che le emissioni sono nella norma.

“Hanno lavato le strade di mattina presto, ma non appena l’asfalto si surriscaldava per via del sole cominciavano a salire le esalazioni. Chiaramente meglio non respirarle. Le persone che potevano hanno portato i figli fuori città dai parenti, gli asili già da una settimana sono mezzi vuoti. I ragazzi non escono a giocare per strada. Se si resta più di un giorno a casa ricompaiono i sintomi. Tutte le strade sono impraticabili. Dove si può andare? Non so”, afferma la signora intervistata.

Sputnik ha contattato gli esperti della sezione regionale del Rospotrebnadzor. Ci hanno spiegato che tutte le informazioni sono pubblicate sul sito ufficiale. Nell’ultima notizia pubblicata risalente al primo settembre si afferma che la concentrazione di sostanze nocive in città è nella norma. Rospotrebnadzor non ha rilasciato commenti poiché “non ci saranno conferenze stampa finché tutti gli esperti sono ad Armyansk”.

Niente panico

Dopo le innumerevoli lamentele sui social media e gli articoli sui media locali si è recata ad Armyansk un’intera schiera di funzionari. Il presidente della regione Sergey Aksenov ha incontrato i cittadini, ha parlato con il direttore della sezione federale del Rospotrebnadzor Anna Popova e con i rappresentanti di altri enti di controllo. Sulla sua pagina Facebook ha dichiarato che il 4 settembre la concentrazione di anidride solforosa per la prima volta ha oltrepassato i limiti consentiti, ma che “non vi sono i presupposti per dare lo stato di emergenza né per andare nel panico perché niente minaccia la vita e la salute dei cittadini”.

Nonostante il rifiuto di dare lo stato di emergenza, il presidente della repubblica ha ordinato l’evacuazione di tutti i bambini dalla città e da due villaggi vicini e ha indetto due settimane di vacanze. Ha fatto questo, secondo Aksenov, per “capire come agire”. È stato creato un quartier generale operativo per coordinare gli sforzi dei vari enti. In particolare, questo riguarda la questione del trattamento dei bambini in strutture mediche.

“Tutto sarà pagato dallo stato”, ha promesso il direttore. È già stato reso noto che le strutture ospedaliere che fanno parte dell’impresa statale “Solnechnaya Tavrika” sono pronte ad accogliere 3.000 bambini e i loro accompagnatori da Armyansk. Saranno suddivisi in tre regioni della repubblica. Si sono fatti sentire anche gli imprenditori: la presidente dell’Associazione dei piccoli hotel Natalya Parkhomenko su Facebook ha comunicato che in caso di necessità anche i privati presteranno il loro aiuto per un alloggio temporaneo.

Titan

Lo stabilimento Krymsky Titan è situato a circa 5 km dalla città, non lontano dal confine con l’Ucraina. È una delle maggiori imprese dell’Europa orientale a produrre biossido di titanio che viene usato per la preparazione di vernici, materie plastiche, gomma, carta. Qui vengono prodotti pigmenti rossi di ossido di ferro, acido solforico, solfato ferroso e altre sostanze pericolose.

Al momento lo stabilimento è l’unica grande impresa di Armyansk. Al suo interno lavorano circa 5.000 persone, cioè metà della popolazione attiva della città. Nel 2014 Tita ha cominciato a rivedere le modalità di fornitura delle materie prime, il che ha influito sulle entrate e sugli stipendi. Un lavoratore dello stabilimento Andrey Osintsev (il cognome è stato cambiato su sua richiesta) racconta: “Ritardano sempre nel pagamento dello stipendio, non troppo, ma comunque di alcuni giorni o una settimana. I lavoratori che non possono andarsene sono praticamente in trappola perché non è possibile trovare un altro lavoro. Gli stipendi non sono altissimi, ma è comunque qualcosa. E i dirigenti del Krymsky Titan lo sanno: se chiudono lo stabilimento, circa 5.000 persone perderanno il lavoro e la città si troverebbe ad affrontare una situazione difficile. Questo dà loro carta bianca”.

Lo stabilimento Krymsky Titan
© Sputnik . Andrey Iglov
Lo stabilimento Krymsky Titan

Secondo Andrey e altri lavoratori con i quali siamo riusciti a parlare le responsabili delle emissioni sarebbero le vasche di sedimentazione ormai prosciugate.

“Prima le vasche prendevano l’acqua dal Canale della Crimea settentrionale, ma adesso questa fonte non è più accessibile. La concentrazione di anidride solforosa è molto alta. Quando c’è vento si sente un forte odore di acido cloridrico”, ha riferito un dipendente dello stabilimento, Aleskey Prosviryakov (il cui cognome è stato modificato).

Come dice Aleksey, oggi il suo chiodo fisso non è il lavoro, ma la salute dei figli: infatti, a causa delle emissioni di sostanze chimiche i giovani abitanti di Armyans lamentano nausea, giramenti di testa, scottature e bruciore alle gambe.

Al momento Krymsky Titan è sull’orlo della bancarotta stando ai dati di VTB Bank. Il suo debito bancario è pari a 2,5 miliardi di rubli. Nel 2017 Aksenov ha dichiarato che il governo della regione sosteneva l’impresa: ai dirigenti della fabbrica si chiedeva solamente di mantenere stipendi di livello medio e di salvaguardare i posti di lavoro. Allora il presidente della regione aveva disposto la creazione di una tabella di marcia per l’estinzione dei debiti dell’impresa.

Non è stato possibile ottenere alcun commento da parte dei rappresentanti dello stabilimento in quanto nessuno risponde al telefono e il sito ufficiale del Titan non è al momento disponibile.

Cosa succederà?

Anche se lo stabilimento non ha ufficialmente riconosciuto la sua responsabilità per le emissioni (secondo l’amministrazione della fabbrica nella cosiddetta patina oleosa vi sarebbe lo ione cloruro che non è impiegato dal Titan), il presidente della repubblica ha disposto di interrompere le attività dell’impresa per due settimane. Stando alle parole di Aksenov, i dirigenti della società avrebbero promesso di pagare comunque lo stipendio mensile ai dipendenti.

Adesso il governo crimeano sta cercando un’altra fonte idrica per riempire la vasca. Sergey Aksenov ha comunicato che le autorità stanno esaminando due possibilità per far fronte alle emissioni dannose: “La prima consiste nel determinare la composizione dell’acqua nel Golfo di Karkinit per capire quale reazione questa potrebbe scatenare in un ambiente acido in modo da evitare situazioni spiacevoli. Se la composizione dell’acqua può fare al caso nostro, la utilizzeremo”.

Ha, inoltre, precisato che il serbatoio per gli acidi può essere riempito solo con acqua dolce. Per farlo ci vorranno fino a 5 mesi: si parla di 30 milioni di m3. La seconda possibilità, ha aggiunto Aksenov, è la creazione di un serbatoio speciale: “In calce spenta o in altri materiali. Fra tre giorni i chimici ci diranno esattamente di cosa abbiamo bisogno”.

Aksenov ha definito la situazione straordinaria e ha dichiarato che nessuno è intenzionato a nascondere le vere informazioni alla popolazione.

Viktor Petrov, presidente della Società russa dei chimici ed ex direttore di Krymsky Titan ha un suo punto di vista. Ha spiegato a Sputnik che lo stabilimento non è responsabile della situazione venutasi a creare: non ci sono stati inconvenienti nell’attività della fabbrica o nel processo di lavorazione. Per questo, il fatto che l’amministrazione dello stabilimento neghi il suo coinvolgimento è del tutto giustificato.

“Tuttavia, un’analisi più approfondita ha evidenziato che negli ultimi quattro anni Titan ha interrotto la produzione di concimi minerali per la quale era impiegato l’acido solforico. Dunque, nei serbatoi si sono accumulate acque più acide. A causa dell’eccessivo caldo l’acqua è evaporata e la concentrazione di acido solforico è aumentata. Si è verificata una reazione tra il clorato di sodio del lago Sivash e l’acido che ha formato cloro e soda. Il cloro ha cominciato ad evaporare e il vento l’ha portato ad Armyansk. Era impossibile prevedere una cosa del genere”, ritiene Petrov.

Secondo Petrov, non si può fare niente se non aumentare il livello dell’acqua nel serbatoio. Petrov ha proposto di utilizzare un tubo che parte dal Golfo di Karkinit e attraversa il Perekopsky val, in tutto 5 km.

“Se fosse stato aperto il Canale della Crimea settentrionale non sarebbe successo nulla. Ma ora dovremo pensare a un modo per aggirare il problema. Non ci sono altre possibilità. Non è possibile chiudere la fabbrica perché è l’unica in Russia a produrre biossido di titanio. Ne consumiamo più di 70.000 tonnellate all’anno. Chiudere Titan, vorrebbe dire importare questo prodotto”, ha sottolineato l’esperto.

P. S.: Come è stato reso noto la sera del 4 settembre, gli inquirenti crimeani hanno intentato una causa penale per la violazione delle norme sul trattamento di sostanze pericolose in seguito all’emissione nell’atmosfera di esalazioni provenienti dalla fabbrica.


https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/biossido-di-titanio-lobby-etichetta

Biossido di titanio, la sostanza nelle creme solari che la lobby della chimica non vuole indicare in etichetta

Pubblicato il 23 ago 2018 diMaurizio Bongioanni
Il biossido di titanio si trova in cosmetici, creme solari, vernici e alimenti. Secondo la Iarc si tratta di un “possibile cancerogeno” se inalato. Ma le lobby dell’industria non lo vogliono indicare in etichetta.

La lobby dell’industria chimica sta spendendo milioni di euro per influenzare un’imminente decisone da parte dell’Unione europea per evitare che in etichetta venga indicata la presenza di biossido di titanio, che si trova soprattutto nelle creme solari, e che questo venga classificato come “sospetto cancerogeno“. La denuncia arriva da Corporate europe observatory (Ceo), gruppo di ricerca che vigila sulla trasparenza in Europa.

Che cos’è il biossido di titanio

Il biossido di titanio è un composto chimico dall’effetto sbiancante usato in prodotti per la protezione solare come ad esempio le creme, in quelli alimentari come le caramelle, nelle plastiche, nei dentifrici, in vernici e in molti altri prodotti. Nel 2006 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) lo ha dichiarato “possibile cancerogeno per gli esseri umani“, se inalato. In particolare le nanoparticelle di biossido possono accumularsi nei tessuti e avere effetti collaterali sulle membrane delle cellule umane.

Con l’introduzione del Reach (Registration, evaluation, authorisation and restriction of chemicals), il regolamento che mira a identificare per ogni sostanza chimica il grado di pericolosità, ecco che i 28 paesi dell’Ue dovranno esprimersi sul biossido di titanio e dovranno farlo prevedibilmente entro la fine di settembre. Il rischio – per le aziende produttrici naturalmente – è quello che se il composto dovesse essere definito “sospetto cancerogeno” diventi obbligatoria la sua indicazione in etichetta dei prodotti che ne fanno uso.

Per questo motivo, secondo il Ceo, le aziende produttrici hanno ingaggiato un’agenzia di lobby per fare pressioni sulla commissione di esperti e influenzare la decisione finale. La lobby di riferimento si chiama Titanium dioxide manufacturers association (Tdma), cioè l’associazione che riunisce i produttori di biossido di titanio, e non è presente nel registro per la trasparenza istituito dalla Commissione europea, ovvero nella banca dati che elenca tutte quelle organizzazioni che cercano di influenzare il processo legislativo e l’attuazione delle politiche delle istituzioni europee.

La lobby del biossido di titanio

Della Tdma fanno parte diverse aziende produttrici di biossido di titanio tra cui la slovena Cinkarna Celje, la tedesca Evonik – che dichiara di spendere quasi due milioni di euro l’anno in attività di lobbying – la statunitense Venator, che ha sedi anche in Polonia e in Repubblica Ceca, e il produttore numero due al mondo, la Cristal, che ha sedi in Gran Bretagna, Francia e Belgio.

Un funzionario dell’Unione europea, citato in un articolo del sito Politico di maggio, ha parlato di una “pressione ben organizzata” proveniente dal mondo dell’industria. “Ci sono sempre state attività di lobbying, ma quella che si è creata attorno a questa sostanza è particolarmente pesante”, ha aggiunto. Intanto, quando un funzionario del ministero dell’ambiente di uno degli stati membri ha accettato di incontrare l’industria per discutere del biossido di titanio si sono presentate almeno 24 persone nel suo ufficio, secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Monde.

La richiesta più incessante è quella di “mettere in attesa” la classificazione di biossido di titanio, “fino a quando non ci saranno informazioni più aggiornate”, Ceo ha potuto appurare dalle lettere e dagli allegati inviati dalla Tdma ai funzionari degli stati membri. Una lettera dice anche che la Tdma ha istituito “un serio programma scientifico da 14 milioni di euro che costruirà le basi scientifiche per aiutare a discutere e risolvere le molte questioni” intorno a questa sostanza. Secondo Ceo è fin troppo chiaro che si stiano spendendo milioni di euro per influenzare la decisione degli esperti dal momento che lo studio non è stato affidato ad alcun organo indipendente.

La galassia delle lobby

Dunque, la Tdma non agisce da sola. Il Cefic fa parte della galassia lobbista che agisce intorno alle istituzioni europee e con cui l’associazione che riunisce i produttori di biossido di titanio è in stretta collaborazione. Un esempio di questo intreccio risale all’anno scorso: la Tdma ha versato circa 500mila euro alla più grande società di lobbying di Bruxelles, Fleishman-Hillard, tra i cui clienti troviamo Monsanto, ExxonMobil e ovviamente il Cefic, come riferisce LobbyFacts, piattaforma per la diffusione di dati sulle lobby. Del consiglio dell’industria chimica fanno parte, tra l’altro, varie aziende attive nel settore dei pesticidi (Crop Life) e aziende chimiche che producono Bpa (bisfenolo A), già vietato in oggetti di plastica per bambini. La Tdma condivide gli uffici con le altre aziende del gruppo Cefic, per esempio con PlasticsEurope, altro importante gruppo di pressione.

A differenza della Tdma, il Cefic è iscritto al registro delle lobby. Questo permette di capirne le dimensioni: 41 milioni di euro di budget, 150 dipendenti, 27 tessere di accesso al Parlamento europeo e 70 riunioni con personale di alto livello della Commissione europea. Si è guadagnato la posizione di “osservatore”, quindi con possibilità di intervenire durante i numerosi incontri fra gruppi di esperti in Commissione, tra cui quelli che hanno lavorato al Reach.

Leggi anche: Glifosato e tumori, la Monsanto condannata a pagare 289 milioni di dollari a un giardiniere

La Francia ostacolata

Il gruppo di lavoro Reach prenderà una decisione sulla classificazione del biossido di titanio nel corso della riunione che terrà a settembre. Intanto alcuni stati hanno già detto la loro: tra questi la Francia che a inizio anno ne ha vietato l’utilizzo negli alimenti. Da sempre in prima linea nelle richieste di regolamentazione del biossido di titanio, è anche tra gli stati membri che hanno implementato sistemi propri di tracciabilità nell’ambito delle nanotecnologie: nel 2017 la valutazione scientifica del governo francese ha rilevato che le nanoparticelle di biossido di titanio sono cancerogene per inalazione. Ovviamente la Tdma si è opposta a questa conclusione.

L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) – che ha avviato una consultazione sulla possibile classificazione del biossido di titanio ricevendo oltre 500 risposte, quasi tutte contrarie e provenienti dall’industria – ha deciso di sostenere ampiamente la Francia, ma ha proposto di classificarlo come “sospetto cancerogeno”, invece che come cancerogeno definitivo. Sebbene non sia la stessa cosa, già si tratterebbe di un passo avanti: secondo l’ente il biossido di titanio dovrebbe indicato sulle etichette, anche se limitatamente ai cosmetici.

La proposta della Francia ha trovato altri oppositori. Alcune raccomandazioni sono arrivate dalla Slovenia e dal Regno Unito, le quali hanno proposto ulteriori attenuazioni. Per i due stati andrebbero escluse dalla classificazione le forme liquide di biossido di titanio, evitando così l’obbligo della dicitura in etichetta per le creme solari e le vernici, ad esempio. Forse non è un caso che due grandi società della Tdma provengano proprio da questi stati.


I Comitati Bruna-Bartolina e Vallina si appellano ai 5 candidati di Gavorrano per la tutela dei Gavorranesi, i due Comitati vogliono organizzare un incontro pubblico sui gessi rossi e sul futuro di Gavorrano, insieme ai candidati sindaci, Domenica 3 giugno

Ci rivolgiamo alle 5 liste di Gavorrano con una proposta: i Comitati vogliono organizzare a Gavorrano, il 3 giugno, nel fine settimana precedente le elezioni, una conferenza pubblica, per affrontare una vera discussione, ragionare insieme e dibattere sull’argomento gessi rossi. A questo incontro inviteremo la popolazione, i candidati sindaci, tecnici, comitati ambientalisti territoriali, rappresentanti dei comuni, sindacati e politici, confidando che tutti accettino l’invito.

I Comitati illustreranno anche le loro antiche preoccupazioni, riguardanti ad esempio la possibile cessione in falda di Solfati, Manganese e Cloruri, nonché la possibilità che vengano stoccati a Gavorrano anche i fanghi di dragaggio dei porti maremmani, e l’impatto che i rifuti avrebbero sull’immagine di agricoltura e turismo, le nuove normative europee in arrivo, ecc. Illustreranno anche lo stato delle falde e del fiume Bruna, da Ribolla a Macchiascandona, oggetto di una minuziosa certificazione durata sei mesi. E la popolazione ascolterà gli interventi dei candidati sul tema.

Non comprendiamo questa fretta nel voler recuperare con i gessi rossi le due cave di Gavorrano, entrambi vicine ai centri abitati, e vicine alle falde, e delle quali peraltro una è ancora operativa, ed ha già previsto il recupero come bacino idrico. Essendoci più di 2.000 cave abbandonate in Toscana (fonte Legambiente) ci chiediamo se l’unica qualità di queste cave non sia quella di…essere a Gavorrano!

Noi riteniamo che le preoccupazioni dei cittadini meritino delle risposte chiare, e che il problema non sia affatto trovare una cava adatta, ma nel trovare la soluzione meno impattante.

La scelta non è tra perdere l’occupazione degli operai e perdere l’occupazione di agricoltori e operatori del turismo, o tra essere eletti o non essere eletti, o tra seguire i dettami della politica centrale o quelli della propria coscienza; la vera scelta è per la salute dei cittadini, e per la salvaguardia delle falde, la vera scelta è tra difendere il passato o difendere il futuro, ed anche il futuro di Gavorrano. E del futuro di Gavorrano vogliamo si parli in questo incontro pubblico.

La Commissione Parlamentare sugli Illeciti sui Rifiuti in Toscana, lo scorso 28 febbraio, ha affermato a pag 106, “….tale sostanza non è idonea come rifiuto al ripristino ambientale”. E questo vorrebbe dire che i gessi rossi non sarebbero adatti al ripristino ambientale delle cave.

Ora, non sta ai Comitati esprimere giudizi o accuse, ma ci aspettiamo che questo ulteriore inquietante elemento, la cui fonte è il Parlamento Italiano, spinga le Autorità preposte alla cautela nelle decisioni, e che anzi ne valutino una sospensione, inoltre ci auguriamo che le conclusioni delle Procure giungano il prima possibile!

I Comitati Vallina e Bartolina ritengono quindi che tanto basti a chiedere di sospendere il processo autorizzativo delle cave, sospendere l’accordo del 2015, e, in attesa delle risultanze dei tribunali, per non perdere tempo, si apra subito un nuovo tavolo tra Regione, tutti i Comuni interessati, e non solo quelli del 2004, ma anche quelli che conferiscono la marmettola, e si ascoltino anche le ragioni di Grosseto e Castiglione, i cui cittadini, l’acqua di quelle falde, addirittura la bevono, dai pozzi di Barbaruta.

Si valutino così anche le soluzioni alternative al recupero ambientale, insieme alle aziende del chimico, aziende di recupero e separazione rifiuti, Sindacati, Asl, Arpat, e Ministero Ambiente.

Il candidato che vincerà il 10 giugno a Gavorrano dovrà rappresentare a quel tavolo tutti i concittadini, esclusivamente nel loro interesse.

Si puntualizza che, diversamente da quanto a volte riportato, il Comitato Bruna è apartitico, non è né di sinistra né di destra, non fa campagna elettorale, dialoga con tutti, e da il suo appoggio qualunque lista politica abbia a cuore l’ambiente e le falde idriche della Maremma.

I Comitati Bruna-Bartolina e Vallina


IL COMITATO BRUNA E’ CONTRARIO NON SOLO ALL’IPOTESI GESSI ROSSI ALLA BARTOLINA, MA ANCHE ALLA VALLINA, NE SPIEGA QUI I MOTIVI, ANCHE ALLA LUCE DEL FATTO CHE L’EUROPA SI APPRESTA A CLASSIFICARE IL BIOSSIDO DI TITANIO COME “POSSIBILE CANCEROGENO” E QUINDI NON PIU’ INERTE, ED INVITA I CANDIDATI SINDACI DI GAVORRANO, LA POLITICA, I SINDACATI, I LAVORATORI, I CITTADINI, LA MAGISTRATURA, A LEGGERE ATTENTAMENTE QUESTO DOCUMENTO

GRAZIE PER L’ATTENZIONE

Il Comitato per la Difesa del Fiume Bruna comitatobruna@gmail.com
La Tioxide-Huntsman-Venator è un’azienda che a Scarlino produce 70.000 tonnellate annue di biossido di titanio, un composto che viene molto utilizzato nell’industria della vernice, plastica, carta, inchiostro, cosmetica e alimentare.
I gessi rossi sono composti dal residuo di tale lavorazione, unito a polvere di marmo delle cave toscane. Negli anni ’70 parve opportuna l’idea di unire le marmettole di Carrara, responsabili  di inquinamento dei corsi d’acqua, con i fanghi rossi di Scarlino, responsabili di inquinamento del mare, e prendere così i celebri due piccioni, abbattendo con la polvere di marmo l’acidità del rifiuto pericoloso fango rosso. E forse lo era, una buona idea, ma all’epoca.
Poi sono progredite le conoscenze sulle conseguenze dell’inquinamento, per salute e
ambiente, e le criticità causate dalle polveri sottili, e con esse anche le normative ambientali e sanitarie, basti pensare al caso dell’amianto.
Ma purtroppo non è cambiato il processo di smaltimento dei gessi rossi, che in 40 anni è rimasto grosso modo lo stesso, e, nonostante le nuove normative, e le novità che andiamo a descrivere, l’iter del dibattito pubblico, avviato nel 2015, va avanti per la sua strada. Come,  purtroppo, non è cambiata una certa coscienza che resiste ancora i alcune zone della Maremma, una “presenza” del passato, nella politica, nel sindacato, nell’industria; quella di continuare a mantenere ad ogni costo lo status quo, nel nome dell’emergenza occupazionale.
Siamo d’accordo sull’importanza di preservare l’ultima occupazione industriale della zona, ma vogliamo ugualmente aprire un dibattito su questo tema: nessuna delle altre fabbriche europee di biossido di titanio della Huntsman (Finlandia, Inghiterra, Germania, Spagna ecc.)  utilizza il sistema dei gessi rossi, che peraltro di fatto raddoppiano il rifiuto invece di ridurlo. Ciò evidenzia che esistono certamente altri metodi. Come farebbero altrimenti ad andare avanti?
Nessuno vuole chiudere gli stabilimenti di Scarlino; un diverso smaltimento dei rifiuti chimici comporterebbe forse un minor profitto per le industrie, ma quel prezzo lo potremmo pagare già noi cittadini, in termini di salute, di ambiente, di valore degli immobili, di sviluppo, di agricoltura, di turismo, di qualità della vita, e questo non è giusto. E oltre alla salute dei cittadini, alla salvaguardia dell’integrità del territorio, delle risorse idriche, cosa accadrebbe al turismo se
dovesse esplodere una “bomba mediatica” sul biossido di titanio? E cosa sarebbe dell’immagine dei prodotti alimentari del grande progetto di distretto Toscana Sud?
I gessi rossi prodotti dalla sola Huntsman a Scarlino sono pari a 420.000 tonnellate annue, più del triplo dei rifiuti urbani dell’intera provincia di Grosseto in un anno, turisti compresi. Tutte le industrie conciarie, cartarie, e tessili, dell’intera Toscana, messe insieme, ne producono complessivamente 490.000. A nostro avviso tutto ciò è, nel 2018, anacronistico. Negli altri stabilimenti Huntsman generalmente i rifiuti prodotti vengono divisi, da un lato i “fanghi rossi”, pari a circa 20.000 tonnellate annue, che rappresentano la parte più pericolosa, utilizzati ad esempio per le ceramiche, e dall’altro, la gran parte, calcio, solfati ecc., tutti elementi riutilizzabili,
per cementifici, ecc. Perché in Italia no? Perché ci ostiniamo a mischiare tutto insieme, scavare una bella buca e metterceli dentro? I gessi contengono molte sostanze chimiche, e metalli, e ovviamente anche il biossido di titanio.Esaminiamo in parallelo la storia dei gessi rossi e del biossido di titanio, in Italia e in Europa, e le
importanti novità in arrivo.
Con i link di tutti i documenti menzionati.
1986 – 17 novembre
Sostiene il ministro dell’Ambiente, Francesco De Lorenzo. “ Abbiamo ottenuto che la Tioxide elabori un piano per l’utilizzazione di questi gessi rossi in edilizia e nelle costruzioni stradali…. la discarica a terra è solo una soluzione temporanea …”

Articolo Repubblica

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/18/il-mare-sara-difeso-dai-gessi-di.html
2004 – 24 febbraio
Approvazione schema di Accordo volontario per il riutilizzo dei gessi rossi, Regione, Provincia,
ARPAT, ASL, ecc., sottoscrivono il protocollo per il recupero ambientale di Montioni con l’utilizzo dei
gessi rossi, sulla base delle normative esistenti all’epoca.

lista classificazione cancerogeni Organizzazione Mondiale Sanità

http://monographs.iarc.fr/ENG/Classification/

IARC lista elementi cancerogeni Titanium Dioxide vedi pag. 33
monografia

https://www.certifico.com/component/attachments/download/7646
2006 – febbraio
L’Organizzazione Mondiale per la Sanità cambia la classificazione del Biossido di Titanio, tramite
l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, IARC, come “Possibile cancerogeno 2B”. La
classifcazione entrerà nell’elenco ufficiale degli elementi cancerogeni, dove ancora si trova, nel
2010.
Appartengono a questa categoria, che riguarda la salute dei cittadini ma non l’industria, tra gli altri,
bitume, cobalto, cloro, scarichi del motore a benzina, etilbenzene, esposizione professionale ai
lavaggi a secco, residui pesanti di oli combustibili, melamina, naftalina, nichel, campi
elettromagnetici, acetato di vinile ecc.
lista classificazione cancerogeni Organizzazione Mondiale Sanità
IARC lista elementi cancerogeni Titanium Dioxide vedi pag. 33
monografia
2006 – 14 aprile
Dlgs 152, cd “Decreto Ambiente”, del ministro Matteoli, recentemente drammaticamente
scomparso
Il decreto ha messo ordine sulle normative e circolari apparse dopo la legge del 1998, e in esso
sono anche contenute delle importanti direttive che riguardano l’intero polo chimico del Casone,
sia la Solmine, per i rifiuti della produzione di acido solforico, che la Tioxide, per i rifiuti della
produzione di biossido di titanio.
Le ceneri di pirite sono nel decreto classificate come sottoprodotto utilizzabile nei cementifici. Le
ceneri sono residuo della produzione dell’acido solforico, necessario alla produzione del biossido di
titanio.
I gessi rossi sono nel decreto autorizzati non solo al recupero ambientale, ma anche come ammendanti agricoli, e nel decreto risulta una deroga al cd “test di cessione”, obbligatorio per tutti gli altri rifiuti: i gessi rossi sono esentati dal test di cessione per il valore dei solfati, che per la legge italiana ed europea non deve superare i 250 mg litro, per non essere considerati rifiuti pericolosi.

Dlgs 152 – pag 37, 1° par., esenzione solfati – pag 61 limite solfati

http://www.albonazionalegestoriambientali.it/Download/it/NormativaNazionale/004-DM_05.02.98.pdf

2010 – 25 gennaio
La Corte Costituzionale, Sentenza n. 28, sconfessa, abolendola, la classificazione contenuta nel
Decreto Ambiente delle ceneri di pirite. L’iniziativa nasce dal Tribunale di Dolo, a seguito
dell’inquinamento delle falde a Mira, un comune del veneziano, derivato da stoccaggio di ceneri di
pirite, prodotte nel nord Italia, e non dalla Solmine.
“[…] una grave compromissione dei terreni confinanti […] delle falde acquifere sotterranee e
dell’area lagunare circostante […] avrebbero eseguito dette operazioni con modalità tali da
determinare pericolo per la salute e per l’integrità dell’ambiente – in particolare provocando una
prolungata esposizione delle ceneri al dilavamento delle acque meteoriche –“.
Corte Costituzionale – ceneri pirite

https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=28

Mira, la discarica “benedetta” dalla legge

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/04/10/news/mira-la-discarica-benedetta-dalla-legge-1.11208315
2010 – giugno
Viene pubblicato uno studio congiunto tra l’università francese di Orléans e quella svizzera di Losanna sulle possibili conseguenze cancerogene sui polmoni dell’inalazione di biossido di titanio, che non sarebbe quindi un materiale inerte.
Secondo il prof. Jürg Tschopp, direttore del dipartimento di Biochimica dell’Università di Losanna,
“l’amiante et le dioxyde de titane sont vraiment similaires et ont la même puissance toxique. Le
problème est que le dioxyde de titane est désormais présent partout, et en grande quantité.”
(L’amianto e il biossido di titanio sono molto simili ed hanno la stessa tossicità. Il problema è che il
biossido di titano è ormai presente dappertutto, e in grande quantità.)
Pubblicazione studio

https://pdfs.semanticscholar.org/0da7/97e633008a6e42b89feb3ad0e0d9876107f4.pdf
2010 – novembre
Il monitoraggio eseguito dall’ARPAT nella cava di Montioni, sede dello stoccaggio dei gessi rossi,
negli anni 2008 e 2009 rileva, tra gli altri, nell’analisi dell’eluato acquoso dei gessi rossi, un valore
dei solfati costantemente superiore a 12.000 mg litro, contro il limite di legge di 250 mg litro, limite
derogato nel “Decreto Ambiente”.
Considerando che le acque della falda del Bruna, e dello stesso fiume, hanno una naturale
concentrazione media di solfati pari a 1.000 mg litro, e che il limite per l’utilizzazione in agricoltura
dovrebbe essere intorno ai 1.500 mg litro, si può comprendere perché gli agricoltori della piana
siano preoccupati, e si apprestano a depositare una diffida contenente la situazione attuale dei
valori delle acque. Si ricorda che la falda è attinta da circa 15.000 ettari, di agricoltura spesso
specializzata o biologica, con le migliori eccellenze regionali e nazionali, e con molte centinaia di addetti.
ARPAT Montioni 2008-2009 – pag. 14 tabella 10 cessione solfati

http://www.arpat.toscana.it/notizie/notizie-brevi/2011/Relazione-gessi-rossi-2008-2009.pdf
2014 – 18 dicembre
REGOLAMENTO (UE) N. 1357/2014 DELLA COMMISSIONE EUROPEA
che sostituisce l’allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio
relativa ai rifiuti, sulla quale si basa la DELIBERAZIONE 7 aprile 2015, n. 524 Regione Toscana per il
riutilizzo dei gessi rossi.
“Il rifiuto che contiene una sostanza classificata con uno dei seguenti codici di classe e categoria di
pericolo e codici di indicazione di pericolo e supera o raggiunge uno dei limiti di concentrazione che
figurano nella tabella 6 è classificato come rifiuto pericoloso di tipo HP 7. Se il rifiuto contiene più di
una sostanza classificata come cancerogena, la concentrazione di una singola sostanza deve essere
superiore o pari al limite di concentrazione affinché il rifiuto sia classificato come rifiuto pericolosodi tipo HP 7.”
Ora, secondo tale regolamento, proseguendo l’iter della classificazioe U.E. “H351” del TiO2,
considerando che i gessi rossi contengono biossido di titanio in quantità superiore all’1% (Fonte
Tioxide Doc n. TEA-11-055 pag 21), a cui andrebbero sommate anche le altre componenti tossiche
inferiori all’1%, e il rifiuto perderebbe la qualifica di “speciale non pericoloso”, diventando per tale
vigente normativa “HP 7 “Cancerogeno”: rifiuto che causa il cancro o ne aumenta l’incidenza”. Ciò
comporterebbe, al di là di quanto scritto appresso sul regolamento 2016 Corte di Giustizia, che i
gessi rossi potrebbero in futuro essere smaltiti esclusivamente in discariche autorizzate, e in
nessun caso utilizzati per recuperi ambientali.
Regolamento UE pagg. 6 – 7 (H351 nei rifiuti)

http://www.assocostieri.it/normativa/Reg.%20n.%201357-2014.pdf
2015 – 7 aprile
Approvazione del nuovo Schema di accordo volontario per il riutilizzo dei gessi, Regione, Comuni,
ecc. Viene di fatto rinnovato l’accordo del 2004 e viene dato inizio al Dibattito Pubblico per la
ricerca di nuovi siti da recuperare, essendo Montioni prossima al riempimento. L’iter è ancora in
corso, e la Tioxide-Huntsman-Venator sta preparando progetti di fattibilità, sia per la Vallina che
per la Bartolina.
Peraltro ci lascia altresì perplessi la scelta di utilizzare a tali fini dei tecnici provenienti
dall’ambiente universitario senese, che è si di stimata preparazione, ma storicamente molto vicino
alle aziende ed ai Comuni interessati. Nessuno mette in dubbio la loro professionalità e onestà, ma
sarebbe forse stato più opportuno l’utilizzo di pareri extraregionali per non dare adito a illazioni.
2015 – 20 maggio

L’Anses, Agenzia Nazionale Francese della Sicurezza Sanitaria dell’Alimentazione dell’Ambiente e
del Lavoro, ha sottoposto all’ECHA L’Agenzia europea delle sostanze chimiche, una domanda
formale per classificare il biossido di titanio come “cancerogeno 1B, per inalazione”. L’ECHA, nel
2017, non accoglierà la richiesta francese, ma darà comunque parere favorevole per una
classificazione CLP del Biossido di Titanio come “possibile cancerogeno 2 per inalazione H351”

ANSES F

https://www.anses.fr/en/content/ansess-proposal-titanium-dioxide-be-classified-carcinogenic-inhalation-submitted-public

2016 – 28 luglio
La Corte di Giustizia Europea mette ordine sulla materia del riempimento dei vuoti di cava con
rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione
Secondo l’U.E. Corte di giustizia UE, Sez. IV 28 luglio 2016, in causa C-147/15, e secondo la
normativa ambientale europea, non può considerarsi un’attività di recupero ambientale il semplice
riempimento di vuoti di cava con l’utilizzo di rifiuti inerti, indicando chiaramente le caratteristiche
che differenziano le attività di recupero da quelle di discarica.
Ai fini della presente direttiva si intende per “recupero”, e non “smaltimento in discarica”, e quindi
sottoposto alla diversa normativa sulle discariche, solo se, tra le altre:
– “Sia un’operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile
sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare
funzione (utilità ambientale, e non economica) la nozione di «recupero» si differenzia, in termini di
impatto ambientale, dalla nozione di «smaltimento» in virtù di una sostituzione di risorse naturali
nell’economia.”
– “Quando l’obiettivo principale è che i rifiuti possano svolgere una funzione utile, sostituendosi
all’uso di altri materiali che avrebbero dovuto essere utilizzati per svolgere tale funzione, il che
consente di preservare le risorse naturali”- “In tale contesto, il giudice del rinvio deve prendere in esame le condizioni dell’operazione di
riempimento al fine di stabilire se tale operazione sarebbe stata realizzata anche in assenza di
rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione. Così, ad esempio, il fatto che l’operatore che gestisce la cava
in discussione nel procedimento principale acquisisca tali rifiuti dietro un corrispettivo a favore del
produttore o del detentore dei rifiuti stessi può indicare che l’operazione in questione ha come
obiettivo principale il recupero dei suddetti rifiuti”.
Per la giurisprudenza il corrispettivo che versa il produttore di rifiuti al gestore della cava evidenzia
un’operazione di smaltimento, mentre il contrario evidenzia un’operazione di recupero. Ora,
immaginiamo ad esempio che un produttore di rifiuti offra un corrispettivo alla cava per
recuperarla con i suoi rifiuti, sia che si tratti di una cava privata o demaniale. Per il diritto europeo
si tratterebbe di una mera operazione di discarica.
– “Quando si svolgano nel rispetto dell’ambiente e della salute umana, il che presuppone che i rifiuti
possano sostituire altri materiali secondo identiche condizioni di precauzione verso l’ambiente.”
A leggere tale circolare, nessuno di questi obiettivi sarebbe raggiunto dal riempimento delle cave
in esame con i gessi rossi, né Vallina, né Bartolina, né la stessa Montioni, e, ovviamente, quando fu
deciso in tal senso, tale circolare non era stata ancora emessa, ma questo non vuol certo dire che si
possa continuare in futuro.
Inoltre, nel nostro caso, i rischi per l’ambiente e per l’acqua, anche per il futuro lontano, sono
evidenziati dalla stessa Venator o, ad esempio, dall’ipotesi di progetto del prof Salleolini. Infatti, se
come gli illustri tecnici affermano, si potrebbe ovviare ai pericoli per le falde con opportuni
accorgimenti, quali trincee drenanti, argini, pozzi, idrovore, ecc., vuol dire che esistono dei rischi
per l’acqua e per l’ambiente, altrimenti non si realizzerebbero le complicate e costose opere di
contenimento del rischio!
Ma se l’intervento comporta dei rischi a cui ovviare, e ciò vale sia per la Bartolina che per la Vallina,
per l’U.E. si tratterebbe di un’operazione di discarica, e non di recupero abientale.
E tali rischi purtroppo, perdureranno anche nel futuro lontano, poiché una volta completato il
riempimento, magari in 10 o 15 anni, rimarrebbe per tutte le generazioni future l’onere della
manutenzione e funzionamento di trincee drenanti, argini, pozzi, idrovore, ecc.
Circolare Corte di Giustizia Europea

http://www.osservatorioagromafie.it/wp-content/uploads/sites/40/2016/08/corte-giust-C-147-15-2016.pdf
2017 – 20 gennaio
Francia. Viene pubblicato un altro studio sulle conseguenze del biossido di titanio sul colon e sul
fegato degli animali da laboratorio; ingerito in qualità rapportate al peso degli uomini, hanno
sviluppato patologie nel 40% dei casi.
Lo studio è realizzato dall’INRA, Istituto Nazionale per le Ricerche Agronomiche, il più importante
in Europa, insieme all’agenzia nazionale sulla sicurezza alimentare, alle università di Grenoble, del
Lussemburgo, ed altri centri di ricerca.
Pubblicazione studio

https://www.nature.com/articles/srep40373.pdf

2017 – 14 settembre
Viene pubblicato il parere del Consiglio per la Valutazione dei Rischi l’Unione Europea (RAC)
dell’ECHA con il quale, procedimento n. 13463-67-7, viene confermata la classificazione per il
biossido di titanio come possibile cancerogeno, di categoria 2, per inalazione, Carc. Cat. 2 con
indicazione di pericolo H351. Questo vuol dire che, se, come dovrebbe, fosse confermato l’iter
dalla Commissione Europea, a partire dal 2019, in tutte le confezioni dei prodotti che contengono il
biossido di titanio, dovrà apparire la dizione “ATTENZIONE! CARC.2 H351” oltre al disegno di
pericolo per i polmoni.Inoltre dovrebbero cambiare anche le normative sui limiti di emissione nell’aria di biossido di
titanio sul posto di lavoro, nonché le leggi sull’utilizzo dei residui delle lavorazioni del composto,
che sono appunto i gessi rossi, con la possibilità che tutta la normativa cambi “in corsa”.
In particolare, in termini di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, secondo quanto previsto dal
Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n.81 e s.m.i., l’attuale richio di esposizione per i lavoratori delle
fabbriche di biossido di titanio non sarebbe più l’attuale valutazione “irrilevante per la salute”, la
più bassa nella scala; stante la nuova classificazione H351 è verosimile un consistente aumento
della valutazione del rischio, con nuove misure sulla lavorazione, emissioni, protezione operai ecc.
Inoltre, proseguendo l’iter, anche i rifiuti contenenti il biossido di titanio, come i gessi rossi, non
avrebbero più la caratteristica di non pericolosi.
Per non parlare delle conseguenze che ciò potrebbe avere sul turismo nell’area Follonica/Scarlino.
ECHA RAC nuova classificazione TiO2 pag 3 RAC Opinion e seg.

https://echa.europa.eu/documents/10162/682fac9f-5b01-86d3-2f70-3d40277a53c2

2018 – 10 gennaio
USA. Viene pubblicato uno studio dell’Università di Medicina del West Virginia che evidenzia
come l’inalazione di nanoparticelle di biossido di Titanio abbia provocato, nei feti di ratti in stato
di gravidanza, cambiamenti genetici nel cuore e nel fegato.
Pubblicazione su malformazioni feti

https://www.researchgate.net/publication/322370603_Maternal_engineered_nanomaterial_inhalation_during_gestation_alters_the_fetal_transcriptome
2018 – 22 marzo
Riunione tra gli Stati membri dell’UE sulla classificazione proposta di cancerogenicità del biossido
di titanio, secondo un documento della Commissione europea.
L’Italia non partecipa. La Germania chiede una proroga, come già accaduto per il glifosate, la
Commissione è intenzionata a procedere con la nuova classificazione sin dal 2019, e propone una
distinzione su cosa scrivere sui prodotti, con diciture più “soft” ove il biossido di titanio sia
contenuto con altri materiali, ad esempio nelle vernici, e più esplicite ove si trovi allo stato di
polvere, con la dicitura “ATTENZIONE! CARC.2 H351” con il disegno del rischio polmonare. Il
dibattito è in corso.
Tatiana Santos, del NGO, l’Agenzia Ambientale Europea, ha dichiarato di essere preoccupata per le
“lobbying” dell’industria alle riunioni, che, nella loro portata, sarebbero “senza precedenti”.
Testo

https://chemicalwatch.com/65279/eu-member-states-support-change-to-titanium-dioxide-classification
2018 – 28 marzo
La Commissione Europea, ha chiesto all’EFSA, autorità europea sulla sicurezza del cibo, una
rivalutazione, entro il prossimo maggio, sugli studi scientifici che, dal 2016 ad oggi, hanno valutato
il potenziale cancerogeno del biossido di Titanio come additivo negli alimenti E171, additivo
attualmente consentito.

Testo

https://www.foodnavigator.com/Article/2018/03/29/EFSA-to-evaluate-titanium-dioxide-safety-studies

Ribadiamo le nostre convinzioni sulla totale inadeguatezza della cava Bartolina ad avere
un recupero ambientale diverso da quello, già approvato, del più grande lago della zona, poiché
qualunque altro intervento potrebbe mettere a rischio la salute e l’economia dell’intera valle,
come già più volte enunciato, ed in difesa delle falde idriche, da Roccastrada alle spiagge, il
Comitato è ricorso al TAR Toscana, insieme ad agricoltori, cittadini e sindacati.
Ma di fronte a queste ulteriori e significative novità elencate, il Comitato per la Difesa del
Fiume Bruna ritiene ormai sorpassato, o addirittura sterile, il dibattito Vallina/Bartolina,
considerando entrambi i siti inadatti allo scopo.
Invitiamo la Popolazione, i Lavoratori, l’Arpat, le Asl, la Politica, i Sindacati, la
Magistratura, a prendere coscienza che la salute dei cittadini è più importante di qualunque altra
considerazione, e che la Maremma non può restare una enclave isolata dalle normative nazionali
ed europee. Non possiamo pensare di forzare le leggi, facendo ricadere le conseguenze sulla
salute dei cittadini e sull’ambiente, e spesso anche sui conti pubblici, con le continue pesanti
sanzioni europee pagate dalla collettività; in Italia paghiamo decine di milioni di Euro all’anno di
sanzioni, sia a causa della gestione allegra delle discariche da parte della politica amministrativa,
sia per la qualità dell’aria che respiriamo.
Anche se la Germania dovesse riuscire ad ottenere una proroga per la classificazione del
biossido di titanio, o se prevarranno le spinte delle “Lobby dell’industria”, come definite
dall’Agenzia Ambientale Europea, rimarranno i pareri definitivi espressi dai comitati scientifici
della Commissione Europea, e da innumerevoli ricerche mediche, ed il principio di cautela
impone di sospendere ogni decisione in merito.
– Chiediamo quindi che venga sospeso l’intero iter di scelta dei siti, iniziato con il Dibattito
Pubblico e in fase di valutazione di fattibilità, in attesa delle direttive europee, per
scongiurare ogni decisione su rifiuti gessi rossi che potrebbero “in corsa” cambiare la loro
classificazione in rifiuti pericolosi.
– Auspichiamo che le parti si siedano intorno ad un tavolo con l’obiettivo di cercare una
soluzione alternativa allo stoccaggio di rifiuti nel nostro territorio, magari sulla base di ciò
che già avviene in Europa nelle altre fabbriche di biossido di titanio, che non producono i
gessi rossi.
– E chiediamo infine che si approntino le necessarie cautele per monitorare anche le
nanoparticelle nell’aria, per i lavoratori del Casone e per i residenti nell’area del Casone e
di Montioni.
Il Comitato per la Difesa del Fiume Bruna comitatobruna@gmail.com

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