Salviamo le pinete


COMUNICATO STAMPA

SALVIAMO LE PINETE GROSSETANE

Il GUFI – Gruppo Unitario per le Foreste Italiane denuncia il Piano antincendio, voluto dalla Regione Toscana, che devasterebbe le preziose Pinete litoranee di Grosseto e Castiglione della Pescaia, e lancia una raccolta firme per fermare il taglio degli alberi e del sottobosco.

Grosseto, 7 maggio 2019 – Il GUFI – Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, ONLUS che unisce cittadini e associazioni impegnate nella difesa del patrimonio boschivo italiano, si oppone al Piano AIB di prevenzione degli incendi boschivi previsto per le Pinete Litoranee dei Comuni di Castiglione della Pescaia e Grosseto, chiede che sia bloccato con effetto immediato e radicalmente riformulato, e a tale scopo lancia una raccolta firme sul sito Change.org per invitare i cittadini a inviare mail di protesta alla Regione Toscana, al Comune di Castiglione della Pescaia e al Ministero dell’Ambiente per fermare i tagli imminenti degli alberi e degli arbusti nelle Pinete.

Il Piano AIB, commissionato dalla Regione Toscana alla Società privata D.R.E.AM, prevede drastici interventi di diradamento degli alberi (oltre l’80%), distruzione del sottobosco, abbattimento di tutti i Pini marittimi (Pinus pinaster), la costituzione di strutture parafuoco e di viabilità e fasce di autoprotezione fortemente impattanti e addirittura l’utilizzo del fuoco prescritto. Interventi pesanti che richiedono la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che non è stata effettuata. Inoltre la legge italiana vieta nel periodo estivo e primaverile tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica.

Non è dato sapere il destino delle migliaia di tonnellate di legno che risulteranno dalla strage di alberi, ma è doveroso sottolineare come in passato gli alberi secolari delle Pinete grossetane siano diventati legna da ardere in centrali a biomasse e ricordiamo la trasmissione del TG9 del 21.7.2015 che li destinava alla Centrale Enel a biomasse della Val di Cornia. Il Piano stesso sottolinea come il legno di pino abbia scarso valore commerciale, forse già sottointendendo quale sarà il destino degli alberi.

Il Piano, per aggiungere la beffa al danno, sarà finanziato con i Fondi Europei che l’Unione Europea dà all’Italia per proteggere e tutelare le sue aree naturali di particolare valore.

Le Pinete grossetane

Le Pinete grossetane rivestono una notevole importanza ecologica e naturalistica; ricadono in una zona dichiarata Sito di Interesse Comunitario dall’Unione Europea e, pur essendo di origine artificiale, hanno nel tempo creato un ecosistema caratterizzato da dinamiche non dissimili da quelle di un bosco naturale; un aspetto che le rende ulteriormente preziose anche a scopo di studio.

Caratteristiche che il piano antincendio approvato in tutta fretta dalla Regione Toscana non tiene in considerazione, puntando al taglio preventivo della biomassa: tagliare alberi secolari affinché non rischino di bruciare! Il Piano infatti, come dichiarato nell’introduzione del Piano, ha come obiettivo quello di “… creare un approccio innovativo alla prevenzione degli incendi boschivi”.

Un approccio in realtà insensato, che attribuisce alla presenza di alberi e biomassa legnosa la causa degli incendi, le cui origini vanno invece ricercate nella recrudescenza degli incendi dolosi, facilitati dalla mancanza di lotta attiva da parte dei Vigili del fuoco e dalla soppressione del Corpo Forestale dello Stato.

Il GUFI denuncia le gravi lacune e contraddizioni del Piano, che manca di una visione sistemica ed è inadeguato per quanto riguarda la protezione di una zona di grande valore naturalistico e turistico e per quanto riguarda la stessa protezione antincendio.

Un piano antincendio inadeguato

In merito al rischio incendi, è importante sottolineare che i dati smentiscono le affermazioni contenute nel Piano secondo cui gli incendi nell’area interessata siano in aumento. Inoltre l’andamento degli incendi nelle pinete grossetane è analogo alle altre zone d’Italia; e nel corso dello scorso anno non si è verificato alcun incendio. In ogni caso, la gran parte degli incendi sono di natura dolosa o colposa, provocati quindi dall’attività umana; un’analisi delle loro origini e cause è fondamentale nella programmazione degli interventi forestali. Il Piano approvato dalla Regione Toscana non fa nulla di tutto ciò, e si astiene anche dal cercare relazioni con il vertiginoso incremento della domanda di materiale legnoso per alimentare le centrali a biomasse.

La gestione selviculturale proposta nel Piano, lungi dall’essere un “approccio innovativo”, non solo non tiene conto della moderna letteratura sulla gestione forestale sostenibile, ma ripropone un modello di gestione del bosco utilizzato in passato, quando le Pinete erano sfruttate per la produzione di pinoli. Un modello basato su tagli a raso, diradamenti e ripuliture del bosco che però, come ci dice la storia, non ha mai protetto le Pinete dagli incendi, alcuni dei quali devastanti.

Non si capisce quindi perché riproporre questo modello di selvicultura per le Pinete grossetane come forma di prevenzione antincendio, dato che a tal fine si è già storicamente rivelata inutile e che la produzione di pinoli è cessata da molto tempo.

L’abbattimento dei Pini Marittimi

Suscita sconcerto inoltre il piano di abbattere tutti i pini marittimi in chiave antincendio, considerato che questa specie arborea è utile proprio per la rapida ricostituzione dei soprassuoli forestali danneggiati dal fuoco, data la sua velocità di rinnovazione naturale.

Come motivazione per l’abbattimento dei Pini marittimi viene inoltre addotta la presenza della Cocciniglia del Pino marittimo, parassita che ha infettato, tranne che in talune zone più colpite specialmente vicino alle aree abitate, solo una percentuale di esemplari generalmente inferiore al 5-10%, e che è facilmente trattabile con gli adeguati interventi fitosanitari. Eliminare alberi sani per la paura che possano ammalarsi non può essere definita una misura di salvaguardia.

Se, invece, l’obiettivo è quello di ricostituire l’originaria pineta di Pino domestico, non si comprende perché l’intervento debba essere così drastico e non si possa attuare in modo progressivo, sfruttando la rinnovazione naturale del bosco. La rinnovazione artificiale proposta dal piano è infatti altrettanto discutibile, visto che prevede la semina e non la messa a dimora di piantine di pino, per giunta con un numero di semi davvero misero: solo due per ogni albero abbattuto. Un intervento del genere comprometterebbe gravemente la struttura del bosco, che non si ricostituirebbe per molti anni a venire.

La distruzione del sottobosco

Il piano prevede anche la totale eliminazione degli arbusti lungo le strade e in prossimità delle zone abitate. Altra misura insensata in ottica antincendio, considerato che il sottobosco verde contribuisce a mantenere l’umidità del suolo, riduce il rischio di incendi e rallenta quelli in corso, come certificato da 60 esperti universitari nel noto documento scientifico del 2017.

Anche per quanto riguarda il sottobosco viene ignorato l’elevato impatto paesaggistico, ambientale e naturalistico. L’eliminazione del sottobosco fino all’80% distruggerà la biodiversità e renderà inospitale l’habitat a molte specie animali, di cui alcune protette, di fatto utilizzando i Fondi Europei destinati alla protezione degli habitat per distruggere delle preziose nicchie ecologiche.

Il sottobosco costituisce inoltre lo stadio iniziale di un processo di successione, che porterà nel tempo alla formazione della macchia mediterranea o della lecceta.

Inoltre, se come previsto dal piano venisse rimosso il sottobosco, per poi lasciare a terra il legno triturato derivante dal taglio, il rischio di incendio sarebbe notevolmente più alto una volta che il legno si sarà seccato, trasformandosi nel perfetto materiale da innesco.

Il fuoco prescritto

Il piano prevede anche l’utilizzo del fuoco prescritto, tecnica deleteria la cui adozione è in evidente contrasto con la tutela della biodiversità vegetale e animale. Il fuoco prescritto ha pesanti ripercussioni negative sulle componenti dell’ecosistema foresta: produce effetti negativi sul suolo, causando la diminuzione della sostanza organica, la perdita di fertilità, il peggioramento delle proprietà fisiche; piante e animali muoiono bruciati, di terrore o asfissia.

Anche le fasce parafuoco presenti nel progetto, larghe ben 50 metri, sono considerate inutili dalla letteratura scientifica, e lo stesso si può dire delle fasce di 20 metri previste lungo la viabilità. Si tratta di tagli evitabili: è possibile proteggere la pineta con fasce di latifoglie sempreverdi come il leccio o la sughera, la cui corteccia è scarsamente combustibile.

Inoltre gli interventi di “pulizia” biennali o triennali comporterebbero costi proibitivi che difficilmente potranno essere sostenuti. I fondi andrebbero invece spesi per migliorare le attività di prevenzione e lotta attiva antincendio, schierando mezzi e personale sul territorio.

La petizione

Per questi motivi, il GUFI chiede un sussulto dell’opinione pubblica e invita i cittadini a mobilitarsi in difesa del nostro patrimonio boschivo, i cui benefici per la società sono incalcolabili e vanno dalla salute fisica a quella psicologica, dall’importanza delle molecole naturali nella farmacopea al ruolo della Natura in ogni cultura umana. Firmando la petizione “Salviamo le Pinete Grossetane” sul sito Change.org, i cittadini possono far sentire la loro voce per proteggere quello che è un bene comune, e se lo desiderano, inviare tramite un modulo una mail di protesta alle persone che hanno autorizzato questa devastazione.

In un momento di emergenza climatica come quello attuale, le nostre foreste vanno protette più che mai.

GUFI – Gruppo Unitario per le Foreste Italiane

L’associazione, che si propone come “sindacato nazionale delle foreste”, è una ONLUS che persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, finalizzate alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente e all’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, con particolare riferimento al patrimonio arboreo e forestale del territorio nazionale; allo sviluppo di una cultura forestale che consideri il bosco quale ecosistema complesso e fondamentale per la vita dell’uomo e per gli equilibri ecologici del pianeta in cui la funzione di sfruttamento produttivo non sia quella prevalente; agli interventi di tutela e conservazione del paesaggio forestale e del relativo patrimonio culturale; a favorire il restauro dei boschi, la ricolonizzazione spontanea da parte del bosco dei terreni abbandonati e la riforestazione delle terre marginali; a destinare una quota dei boschi esistenti ai processi di rewilding ossia di crescita e sviluppo libero da condizionamenti antropici; a bandire la produzione di biomasse forestali ad uso energetico; a vietare l’uso dei fuochi prescritti e altri metodi distruttivi della biodiversità; a una nuova legislazione in materia forestale che riconosca che il bosco è soggetto di diritto perché l’uomo ha il dovere di rispettarlo, curarlo, aiutarlo nella sua evoluzione naturale; al dovere dell’uomo corrisponde il diritto del bosco, il quale è parte della natura come lo è l’uomo; a promuovere la frequentazione del bosco e la sua fruizione da parte delle persone di ogni età per i benefici che ciò comporta sul benessere psicofisico umano; a interventi e azioni finalizzate ad assicurare alle generazioni future la possibilità di godere dei benefici di boschi estesi e rigogliosi; alla ricerca scientifica di particolare interesse sociale in campo forestale e ambientale.

Il Consiglio Direttivo del GUFI è composto da: Giovanni Damiani (Presidente); Patrizia Gentili e Bartolomeo Schirone (Vicepresidenti); Daniele Zavalloni (Segretario); Ugo Corrieri (Tesoriere); Stefano Allavena, Alessandro Bottacci, Stefano Gotti, Silvano Landi, Ferdinando Laghi e Franco Tassi (Consiglieri).

Contatti

Per la stampa

Valentina Venturi

340 3386920 | valentinventuri85@mail.com

Informazioni

gufitalia@gmail.com

segreteria.gufitalia@gmail.com


Giù le mani dalla Pineta del Tombolo!

La Regione Toscana, con le deliberazioni Giunta regionale n. 355 del 18 marzo 1999 e n. 456 dell’1 aprile 2019, ha approvato il Piano Specifico di Prevenzione AIB per il comprensorio territoriale delle pinete litoranee di Grosseto e Castiglione della Pescaia, predisposto dalla società D.R.E.A.M. Italia.

Gli interventi pubblici e privati previsti dal piano beneficiano dei fondi comunitari del Programma di sviluppo rurale FEASR 2014-2020 – sottomisura 8.3 “Sostegno alla prevenzione dei danni arrecati alle foreste da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici” – annualità 2018 (dotazione complessiva euro 2.000.000,00).

Però, gli interventi non convincono per nulla.

Infatti, la realizzazione degli interventi previsti cambierebbe radicalmente le caratteristiche della Pineta del Tombolo(3.562 ettari complessivi): sono previsti pesanti tagli boschivi nelle pinete litoranee (l’85% del litorale boscato) con la finalità di prevenire gli incendi, comprensivi, fra l’altro, di realizzazione di fasce parafuoco larghe ben 50 metri in zone pinetate e 20 metri per ogni lato di sede stradale, eliminazione di copertura boschiva ed arbustiva in talune “aree strategiche” (mantenimento di soli 120 esemplari di Pinus per ettaro e solo il 20% della macchia, eliminazione della copertura arbustiva (macchia mediterranea) nelle aree di bosco urbano pinetato.  

Nemmeno convince la dichiarata presenza del Matsucoccus feytaudi, la Cocciniglia del Pino marittimo, parassita comunque affrontabile con gli adeguati trattamenti fitosanitari o con la sostituzione degli esemplari malati.

Da più parti si segnala il prossimo inizio dei tagli boschivi, ma numerose associazioni ecologiste e culturali non sono rimaste con le mani in mano.

ISDE – Medici per l’Ambiente – Prov. Grosseto, LIPU – BirdLife Italia – Prov. Grosseto, Comitato Parchi nazionali italiani e Riserve analoghe, Coordinamento delle Associazioni e Comitati ambientali della Provincia di Grosseto, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (GUFI), Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADIC) – Prov. Grosseto, WWF Provincia di Grosseto ODV, Gruppo “Salviamo le Pinete!”, Associazione per la Tutela degli Uccelli rapaci e dei loro Ambienti (ALTURA), Italia Nostra, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno inoltrato (1 maggio 2019) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti, nonché diffida a non avviare i tagli boschivi per evitare quello che allo stato appare un vero e proprio scempio annunciato.

Sono stati coinvolti i Ministeri dell’ambiente (Ministro e Direzione generale per la protezione della natura e del mare) e per i Beni e Attività Culturali (Ministro, Direzione generale per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena), la Regione Toscana, l’Unione dei Comuni Montani delle Colline Metallifere, i Comuni di Grosseto e di Castiglione della Pescaia, i Carabinieri Forestale e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, mentre sono stati informate la Commissione europea e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto.

Il piano non risulta esser stato assoggettato alla preventiva e vincolante procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), né risultano rilasciate le necessarie autorizzazioni paesaggistiche.

Inoltre, nel periodo primaverile ed estivo sono vietati tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica (art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i.,).

La Pineta del Tombolo interessa i siti di importanza comunitaria/zona di protezione speciale (SIC/ZPS) Tombolo da Marina di Grosseto a Castiglione della Pescaia(codice IT51A0012), Diaccia Botrona(codice IT51A0011), Punta Ala e Isolotto dello Sparviero (codice IT51A0007),ai sensi delle direttive n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora e n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica.

L’intera area, oltre che con il vincolo idrogeologico (regio decreto legge n. 3267/1923 e s.m.i.), è tutelata anche con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.)e rientra, inoltre, nel Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico, approvato nel 2015 (Ambito n. 24 “Costa Grossetana”), con destinazione di salvaguardia e conservazione.

Le Associazioni ecologiste e culturali chiedono il deciso intervento dei Ministeri competenti per la difesa della Pineta del Tombolo e un sussulto di buon senso da parte della Regione Toscana e degli Enti locali interessati per la profonda revisione di un piano antincendio che sembra dettato più dall’interesse a far legna che a un’autentica difesa di boschi e macchia mediterranea.

p. ISDE – Medici per l’Ambiente – Prov. Grosseto, LIPU – BirdLife Italia – Prov. Grosseto, Comitato Parchi nazionali italiani e Riserve analoghe, Coordinamento delle Associazioni e Comitati ambientali della Provincia di Grosseto, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (GUFI), Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADIC) – Prov. Grosseto, WWF Provincia di Grosseto ODV, Gruppo “Salviamo le Pinete!”, Associazione per la Tutela degli Uccelli rapaci e dei loro Ambienti (ALTURA), Italia Nostra, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Ugo Corrieri               Stefano Deliperi




Gruppo d’Intervento Giuridico onlus    

associazione di protezione ambientale riconosciuta (art. 13 della legge n. 349/1986 e s.m.i.)Via Cocco Ortu, 32 – 09128 Cagliarisul web: http://gruppodinterventogiuridicoweb.come-mail: grigsardegna5@gmail.com, grigsardegna@tiscali.it


Giù le mani dalla Pineta del Tombolo!

Pineta del Tombolo (da http://www.fattoriamaremmana.com)

La
Regione Toscana, con le
deliberazioni Giunta regionale n.
355 del 18 marzo 1999
e n.
456 dell’1 aprile 2019
, ha approvato il Piano
Specifico di Prevenzione AIB per il comprensorio territoriale delle pinete
litoranee di Grosseto e Castiglione della Pescaia
, predisposto dalla
società D.R.E.A.M. Italia.

Gli
interventi pubblici e privati previsti dal piano beneficiano dei fondi comunitari del Programma di
sviluppo rurale FEASR 2014-2020 – sottomisura 8.3 “Sostegno alla prevenzione dei
danni arrecati alle foreste da incendi, calamità naturali ed eventi
catastrofici” – annualità 2018
(dotazione
complessiva euro 2.000.000,00).

Però, gli interventi non convincono per nulla.

Toscana, spiaggia e macchia mediterranea

Infatti, la realizzazione degli interventi previsti cambierebbe radicalmente le caratteristiche della Pineta del Tombolo (3.562 ettari complessivi): sono previsti pesanti tagli boschivi nelle pinete litoranee (l’85% del litorale boscato) con la finalità di prevenire gli incendi, comprensivi, fra l’altro, di realizzazione di fasce parafuoco larghe ben 50 metri in zone pinetate e 20 metri per ogni lato di sede stradale, eliminazione di copertura boschiva ed arbustiva in talune “aree strategiche” (mantenimento di soli 120 esemplari di Pinus per ettaro e solo il 20% della macchia, eliminazione della copertura arbustiva (macchia mediterranea) nelle aree di bosco urbano pinetato.  

Nemmeno
convince la dichiarata presenza del Matsucoccus
feytaudi
, la Cocciniglia del Pino marittimo, parassita comunque affrontabile con
gli adeguati trattamenti
fitosanitari
o con la sostituzione degli esemplari malati.

Da
più parti si segnala il prossimo inizio
dei tagli boschivi
, ma numerose associazioni ecologiste e culturali non
sono rimaste con le mani in mano.

ISDE – Medici per l’Ambiente – Prov. Grosseto, LIPU – BirdLife Italia – Prov. Grosseto, Comitato Parchi nazionali italiani e Riserve analoghe, Coordinamento delle Associazioni e Comitati ambientali della Provincia di Grosseto, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (GUFI), Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADIC) – Prov. Grosseto, WWF Italia onlus – Prov. Grosseto, Associazione per la Tutela degli Uccelli rapaci e dei loro Ambienti (ALTURA), Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno inoltrato (30 aprile 2019) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti, nonché diffida a non avviare i tagli boschivi per evitare quello che allo stato appare un vero e proprio scempio annunciato.

Ginestra (Genistae)

Sono
stati coinvolti i Ministeri dell’ambiente
(Ministro e Direzione generale per la protezione della natura e del mare) e per i Beni e Attività Culturali
(Ministro, Direzione generale per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio,
Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena), la Regione Toscana, l’ Unione dei Comuni Montani delle Colline
Metallifere
, i Comuni di Grosseto e di Castiglione della Pescaia, i Carabinieri
Forestale
e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, mentre
sono stati informate la Commissione
europea
e la Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Grosseto
.

Il
piano non risulta esser stato
assoggettato alla preventiva e vincolante procedura
di valutazione ambientale strategica (V.A.S.)
, né risultano rilasciate
le necessarie autorizzazioni paesaggistiche.

Inoltre,
nel periodo primaverile ed estivo sono
vietati tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna
selvatica
(art. 5 della direttiva
n. 2009/147/CE
sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia
con la legge n. 157/1992 e s.m.i.,).

La Pineta del Tombolo interessa i siti di importanza comunitaria/zona di protezione speciale (SIC/ZPS) Tombolo da Marina di Grosseto a Castiglione della Pescaia (codice IT51A0012), Diaccia Botrona (codice IT51A0011), Punta Ala e Isolotto dello Sparviero (codice IT51A0007), ai sensi delle direttive n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora e n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica.

Volpe (Vulpes vulpes)

L’intera area,
oltre che con il vincolo idrogeologico
(regio
decreto legge n. 3267/1923 e s.m.i.
), è tutelata anche con specifico vincolo paesaggistico (decreto
legislativo n. 42/2004 e s.m.i.
) e rientra, inoltre, nel Piano
di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico
, approvato nel 2015 (Ambito n. 24 “Costa Grossetana”), con
destinazione di salvaguardia e conservazione.

Le Associazioni ecologiste e culturali
auspicano il deciso intervento dei Ministeri
competenti per la difesa della Pineta
del Tombolo
e un sussulto di buon senso da parte della Regione Toscana e degli Enti locali interessati per la profonda revisione di un piano antincendio che sembra dettato
più dall’interesse a far legna che a
un’autentica difesa di boschi e macchia mediterranea.

ISDE – Medici per l’Ambiente – Prov. Grosseto, LIPU – BirdLife Italia – Prov. Grosseto, Comitato Parchi nazionali italiani e Riserve analoghe, Coordinamento delle Associazioni e Comitati ambientali della Provincia di Grosseto, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (GUFI), Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADIC) – Prov. Grosseto, WWF Italia onlus – Prov. Grosseto, Associazione per la Tutela degli Uccelli rapaci e dei loro Ambienti (ALTURA), Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Toscana, cavalli al pascolo

(foto da http://www.fattoriamaremmana,com, E.R., F.C., S.D., archivio GrIG)


NOTABENE: QUESTE ULTIME 2 RELAZIONI SONO STATE SCRITTE STUDIANDO VARIE LEGGI E DOCUMENTI, ESTRAPOLANDO LE PARTI, TENDENZIALMENTE, PIU’ IMPORTANTI, QUANDO SI TROVA SCRITTO: DOC.n, SI RIFERISCE AL TITOLO DELLA LEGGE DA CUI E’ STATO ESTRATTO IL TESTO

TAGLIO DELLE PINETE – PROMEMORIA PER EVENTUALE AZIONE LEGALE

Punti su cui si potrebbero adire le vie legali:

  • I tempi di presentazione del piano antincendio e se è stato comunicato a tutti gli enti preposti (Doc. 1)

  • Come agisce il Piano nei confronti delle aree protette? (Doc. 1)

  • Gli enti che non hanno redatto il piano antincendio (Doc. 1)

  • Sono stati comunicati i riferimenti utili alla popolazione in caso di incendio boschivo e i comportamenti che devono essere assunti in caso di incendio boschivo? (Doc. 1)

  • E’ stato attuato il processo partecipativo, è stato efficace? (Doc. 4)

  • E’ poco chiaro se il Piano AIB è stato redatto dal Comune di GR (Doc. 3) è se la Regione dovesse solo controfirmarlo per accettazione, visto che dei lavori sono stati già realizzati a giugno 2018 (una prima tranche in giugno 2018: 6100€) e si parla di uno stanziamento di 40mila € / più avanti si afferma: “Purtroppo Regione Toscana, nell’ambito di un riordino legislativo del proprio quadro normativo, dovrà far slittare l’approvazione del piano antincendio a ottobre”?

  • Si è tenuto conto delle valutazioni degli esperti, delle varie criticità segnalate: nella gestione delle pinete, nella conservazione e protezione della flora e fauna altamente minacciate, nella protezione del suolo e dell’ecosistema, si sono attuate le migliori procedure, da essi segnalate, per la maggior protezione contro gli incendi? (Doc. 7 – 8 – 9 – 10)

  • Per un approccio più filosofico su di una cultura naturale “Selvicoltura sistemica” vedere (Doc. T 10)

  • Quale può essere il metodo migliore per la conduzione della Pineta? (Doc. 12 – 13 – 14)

  • E’ necessario valutare pienamente la maggiore attenzione nella difesa del bosco, della flora e fauna da parte della “Selvicoltura sistemica” (Doc. 12 – 13 – 14)

Doc. EU 1 – POLITICA AMBIENTALE: PRINCIPI GENERALI E QUADRO DI RIFERIMENTO – giugno 2018

La politica dell’Unione in materia di ambiente si fonda sui principi della precauzione, dell’azione preventiva e della correzione alla fonte dei danni causati dall’inquinamento, nonché sul principio «chi inquina paga»…

una politica ambientale comune finalizzata a salvaguardare la qualità dell’ambiente, proteggere la salute umana e garantire un uso razionale delle risorse naturali…

Il trattato di Amsterdam (1999) ha stabilito l’obbligo di integrare la tutela ambientale in tutte le politiche settoriali dell’Unione al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile…

PRINCIPI GENERALI

La politica dell’Unione in materia di ambiente si fonda sui principi della precauzione, dell’azione preventiva e della correzione dell’inquinamento alla fonte, nonché sul principio «chi inquina paga». Il principio di precauzione è uno strumento di gestione dei rischi cui è possibile ricorrere in caso d’incertezza scientifica in merito a un rischio presunto per la salute umana o per l’ambiente derivante da una determinata azione o politica…

Tali misure devono essere non discriminatorie e proporzionate e vanno riviste non appena si rendano disponibili maggiori informazioni scientifiche…

Negli ultimi anni, l’integrazione delle politiche ambientali ha compiuto progressi significativi, ad esempio, nel campo della politica energetica, come evidenziano lo sviluppo parallelo del pacchetto UE in materia di clima ed energia o la tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio entro il 2050. Tale documento indica come i settori responsabili delle emissioni dell’UE (produzione di energia, industria, trasporti, edifici e costruzioni, nonché agricoltura) potranno contribuire alla transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio nei prossimi decenni.

QUADRO DI RIFERIMENTO

A. I programmi di azione per l’ambiente

… la protezione della natura; una maggiore resilienza ecologica; una crescita sostenibile, efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio; nonché la lotta contro le minacce alla salute legate all’ambiente.

Il programma sottolinea altresì la necessità di una migliore attuazione del diritto ambientale dell’Unione, di un settore scientifico all’avanguardia, di investimenti e dell’integrazione degli aspetti ambientali nelle altre politiche.

B. Strategie orizzontali

Nel 2001, l’UE ha introdotto la sua strategia per lo sviluppo sostenibile (SSS), integrando in tal modo la precedente strategia di Lisbona per la promozione della crescita e dell’occupazione con una dimensione ambientale. Rinnovata nel 2006 per combinare la dimensione interna e quella internazionale dello sviluppo sostenibile, l’SSS dell’UE riveduta è tesa al costante miglioramento della qualità della vita tramite la promozione della prosperità, la tutela dell’ambiente e la coesione sociale. In linea con questi obiettivi, la strategia Europa 2020 per la crescita è volta a dar vita a una «crescita intelligente, sostenibile e inclusiva». Nell’ambito di tale strategia, «l’iniziativa faro per un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse» indica la via da seguire per garantire una crescita sostenibile e suggerisce il passaggio a un’economia efficiente nell’utilizzo delle risorse e a basse emissioni di carbonio. Inoltre, nel 2011, l’UE si è impegnata ad arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici entro il 2020 (strategia UE per la biodiversità).

C. Valutazione dell’impatto ambientale e partecipazione del pubblico

In questo contesto, le considerazioni di natura ambientale sono già integrate in fase di pianificazione e le possibili conseguenze sono prese in considerazione prima che un progetto sia approvato o autorizzato, in modo da garantire un elevato livello di protezione ambientale. In entrambi i casi, la consultazione del pubblico costituisce un aspetto essenziale. Questo approccio risale alla convenzione di Århus…

Esso garantisce ai cittadini tre diritti: la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale, l’accesso alle informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche (ad esempio sullo stato dell’ambiente o della salute umana, se da esso influenzata) e il diritto all’accesso alla giustizia, qualora gli altri due diritti siano stati violati.

E. Attuazione, applicazione e monitoraggio

…Al fine di migliorare l’applicazione del diritto ambientaledell’UE, gli Stati membri devono prevedere sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive per i crimini ambientali più gravi…

La rete dell’Unione europea per l’attuazione e il controllo del rispetto del diritto dell’ambiente (IMPEL) è una rete internazionale composta dalle autorità ambientali degli Stati membri dell’UE, dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati, nonché della Norvegia, creata per stimolare l’effettiva applicazione mediante la fornitura di una piattaforma che serve ai responsabili politici, agli ispettori ambientali e alle autorità di contrasto per scambiare idee e migliori prassi.

RUOLO DEL PARLAMENTO EUROPEO

…il Parlamento ha criticato il livello insoddisfacente di attuazione del diritto ambientale negli Stati membri…

il Parlamento ha altresì sottolineato la necessità di applicare in maniera più rigorosa il diritto ambientale dell’Unione…

Doc. EU 2 – Azioni dell’UE volte a migliorare la conformità e la governance ambientali – gennaio 2018

COMMISSIONE EUROPEA – Bruxelles, 18.1.2018

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Azioni dell’UE volte a migliorare la conformità e la governance ambientali

1. INTRODUZIONE E CONTESTO

La presente comunicazione illustra un piano d’azione inteso ad accrescere la conformità alla normativa ambientale dell’UE e a migliorare la governance nel settore dell’ambiente…

Tali difficoltà sono correlate al persistere di problemi ambientali come il diffuso inquinamento delle risorse idriche, la scarsa qualità dell’aria nelle aree urbane, il trattamento insoddisfacente dei rifiuti e la perdita di specie e habitat…

I costi della mancata applicazione delle norme sono stimati in 50 miliardi di EUR all’anno 4. Se le norme fossero applicate meglio si otterrebbero molti benefici senza doverne adottare di nuove.

Per far ciò è necessario, tra le altre cose, conformarsi alle norme ambientali nella pratica, ossia far sì che gli obblighi ambientali riguardanti le loro attività vengano adempiuti dal settore industriale, dai servizi pubblici, dai proprietari terrieri e da altri “soggetti incaricati” 5. Tali obblighi possono assumere la forma di proibizioni, norme generali

2 Secondo le stime combinate del valore monetario di tutti i reati ambientali [calcolate dall’OCSE, dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e dall’INTERPOL], in termini di dimensioni si tratta del quarto tipo di reati a livello internazionale…

4 http://ec.europa.eu/environment/enveco/economics_policy/pdf/report_sept2011.pdf. Gli elementi di costo comprendono, tra l’altro, i costi ambientali e sanitari, i benefici non realizzati nelle industrie verdi, le distorsioni del mercato e i costi amministrativi per l’industria.

5 Ossia le persone fisiche o giuridiche, comprese le pubbliche autorità, che devono attenersi agli obblighi derivanti dalla legislazione ambientale dell’UE nello svolgimento di attività che comportano emissioni nell’ambiente o altri impatti fisici sullo stesso.

vincolanti, autorizzazione e altre misure messe in atto al fine di proteggere l’ambiente, la salute pubblica e il fabbisogno di risorse della società a lungo termine.

Una delle cause della mancata applicazione delle norme è la debolezza dei meccanismi volti a garantire la conformità e una governance efficace a livello nazionale, regionale e locale. Questi meccanismi deboli sono anche un fattore di concorrenza sleale e danno economico, ad esempio in termini di perdita di gettito fiscale, e minano la fiducia dei cittadini nell’efficacia della legislazione dell’UE…

2. LA NECESSITÀ DI GARANTIRE LA CONFORMITÀ AMBIENTALE

Gli Stati membri sono vincolati all’obbligo di collaborare in buona fede per il conseguimento degli obiettivi dell’UE. Sulla base di ciò la Corte di giustizia ha stabilito che le autorità degli Stati membri devono porre rimedio alle conseguenze illecite delle violazioni del diritto dell’UE e che l’applicazione deve essere effettiva, proporzionale e dissuasiva. Pertanto, gli Stati membri devono disporre di meccanismi adeguati per garantire la conformità agli obblighi derivanti dalla normativa dell’UE.

La non conformità può avere varie cause, tra cui l’incertezza del diritto, la scarsa comprensione o la mancata accettazione delle norme, la mancanza di investimenti, un atteggiamento opportunista e intenti criminali. I suoi effetti sull’ambiente, la salute umana e l’economia dipendono dalla natura, dalle dimensioni e dalla persistenza delle violazioni.

Nella pratica, i meccanismi finalizzati a garantire la conformità prevedono che gli Stati membri utilizzino tre grandi categorie d’intervento (indicate collettivamente come “garanzia della conformità ambientale”):…

le azioni di follow-up e l’applicazione, che si basano sul diritto amministrativo, penale e civile per porre fine a comportamenti non conformi, prevenirli, sanzionarli e ottenere riparazione, incoraggiando altresì la conformità….

La garanzia della conformità ambientale riduce il rischio che alcuni soggetti incaricati non ottemperino ai propri obblighi e, così facendo, incidano negativamente sulle condizioni delle risorse idriche, dell’aria, della biodiversità, della salute umana e dell’economia…

3. SFIDE

Le autorità degli Stati membri responsabili della garanzia della conformità ambientale devono affrontare numerose sfide, in particolare:

la portata e la varietà delle norme ambientali dell’UE riguardanti attività con impatti ambientali;…

l’esistenza di problemi riconosciuti connessi all’inquinamento delle risorse idriche e dell’aria, allo smaltimento dei rifiuti e al declino dell’ambiente naturale;

le aspettative dei cittadini;

il numero e la diversità dei soggetti che devono rispettare le norme ambientali;…

A questo elenco si potrebbe aggiungere anche il problema delle capacità, dato che le responsabilità sono spesso attribuite a organismi di piccole dimensioni, con risorse finanziarie limitate e privi di personale sufficiente o di conoscenze specialistiche . In molti Stati membri i bilanci assegnati agli ispettorati ambientali sono rimasti invariati o sono diminuiti a causa della crisi economica…

4. MOTIVAZIONE DELLE AZIONI

La Commissione ha preso in considerazione una serie di opzioni (anche di carattere legislativo) per migliorare la garanzia della conformità ambientale e nel 2014 ha redatto un progetto di relazione sulla valutazione d’impatto, al fine di orientare le proprie decisioni…

La politica agricola comune (PAC) per il periodo 2014-2020 considera prioritarie la “gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima”, da attuare mediante una varietà di strumenti politici complementari, inclusa la condizionalità…

Analogamente, il piano d’azione della Commissione per la natura, i cittadini e l’economia individua la necessità di rafforzare la conformità. Altri temi affrontati durante le consultazioni sono stati il contributo che la tecnologia può offrire all’accertamento dei casi di non conformità e il ruolo importante che i cittadini possono svolgere presentando denunce e facendo segnalazioni alle autorità nazionali…

6. RAFFORZARE LA COOPERAZIONE

Da un canto, nella sua qualità di custode dei trattati, la Commissione svolge un ruolo decisivo al fine di garantire la piena e corretta applicazione della normativa ambientale dell’UE, sotto il controllo della Corte di giustizia dell’Unione europea. Dall’altro, gli Stati membri hanno la responsabilità primaria della corretta attuazione della normativa dell’UE…

Per garantire che questo piano d’azione ottenga i risultati auspicati, si invitano gli Stati membri a:…

garantire che siano recepite le buone pratiche individuate, in particolare quelle relative all’applicazione di approcci basati sul rischio e alla trasparenza, e che siano utilizzati gli strumenti sviluppati nell’ambito del piano d’azione;…

La Commissione si adopererà anche per coinvolgere altre parti interessate, tra cui ONG e organizzazioni imprenditoriali, e discuterà di come meglio farlo in occasione della prima riunione del Forum sulla conformità e la governance ambientali…

Gli strumenti di finanziamento dell’UE esistenti, come LIFE e il Fondo sicurezza interna (Internal Security Fund – ISF) , possono offrire concrete modalità di sostegno per i diversi tipi di garanzia della conformità e delle attività di governance. Gli Stati membri, le reti dei professionisti e altre parti interessate sono pertanto invitati ad avvalersi pienamente di tali strumenti.

Nell’elaborazione del piano d’azione, la Commissione terrà conto anche delle importanti dimensioni esterne e globali della normativa ambientale dell’UE, che trovano espressione nella partecipazione dell’Unione a convenzioni regionali e globali…

7. MONITORAGGIO E AZIONI DI FOLLOW UP

Questo piano d’azione costituirà la base di un programma di lavoro evolutivo per il periodo 2018-2019. Il programma sarà riesaminato nel corso del 2019 e, se opportuno, saranno aggiunte nuove azioni, previa consultazione del Forum sulla conformità e la governance ambientali.

Il quadro di valutazione previsto (azione 9) costituirà la base per esaminare i progressi in materia di garanzia della conformità ambientale e di pubblica amministrazione negli Stati membri, permetterà l’esecuzione di azioni di follow up tramite l’EIR e valuterà, entro la fine del primo programma di lavoro, l’eventuale necessità di altre iniziative in quest’area.

8. CONCLUSIONI

… Al di là dei benefici specifici già citati, il piano aiuterà a definire collettivamente un approccio dell’UE più coerente per affrontare le sfide relative alla conformità e alla governance ambientali. I risultati del piano dovrebbero permettere ai professionisti di: affrontare meglio le violazioni delle norme ambientali e la concorrenza sleale, nonché i danni da esse causati; aiutare più efficacemente i soggetti incaricati ad adempiere i rispettivi obblighi; rafforzare la fiducia dei cittadini nella garanzia della conformità e, non da ultimo, tutelare meglio il patrimonio comune dell’Europa.

Doc EU 3 – Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali nell’U.E.:punti salienti – Italia – febbraio 2017

La legislazione ambientale dell’UE rende migliore la vita delle persone ma le regole funzionano solo se effettivamente applicate. Le leggi sull’ambiente migliorano la qualità dell’acqua e dell’aria, aumentano le percentuali di riciclaggio e proteggono la natura…

nostra risposta ai cittadini, che chiedono all’UE di accertarsi che le norme ambientali siano applicate correttamente nei loro paesi.”…

Sfide principali

Le principali sfide che l’Italia deve affrontare rispetto all’attuazione delle politiche e della legislazione ambientali dell’UE sono:…

Migliorare la gestione dell’uso del suolo…

Designare le restanti zone di protezione speciale (ZPS); migliorare lo stato di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario attuando integralmente gli strumenti di Natura 2000…

Il Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali

…Un’attuazione debole genera alti costi sociali, economici e ambientali e crea condizioni di disparità per le imprese. Più del 75% dei cittadini europei ritiene che la legislazione ambientale dell’UE sia necessaria per proteggere l’ambiente nel proprio paese e quasi l’80% è d’accordo sul fatto che le istituzioni dell’UE debbano essere in grado di verificare che le leggi ambientali siano applicate correttamente nel loro paese…

Protezione della natura

L’Italia deve completare il processo di designazione dei siti Natura 2000, oltre a mettere in atto obiettivi di conservazione chiaramente definiti e le necessarie misure di conservazione.

Ha bisogno di sviluppare capacità per il completamento e l’attuazione dei piani di gestione e l’uso dei fondi europei disponibili al fine di attuare misure di preservazione della natura ben strutturate…

Doc. EU 3.2 – L’Unione europea (2017)

(pag. 26) – Ambiente

L’UE vanta norme ambientali tra le più rigorose al mondo, che proteggono la natura, promuovono un’economia più verde e favoriscono l’utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali…

La tutela dell’ambiente e la promozione di una crescita sostenibile vanno di pari passo…

Il settimo programma di azione per l’ambiente dell’UE orienta la politica ambientale dell’Unione fino al 2020 e definisce la visione dell’UE per il 2050. Tale visione prevede, tra l’altro, che si possa vivere in un ambiente senza sprechi, in cui le risorse naturali siano gestite in modo sostenibile e la biodiversità sia protetta, valorizzata e ripristinata.

Il programma si concentra su tre elementi principali:

proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’UE…

…La natura è il sistema che sorregge la nostra vita, dunque dobbiamo averne cura. Condividiamo risorse come l’acqua, l’aria, gli habitat naturali e le specie che essi ospitano, ma anche norme ambientali per la loro protezione. L’UE si sta adoperando per salvaguardare queste risorse naturali e arrestare il declino delle specie e degli habitat in pericolo. Natura 2000 è una rete di 26 000 aree naturali protette che coprono quasi il 20 % della massa continentale dell’UE, in cui le attività umane sostenibili possono coesistere con specie e habitat rari e vulnerabili…

Doc. EU 4 – Commissione Europea – Joint Research Centre – I programmi europei di azione per l’ambiente (Environment Action Programmes) – 14 marzo 2007

Programmi ambiente:

i principi base

VIA

sostenibilità

conoscenze scientifiche

principio ‘chi inquina paga’…

educazione ambientale

basi per il principio della sussidiarietà nella protezione ambientale…

Scopi:

III EAP 1982-1986

prevenzione (1985 Direttiva EIA)

protezione dell’ambiente

pianificazione dell’utilizzazione dei suoli…

Breve storia delle azioni ambiente III

Nel 1987 l’Atto Unico Europeo ha modificato il trattato di Roma introducendo la formulazione di una politica estera europea

art. 100 criteri per la definizione della legislazione ambientale

art. 130 obiettivi, mezzi, procedimenti per il rispetto delle leggi

conservazione e protezione dell’ambiente

protezione della salute umana

utilizzazione mirata delle risorse naturali

V E.A.P. 1992-2000 ‘per uno sviluppo durevole e sostenibile’

Scopi:

gestione a lungo termine delle risorse naturali, dei cambiamenti climatici, acidificazione

lotta all’inquinamento (qualità delle risorse idriche, ambienti urbani, zone costiere e gestione dei rifiuti)

riduzione nell’uso delle energie non-rinnovabili

miglioramento della salute dell’uomo

individuazione dei settori economici a rischio per l’ambiente:

industria, trasporti, energia, turismo e agricoltura.

1998 convenzione di Aarhus – informazione

Rio de Janeiro 1992 Convenzione sulla diversità biologica

Obiettivi

– conservazione della diversità biologica,

– utilizzo sostenibile dei suoi componenti…

primo accordo globale ed esteso a tutti gli aspetti della diversità biologica:

specie; ecosistemi

Decisione 93/626/CEE 25/10/93

Approvazione della convenzione sulla diversità biologica finalizzata ad anticipare, prevenire e combattere alla fonte le cause di significativa riduzione o perdita di diversità biologica

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

Valutazione del V programma ambiente

Buoni risultati su controlli inquinamento atmosferico e idrico

aumento dello sforzo depurativo

riduzione significativa di Pb e Hg nell’atmosfera

riduzione dell’acidificazione di aree boschive (SO2 )

Horizontal legislation

1. EIA Environmental Impact Assessment Directive (85/337/EEC consolidata 97/11/EEC)

Garantisce una valutazione di progetti pubblici e privati che possano avere grave impatto ambientale prima che vengano

approvati (VIA):

Horizontal legislation

2. Direttiva per l’accesso alle informazioni sull’ambiente (90/313/EC amendata dalla direttiva 2003/4/EC*)

Garantisce che le informazioni sull’ambiente possano essere di pubblico dominio.

VI EAP 2001-2010

ambiente 2010 – il nostro futuro, la nostra scelta

Tematiche prioritarie:

Cambiamento climatico

Natura e biodiversità

Ambiente e salute…

VI EAP 2001-2010

Approccio politico: indirizzi prioritari di azione strategiche

– miglioramento dell’attuazione della legislazione vigente

– integrazione delle tematiche ambientali nella politica

– partecipazione dei cittadini per modifiche comportamentali

– collaborazione con le industrie (EMAS, Eco-label, libro bianco sulla responsabilità per danni ambientali)

Riesame politica ambientale europea

Europa: fama mondiale per difesa dei temi ambientali 200 leggi europee (140 direttive) in vigore, buoni risultati soprattutto per

– qualità acque

– gestione rifiuti

1/3 delle denunce di violazione aperte per stato membro riguardano l’ambiente

Doc. EU 5 – DIRETTIVA DEL CONSIGLIO – 21 maggio 1992, 92/43/CEE e s.m.i. – Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. – (G.U.C.E. n. L 206 del 22 luglio 1992)

Il Consiglio delle Comunità europee,

…considerando che la salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, costituiscono un obiettivo essenziale di interesse generale perseguito dalla Comunità conformemente all’articolo 130 R del trattato;

considerando che il programma d’azione comunitario in materia ambientale (1987-1992) prevede disposizioni riguardanti la conservazione della natura e delle risorse naturali;

considerando che la presente direttiva, il cui scopo principale è promuovere il mantenimento della biodiversità, tenendo conto al tempo stesso delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali, contribuisce all’obiettivo generale di uno sviluppo durevole; che il mantenimento di detta biodiversità può in taluni casi richiedere il mantenimento e la promozione di attività umane;

considerando che, nel territorio europeo degli Stati membri, gli habitat naturali non cessano di degradarsi e che un numero crescente di specie selvatiche è gravemente minacciato; che gli habitat e le specie minacciati fanno parte del patrimonio naturale della Comunità e che i pericoli che essi corrono sono generalmente di natura transfrontaliera, per cui è necessario adottare misure a livello comunitario per la loro conservazione;

considerando che, tenuto conto delle minacce che incombono su taluni tipi di habitat naturali e su talune specie, è necessario definirli come prioritari per favorire la rapida attuazione di misure volte a garantirne la conservazione;

considerando che, per assicurare il ripristino o il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario in uno stato di conservazione soddisfacente, occorre designare zone speciali di conservazione per realizzare una rete ecologica europea coerente secondo uno scadenzario definito;

considerando che tutte le zone designate, comprese quelle già classificate o che saranno classificate come zone di protezione speciale ai sensi della direttiva 79/409/CEE del Consiglio, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, dovranno integrarsi nella rete ecologica europea coerente…

considerando che i siti che possono essere designati come zone speciali di conservazione vengono proposti dagli Stati membri; che si deve tuttavia prevedere una procedura che consenta in casi eccezionali la designazione di un sito non proposto da uno Stato membro che la Comunità consideri essenziale per il mantenimento di un tipo di habitat naturale prioritario o per la sopravvivenza di una specie prioritaria…

considerando che l’adozione di misure intese a favorire la conservazione di habitat naturali prioritari e specie prioritarie di interesse comunitario e responsabilità comune di tutti gli Stati membri; che tali misure possono tuttavia costituire un onere finanziario eccessivo per taluni Stati membri poiché, da un lato, tali habitat e specie non sono distribuiti uniformemente nella Comunità e dall’altro, nel caso specifico della conservazione della natura, il principio “chi inquina paga” è di applicazione limitata…

considerando che occorre incoraggiare, nelle politiche di riassetto del territorio e di sviluppo, la gestione degli elementi del paesaggio aventi un’importanza fondamentale per la flora e la fauna selvatiche;

considerando che occorre garantire la realizzazione di un sistema di verifica dello stato di conservazione degli habitat naturali e delle specie di cui alla presente direttiva;

considerando che a complemento della direttiva 79/409/CEE è necessario istituire un sistema generale di protezione di talune specie di fauna e di flora; che si devono prevedere misure di gestione per talune specie, qualora il loro stato di conservazione lo giustifichi…

considerando che, per garantire il controllo dell’attuazione della presente direttiva, la Commissione dovrà periodicamente preparare una relazione di sintesi, basata, tra l’altro, sulle informazioni trasmesse dagli Stati membri in merito all’attuazione delle disposizioni nazionali adottate a norma della direttiva;

considerando che il miglioramento delle conoscenze scientifiche e tecniche è indispensabile per attuare la presente direttiva e che occorre di conseguenza incoraggiare la ricerca e i lavori scientifici necessari a tal fine…

considerando che l’istruzione e l’informazione generale relative agli obiettivi della presente direttiva sono indispensabili per garantirne l’efficace attuazione, ha adottato la presente direttiva:

Definizioni – Articolo 1

…d) Tipi di habitat naturali prioritari: i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire nel territorio di cui all’articolo 2 e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare a causa dell’importanza della parte della loro area di distribuzione naturale compresa nel territorio di cui all’articolo 2. Tali tipi di habitat naturali prioritari sono contrassegnati da un asterisco (*) nell’allegato I…

Lo “stato di conservazione” di un habitat naturale è considerato “soddisfacente” quando:

– la sua area di ripartizione naturale e le superfici che comprende sono stabili o in estensione,

– la struttura e le funzioni specifiche necessarie al suo mantenimento a lungo termine esistono e possono continuare ad esistere in un futuro prevedibile…

– lo stato di conservazione delle specie tipiche è soddisfacente ai sensi della lettera i).

k) Sito di importanza comunitaria: un sito che, nella o nelle regioni biogeografiche cui appartiene, contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale di cui all’allegato I o una specie di cui all’allegato II in uno stato di conservazione soddisfacente e che può inoltre contribuire in modo significativo alla coerenza di natura 2000 di cui all’articolo 3, e/o che contribuisce in modo significativo al mantenimento della diversità biologica nella regione biogeografica o nelle regioni biogeografiche in questione.

Per le specie animali che occupano ampi territori, i siti di importanza comunitaria corrispondono ai luoghi, all’interno dell’area di ripartizione naturale di tali specie, che presentano gli elementi fisici o biologici essenziali alla loro vita e riproduzione.

l) Zona speciale di conservazione: un sito di importanza comunitaria designato dagli Stati membri mediante un atto regolamentare, amministrativo e/o contrattuale in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle specie per cui il sito è designato.

Articolo 2

1. Scopo della presente direttiva è contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato.

2. Le misure adottate a norma della presente direttiva sono intese ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie di fauna e flora selvatiche di interesse comunitario.

3. Le misure adottate a norma della presente direttiva tengono conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali.

Conservazione degli habitat naturali e degli habitat delle specie – Articolo 3

1. È costituita una rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione, denominata “natura 2000”. Questa rete, formata dai siti in cui si trovano tipi di habitat naturali elencati nell’allegato I e habitat delle specie di cui all’allegato II, deve garantire il mantenimento ovvero, all’occorrenza, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie interessati nella loro area di ripartizione naturale.

La rete “natura 2000” comprende anche le zone di protezione speciale classificate dagli Stati membri a norma della direttiva 79/409/CEE…

Articolo 6

1. Per le zone speciali di conservazione, gli Stati membri stabiliscono le misure di conservazione necessarie che implicano all’occorrenza appropriati piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato I e delle specie di cui all’allegato II presenti nei siti.

2. Gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle zone speciali di conservazione il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della presente direttiva…

Articolo 10 – Laddove lo ritengano necessario, nell’ambito delle politiche nazionali di riassetto del territorio e di sviluppo, e segnatamente per rendere ecologicamente più coerente la rete natura 2000, gli Stati membri si impegnano a promuovere la gestione di elementi del paesaggio che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche…

Articolo 11 – Gli Stati membri garantiscono la sorveglianza dello stato di conservazione delle specie e degli habitat di cui all’articolo 2, tenendo particolarmente conto dei tipi di habitat naturali e delle specie prioritari.

Tutela delle specie – Articolo 12 –1. Gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari atti ad istituire un regime di rigorosa tutela delle specie animali di cui all’allegato IV, lettera a), nella loro area di ripartizione naturale, con il divieto di…

b) perturbare deliberatamente tali specie, segnatamente durante il periodo di riproduzione, di allevamento, di ibernazione e di migrazione;

c) distruggere o raccogliere deliberatamente le uova nell’ambiente naturale;

d) deterioramento o distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di riposo…

1. Gli Stati membri adottano i necessari provvedimenti atti ad istituire un regime di rigorosa tutela della specie vegetali di cui all’allegato IV, lettera b), con divieto di:

a) raccogliere, nonché collezionare, tagliare, estirpare o distruggere deliberatamente esemplari delle suddette specie nell’ambiente naturale, nella loro area di ripartizione naturale…

Informazione – Articolo 17

1. Ogni sei anni a decorrere dalla scadenza del termine previsto all’articolo 23, gli Stati membri elaborano una relazione sull’attuazione delle disposizioni adottate nell’ambito della presente direttiva. Tale relazione comprende segnatamente informazioni relative alle misure di conservazione di cui all’articolo 6, paragrafo 1, nonché la valutazione delle incidenze di tali misure sullo stato di conservazione dei tipi di habitat naturali di cui all’allegato I e delle specie di cui all’allegato II e i principali risultati della sorveglianza di cui all’articolo 11. Tale relazione, conforme al modello di relazione elaborato dal Comitato, viene trasmessa alla Commissione e resa nota al pubblico…

La parte del progetto di relazione riguardante le informazioni fornite da uno Stato membro viene inviata, per verifica, alle autorità dello Stato membro in questione.

Ricerca – Articolo 18

1. Gli Stati membri e la Commissione promuovono la ricerca e le attività scientifiche necessarie ai fini degli obiettivi di cui all’articolo 2 e dell’obbligo enunciato all’articolo 11. Essi procedono ad uno scambio di informazioni per garantire un efficace coordinamento della ricerca attuata nell’ambito degli Stati membri e della Comunità.

2. Particolare attenzione sarà annessa alle attività scientifiche necessarie per l’attuazione degli articoli 4 e 10 e verrà incentivata la cooperazione transfrontaliera tra Stati membri in materia di ricerca…

Disposizioni complementari – Articolo 22

Nell’attuare le disposizioni della presente direttiva, gli Stati membri:

a) esaminano l’opportunità di reintrodurre delle specie locali del loro territorio di cui all’allegato IV,

qualora questa misura possa contribuire alla loro conservazione, sempreché, da un’indagine condotta anche sulla scorta delle esperienze acquisite in altri Stati membri o altrove, risulti che tale reintroduzione contribuisce in modo efficace a ristabilire tali specie in uno stato di conservazione soddisfacente, e purché tale reintroduzione sia preceduta da un’adeguata consultazione del pubblico interessato…

c) promuovono l’istruzione e l’informazione generale sull’esigenza di tutelare le specie di fauna e flora selvatiche e di conservare il loro habitat nonché gli habitat naturali…

ALLEGATO I5 – TIPI DI HABITAT NATURALI DI INTERESSE COMUNITARIO LA CUI CONSERVAZIONE RICHIEDE LA DESIGNAZIONE DI AREE SPECIALI DI CONSERVAZIONE – INTERPRETAZIONE

Degli orientamenti per l’interpretazione dei tipi di habitat vengono dati nel “Manuale d’interpretazione degli habitat dell’Unione Europea” come approvato dal comitato stabilito dall’articolo 20 (“Comitato Habitat”) e pubblicato dalla Commissione europea 6. Il codice corrisponde al codice NATURA 2000. Il segno “*” indica i tipi di habitat prioritari.

2. DUNE MARITTIME E INTERNE

2270 * Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster

Doc. I 1 – MINISTERO DELL’AMBIENTE – RELAZIONE SULLO STATO DELL’AMBIENTE 2016

L’Unione europea – UE sta indicando la via con politiche come il 7° Programma d’azione europeo per l’ambiente, il pacchetto Clima – Energia 2030, la strategia Europa 2020 e il programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Gli obiettivi sono comuni e, in maniera diversa, cercano di bilanciare aspetti sociali, economici ed ambientali…

Nel 7° Programma d’azione europeo per l’ambiente “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” l’UE formula una visione avvincente del futuro fino al 2050: una società a basse emissioni di carbonio, un’economia verde e circolare ed ecosistemi resilienti alla base del benessere dei cittadini.

A fondamento di questa visione c’è la consapevolezza che la prosperità economica e il benessere dell’Europa siano intrinsecamente legati al suo ambiente naturale – dai terreni fertili, all’aria e all’acqua pulita. Ciò comporta l’assunzione di impegni multiformi e la capacità di far fronte a sfide importanti, legate a sistemi di produzione e consumo insostenibili e ai loro impatti a lungo termine, spesso complessi e cumulativi, sugli ecosistemi e sulla salute delle persone…

Hans Bruyninckx, Direttore Esecutivo della European Environment Agency – EEA1, ci dice che:

«A partire dal 2015, abbiamo 35 anni di tempo per assicurare ai bambini che nascono oggi un pianeta sostenibile entro il 2050. Apparentemente sembra un futuro lontano, ma molte delle decisioni che prendiamo oggi determineranno il destino di questo progetto sociale»…

L’European Environment – State and Outlook 2015 “SOER 20152” ci dice che per raggiungere la “visione” del 2050 bisogna concentrare le attività in tre settori chiave:

proteggere il Capitale Naturale che sostiene la prosperità economica e il benessere umano;

stimolare uno sviluppo economico e sociale efficiente nell’uso delle risorse e a basse emissioni di carbonio;

salvaguardare le persone dai rischi ambientali per la salute

Le conoscenze della natura sistemica dei problemi ambientali sono cresciute negli ultimi anni e ciò ha fatto sì che le iniziative delle politiche ambientali adottate di recente continuano a riguardare i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, l’uso non sostenibile delle risorse naturali e le pressioni dell’ambiente sulla salute, ma nel contempo oggi si presta maggiore attenzione ai legami tra di esse e alla loro interazione con un’ampia gamma di tendenze sociali…

Ma la progressiva comprensione delle sfide ambientali si riflette già nell’approccio adottato di sviluppare “pacchetti di politiche” coerenti che si basano su una triplice risposta:

fissare standard di qualità generali legati allo stato dell’ambiente che guidino lo sviluppo generale di approcci politici coerenti a livello internazionale;

– fissare corrispondenti obiettivi generali legati alle pressioni ambientali (che spesso comportano una divisione per paese o settore economico, entrambi); formulare politiche specifiche che affrontino i punti di pressione, le cause, i settori o gli standard….

IL CAPITALE NATURALE

Dalla consapevolezza che i sistemi ambientali hanno un ruolo fondamentale nel determinare il prodotto economico e il benessere umano, fornendo risorse e servizi e assorbendo emissioni e rifiuti, risulta ben chiaro il concetto di “Capitale Naturale”, che consiste nel più importante delle forme di capitale, poiché senza di esso non può esistere nessuna forma di sviluppo e benessere della società umana…

Per la prima volta – nel 2012 – è stato realizzato un atlante mondiale dell’uso delle risorse…

dalle attività forestali e dalle attività di pesca, indispensabili per l’analisi dell’utilizzo del Capitale Naturale…

Anche se l’Europa ha indubbiamente fatto progressi nel conservare e migliorare i suoi sistemi seminaturali in alcune zone, la perdita generale continuata di Capitale Naturale sta mettendo a rischio gli sforzi compiuti per raggiungere gli obiettivi in materia di biodiversità e clima (EU, 2013)…

Inoltre, la legislazione per contrastare i cambiamenti climatici, le sostanze chimiche, le emissioni industriali e i rifiuti, contribuisce ad alleviare la pressione sul suolo, gli ecosistemi, le specie e gli habitat e a ridurre l’immissione di nutrienti (EU, 2013)…

Quando miniamo la resilienza dell’ecosistema, riduciamo la capacità della natura di fornire servizi essenziali, aumentando la pressione sugli individui e sulla società. Al contrario, la sostenibilità ecologica dipende da fattori sociali e decisioni che proteggono l’ambiente. La natura complessa del degrado dell’ecosistema – cause multiple, percorsi ed effetti difficili da districare – rende difficile tradurre il concetto di resilienza ecologica in politica…

Ci sono anche lacune nella legislazione, in particolare per quanto riguarda il suolo e queste lacune mettono a rischio la fornitura dei servizi ecosistemici…

Un’azione volta a mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici farà crescere la resilienza dell’economia e della società stimolando allo stesso tempo l’innovazione e proteggendo le risorse naturali.

LA VARIAZIONE DEL MIX ENERGETICO

Il mix delle fonti di produzione energetica si è arricchito sensibilmente nel nostro Paese, come evidenziato nel Grafico 2.10. Grazie all’introduzione di nuove tecnologie di produzione basate sullo sfruttamento di fonti rinnovabili, come il fotovoltaico, le biomasse…

la repentina variazione del mix energetico a favore delle fonti rinnovabili ha avuto – e continua ad avere – un costo economico rilevante…

sintesi | La conoscenza, il valore e la tutela della biodiversità

…La biodiversità non è solo un elenco di specie, habitat ed ecosistemi da salvaguardare per il loro valore intrinseco, bensì l’insieme di beni, risorse e servizi ecosistemici indispensabili non solo al benessere e alla qualità della vita, ma alla stessa sopravvivenza dell’umanità…

Saper coniugare, consapevolmente, le azioni di salvaguardia della natura con l’insieme dei valori che essa assume nei diversi settori economici, rappresenta la scommessa dei prossimi anni e dei decenni futuri di questo II Millennio…

L’introduzione delle specie alloctone, l’uso non sostenibile delle risorse e delle specie, gli effetti dei cambiamenti climatici incidono sul quadro delle minacce principali…

I risultati delle più recenti valutazioni realizzate in adempimento della Direttiva Habitat delineano uno stato di conservazione sfavorevole – inadeguato o cattivo – per circa la metà delle specie di interesse comunitario (50% per la flora, 51% per la fauna) e per oltre la metà degli habitat (68%)…

Per promuovere una valorizzazione del Capitale Naturale in una prospettiva di implementazione di green economy e green jobs, è necessario in primo luogo, migliorare la capacità di misurare, contabilizzare e valutare i benefici e i danni ai servizi ecosistemici anche dal punto di vista economico.

In questo contesto le aree naturali protette svolgono un ruolo essenziale di conservazione della biodiversità e allo stesso tempo contribuiscono a diffondere esperienze concrete di sviluppo ottenuto attraverso la sostenibilità ambientale…

I Parchi negli anni hanno saputo rispondere con sempre maggiore efficacia alla loro missione, impostando un modello di presidio del territorio e di gestione sostenibile delle risorse naturali in grado di tutelare un enorme patrimonio di specie, ecosistemi e paesaggi, intrecciato con valori culturali e storico-architettonici ineguagliabili a livello mondiale.

L’impegno è, pertanto, sempre più fortemente indirizzato a promuovere le buone pratiche sviluppate nelle aree protette, in quanto rappresentano esperienze di successo che coniugano imprescindibilmente lo sviluppo sostenibile dei territori, la “messa in valore” del Capitale Naturale e la conservazione delle risorse naturali…

La biodiversità, oltre al proprio valore intrinseco, è importante per l’uomo, poiché è fonte di beni, risorse e servizi, indispensabili per la sua sopravvivenza e il suo benessere. La diversità genetica, di specie e di ecosistemi, assicura una serie di servizi ancora “senza prezzo”, quali l’equilibrio delle risorse idriche, il controllo dei cicli biogeochimici, la regolazione del clima locale, la mitigazione dei cambiamenti climatici, l’impollinazione di numerosissime colture, la fornitura di valori culturali, ricreativi e turistici…

In Italia sono stati identificati importanti centri di biodiversità, ad esempio nelle isole tirreniche, nelle Alpi Marittime e Liguri, senza contare l’elevato tasso di endemismo che caratterizza molte aree quali, tra le altre, la Catena Appenninica.

Con la ratifica della CBD avvenuta con la Legge n. 124 del 15 febbraio 1994, l’Italia è impegnata nelle attività internazionali e nazionali di attuazione per il perseguimento degli obiettivi posti. In particolare, nel 2010, anno internazionale della biodiversità, la Convenzione, avendo constatato il mancato raggiungimento della riduzione del tasso di perdita della biodiversità, previsto per il 2010, ha adottato il Piano Strategico per la Biodiversità 2010-2020 e gli Aichi Target3 (Figura 9.01), quali nuove azioni prioritarie da sviluppare in modo cooperativo nell’arco di un decennio, con l’ambiziosa aspirazione di arrestare, a livello globale, la perdita di biodiversità…

LE PRINCIPALI CONVENZIONI INTERNAZIONALI RIVOLTE ALLA BIODIVERSITÀ RATIFICATE DALL’ITALIA

La CBD costituisce il principale degli Accordi globali per la biodiversità ed una delle tre convenzioni definite a Rio de Janeiro nel 1992. Ne derivano il Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza ed il Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e l’equa distribuzione dei benefici da esse derivanti. Alla CBD aderiscono 194 Parti, l’Italia

l’ha ratificata il 15 febbraio 1994…

Convenzioni…

– di Berna per la tutela degli habitat e delle specie selvatiche europee, che nell’ambito del Consiglio di Europa ha lo scopo di assicurare la conservazione della flora e della fauna selvatiche e dei loro habitat naturali …

–– di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale, l’atto risale al 1971 e sancisce la prima cooperazione internazionale per la protezione degli habitat, riconoscendo l’importanza ed il valore delle zone denominate “umide”, ecosistemi con altissimo grado di biodiversità, vitali per gli uccelli acquatici…

Inoltre, nell’ambito del sistema UNESCO le competenze del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare – MATTM, svolte in coordinamento con le altre amministrazioni centrali e con la Commissione Nazionale Italiana – CNI per l’United Nations Educational, Scientific, and Cultural Organization – UNESCO, sono attribuite alla Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare – DG PNM dal D.P.R. n. 140 del 3 agosto 2009, che riporta il “Regolamento recante la riorganizzazione del MATTM”. Dette competenze riguardano in particolare

le seguenti Convenzioni e Programmi UNESCO:

–– il Programma Uomo e Biosfera Man and Biosphere Program – MAB5);

la Convenzione sul Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale; la Convenzione sulla Promozione e Protezione del Patrimonio Immateriale….

LE PRINCIPALI MINACCE AL PATRIMONIO NATURALE

La prima causa di perdita di biodiversità è la distruzione e il degrado degli habitat naturali, nonché la loro frammentazione. A tutto questo concorre in modo sensibile la perdita di suolo e la sua impermeabilizzazione (ISPRA, 2014)…

Gli habitat e le specie

Nel III Rapporto nazionale sullo stato di attuazione della Direttiva Habitat è stato rendicontato lo stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario presenti in Italia, ovvero:

113 specie vegetali, 225 specie animali e 132 habitat, per un totale di 802 schede di sintesi compilate per le tre regioni biogeografiche in ambito terrestre e marino. I risultati delle valutazioni delineano uno stato di conservazione sfavorevole – inadeguato o cattivo – per circa la metà delle specie di interesse comunitario (50% per la flora, 51% per la fauna) e per oltre la metà degli habitat (68%). Queste percentuali sono sostanzialmente rispecchiate nelle prospettive future per la loro conservazione…

Dall’esame del Grafico 9.12, si osserva che il 69% degli habitat terrestri di interesse comunitario del nostro Paese è in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato, solo il 22% è in uno stato di conservazione favorevole, mentre per il 9,5% dei casi non è stato possibile attribuire uno stato di conservazione complessivo.

Analizzando lo stato di conservazione complessivo degli habitat per regione biogeografica si rileva che la maggior percentuale di habitat in stato di conservazione non soddisfacente è presente nella regione alpina, mentre l’analisi per macrocategorie di habitat evidenzia il dato preoccupante sull’elevata percentuale di habitat in stato di conservazione cattivo delle dune marittime e interne (18%) e delle torbiere alte, torbiere basse e paludi basse con il 14% dei casi.

Le Liste Rosse

Il grado di minaccia cui sono sottoposte le specie animali e vegetali viene valutato attraverso apposite metodiche di assessment – valutazione – che conducono alla redazione di liste in cui a ciascuna specie è attribuito un determinato livello di rischio. Queste liste sono denominate Liste Rosse…

Nella recente “Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani”, figurano 672 specie, di cui 576 terrestri e 96 marine.

Negli ultimi tempi, 6 specie si sono estinte.

Le specie minacciate di estinzione, classificate nelle categorie IUCN “In Pericolo Critico – CR”, “In Pericolo – EN” e “Vulnerabile – VU”, sono 161 – di cui 138 terrestri e 23 marine – pari al 28% delle specie valutate (Grafico 9.15). Il 50% circa delle specie non è a rischio di estinzione imminente, mentre si stima che complessivamente circa il 31% dei vertebrati italiani sia comunque minacciato (elaborazione ISPRA su dati tratti da Rondinini et al., 2013).

La Tabella 9.02 riporta invece le categorie IUCN relative ai gruppi di invertebrati che figurano nelle Liste Rosse nazionali pubblicate nel 2014. In particolare sono elencati: i coralli (Antozoi) (Salvati et al., 2014), le libellule (Odonati) (Riservato et al., 2014), e le specie di Coleotteri definiti “saproxilici” (Audisio et al., 2014). Con quest’ultimo termine s’intendono i coleotteri associati, almeno in una fase del loro ciclo vitale, al legno di piante morte o deperienti in ambienti forestali e di macchia, o legati a materiali lignei di origine esogena (ad es. i tronchi spiaggiati lungo gli ambienti litoranei sabbiosi o nelle anse delle principali aste fluviali). Nel 2015 è stata pubblicata, inoltre, la Lista Rossa dei Lepidotteri Ropaloceri (Balletto et al., 2015).

Sempre considerando minacciate di estinzione le specie appartenenti alle categorie IUCN CR, EN e VU, per quanto riguarda gli Antozoi, delle 112 specie valutate, è assai elevata la componente di specie di cui non si dispongono informazioni (60%), mentre 10 specie sono minacciate di estinzione e solo 32 specie, pari al 29%, non lo sono. Assai migliore risulta la situazione per le Libellule, anche se una specie è estinta nella regione in tempi recenti: delle 93 specie di libellule valutate sono minacciate di estinzione 10 specie, ma 66 specie (74%) non sono a rischio di estinzione imminente. Le specie di Coleotteri saproxilici minacciate di estinzione sono un totale di 418, pari al 21% delle specie valutate.

Come riportato nella fonte di riferimento, considerando che, per il 12% delle specie, i dati disponibili non sono sufficienti a valutare il rischio di estinzione, e assumendo che il 30% di queste sia comunque minacciato, si stima che complessivamente circa il 25% dei Coleotteri saproxilici italiani sia minacciato. Il 49% circa delle specie non risulterebbe invece a rischio di estinzione imminente. Infine, delle 289 specie di Ropaloceri valutate, una specie, la farfalla Lycaena helle, è estinta nella regione in tempi recenti (1926). Le specie minacciate di estinzione sono in totale 18, pari al 6,4% delle specie valutate.

Solamente per 2 specie i dati disponibili non sono sufficienti a valutare il rischio di estinzione. Le specie quasi minacciate rappresentano un ulteriore 5,6% dei Ropaloceri italiani, che, fortunatamente, per la maggior parte (248 specie: 87%) appartengono alla categoria di minor preoccupazione.

Per quanto riguarda le specie vegetali la consistenza della flora italiana a rischio, secondo le categorie di minaccia IUCN versione 2.3 (1994), comprende 772 specie di piante non vascolari (briofite e licheni) su un totale di 3484 (22%), e 1020 specie di piante vascolari su un totale di 6711 (15%) (elaborazione ISPRA su dati tratti da Cortini et al., 1992; Nimis, 1992; Conti et al., 1992; Conti et al., 1997; Scoppola e Spampinato, 2005)…

Complessivamente risultano minacciate il 42% delle policy species, e per il 24% non si hanno ancora dati sufficienti per l’assessment. A quest’ultima percentuale contribuiscono in maniera preponderante i muschi.

Le specie di interesse comunitario

Prendendo in considerazione le specie di interesse comunitario, le condizioni più critiche per la flora – in termini di numero di taxa con stato di conservazione sfavorevole – si ritrovano nella regione biogeografica mediterranea, sono infatti risultate in stato di conservazione cattivo ben 14 specie, di cui 7 nella regione mediterranea, 5 in quella continentale e 1 in quella alpina; inoltre una specie (Marsilea quadrifolia) è risultata in forte regressione sia nella regione mediterranea sia in quella continentale. Anche lo stato di conservazione delle specie di fauna di interesse comunitario (esclusi gli uccelli), presenta notevoli problematiche, in quanto il 18% rivela uno stato di conservazione cattivo e il 15% cattive prospettive future…

Il 25% delle specie nidificanti rientra in una delle categorie a più elevato rischio di estinzione e tra queste 5 sono le specie risultate in maggior pericolo: il gipeto, il capovaccaio, il grifone, l’aquila del Bonelli e la bigia padovana. Queste specie sono accomunate da un stato di conservazione cattivo, un basso numero di coppie (<100) e una limitata estensione della distribuzione geografica (<20.000 chilometri quadrati). Le specie più vulnerabili si trovano principalmente in ambienti di prato-pascolo, nei seminativi e nelle zone umide.

LA STRATEGIA NAZIONALE PER LA BIODIVERSITÀ E LE AZIONI DI SALVAGUARDIA

In Italia, la Strategia Nazionale per la Biodiversità – SNB interpreta l’impegno per il raggiungimento dell’obiettivo europeo di fermare la perdita di biodiversità entro il 2020…

Essa si pone come strumento di integrazione delle esigenze di conservazione e dell’uso sostenibile della biodiversità. Da queste considerazioni deriva la visione (Figura 9.12) per la conservazione della biodiversità della SNB: «la biodiversità e i servizi ecosistemici, nostro capitale naturale, sono conservati, valutati e, per quanto possibile, ripristinati, per il loro valore intrinseco e perché possano continuare a sostenere in modo durevole la prosperità economica e il benessere umano, nonostante i profondi cambiamenti in atto a livello globale e locale».

Per il suo conseguimento la SNB è articolata intorno a tre tematiche-cardine:

biodiversità e servizi ecosistemici;

biodiversità e cambiamenti climatici;

biodiversità e politiche economiche…

L’attuazione della SNB richiede un approccio multidisciplinare ed una forte condivisione e collaborazione tra i decisori politici e le amministrazioni centrali e regionali, con il supporto del mondo accademico e scientifico, raccogliendo le istanze dei portatori di interesse…

Per questo la Conferenza Stato-Regioni è stata individuata quale sede di decisione politica in merito alla Strategia e sono stati istituiti degli appositi organi di governance (D.M. del 6 giugno 2011 – G.U. 143 del 22/6/2011)…

Il Comitato paritetico è supportato per gli aspetti tecnico-scientifici dall’Osservatorio nazionale per la biodiversità composto da rappresentanti di istituzioni, enti di ricerca, aree protette di valenza nazionale e regionale e società scientifiche.

L’istituzione di un Tavolo di consultazione, costituito dai rappresentanti delle principali associazioni delle categorie economiche e produttive e delle associazioni ambientaliste, garantisce il pieno e costante coinvolgimento dei portatori d’interesse nel percorso di attuazione e revisione della Strategia…

L’analisi condotta in ciascuna area di lavoro mira a massimizzare il contributo che può derivare da ogni singola politica di settore per conseguire i tre obiettivi strategici e più in generale la visione della SNB, attraverso una migliore consapevolezza dell’importanza della biodiversità e dei i servizi ecosistemici, e incentivando l’applicazione degli strumenti normativi, regolamentari, finanziari, volontari esistenti e, solo secondariamente, di quelli sviluppati ex novo.

Nel 2014 il Comitato Paritetico e il Tavolo di consultazione sono stati convocati in merito alla programmazione 2014-2020 dei fondi comunitari e gli impegni relativi al semestre di presidenza italiana dell’UE. Per via telematica è stato anche condiviso con tutti gli organismi di governance della SNB il V Rapporto nazionale della CBD.

Nel marzo 2014 l’Italia ha trasmesso al Segretariato della CBD il V Rapporto nazionale (2009-2013) sullo stato di attuazione del Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 e dei progressi compiuti per il raggiungimento degli Aichi Target attraverso la SNB. Il report, redatto anche sulla base di quanto contenuto nel I Rapporto Nazionale della SNB,è stato condiviso nell’ambito degli Organi di governance della SNB.

Doc. I 2 – D. Lgs 18 maggio 2001, n. 227 “Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57

…Art. 1. F i n a l i t a’

1. Le disposizioni del presente decreto sono finalizzate alla valorizzazione della selvicoltura quale elemento fondamentale per lo sviluppo socio-economico e per la salvaguardia ambientale del territorio della Repubblica italiana, nonché alla conservazione, all’incremento ed alla razionale gestione del patrimonio forestale nazionale, nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale e comunitario dall’Italia in materia di biodiversità e sviluppo sostenibile con particolare riferimento a quanto previsto dalle Risoluzioni delle Conferenze interministeriali sulla protezione delle foreste in Europa di Strasburgo, Helsinki e Lisbona.

2. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 1, il Ministero delle politiche agricole e forestali, il Ministero del-

l’ambiente e le regioni svolgono, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, in modo coordinato le attività volte a garantire la maggiore efficacia degli interventi pubblici, l’equilibrato sviluppo economico e sociale, soprattutto nelle zone montane, e l’utilizzo delle risorse naturali in maniera sostenibile…

Art. 3. Programmazione forestale

1. In relazione alle linee guida emanate dal Ministero delle politiche agricole e forestali e dal Ministero dell’ambiente, ciascuno per quanto di propria competenza, in materia forestale ed alle indicazioni fornite ai sensi dell’articolo 2, comma 4, della legge 23 dicembre 1999, n. 499, le regioni definiscono le linee di tutela, conservazione, valorizzazione e sviluppo del settore forestale nel territorio di loro competenza attraverso la redazione e la revisione dei propri piani forestali. A tal fine, le linee di indirizzo e coordinamento per gli interventi da realizzare nei settori agricolo, agroindustriale, agroalimentare e forestale comprendono specifiche linee di politica forestale nazionale atte a:

a) verificare lo stato e le caratteristiche del bosco in relazione all’economia nazionale e alla situazione ambientale generale, con particolare riferimento alla conservazione della biodiversità;

b) stabilire gli obiettivi strategici della politica nazionale nel settore forestale, anche in attuazione delle Risoluzioni delle Conferenze interministeriali di Helsinki e Lisbona, e indicare gli indirizzi di intervento nazionale ed i criteri generali di realizzazione, nonché le previsioni di spesa.

2. Le regioni promuovono la pianificazione forestale per la gestione del bosco e definiscono la tipologia, gli obiettivi, le modalità di elaborazione, il controllo dell’applicazione e il riesame periodico dei piani.

Art. 4. Trasformazione del bosco e rimboschimento compensativo

2. La trasformazione del bosco e’ vietata, fatte salve le autorizzazioni rilasciate dalle regioni in conformità all’articolo 151 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento e di igiene ambientale locale.

3. La trasformazione del bosco deve essere compensata da rimboschimenti con specie autoctone, preferibilmente di provenienza locale, su terreni non boscati. Le regioni stabiliscono l’estensione minima dell’area boscata soggetta a trasformazione del bosco oltre la quale vale l’obbligo della compensazione…

Art. 5. Forme di sostituzione, gestione e cessione del bosco

1. Le regioni dettano norme affinché venga garantito il recupero dei boschi qualora sussistano gravi processi di degrado o vi siano motivi di pubblica incolumità…

Art. 6. Disciplina delle attività selvicolturali

1. Le attività selvicolturali sono fattore di sviluppo dell’economia nazionale, di miglioramento delle condizioni economiche e sociali delle zone montane, nonché a sostegno di nuove opportunita’ imprenditoriali ed occupazionali anche in forma associata o cooperativa. Esse sono strumento fondamentale per la tutela attiva degli ecosistemi e dell’assetto idrogeologico e paesaggistico del territorio.

2. … E’ vietato altresì il taglio a raso dei boschi laddove le tecniche selvicolturali non siano finalizzate alla rinnovazione naturale, salvo casi diversi previsti dai piani di assestamento regolarmente approvati e redatti secondo i criteri della gestione forestale sostenibile di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b)…

3. Le regioni, in accordo con i principi di salvaguardia della biodiversità, con particolare riferimento alla conservazione delle specie dipendenti dalle necromasse legnose, favoriscono il rilascio in bosco di alberi da destinare all’invecchiamento a tempo indefinito…

Art. 11. Certificazione delle attività forestali ecocompatibili

1. Nell’ambito degli indirizzi stabiliti a livello internazionale e nazionale le regioni promuovono la certificazione dei processi gestionali e produttivi del settore forestale.

Art. 12. Ricerca, formazione e informazione

1. Il Ministero delle politiche agricole e forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, promuove e sostiene lo sviluppo della ricerca e della sperimentazione forestale anche in conformita’ al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 454, nonché attraverso il coinvolgimento delle istituzioni scientifiche operanti nel settore forestale…

5. Il Ministero delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministero dell’ambiente e d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove attività di informazione e di educazione sul significato e lo stato del bosco e sulle esternalita’ da esso svolte in favore della societa’, avvalendosi a tale scopo anche del sistema per l’educazione ambientale coordinato dal Ministero dell’ambiente, in collaborazione con quest’ultimo…

Doc. I 3 – LEGGE 21 novembre 2000, n. 353 Legge-quadro in materia di incendi boschivi.

Art. 1. (Finalita’ e principi)

1. Le disposizioni della presente legge sono finalizzate alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualita’ della vita e costituiscono principi fondamentali dell’ordinamento ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione…

Art. 3.

2. Le regioni approvano il piano di cui al comma 1 entro centocinquanta giorni dalla deliberazione delle linee guida e delle direttive di cui al medesimo comma 1.

3. Il piano, sottoposto a revisione annuale, individua:…

l) le operazioni silvicolturali di pulizia e manutenzione del bosco…

Art. 6. (Attivita’ informative)

1. Le amministrazioni statali, regionali e gli enti locali promuovono, ai sensi della legge 7 giugno 2000, n. 150, l’informazione alla popolazione in merito alle cause determinanti l’innesco di incendio e alle norme comportamentali da rispettare in situazioni di pericolo. La divulgazione del messaggio informativo si avvale di ogni forma di comunicazione e degli uffici relazioni con il pubblico, istituiti ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29…

Art. 8. (Aree naturali protette)

1. Il piano regionale di cui al comma 1 dell’articolo 3 prevede per le aree naturali protette regionali, ferme restando le disposizioni della legge 6 dicembre 1991, n. 394, e successive modificazioni, un’apposita sezione, definita di intesa con gli enti gestori, su proposta degli stessi, sentito il Corpo forestale dello Stato.

2. Per i parchi naturali e le riserve naturali dello Stato e’ predisposto un apposito piano dal Ministro dell’ambiente di intesa con le regioni interessate, su proposta degli enti gestori, sentito il Corpo forestale dello Stato. Detto piano costituisce un’apposita sezione del piano regionale di cui al comma 1 dell’articolo 3.

3. Le attivita’ di previsione e prevenzione sono attuate dagli enti gestori delle aree naturali protette di cui ai commi 1 e 2 o, in assenza di questi, dalle province, dalle comunita’ montane e dai comuni, secondo le attribuzioni stabilite dalle regioni…

Art. 9. (Attivita’ di monitoraggio e relazione al Parlamento)

1. Il Ministro delegato per il coordinamento della protezione civile, avvalendosi dell’Agenzia, ovvero, fino alla effettiva operativita’ della stessa, del Dipartimento, svolge attivita’ di monitoraggio sugli adempimenti previsti dalla presente legge e, decorso un anno dalla data di entrata in vigore di quest’ultima, riferisce al Parlamento sullo stato di attuazione della legge stessa…

Note all’art. 1:

– Si riporta il testo dell’art. 117 della Costituzione della Repubblica italiana:

“Art. 117. – La regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreche’ le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre regioni:…agricoltura e foreste…

Note all’art. 6:

– La legge 7 giugno 2000, n. 150, reca: “Disciplina delle attivita’ di informazione e di

comunicazione delle pubbliche amministrazioni”…

“Art. 12 (Ufficio relazioni con il pubblico)…

2. Gli uffici per le relazioni con il pubblico provvedono, anche mediante l’utilizzo di tecnologie informatiche:

a) al servizio all’utenza per i diritti di partecipazione di cui al capo III della legge 7 agosto 1990, n. 241;

b) all’informazione all’utenza relativa agli atti e allo stato dei procedimenti…

4. Al fine di assicurare la conoscenza di normative, servizi e strutture, le amministrazioni pubbliche programmano ed attuano iniziative di comunicazione di pubblica utilita’; in particolare, le amministrazioni dello Stato, per l’attuazione delle iniziative individuate nell’ambito delle proprie competenze, si avvalgono del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri quale struttura centrale di servizio, secondo un piano annuale di coordinamento del fabbisogno di prodotti e servizi, da sottoporre all’approvazione del Presidente del Consiglio dei Ministri.

5-bis. Il responsabile dell’ufficio per le relazioni con il pubblico e il personale da lui indicato possono promuovere iniziative volte, anche con il supporto delle procedure informatiche, al miglioramento dei servizi per il pubblico, alla semplificazione e all’accelerazione delle procedure e all’incremento delle modalita’ di accesso informale alle informazioni in possesso dell’amministrazione e ai documenti amministrativi…

Note all’art. 10:..

– Si riporta il testo dell’art. 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale):

“Art 18. – 1. Qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l’ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l’autore del fatto al risarcimento nei confronti dello Stato.

2. Per la materia di cui al precedente comma 1 la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, ferma quella della Corte dei conti, di cui all’art. 22 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.

3. L’azione di risarcimento del danno ambientale, anche se esercitata in sede penale, e’ promossa dallo Stato, nonche’ dagli enti territoriali sui quali incidano i beni oggetto del fatto lesivo.

4. Le associazioni di cui al precedente art. 13 e i cittadini, al fine di sollecitare l’esercizio dell’azione da parte dei soggetti legittimati, possono denunciare i fatti lesivi di beni ambientali dei quali siano a conoscenza.

5. Le associazioni individuate in base all’art. 13 della presente legge possono intervenire nei giudizi per danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi.

6. Il giudice, ove non sia possibile una precisa quantificazione del danno, ne determina l’ammontare in via equitativa, tenendo comunque conto della gravita’ della colpa individuale, del costo necessario per il ripristino e del profitto conseguito dal trasgressore in conseguenza del suo comportamento lesivo dei beni ambientali.

7. Nei casi di concorso nello stesso evento di danno, ciascuno risponde nei limiti della piu’ propria responsabilita’ individuale.

8. Il giudice, nella sentenza di condanna, dispone, ove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi a spese del responsabile.

9. Per la riscossione dei crediti in favore dello Stato risultanti dalle sentenze di condanna si applicano le norme di cui al testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, approvato con regio decreto 14 aprile 1910, n. 639″.

Doc. I 4 – Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42

Articolo 1 Principi

1. In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all’articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.

2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.

3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione…

6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale indicate ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformità alla normativa di tutela.

(1) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62.

Articolo 2 Patrimonio culturale

1. Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici…

3. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge…

Articolo 3 Tutela del patrimonio culturale

1. La tutela consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di un’adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione…

Articolo 6 Valorizzazione del patrimonio culturale

1. … comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale. In riferimento al paesaggio, la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati

(1).

2. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.

3. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale.

(1) Comma modificato precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156 e dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62 e dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 20 Interventi vietati

1. I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione (1)…

(1) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62.

Articolo 21 Interventi soggetti ad autorizzazione

1. Sono subordinati ad autorizzazione del Ministero:…

4. Fuori dei casi di cui ai commi precedenti, l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente. Il mutamento di destinazione d’uso dei beni medesimi è comunicato al soprintendente per le finalità di cui all’articolo 20, comma 1 (4)…

(4) Comma modificato dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.

Articolo 24 Interventi su beni pubblici

1. Per gli interventi su beni culturali pubblici da eseguirsi da parte di amministrazioni dello Stato, delle regioni, di altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico, l’autorizzazione necessaria ai sensi dell’articolo 21 può essere espressa nell’àmbito di accordi tra il Ministero ed il soggetto pubblico interessato.

Articolo 26 Valutazione di impatto ambientale

1. Per i progetti di opere da sottoporre a valutazione di impatto ambientale, l’autorizzazione prevista dall’articolo 21 è espressa dal Ministero in sede di concerto per la pronuncia sulla compatibilità ambientale, sulla base del progetto definitivo da presentarsi ai fini della valutazione medesima.

2. Qualora dall’esame del progetto effettuato a norma del comma 1 risulti che l’opera non è in alcun modo compatibile con le esigenze di protezione dei beni culturali sui quali essa è destinata ad incidere, il Ministero si pronuncia negativamente, dandone comunicazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. In tal caso, la procedura di valutazione di impatto ambientale si considera conclusa negativamente (1).

3. Se nel corso dei lavori risultano comportamenti contrastanti con l’autorizzazione espressa nelle forme di cui al comma 1, tali da porre in pericolo l’integrità dei beni culturali soggetti a tutela, il soprintendente ordina la sospensione dei lavori.

(1) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62.

Articolo 28 Misure cautelari e preventive

1. Il soprintendente può ordinare la sospensione di interventi iniziati contro il disposto degli articoli 20, 21, 25, 26 e 27 ovvero condotti in difformità dall’autorizzazione.

2. Al soprintendente spetta altresì la facoltà di ordinare l’inibizione o la sospensione di interventi relativi alle cose indicate nell’articolo 10, anche quando per esse non siano ancora intervenute la verifica di cui all’articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all’articolo 13.

3. L’ordine di cui al comma 2 si intende revocato se, entro trenta giorni dalla ricezione del medesimo, non è comunicato, a cura del soprintendente, l’avvio del procedimento di verifica o di dichiarazione…

Articolo 29 Conservazione

1. La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

2. Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.

3. Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale e dell’identità del bene e delle sue parti…

5. Il Ministero definisce, anche con il concorso delle regioni e con la collaborazione delle università e degli istituti di ricerca competenti, linee di indirizzo, norme tecniche, criteri e modelli di intervento in materia di conservazione dei beni culturali…

Articolo 30 Obblighi conservativi

1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico hanno l’obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza…

Articolo 118 Promozione di attività di studio e ricerca

1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati, realizzano, promuovono e sostengono, anche congiuntamente, ricerche, studi ed altre attività conoscitive aventi ad oggetto il patrimonio culturale.

2. Al fine di garantire la raccolta e la diffusione sistematica dei risultati degli studi, delle ricerche e delle altre attività di cui al comma 1, ivi compresa la catalogazione, il Ministero e le regioni possono stipulare accordi per istituire, a livello regionale o interregionale, centri permanenti di studio e documentazione del patrimonio culturale, prevedendo il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati.

Articolo 131 (1) Paesaggio

1. Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.

2. Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell’identità nazionale, in quanto espressione di valori culturali.

3. Salva la potestà esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio quale limite all’esercizio delle attribuzioni delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sul territorio, le norme del presente Codice definiscono i principi e la disciplina di tutela dei beni paesaggistici.

4. La tutela del paesaggio, ai fini del presente Codice, è volta a riconoscere, salvaguardare e, ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime. I soggetti indicati al comma 6, qualora intervengano sul paesaggio, assicurano la conservazione dei suoi aspetti e caratteri peculiari.

5. La valorizzazione del paesaggio concorre a promuovere lo sviluppo della cultura. A tale fine le amministrazioni pubbliche promuovono e sostengono, per quanto di rispettiva competenza, apposite attività di conoscenza, informazione e formazione, riqualificazione e fruizione del paesaggio nonché, ove possibile, la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati. La valorizzazione è attuata nel rispetto delle esigenze della tutela.

6. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che, nell’esercizio di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale, informano la loro attività ai principi di uso consapevole del territorio e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di realizzazione di nuovi valori paesaggistici integrati e coerenti, rispondenti a criteri di qualità e sostenibilità (186).

(1) Articolo precedentemente modificato dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente sostituito dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n.

63.

Articolo 132 (1) Convenzioni internazionali (1) Articolo sostituito dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 134 Beni paesaggistici

1. Sono beni paesaggistici:

a) gli immobili e le aree di cui all’articolo 136, individuati ai sensi degli articoli da 138 a 141 (1);

b) le aree di cui all’articolo 142 (1);

c) gli ulteriori immobili ed aree specificamente individuati a termini dell’articolo 136 e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156 (2).

(1) Lettera modificata dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

(2) Lettera precedentemente modificata dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 135 (1) Pianificazione paesaggistica

1. Lo Stato e le regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono. A tale fine le regioni sottopongono a specifica normativa d’uso il territorio mediante piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, entrambi di seguito denominati: «piani paesaggistici». L’elaborazione dei piani paesaggistici avviene congiuntamente tra Ministero e regioni, limitatamente ai beni paesaggistici di cui all’articolo 143, comma 1, lettere b), c) e d), nelle forme previste dal medesimo articolo 143.

2. I piani paesaggistici, con riferimento al territorio considerato, ne riconoscono gli aspetti e i caratteri peculiari, nonché le caratteristiche paesaggistiche, e ne delimitano i relativi ambiti.

3. In riferimento a ciascun ambito, i piani predispongono specifiche normative d’uso, per le finalità indicate negli articoli 131 e 133, ed attribuiscono adeguati obiettivi di qualità.

4. Per ciascun ambito i piani paesaggistici definiscono apposite prescrizioni e previsioni ordinate in particolare:

a) alla conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni paesaggistici sottoposti a tutela, tenuto conto anche delle tipologie architettoniche, delle tecniche e dei materiali costruttivi, nonché delle esigenze di ripristino dei valori paesaggistici;

b) alla riqualificazione delle aree compromesse o degradate;

c) alla salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche degli altri ambiti territoriali, assicurando, al contempo, il minor consumo del territorio;

d) alla individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilità con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

(1) Articolo sostituito precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 136 Immobili ed aree di notevole interesse pubblico

1. Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico:

a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali (1);

b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza…

(1) Lettera modificata dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 142 (1) Aree tutelate per legge

1. Sono comunque di interesse paesaggistico e sono sottoposti alle disposizioni di questo Titolo…

f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonchè i territori di protezione esterna dei parchi;

g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorchè percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall’articolo 2, commi 2 e 6, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227…

i) le zone umide incluse nell’elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448…

2. La disposizione di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), e), g), h), l), m), non si applica alle aree che alla data del 6 settembre 1985 (3):

a) erano delimitate negli strumenti urbanistici, ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee A e B (2);

b) erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee diverse dalle zone A e B, limitatamente alle parti di esse ricomprese in piani pluriennali di attuazione, a condizione che le relative previsioni siano state concretamente realizzate (2);

c) nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ricadevano nei centri edificati perimetrati ai sensi dell’articolo 18 della legge 22 ottobre 1971, n. 865…

4. Resta in ogni caso ferma la disciplina derivante dagli atti e dai provvedimenti indicati all’articolo 157.

(1) Articolo sostituito dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.

(2) Lettera modificata dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

(3) Periodo modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

(4) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 143 (1) Piano paesaggistico (1) Articolo sostituito precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 144 Pubblicità e partecipazione

1. Nei procedimenti di approvazione dei piani paesaggistici sono assicurate la concertazione istituzionale, la partecipazione dei soggetti interessati e delle associazioni portatrici di interessi diffusi, individuate ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di ambiente e danno ambientale, e ampie forme di pubblicità. A tale fine le regioni disciplinano mediante apposite norme di legge i procedimenti di pianificazione paesaggistica, anche in riferimento ad ulteriori forme di partecipazione, informazione e comunicazione (1)…

(1) Comma modificato precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 145 Coordinamento della pianificazione paesaggistica con altri strumenti di pianificazione

1. (1) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63

2. (2) Comma modificato precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

3. (3) Comma sostituito dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63…

Articolo 146 (1) Autorizzazione

1. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a termini dell’articolo 142, o in base alla legge, a termini degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, non possono distruggerli, né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione…

3. La documentazione a corredo del progetto è preordinata alla verifica della compatibilità fra interesse paesaggistico tutelato ed intervento progettato. Essa è individuata, su proposta del Ministro, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, e può essere aggiornata o integrata con il medesimo procedimento…

5. Sull’istanza di autorizzazione paesaggistica si pronuncia la regione, dopo avere acquisito il parere vincolante del soprintendente in relazione agli interventi da eseguirsi su immobili ed aree sottoposti a tutela dalla legge o in base alla legge, ai sensi del comma 1, salvo quanto disposto all’articolo 143, commi 4 e 5. Il parere del Soprintendente, all’esito dell’approvazione delle prescrizioni d’uso dei beni paesaggistici tutelati, predisposte ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141, comma 1, 141-bis e 143, comma 3, lettere b), c) e d), nonché della positiva verifica da parte del Ministero su richiesta della regione interessata dell’avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici, assume natura obbligatoria non vincolante…

8. Il soprintendente rende il parere di cui al comma 5, limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso ed alla conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico ovvero alla specifica disciplina di cui all’articolo 140, comma 2…

12. L’autorizzazione paesaggistica è impugnabile, con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse. Le sentenze e le ordinanze del Tribunale amministrativo regionale possono essere appellate dai medesimi soggetti, anche se non abbiano proposto ricorso di primo grado…

(1) Articolo sostituito precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 149 (1) Interventi non soggetti ad autorizzazione

1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 143, comma 4, lettera a), non è comunque richiesta l’autorizzazione prescritta dall’articolo 146, dall’articolo 147 e dall’articolo 159…

c) per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati dall’articolo 142, comma 1, lettera g), purché previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia.

(1) Articolo così modificato precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 150 Inibizione o sospensione dei lavori

1. Indipendentemente dall’avvenuta pubblicazione all’albo pretorio prevista dagli articoli 139 e 141, ovvero dall’avvenuta comunicazione prescritta dall’articolo 139, comma 3, la regione o il Ministero hanno facoltà di (1):

a) inibire che si eseguano lavori senza autorizzazione o comunque capaci di recare pregiudizio al paesaggio (2);

b) ordinare, anche quando non sia intervenuta la diffida prevista alla lettera a), la sospensione di lavori iniziati.

2. L’inibizione o sospensione dei lavori disposta ai sensi del comma 1 cessa di avere efficacia se entro il termine di novanta giorni non sia stata effettuata la pubblicazione all’albo pretorio della proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico di cui all’articolo 138 o all’articolo 141, ovvero non sia stata ricevuta dagli interessati la comunicazione prevista dall’articolo 139, comma 3 (3). 3. (4) .

4. I provvedimenti indicati ai commi precedenti sono comunicati anche al comune interessato.

(1) Periodo modificato precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

(2) Lettera modificata dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.

(3) Comma modificato precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

(4) Comma modificato precedentemente dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157 e successivamente abrogato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63. Si riporta di seguito la disposizione abrogata “Il provvedimento di inibizione o sospensione dei lavori incidenti su di un bene paesaggistico per il quale il piano paesaggistico preveda misure o interventi di recupero o di riqualificazione cessa di avere efficacia se entro il termine di novanta giorni la regione non abbia comunicato agli interessati le prescrizioni alle quali attenersi, nella esecuzione dei lavori”.

Articolo 155 Vigilanza

1. Le funzioni di vigilanza sui beni paesaggistici tutelati da questo Titolo sono esercitate dal Ministero e dalle regioni.

2. Le regioni vigilano sull’ottemperanza alle disposizioni contenute nel presente decreto legislativo da parte delle amministrazioni da loro individuate per l’esercizio delle competenze in materia di paesaggio. L’inottemperanza o la persistente inerzia nell’esercizio di tali competenze comporta l’attivazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero (1).

2bis. Tutti gli atti di pianificazione urbanistica o territoriale si conformano ai principi di uso consapevole del territorio e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche dei vari contesti (2).

2ter. Gli atti di pianificazione urbanistica o territoriale che ricomprendano beni paesaggistici sono impugnabili, ai fini del presente codice, ai sensi dell’articolo 146, comma 12 (2).

(1) Comma modificato dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.

(2) Comma inserito dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 160 Ordine di reintegrazione

1. Se per effetto della violazione degli obblighi di protezione e conservazione stabiliti dalle disposizioni del Capo III del Titolo I della Parte seconda il bene culturale subisce un danno, il Ministero ordina al responsabile l’esecuzione a sue spese delle opere necessarie alla reintegrazione…

Articolo 167 (1) Ordine di remissione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria

1. In caso di violazione degli obblighi e degli ordini previsti dal Titolo I della Parte terza, il trasgressore è sempre tenuto alla rimessione in pristino a proprie spese, fatto salvo quanto previsto al comma 4.

4. L’autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5, nei seguenti casi:..

c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380…

(1) Articolo precedentemente modificato dalla L. 15 dicembre 2004, n. 308 e successivamente sostituito dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.

(2) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

Articolo 181 Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa

1. Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici è punito con le pene previste dall’articolo 44, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (1).

1bis. La pena è della reclusione da uno a quattro anni qualora i lavori di cui al comma 1:

a) ricadano su immobili od aree che, per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori (2)…

1ter. Ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 167, qualora l’autorità amministrativa competente accerti la compatibilità paesaggistica secondo le procedure di cui al comma 1-quater, la disposizione di cui al comma 1 non si applica (4)…

c) per i lavori configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (3).

(1) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 63.

(2) Lettera modificata dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.

(3) Comma inserito dalla L. 15 dicembre 2004, n. 308.

(4) Periodo modificato dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.

(5) Con le ordinanze nn. 144 e 439/07, la Corte costituzionale ha ritenuto manifestamente infondata le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 181, comma 1quinquies, in riferimento all’art. 3 Cost.

Articolo 183 Disposizioni finali

1. I provvedimenti di cui agli articoli 13, 45, 141, 143, comma 10, e 156, comma 3, non sono soggetti a controllo preventivo ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20.

2. Dall’attuazione degli articoli 5, 44 e 182, commi 1, 1-quater e 2 non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (1).

3. La partecipazione alle commissioni previste dal presente codice è assicurata nell’ambito dei compiti istituzionali delle amministrazioni interessate, non dà luogo alla corresponsione di alcun compenso e, comunque, da essa non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (2).

4. Gli oneri derivanti dall’esercizio da parte del Ministero delle facoltà previste agli articoli 34, 35 e 37 sono assunti nei limiti degli stanziamenti di bilancio relativi agli appositi capitoli di spesa.

5. Le garanzie prestate dallo Stato in attuazione degli articoli 44, comma 4, e dell’articolo 48, comma 5, sono elencate in allegato allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 13 della legge 5 agosto 1978, n. 468. In caso di escussione di dette garanzie il Ministero trasmette al Parlamento apposita relazione (1).

6. Le leggi della Repubblica non possono introdurre deroghe ai princìpi del presente decreto legislativo se non mediante espressa modificazione delle sue disposizioni.

7. Il presente codice entra in vigore il giorno 1° maggio 2004.

(1) Comma modificato dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 156.

(2) Comma sostituito dal D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 157.

Doc. T 1 pg. 41 – Piano operativo AIB 2014-2016 (art. 74 L.R. 39/00) (NDR: al Doc. T 1 è collegato il Doc. T 2 – Reg. Toscana in internet)

…la Regione concede contributi ai Comuni, singoli o associati, e agli Enti Parco che ne facciano richiesta attraverso una proposta di programma per l’anno successivo contenente:

– una sintetica descrizione dell’organizzazione e delle strutture che si intendono attivare per la difesa dagli incendi boschivi, dalla quale si possa valutare la validità tecnica e la fattibilità in rapporto all’impegno finanziario e organizzativo dell’Ente; La trasmissione, valutazione ed approvazione delle proposte dei programmi annuali avviene, esclusivamente, tramite la procedura informatica descritta precedentemente, secondo il seguente iter:

entro il 31 ottobre di ogni anno invio del programma per l’anno successivo;

entro il mese di marzo valutazione e approvazione dei programmi e del relativo contributo assegnato.

Per accedere ai contributi è vincolante aver presentato il programma entro il 31 ottobre, nonché aver predisposto, inviato e aggiornato il Piano Operativo locale.

La pianificazione dell’attività AIB regionale si realizza attraverso le disposizioni del presente Piano AIB e dei Piani Operativi Annuali Provinciali AIB, che recepiscono e armonizzano i Piani AIB locali, elaborati ogni anno dai singoli Enti e dai Parchi Regionali.

Il periodo di validità dei Piani annuali va da inizio giugno a fine maggio dell’anno successivo (NDR: SUL SITO DELLA REGIONE IL PIANO OPERATIVO ANTINCENDI E’ STATO AGGIORNATO IL 6 GIUGNO 2018 – vedi Doc. 2 html)

Doc. T 1 – Pagg. 58, 59 – 3.1 PIANO OPERATIVO ANNUALE PROVINCIALE AIB

Il Piano Operativo Annuale Provinciale AIB (di seguito Piano Provinciale AIB) viene coordinato dal Referente AIB Provinciale ed è composto da una parte generale, comune a tutte le strutture operanti in Provincia e dai vari Piani AIB Locali; viene approvato dalle rispettive Province entro il 31 maggio, dopo aver ricevuto il parere positivo della Regione Toscana e ha validità annuale, dal 1° giugno al 31 maggio dell’anno successivo. Dopo l’approvazione il Piano Provinciale AIB viene inviato alla Regione Toscana, agli Enti locali, al Comando Provinciale del CFS, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, alle Associazioni di volontariato AIB inserite nel Piano stesso, all’Ufficio Territoriale del Governo.

In questa stessa parte è inserita la sezione aree protette, che riporta la descrizione delle aree sottoposte a vincolo di protezione, suddivise tra parchi e riserve, statali, regionali, provinciali e comunali. Per queste aree deve essere riportato il sistema di difesa adottato, anche attraverso un rimando alla sezione operativa del Piano stesso.

La Provincia deve indicare nel proprio Piano Provinciale AIB gli Enti che non hanno redatto il Piano AIB locale e comunicare agli stessi il mancato adempimento con contestuale nota a Regione Toscana e all’Ufficio Territoriale del Governo,

Doc. T 1 pag. 60 3.2 PIANI AIB LOCALI

predisposto entro il 31 marzo di ogni anno attraverso la procedura informatizzata on line, è parte integrante del Piano Provinciale AIB e individua organizzazione e modalità di svolgimento dell’attività AIB da parte dell’Ente per 12 mesi (dal 1° giugno al 31 maggio dell’anno successivo),

Doc. T 1 Pag. 61 3.3 PIANI PROTEZIONE CIVILE

I Comuni, che elaborano questo tipo di pianificazione per la parte antincendi boschivi, devono inserire le seguenti indicazioni:

– riferimenti utili alla popolazione in caso di incendio boschivo;

– comportamenti che devono essere assunti dalla popolazione in caso di incendio boschivo;

Doc. T 1 pag. 76 – 5.1 COMUNICAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE IN MATERIA DI INCENDI BOSCHIVI

L’attività di prevenzione AIB comprende anche il complesso di azioni promosse per tenere alta l’attenzione della popolazione sul tema incendi boschivi, inserito nel più ampio contesto della salvaguardia e protezione degli ambienti naturali. In continuità con le azioni svolte in attuazione del precedente Piano operativo, è impegno della Regione Toscana proseguire e arricchire le attività intraprese, con l’obbiettivo di diffondere una coscienza civile e una conoscenza sempre più approfondita sul tema prevenzione AIB.

L’attività di comunicazione e informazione prevista per il periodo di validità del presente Piano AIB si rivolge all’intera cittadinanza toscana e a target più specifi ci come quello degli agricoltori e degli utilizzatori forestali, destinatari di azioni mirate di sensibilizzazione che sono già state avviate nel corso degli ultimi anni.

L’obbiettivo è approfondire il lavoro delle diverse figure che operano in bosco e le buone pratiche che devono essere incentivate per la tutela del patrimonio rappresentato dalle nostre foreste e nella lotta agli incendi boschivi. Appare, inoltre, necessario il potenziamento dell’informazione on line, con inserimento di informazioni, notizie, approfondimenti, immagini e procedure operative sul sito regionale e sui siti di Enti e Associazioni di volontariato.

Doc. T 1 – pag. 78

La Regione Toscana è competente a divulgare notizie e dati inerenti l’attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, nonché aggiornamenti sull’andamento degli eventi, ai sensi dell’articolo 70, comma 1, lettera e) della L.R. 39/00.

Doc. T 1 pag.158 – Allegato I – Riepilogo scadenze previste dal Piano AIB

31 Gennaio Gli Enti competenti fanno pervenire alla Regione Toscana i consuntivi finanziari relativi all’anno precedente.

31 Marzo La Regione Toscana:

approva i programmi annuali di Province, Unioni di Comuni, Comuni di cui all’art.29 della L.R. 39/00, assegnando i relativi fi nanziamenti;

approva i programmi per gli interventi di prevenzione e lotta agli incendi boschivi dei Comuni ed Enti Parco regionali, assegnando i relativi contributi.

31 Marzo Unioni di Comuni, Comuni ed Enti Parco regionali, Coordinamenti Provinciali del CFS e Comandi Provinciali dei VVF fanno pervenire ai Referenti AIB provinciali i piani AIB locali.

31 Maggio Le Province, su proposta tecnica dei Referenti AIB provinciali, adottano il Piano Operativo annuale e lo trasmettono a Regione Toscana, agli Uffi ci Territoriali del Governo, agli Enti locali, agli Enti Parco regionali, ai Coordinamenti Provinciali del CFS, ai Comandi Provinciali dei VVF e alle Associazioni di volontariato.

31 Ottobre Le Province, le Unioni di Comuni, i Comuni di cui all’art.29 della L.R. 39/00, fanno pervenire alla Regione Toscana la proposta di programma tecnico finanziario per l’anno successivo, il consuntivo delle spese sostenute per interventi fuori dal territorio di competenza e il consuntivo di massima delle spese sostenute nell’anno corrente.

Comuni ed Enti Parco regionali fanno pervenire alla Regione Toscana la proposta di programma antincendi boschivi, relativo al successivo anno finanziario e il consuntivo delle spese sostenute nell’anno corrente.

31 Dicembre La Regione Toscana eroga i contributi a Comuni ed Enti Parco regionali e liquida le spese sostenute dagli Enti delegati per interventi fuori dal territorio di competenza.

Doc. T 3 - Comune di GR - Lunedì, 18/06/18 14:14 Lavori al via nelle pinete

Abbiamo lavorato duramente tutto l’inverno per mettere a punto assieme a Regione Toscana un maxi piano antincendio che potesse rappresentare un presupposto di tutela, in primis, del nostro territorio e per tutti quegli operatori turistici che traggono beneficio dalla stagione balneare e non ultimi quei turisti che scelgono Grosseto come meta turistica. Nei mesi scorsi, nel lavorare, abbiamo avuto come unico riferimento, quello di poter, anzi dover, dare risposte a chi, giustamente e doverosamente ci ha fatto continui appelli e dato input per poter affrontare con maggiore sicurezza, la oramai prossima stagione estiva. Il ringraziamento al Prefetto, agli organi di vigilanza (Guardia Forestale), alle Pro loco e alle associazioni di cittadini”.

Nel frattempo ci sono stati degli sviluppi: “Purtroppo Regione Toscana, nell’ambito di un riordino legislativo del proprio quadro normativo, dovrà far slittare l’approvazione del piano antincendio a ottobre

L’intervento, il cui primo stralcio si concluderà entro la fine del mese, riguarderà una prima porzione di 1-2 ettari di pineta a Principina. In totale sono 10 gli ettari che saranno sottoposti alla pulizia prima e dopo l’estate per una spesa totale di 40mila euro…

presto avrò un incontro con Regione Toscana al fine di stimolare, una rimodulazione del PSR 2014-2020 in particolare per la misura 8.3 relativa alle pinete di pino domestico. E’ arrivato il momento che regione Toscana prenda atto anche del nostro territorio, delle debolezze e al tempo stesso delle peculiarità dello stesso e possa aiutare i privati mediante l’attivazione di finanziamenti europei per le nostre pinete. Negli anni si è purtroppo affermata la convinzione che non intervenire, da un punto di vista selvicolturale, volesse significare automaticamente “conservare”; gli eventi incendiari hanno dimostrato il contrario, e cioè che non intervenire è sinonimo di abbandono”.

Doc. T 4 - Le notizie del Comune di Grosseto Lunedì, 20/11/17 17:30 Ecco il Piano per la prevenzione incendi (NDR: VEDI ANCHE DOC. T 5)

La Regione Toscana è pronta a redigere per Grosseto, assieme a Castiglione della Pescaia e in parte Scarlino, un Piano di prevenzione incendi…

Vedrà diverse fasi: la prima sarà quella della redazione, poi quella della comunicazione e infine quella degli interventi pratici, come viali e fasce parafuoco. E’ previsto il coinvolgimento della popolazione…

sarà la seconda città in Toscana a beneficiare del Piano di prevenzione incendi dopo la zona di Calci (Pisa): questo permetterà agli enti, ma anche a tutti i soggetti coinvolti, di avere una base condivisa, cui fare riferimento anche nella scelta delle priorità e delle modalità di azione, ma anche in caso di conflitti di competenze….

Doc. T 6 - Documento pinete Mondo Accademico Relazione 1

A seguito dell’Ordinanza Comunale n. 57 del 21/7/2017 della Città di Grosseto riteniamo doveroso riportare lo stato delle conoscenze scientifiche sulle pinete costiere per quanto riguarda gli aspetti gestionali e i maggiori gruppi biotici (piante, animali, funghi, licheni), anche in relazione alle gravi mancanze e imprecisioni riportate nella suddetta ordinanza…

oltre ad essere conservate dall’uomo per altri fini come quello di proteggere le coltivazioni retrostanti dall’aerosol marino e difendere le coste dall’erosione marina (Calama et al., 2003; Reina-Rodriguez & Soriano, 2008; Malavasi et al., 2013)…

dove la pineta era stata primariamente impiantata per il ripristino degli ambienti dunali (Bellarosa et al., 1996), in differenti periodi, hanno acquisito un importante ruolo paesaggistico, assumendo altresì un importante valore ecosistemico…

Allo stato attuale le pinete costiere sono considerate Habitat prioritario secondo la Direttiva europea 92/43/CEE (*2270; “Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”) ed incluse a livello europeo nei boschi delle dune costiere (Habitat tipo EUNIS B1.7). Questa Direttiva mira alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”. Essa rappresenta uno dei principali strumenti normativi finalizzati alla conservazione della Biodiversità in Europa e costituisce il cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità che non può essere ignorata. Inoltre, essa tutela all’interno dei Siti di Importanza Comunitaria, anche porzioni di territorio seminaturali o parzialmente degradate che evidenzino elementi di resilienza verso la vegetazione naturale potenziale. Si riconosce quindi, oltre ad alcuni aspetti del paesaggio antropico, un particolare valore di biodiversità e se ne propone la

conservazione attiva…

Nell’Habitat prioritario delle pinete, cioè maggiormente valevole di conservazione, sono presenti anche altri Habitat di Direttiva che formano con esso un mosaico di elevatissimo valore ecologico e conservazionistico(Santini, 2015-2016; Bonari et al., 2016b; Bonari et al., 2017b):

2240: Dune con prati dei Brachypodietalia e vegetazione annua

2260: Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavanduletalia

9320: Foreste di Olea e Ceratonia

9330: Foreste di Quercus suber

9340: Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia

La rimozione del sottobosco andrebbe quindi ad incidere negativamente su ben 5 Habitat (più l’Habitat 2270* specifico delle pinete) presenti nella Direttiva Europea.

Principali minacce

Recentemente è stato pubblicato il Manuale di Monitoraggio degli Habitat ad opera del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) (Angelini et al., 2016). Tra le criticità elencate nella scheda relativa all’Habitat 2270* si fa chiaro riferimento alle problematiche del sottobosco: “[…] impatti legati all’uso pubblico delle aree che ospitano tali pinete, che, nel caso non sia debitamente regolamentato per una corretta fruizione, porta all’utilizzo delle pinete come campeggi, parcheggi etc., con rimozione meccanica del sottobosco e/o processi di calpestio e compattamento che rendono questo habitat una spoglia piantagione di pino […]”

il sottobosco deve essere necessariamente considerato quando si parla della gestione delle pinete, perché esso comprende un pool di specie tipiche della successione della vegetazione in ambiente costiero, nonché specie di interesse conservazionistico. La rimozione di questo, oltre ad un paradosso naturalistico, rappresenta la direzione esattamente contraria a quanto noto nella più recente letteratura scientifica internazionale. C’è inoltre da tenere conto che ad ogni azione gestionale effettuata a livello della vegetazione, potrebbe corrispondere una reazione da parte delle comunità della mesofauna del suolo (Bonari et al., 2016a) e di altri elementi faunistici, micologici e lichenologici presenti in questi ecosistemi. Strategie gestionali ottimali dovrebbero mirare piuttosto a mantenere una diversificata struttura della vegetazione del sottobosco che assicuri un’efficiente sussistenza dell’ecosistema…

L’azione di rimozione del sottobosco quindi, appare immotivata. La presenza infatti di latifoglie, caratterizzate da alcuni meccanismi di difesa dal fuoco, come cortecce suberose e presenza di gemme epicormiche, aumentano la possibilità di sopravvivenza degli individui (Nocentini, 2004). Inoltre, le specie sclerofilliche, producendo più materia organica al suolo, riducono l’effetto dell’incendio rispetto a quanto potrebbe esserci al suolo con solamente la presenza degli aghi di pino, ma soprattutto è ben noto in letteratura il fatto che le conifere siano caratterizzate da un maggiore rischio di incendio rispetto alle sclerofille sempreverdi (Bertani et al., 2004)…

Quello che viene definito un “fitto sottobosco” non è altro che la normale vegetazione che ci sarebbe stata se le pinete non fossero state piantate. Esso non è composto da “sterpaglie” ma bensì dalle specie tipiche degli stadi dunali, della macchia mediterranea e/o della lecceta (vedi Appendice A in Bonari et al., 2017a).

Ricordiamo infine che per la realizzazione di determinati interventi all’interno o intorno ai Siti della ReteNatura 2000 (vicinanza con il SIC Padule di Scarlino IT51A0006 e SIC Monte d’Alma IT51A0008), la Direttiva prevede, sia per i piani che per i progetti, una “valutazione di incidenza” sugli habitat e le specie di interesse comunitario legata alla conoscenza della biologia delle specie, della tassonomia e sintassonomia, della dinamica successionale e della caratterizzazione ecologica.

Per tutte le motivazioni espresse riteniamo che l’Ordinanza Comunale n. 57 del 21/7/2017 delle Città di Grosseto, debba essere revocata o profondamente rivista alla luce di quanto illustrato.

Siena, 27 Luglio 2017 (NDR. SEGUONO 70 firme)

Dal punto di vista faunistico le pinete costiere, seppure habitat di origine antropica, rivestono un grande interesse, ospitando numerosi Invertebrati e Vertebrati, molti dei quali con sfavorevole stato di conservazione a livello regionale, nazionale e globale.

Tra questi ultimi ci sono numerose specie di Coleotteri viventi nei cespugli, sotto le cortecce e nel legno in decomposizione di tronchi e rami caduti a terra i più significativi dei quali sono: Nanodiscus transversus, raro ed estremamente localizzato in Italia;…

(Testudo hermanni) In Italia e in Toscana questa specie è in fortissima diminuzione (negli ultimi 30-40 anni le popolazioni hanno subito un decremento superiore al 50%) per la perdita di habitat conseguente all’eccessiva pressione antropica, per la predazione di uova e giovani da parte di cinghiali, per inquinamento genetico e per competizione con sottospecie alloctone.

Per queste ragioni è elencata nell’Appendice II della Convenzione di Berna negli Allegati II, IV della direttiva 97/62/CE, nell’Appendice II della CITES è considerata prossima alla minaccia dall’IUCN ed è ritenuta minacciata nella Lista Rossa Italiana (IUCN Comitato Italiano, 2017)…

La popolazione italiana di cuculo dal ciuffo non supera la ventina di coppie, quasi esclusivamente concentrate nella fascia costiera della Toscana, in provincia di Grosseto e, in misura minore, nel Lazio e in Sardegna. Le Uccisioni illegali e l’uso di pesticidi sono i maggiori fattori di rischio per questa specie rarissima, considerata per questo in pericolo nella Lista Rossa italiana (IUCN Comitato Italiano, 2017).

La ghiandaia marina è inclusa come specie vulnerabile nella Lista Rossa italiana ed elencata nell’Allegato I della Direttiva 2009/147/CE come specie meritevole di tutela. La popolazione italiana è stimata in circa 300- 500 che si riproducono nelle regioni centro-meridionali, dalla Toscana al Lazio, in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. La trasformazione dell’habitat di alimentazione e nidificazione (taglio della vegetazione arbustiva earborea che porta alla scomparsa dei siti utilizzati per l’alimentazione e la riproduzione) rappresenta la più significativa minaccia per questa specie (IUCN Comitato Italiano, 2017).

La magnanina è una delle specie di uccelli che nell’ultimo ventennio hanno fatto registrare il più elevato decremento, con una diminuzione degli effettivi nidificanti stimabile in circa l’80%. Le ragioni di questo fenomeno vanno ricercate soprattutto nella continua sottrazione di habitat idoneo nelle aree costiere in seguito a incendi, urbanizzazione e gestione del sottobosco. Per questi motivi è elencata nell’Allegato I della Direttiva 2009/147/CE, è ritenuta prossima alla minaccia dall’IUCN ed è considerata vulnerabile nella Lista Rossa italiana (IUCN Comitato Italiano, 2017)…

Doc. T 7 – Intervento di O. Ciancio, attuale Presidente dell’Accademia di Scienze Forestali, “Quale futuro per le pinete litoranee?” e “Chiusura della tavola rotonda”, in “Salvaguardia delle pinete litoranee”, 21-22 Ottobre 1993, Grosseto, Regione Toscana.

La macchia assume un ruolo ecologico rilevante: migliora il suolo con il deposito della lettiera (MANCINI, 1956); protegge i semenzali dall’insolazione; attenua il calore al suolo e di conseguenza limita i danni al colletto dei semenzali. La rinnovazione naturale in genere si manifesta nelle vicinanze delle piante madri. E si comprende bene il perché. La disseminazione è barocora, come si dice in gergo. Cioè le pigne sono pesanti e quindi cadono entro lo spazio occupato dalla chioma della pianta che le ha prodotte. Ma alcune sono trasportate e accumulate dalla fauna selvatica anche a notevole distanza rispetto al letto di caduta. Poi i semenzali, con l’aiuto dell’indispensabile azione protettiva della macchia, si affermano e divengono giovani piante (Ciancio et al. 1986). Si formano così gruppetti di piante di diversa età, inseriti tra la macchia e la pineta adulta, che danno luogo a una consociazione complessa a profilo discontinuo: efficiente sotto l’aspetto ecologico e suggestiva dal punto di vista paesaggistico…

non si effettuano tagli a raso – perché si dovrebbe, se non servono? Non si asporta la macchia: tutt’al più la si controlla intorno alle piante madri nei momenti di assoluta necessità, soprattutto per facilitare la rinnovazione del pino e delle altre latifoglie forestali. Non si agisce con mastodontiche operatrici meccaniche per eliminare appunto la macchia. Gli effetti di tale operazione sono in ogni caso negativi: il blocco o, addirittura, la regressione dell’evoluzione vegetazionale e il degrado della fertilità del suolo…

Doc. T 8 – PROCEEDINGS OF THE SECOND I NTERNATIONAL CONGRESS OF SILVICULTURE, Florence, November 26 th – 29 th 2014, PINETE COSTIERE E NECESSITÁ DI CONSERVAZIONE FORESTALE, FAUNISTICA E PAESAGGISTICA. IL TOMBOLO DI GROSSETO

Antonella Biagioni (Salviamo le Pinete), Fausto Corsi (Gruppo Ornitologico Maremmano), Francesco Pezzo (Museo di Storia Naturale della Maremma), Franco Tassi (Centro Studi Ecologici Appenninici

Le pinete litoranee italiane negli ultimi decenni sono insidiate dalla pressione antropica, dalle attività turistiche e dai parassiti, ma anche da interventi forestali ad alto impatto ambientale; inadatti alla loro stabilità, alla rinnovazione naturale, alla conservazione della biodiversità e al profilo paesaggistico. La gestione e i progetti sulla Pineta del Tombolo di Grosseto ben rappresentano l’inadeguatezza di questo tipo di approccio forestale con interventi di alto impatto, come la soppressione del sottobosco e il taglio a raso, che riducono la complessità raggiunta nei secoli da una pineta archeofita (Gabbrielli, 1993), probabilmente indigena, e tendono ad un assetto boschivo completamente artificiale, coetaneo e geometrico, che non rappresenta le caratteristiche estetiche di grande pregio del paesaggio maremmano. Questo intervento ha lo scopo di mettere in rilievo il valore naturale e culturale di questa pineta analizzando nel dettaglio la sua origine, l’importanza del suo sottobosco, una sua peculiarità quale la presenza di orchidee selvatiche e le presenze faunistiche di rilievo. Sulla base di queste informazioni si suggerisce un nuovo approccio gestionale ispirato alla Silvicoltura Sistemica (Ciancio 2002; 2011) e consono ai principi della

biologia della conservazione…

Pineta del Tombolo – Riserva della Diaccia Botrona, Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Regionale (SIR), Zona di Protezione Speciale (ZPS), nella quale rientra in buona parte (374 ha) per la sua ricchezza e varietà di habitat ben conservati (Fig. 1). Si comprende quindi il potenziale di biodiversità di questa pineta monumentale, con le sue piante secolari, le radure, il fitto sottobosco, la continuità con le zone umide…

Il sottobosco rappresenta inoltre l’habitat ideale per alcune specie passeriformi nidificanti in primavera (Fam. Sylvidae), oltre che il ricovero di piccoli mammiferi, rettili (in particolare Testudo hermanni), anfibi e un’interessante entomofauna.

Mercurio et al. (2009) raccomandano la rinaturalizzazione della fascia arbustiva, resistente alla salsedine, per potenziare l’efficacia della barriera vegetale tra il mare e la pineta, assecondando una struttura pluristratificata che contrasti l’azione del vento e della sabbia, valorizzando specie autoctone con differenti caratteristiche strutturali…

Grosseto è una delle provincie italiane con il maggior numero di specie di orchidee spontanee…

Per questo delicato ciclo biologico occorrono talvolta anche 10 anni affinché i bulbi possano affermarsi.

Nella pineta di Marina di Grosseto vi sono una quindicina di specie diverse, alcune frequenti anche in altri ambienti, ma altre legate quasi esclusivamente all’habitat delle pinete a Pinus pinea, mature e disetanee…

Per la loro bellezza, rarità e poiché sono indicatori di un ecosistema equilibrato, tutte le orchidee toscane sono protette dalla Legge Regionale 56/2000. È evidente che i complessi equilibri ecologici che consentono la vita delle orchidee

spontanee sono seriamente minacciati da operazioni ad alto impatto come quelle in programma e in atto sulle aree di pineta costiera…

Tra i rettili appare rilevante la presenza di Testudo hermanni, di Hierophis viridiflavus (Biacco) e Elaphe

quatuorlineata (Cervone), tutte specie protette ai sensi della Direttiva “Habitat” (92/43/CEE)…

rilevantissimo interesse conservazionistico (cf. Pezzo 2012) tra le quali la maggiore emergenza appare essere la Ghiandaia marina (Coracias garrulus), presente lungo tutta la fascia di pineta litoranea con una popolazione di rilievo nazionale. Questa specie è inclusa nell’Allegato I della Direttiva “Uccelli” (2009/147/CE) e classificata come Vulnerabile (VU) nella recente Lista Rossa degli Uccelli Nidificanti in Italia (Peronace et al., 2012)…

nella Riserva Naturale Provinciale della “Diaccia Botrona”. Questa garzaia è conosciuta da oltre

due secoli (Savi, 1829) ed è stata fino a pochi anni fa la più meridionale d’Italia, rivestendo una grande

importanza conservazionistica in quando annovera oltre 400 nidi di 4 specie: Airone cenerino (Ardea

cinerea), Garzetta (Egretta garzetta), Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), Airone guardabuoi (Bubulcus ibis)

(Puglisi et. al., 2012). Tutte le specie di aironi sono protette dalla normativa nazionale e dalla “Direttiva

Uccelli” come per altro i siti in cui si riproducono…

In quest’ottica le attuali pratiche di rimozione del sottobosco appaiono quanto mai impattanti e del tutto ingiustificate, anche sulla base di una presunta prevenzione degli incendi. Il sottobosco, infatti, dopo il taglio, rinasce immediatamente nella stagione successiva più folto di prima. La sua rimozione inoltre fa sì che l’umidità non possa più essere trattenuta al suolo, con una conseguente interruzione dei processi di decomposizione, un aumento del fogliame secco indecomposto e dell’irradiazione con l’innalzamento, quindi, della temperatura al suolo. Ciancio nel ‘93 era già molto esplicito nell’indicare che nelle pinete non si agisce con mastodontiche operatrici meccaniche per eliminare la macchia, poiché gli effetti di tale operazione sono in ogni caso negativi: “il blocco o, addirittura, la regressione dell’evoluzione vegetazionale e il degrado della fertilità del suolo”…

Ancora oggi vengono riproposti l’impianto coetaneo (geometrico e regolare) e il taglio a raso ogni 80 anni; la riconversione di pinete ormai naturalizzate in pinete produttive (anche se la produzione del pinolo è ormai pressoché nulla) e l’eliminazione meccanica del sottobosco. Tutte operazioni giustappunto effettuate mediante l’utilizzo di moderni mezzi pesanti che arrecano al substrato, e alle dune fossili in particolare, danni irreparabili nonché rilevanti modificazioni dell’habitat, in contrasto con lo spirito della Direttiva n. 92/43/CEE e con la tutela paesaggistica, recentemente ribadita dal PIT della Regione Toscana (Legge regionale 10 novembre 2014, n. 65)…

Doc. T 9 – S. DETTORI (*) – E. MARONE (**) – L. PORTOGHESI (***) – FILIERA DELLE PRODUZIONI FORESTALI NON LEGNOSE: PRODUZIONE E RACCOLTA TRA SOSTENIBILITÀ E TRACCIABILITÀ – (*) Dipartimento di Economia e Sistemi Arborei, Università di Sassari – (**) Dipartimento di Economia Agraria e delle Risorse Territoriali, Università di Firenze (***) DISAFRI, Università della Tuscia, Viterbo

se si considerano gli obiettivi di conservazione dei sistemi dunali, le modalità di rinnovazione della pineta previste dal modello coetaneo creano non pochi problemi. Esse si basano sul taglio a raso e rinnovazione artificiale preceduta dalla completa eliminazione dello strato inferiore di latifoglie mediterranee. L’impatto sull’ambiente è molto forte e sono compromesse per lungo tempo molte funzioni della pineta. Più adeguato appare il modello colturale disetaneo a rinnovazione naturale. Un modello poco applicato in Italia nonostante Pavari già nel 1955 ne avesse caldeggiato lo sviluppo…

Doc. T 11 – Pineta di Ravenna – Selvicoltura sistemica

le sempre più approfondite conoscenze nel settore dell’ecologia forestale e delle dinamiche degli ecosistemi, nonché la più attenta considerazione dell’importanza e della potenziale fragilità dei soprassuoli forestali hanno portato ad un ulteriore sviluppo nelle modalità di approccio alle tecniche gestionali dei medesimi…

La selvicoltura “sistemica” considera il bosco non più come “oggetto” bensì come “soggetto” della gestione; è il popolamento forestale, infatti, con le sue particolari esigenze e peculiari prerogative di sistema biologico complesso che viene messo al centro delle attività gestionali e non più, come in passato, le esigenze e le funzioni attribuite al medesimo dall’uomo …

La selvicoltura sistemica si pone il fine di soddisfare in via prioritaria le specifiche necessità del bosco: questo attraverso un suo possibile miglioramento ecologico ottenuto sanando eventuali fattori di disturbo e/o degrado ed inoltre, nella gestione del soprassuolo, assecondando le particolari necessità ecologiche ne garantisce crescita, sviluppo e perpetuazione…

In considerazione del fatto che i principi enunciati dalla selvicoltura sistemica si pongono in maniera decisamente innovativa rispetto al passato, osservazioni critiche vengono mosse sia alle fondamenta teoriche della medesima (Anfodillo, 2009; Paci, 2009) sia al fatto che i criteri gestionali trovino la loro validazione esclusivamente negli enunciati teorici e che nella pratica siano poco rappresentate sia le proposte che gli esempi di applicazione in bosco…

criteri di gestione maggiormente legati a indirizzi conservazionistici.

All’attualità, la pineta demaniale del litorale ravennate costituisce un ambiente di notevole importanza per molte specie sia vegetali che animali, essendo la medesima formata da un popolamento forestale che si sta evolvendo verso strutture più prossime alla naturalità e con un elevato indice di biodiversità (Andreatta, 2003; 2008)…

Il Selvicoltore si è posto “al servizio del bosco” per migliorare le condizioni ambientali – delle componenti sia vegetale sia animale – e per garantire uno sviluppo futuro in sintonia con le linee evolutive del popolamento medesimo ed in equilibrio con le condizioni stazionali, attuando gli interventi selvicolturali nella ricerca di quel non sempre facile connubio tra scienza e arte che caratterizza la selvicoltura (Di Berenger, 1865)….

L’anno successivo al passaggio del fuoco venne eseguito un intervento di rimboschimento, ben presto soppiantato da una fitta rinnovazione naturale di pino marittimo favorita dalla disseminazione delle piante adulte risparmiate dal fuoco rimaste presenti nelle vicinanze e che si é affermata con notevole vigoria…

al fine di favorire lo sviluppo ecosistemico del medesimo – fosse quella di una maggiore stabilità biologica e meccanica e di conseguenza ha ritenuto necessaria l’effettuazione di un intervento di sfollo…

L’intervento è stato eseguito con attrezzi manuali, selezionando e favorendo gli individui maggiormente vigorosi e di migliore portamento; la densità è stata lasciata leggermente superiore a quanto previsto dalla norma, prevedendo una presenza di 1 esemplare di pino per metro quadro se l’altezza raggiunta era superiore al metro e 1,5-2 esemplari per metro quadro nel caso di altezza inferiore, in quanto nella zona si sono verificati in passato attacchi di ruggine curvatrice dei getti di pino [Melampsora pinitorqua (Braun) Rostr.] e riscontrata di recente la presenza del cimicione americano delle conifere (Leptoglossus occidentalis Heidemann). Il materiale di risulta non è stato asportato per non impoverire il già poco sviluppato suolo sabbioso; è stato trinciato sul posto per diminuire il rischio incendi e per favorire nel contempo i processi di decomposizione…

la necessità primaria per la giovane fustaia coetanea di pino marittimo fosse quella di poter disporre di un più adeguato spazio aereo per le chiome e di una maggior disponibilità delle risorse edafiche. Al fine di assecondare questa esigenza, necessaria per il bosco, sono stati eseguiti interventi di diradamento selettivo secondo la definizione di Schaedelin (1934) perfezionata successivamente da Leibundgut (1984) (Piussi, 1985; 1995): …

con il diradamento è stata asportato circa il 20% del numero degli individui il che ha fatto scendere il numero delle piante presenti a circa 800-850 per ettaro. Appare chiaro come la densità in relazione all’età ed alla struttura del soprassuolo sia ancora eccessiva, ma si è ritenuto opportuno operare in maniera cauta per poter successivamente osservare la reazione ed il comportamento del popolamento forestale ed ottenere indicazioni fondamentali per procedere successivamente ai futuri tagli di diradamento…

la ramaglia ed i cimali sono stati trinciati sul posto per diminuire il rischio incendi e per favorire i processi di decomposizione…

Il Selvicoltore si è posto ad esaminare la delicata questione delle modalità di rinnovazione del popolamento forestale: come sopra richiamato, i diversi gradi di evoluzione raggiunti da differenti porzioni della pineta in conseguenza di più fattori quali vicende storiche (epoca dell’impianto, danni causati dal secondo conflitto bellico mondiale), modalità di preparazione del terreno (in alcuni contesti “spianato” in altri si è mantenuto l’andamento naturale con i rilievi dei cordoni dunosi), interventi selvicolturali condotti in passato, effetti del cuneo salino e della subsidenza…

Nell’ottica di voler e dover favorire l’ecosistema, dove non sono ancora presenti le condizioni favorevoli alla rinnovazione naturale del bosco misto – dovute essenzialmente allo scarso o del tutto nullo numero di individui che possono produrre seme – e nell’ottica di favorire l’evoluzione quanto più naturale possibile del popolamento forestale, ossia una composizione specifica pura o mista a seconda delle condizioni microstazionali sopra evidenziate ed una disetaneità diffusa o una coetaneità per piccoli gruppi, è apparsa soluzione ottimale procedere ad interventi di sottopiantagione e rinfoltimenti.

Non si è ritenuta tale tipologia di intervento quale forzatura nei confronti dei parametri che favoriscono la dinamica evolutiva bensì un assecondarne le modalità diminuendo i fattori di criticità (assenza di portaseme) molto evidenti in un giovane soprassuolo di origine artificiale…

Gli interventi sono stati eseguiti impiegando in particolar modo nelle piccole radure e dove la copertura si presentava meno densa piantine in fitocella di leccio e farnia (cresciute, da ghiande raccolte in loco…

La potatura delle parti secche della chioma (unita anche all’abbattimento di qualche pianta in soprannumero) ha dato modo al soprassuolo di modificare la struttura verticale e la profondità delle chiome…

una quantità maggiore di luce al suolo per favorire sia i processi di decomposizione della lettiera che pedogenetici sia i processi di rinnovazione naturale che di diffusione delle specie arbustive. Ulteriore aspetto, di non secondaria importanza, è stato quello di offrire spazio aereo maggiormente idoneo per il volo dell’avifauna ed anche dei chirotteri tipici degli ambienti forestali. L’intervento, eseguito mediante l’utilizzo di una piattaforma aerea che ha richiesto particolare perizia e professionalità…

le fasce ai bordi dei viali con una profondità oscillante tra un minimo di pochi metri ed un massimo di 20-25 metri…

al fine di un riequilibrio dell’ecosistema, oltre 200 piante di diverso diametro (tra i 15 ed i 30 centimetri) ed altezza (tra gli 8 ed i 15 metri), isolate o a gruppi di due o tre alberi sparsi all’interno del popolamento forestale, sono state abbattute se cresciute in vicinanza di strade forestali e/o sentieri pinetali oppure cercinate nel caso fossero ubicate più all’interno nella formazione boscata in modo tale da non rappresentare, in caso di caduta, pericolo per la pubblica incolumità. La scelta di non abbattere gli alberi bensì di procedere alla loro cercinatura è stata valutata positivamente per una duplice valenza, ovvero da un lato non arrecare danni al popolamento circostante (possibili in caso di abbattimento) e dall’altro di lasciare legno morto in piedi, aspetto di cui si evidenzierà l’importanza in seguito…

sempre nell’ottica di favorire le dinamiche evolutive dell’ecosistema, si è proceduto all’abbattimento di alcune decine di piante adulte di robinia (Robinia pseudoacacia L.)…

nell’ottica del considerare il popolamento forestale quale sistema biologico complesso, riguarda il ruolo del legno morto: sono molti gli studi che, anche nelle foreste italiane (Wolinski, 2001; Nocentini, 2002; Mason, 2002; 2003; La Fauci et al., 2003; Tagliapietra, 2003; Marchetti e Lombardi, 2006; Barreca et al., 2008; La Fauci e Mercurio, 2008; Marziliano, 2009), evidenziano l’importanza ecosistemica della necromassa legnosa. Al fine di incrementare e favorire questa presenza – anche in considerazione del fatto che essendo la formazione boscata di origine relativamente recente non risulta esservi una notevole presenza di legno morto, in particolar modo di grosse dimensioni, sia in piedi che a terra – nel corso dell’esecuzione degli interventi di diradamento, gli alberi di maggior diametro che cadevano al taglio (in numero proporzionale di circa trenta piante ad ettaro) sono stati solamente sramati (la ramaglia è stata successivamente tranciata) ed il tronco intero è stato lasciato sul letto di caduta. Detti interventi è previsto proseguano anche in futuro per fornire una continuità nella decomposizione del legno morto e per favorire le faune saproxiliche. Inoltre, come già in precedenza accennato, anche nel caso del contenimento delle specie alloctone, sono state lasciate in piedi le piante cercinate di pino silvestre per costituire importanti habitat per tutte le specie vegetali e animali legate al legno in decomposizione…

sviluppo eccessivo del rovo che ha occupato ampie superfici a discapito di altre specie arbustive, costituendo un ostacolo alla crescita delle giovani piante arboree in rinnovazione…

mediante sfalcio con attrezzi manuali, ad eliminare il rovo fornendo così spazio e luce alle piante arbustive presenti ma in gran parte soffocate e nel contempo predisponendo il suolo per gli interventi di diffusione di altre specie arbustive e per interventi di sottopiantagione e rinfoltimento…

Analizzando le varie componenti dell’ecosistema… interventi di diffusione mediante la messa a di-

mora di piante arbustive presenti in maniera significativa in altre sezioni della pineta…

il Selvicoltore che si pone quale interprete delle necessità del bosco considerato quale sistema biologico complesso che diviene così soggetto e non più oggetto della gestione.

I beni ed i servizi sono la conseguenza e non il fine delle attività gestionali: ciò appare come un radicale mutamento di posizione rispetto alle affermazioni del passato…

La selvicoltura produttiva ha rappresentato il primo momento di una gestione forestale pianificata nel tempo e nello spazio: le finalità ed i principi ispiratori sono quelli di ricavare dai popolamenti forestali la massima quantità di produzione di materiale legnoso (e non) costante nel tempo…

Le tecniche selvicolturali, al fine di perseguire tali obiettivi, assoggettano di norma le formazioni boschive a regole rigide e fortemente schematiche, molto spesso in contrasto con le tendenze naturali delle formazioni medesime. Nel caso della Riserva Naturale “Pineta di Ravenna”, le finalità gestionali e le funzioni attribuite alla formazione boscata sarebbero apparse molto chiare: la massimizzazione dei prodotti, ovvero del materiale legnoso (nelle superfici a pino marittimo) e dei pinoli…

rendere massima possibile e costante nel tempo la funzione produttiva, dall’altro si pongono in contrasto con la dinamica di evoluzione del popolamento medesimo, con la sua naturalità e con le leggi che regolano la crescita, lo sviluppo, la vita di un sistema biologico complesso qual è ogni popolamento forestale…

la selvicoltura sistemica, riprendendo concetti già espressi, considera il bosco come soggetto della gestione la quale deve cogliere ed assecondare le sue peculiari esigenze di sistema biologico complesso e non perseguire le finalità delle funzioni attribuite alla formazione forestale dall’uomo…

nella selvicoltura sistemica, la potatura risulta essere stato un intervento “richiesto” dal popolamento forestale stesso per poter di conseguenza modificare, migliorandole, le condizioni di illuminazione del suolo così da fornire un contesto più favorevole per l’eventuale rinnovazione o per l’insediamento della componente arbustiva nonché per garantire condizioni maggiormente idonee per la fauna selvatica…

Un’ulteriore critica che potrebbe venir mossa è il fatto che sia stato considerato solamente un ristretto momento dell’arco temporale di vita del popolamento forestale: obiezione condivisibile, ma in considerazione dei tempi “forestali” non poteva esser fatto diversamente a meno di non voler attendere diversi decenni per osservare le conseguenze degli interventi e l’intero ciclo vitale dell’attuale soprassuolo boschivo…

ed inoltre perché l’aspetto economico della selvicoltura sistemica andrebbe rapportato ad un periodo ben più ampio della vita del soprassuolo, considerando inoltre come valore da

monetizzare anche la tutela e la conservazione di popolamenti forestali ad elevato grado di naturalità gestiti secondo le regole che vanno a normare la vita di un ecosistema forestale…

non attribuendo a priori funzioni al medesimo bensì per analizzarlo e studiarlo quale sistema biologico complesso, per comprenderne le eventuali necessità e per impostare ed attuare degli interventi gestionali nell’ottica del considerare il bosco come soggetto degli interventi e come beni e servizi fruibili dalla collettività (e la pineta demaniale di Ravenna ne fornisce molteplici) siano conseguenza e non finalità della gestione selvicolturale.

Doc. T 12 – Introduzione alla Gestione Forestale Sostenibile nelle Aree Protette – – Piano Vomano di Crognaleto – 22 settembre 2011-09-19 – Selvicoltura sistemica e possibili attività negli habitat forestali: dalle utilizzazioni agli interventi complementari – Susanna Nocentini – DEISTAF – Università di Firenze, Accademia Italiana di Scienze Forestali

i modelli di riferimento della selvicoltura e della gestione forestale classica tendono a ridurre la varietà di strutture e di processi per favorire l’uniformità e la regolarità.

Per massimizzare la produzione legnosa e soprattutto il tasso di accrescimento legnoso: turni molto più brevi rispetto alla longevità delle specie, forte riduzione alberi vecchi, necromassa in piedi e a terra …

In questi ultimi anni l’approccio al bosco è divenuto più ampio e meglio sostenuto sul piano tecnico, tecnologico e scientifico: il bosco è un sistema biologico complesso.

La selvicoltura sistemica rientra a pieno titolo nella concezione di gestione sostenibile del bosco, alla quale è connessa la conservazione della biodiversità.

La selvicoltura sistemica è

-una «selvicoltura estensiva», in armonia con la natura

– una selvicoltura configurabile con interventi a basso impatto ambientale

– cioè interventi mirati a conservare e ad aumentare la diversità biologica del sistema, assecondando la disomogeneità, la diversificazione strutturale e compositiva in modo da accrescere la capacità di autorganizzazione e di integrazione di tutti i suoi componenti, biotici e abiotici.

– i tagli hanno il significato di vere e proprie cure colturali e caratterizzano l’attività dell’uomo che è uno tra i tanti componenti dell’ecosistema.

La ricchezza di specie in un ecosistema forestale aumenta con:

  • l’aumentare dell’età della componente arborea,

  • passando attraverso fasi successionali via via più mature.

  • la complessità verticale dei soprassuoli forestali cresce con l’età e con la fase di sviluppo (Brokaw e Lent, 1999).

  • alberi grandi, vecchi offrono habitat per una molteplicità di specie vegetali e animali;

I piani di gestione forestale possono contribuire a tradurre in pratica la teoria secondo la quale la diversità genera diversità

I piani di gestione forestale consentono di recuperare e valorizzare, modulandole nel tempo e nello spazio, anche forme di governo e trattamento del bosco che fanno parte del patrimonio storico e culturale del nostro Paese.

gli ecosistemi forestali sono sistemi biologici complessi nei quali interagiscono fattori naturali e fattori umani

occorre abbandonare l’approccio riduttivo che porta a considerare il bosco solo come una somma di alberi di interesse economico o come una lista di specie / interagire con la complessità

Doc. T 13 – Le solide fondamenta della selvicoltura sistemica – Susanna Nocentini – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Forestali, Università di Firenze, v. S. Bonaventura 13, I-50143 – Firenze, Italy – Email: susanna.nocentini@unifi.it

La teoria della selvicoltura sistemica nasce dalla presa d’atto che il bosco è un sistema biologico complesso (Ciancio 1981, Ciancio et al. 1995, Ciancio & Nocentini 1996a). Sul piano epistemologico questa constatazione comporta il superamento del paradigma riduzionistico, meccanicistico e deterministico che ha caratterizzato le Scienze forestali fino al secolo scorso (Ciancio & Nocentini 1996c).

Sul piano etico la teoria della selvicoltura sistemica riconosce al bosco, in quanto sistema biologico complesso, valore intrinseco e quindi lo status di soggetto di diritti.

Sul piano operativo la selvicoltura sistemica si fonda sui seguenti principi:

interventi cauti, continui e capillari, basati su un criterio colturale, svincolato da qualsiasi riferimento al concetto di normalizzazione del bosco, con l’obiettivo di sostenere i processi naturali di autorganizzazione del sistema;

mantenimento di un livello provvigionale minimo, a garanzia della funzionalità del sistema;

continua verifica delle risposte del sistema in modo da adattare via via gli interventi secondo l’approccio scientifico per prova ed eliminazione degli errori…

L’interesse scientifico è stato rivolto all’individuazione delle “leggi” che regolano i rapporti fra nascite, morti e accrescimento somatico. Sulla base di questo paradigma, finché il tasso di utilizzazione non eccede il tasso di rinnovazione, la risorsa non si esaurisce….

Di conseguenza, il bosco viene sempre e comunque concepito come una entità strumentale.

Sulla base di tali principi è stato costruito un protocollo di analisi e procedure che trova il fondamento nei meccanismi biologici della rinnovazione delle specie arboree e nelle “leggi” che regolano l’accrescimento dei soprassuoli forestali. Questo approccio si basa su due assunti: a) il presupposto della continuità della produzione e b) la nozione di prevedibilità, ovvero la possibilità di prevedere e di predeterminare gli stati e i processi che caratterizzano il bosco.

Tale paradigma ormai è chiaramente messo in discussione. Negli ultimi decenni del secolo scorso sono state formulate ipotesi sul funzionamento degli ecosistemi e sulla peculiarità dei sistemi complessi, caratterizzati da continue e imprevedibili modificazioni e fluttuazioni (Holling 1986, Pickett et al. 1992, Ludwig et al. 1993, Hilborn et al. 1995, Holling & Meffe 1996, Perry & Amaranthus 1997, Fiedler et al. 1997)…

Essi concludevano che occorre cambiare, passare dal gestire gli stati al gestire i processi, dal concentrarsi sugli alberi al concentrarsi sugli ecosistemi…

la domanda da porsi è piuttosto se, in termini ecologici, possa invece esistere un bosco strutturato.

Ovviamente la risposta è no. A meno di non proseguire sulla strada di una selvicoltura che, più o meno consapevolmente, tende alla normalizzazione e alla regolarizzazione del bosco secondo modelli predefiniti, e quindi secondo un approccio che è quanto di più lontano ci possa essere dall’agire in armonia con la natura…

I risultati di queste ricerche forse possono essere utili per tentare di comprendere alcuni parziali e limitati aspetti del funzionamento degli alberi di una foresta, ma non certo per definire improbabili modelli di naturalità o di funziona-mento “naturale” sui quali plasmare la struttura del bosco. Solo la verifica a posteriori delle reazioni di un determinato bosco all’intervento potrà realmente quantificarne gli effetti, seppure su un numero di parametri sempre e comunque infinitamente piccolo rispetto all’infinitamente grande delle interazioni tra i molteplici componenti del sistema…

ritengo molto più preoccupante proporre di usare in modo predittivo in selvicoltura modelli che sono inevitabilmente semplificati a fronte della complessità dei processi e delle interazioni che avvengono non solo negli ecosistemi forestali ma anche nelle loro interrelazioni con i sistemi sociali ed economici…

A questo proposito vorrei far riflettere su alcuni aspetti. Attribuire al bosco lo status di soggetto di diritti significa riconoscere al bosco valore intrinseco e non più solo valore strumentale (Ciancio et al. 1994).

Al contrario del valore strumentale, il valore intrinseco è il valore che qualcosa ha indipendentemente dal

soddisfacimento delle esigenze umane…

Nel tempo valore intrinseco è stato attribuito ad animali coscienti (Regan 1983), animali senzienti (Warnock 1971), a tutti gli esseri viventi (Taylor 1986), alle specie (Callicott 1986, Rolston 1988, Johnson 1991); alle comunità biotiche (Callicott 1989); agli ecosistemi (Rolston 1988, Johnson 1991), ai processi evolutivi (Rolston 1988).

Quando le istituzioni prendono atto con documenti ufficiali dei cambiamenti etici che avvengono nella società, vuol dire che il nuovo ormai non è più tale, ma è divenuto parte del comune sentire. Solo un paio di esempi: il Millennium Ecosystem Assessment (2005) dichiara esplicitamente che la biodiversità e gli ecosistemi hanno anche valore intrinseco; il 19 settembre 2006, prima di una lunga serie, la cittadina di Tamaqua, nella contea di Schuykill in Pennsylvania, ha approvato una ordinanza rivoluzionaria che ha cambiato radicalmente il concetto di soggetto di diritti giuridici. In pratica, questa ordinanza riconosce alle comunità naturali e agli ecosistemi lo status di persona giuridica con propri diritti (CELDF 2007)…

Se al bosco si riconosce solo valore strumentale, allora è concesso utilizzarlo a fini commerciali. In questa prospettiva tocca a chi ritiene che si debbano porre limiti allo sfruttamento dimostrare perché questo è necessario.

Se, al contrario, al bosco è attribuito valore intrinseco, allora tocca a chi vuole utilizzarlo dimostrare che ciò non lo danneggia irreparabilmente o mette a rischio la sua stessa essenza e funzionalità. Questo vuol dire spostare l’onere della prova. Come sostiene Fox (1993) riconoscere al mondo non-umano valore intrinseco ha un effetto drammatico sul quadro di riferimento del dibattito ambientale e sulle politiche decisionali.

Alcuni hanno contestato l’attribuzione di diritti al bosco affermando che l’uomo ha bisogno del bosco, mentre il bosco non ha bisogno dell’uomo. Forse non hanno compreso che riconoscere i diritti del bosco non vuol dire togliere il diritto all’uomo, in quanto parte integrante del sistema, di intervenire nel bosco.

Vuol dire, invece, cambiare il modo di intervenire: passare da una selvicoltura che impone al bosco la struttura che si ritiene più utile per le esigenze umane a un approccio che rispetta l’autorganizzazione del bosco…

A ben vedere, poi, secondo Paci (2004) la selvicoltura naturalistica include qualsiasi tipo di trattamento: non esclude a priori nemmeno “i tagli rasi che” – egli afferma – “pure non garantiscono uno dei principali requisiti tradizionali della selvicoltura su basi naturali, cioè la continuità della copertura arborea del suolo”…

Trovo molto preoccupante pensare di generalizzare esperienze sviluppate in altri contesti ambientali e sociali piuttosto che avvalersi di un approccio – quello proposto dalla selvicoltura sistemica – che fonda i criteri di intervento su una attenta lettura di ciascun bosco, non solo in relazione alla propria organizzazione interna, ma anche in rapporto ai saperi locali e alle interazioni con i relativi sistemi socio-economici. La selvicoltura sistemica, proprio perché non propone ricette univoche, o peggio ancora, importate da altre realtà, consente di cogliere l’essenza di ciascun bosco in ogni parte d’Italia…

A ben guardare in molte zone del nostro Paese esiste una selvicoltura reale che si è evoluta al di fuori degli schemi della selvicoltura classica e di strumenti codificati di gestione, anzi quasi sempre in contrasto con questi.

Il trattamento prescritto dai piani è sempre stato, salvo rarissime eccezioni, il taglio raso con reimpianto per le abetine, i tagli successivi uniformi per le faggete e le cerrete, il taglio raso a strisce per le pinete di laricio.

Nelle fustaie delle proprietà private invece esistono significativi esempi di forme peculiari di coltivazione del bosco, basate sull’attenta osservazione della realtà naturale locale e sulla necessità di differenziare la produzione. Mi riferisco a quelle forme di trattamento recentemente descritte che fanno parte dei saperi locali, tramandate da padre a figlio attra­verso una esperienza plurisecolare e che hanno garantito il mantenimento dell’efficienza produttiva e funzionale del bosco…

L’approccio adattativo diviene fondamentale: si procede attraverso l’attento e continuo monitoraggio delle reazioni del bosco agli interventi. La gestione procede secondo un continuum coevolutivo fra intervento umano e reazioni del sistema, che di fatto esclude il finalismo tipico dei processi lineari che portano alla normalizzazione del bosco (Ciancio et al. 1994, Ciancio et al. 1995).

Nel mondo forestale “la normalizzazione” del bosco molto spesso è ancora vista come l’obiettivo finale di qualsiasi attività di gestione e pianificazione, anche quando la produzione non è più il fine primario…

L’approccio gestionale della selvicoltura sistemica fa propria la flessibilità e la capacità di rispondere alle retroazioni ambientali richieste per la governance di sistemi complessi e adattativi…

Questo modo di operare recupera l’essenza di due metodi che sono stati considerati al margine o addirittura fuori dall’assestamento, e cioè il criterio colturale, liberato da qualsiasi riferimento alla normalità del bosco, e l’approccio adattativo che era già insito nel metodo del controllo di Gurnaud, seppure ancora legato alla visione produttiva del bosco (Ciancio et al. 1994, Nocentini 2005).

Il concetto innovativo di provvigione minimale, cioè il livello minimo di provvigione da rilasciare sempre e comunque nel bosco, insieme all’indicazione di procedere con interventi cauti, continui e capillari, rispondono all’esigenza di applicare il principio di precauzione.

Il monitoraggio degli effetti della reazione dei popolamenti agli interventi effettuati è la guida per apportare eventuale correttivi, adottando l’approccio per tentativi ed eliminazione degli errori…

Nonostante si dichiari ignorante degli aspetti applicativi, Anfodillo (2009), nella sua critica alla selvicoltura sistemica, si sbilancia nell’esprimere un parere in merito alle conseguenze della sua applicazione che egli trova “preoccupanti per i selvicoltori oltre che per gli ecologi” giustificando tale preoccupazione con il fatto che la selvicoltura sistemica propone, appunto, il procedimento per tentativi ed eliminazione degli errori…

È evidente che Kimmins, e di conseguenza Anfodillo, non colgono la caratteristica saliente dell’approccio per tentativi ed eliminazione degli errori che, come hanno chiaramente evidenziato Berkes et al. (2000), è insito nei processi di costruzione dei saperi tradizionali, e cioè la capacità di adattarsi continuamente al cambiamento della risorsa e del contesto.

Inoltre, se un tale approccio ha dato risultati soddisfacenti per centinaia, a volte migliaia di anni, come afferma Kimmins, è prova evidente che è stato in grado di affrontare già in passato cambiamenti ambientali, sociali ed economici. Il fatto, che sfugge a Kimmins e ad Anfodillo, è che con questo tipo di approccio quello che conta non è il punto di arrivo ma come si percorre la strada, adattandosi continuamente al cambiamento che è una realtà imprescindibile quando si tratta di complessi sistemi ecologici e sociali (Berkes et al. 2000).

Ugualmente in difficoltà nel comprendere questo concetto si dimostra anche La Marca (2009) quando, pur senza citare direttamente la selvicoltura sistemica, scrive: “Se le prescrizioni assestamentali non sono chiare, o peggio ancora lasciano mano libera a chi è incaricato dell’applicazione del piano con l’assunto, che potrebbe essere anche pretestuoso, che ogni intervento è la conseguenza di quello precedente e condiziona quello successivo, è possibile una generale disattenzione degli obiettivi specifici che hanno dato origine all’assestamento forestale”. Egli, evidentemente, oltre a non aver letto o a non aver esaminato con attenzione quanto propone la selvicoltura sistemica, rimane saldamente ancorato a una visione che fa riferimento a procedure di tipo “comando e controllo” che si sono dimostrate assolutamente inadeguate per la gestione e la conservazione delle risorse naturali (Holling & Meffe 1996).

Le forme di trattamento tradizionale sviluppate in varie parti d’Italia e prima citate, si basano proprio sull’approccio per prova ed errore. Per esempio, in pinete di laricio della Sila, i proprietari, sulla base di una esperienza pluricentenaria, hanno messo a punto una forma di gestione del bosco che mantiene una pineta efficiente attraverso la pronta e vigorosa affermazione della rinnovazione naturale e dall’altro non utilizza mai più dell’incremento del bosco. L’equilibrio tra utilizzazione e incremento è mantenuto dal proprietario non sulla base di modelli strutturali o auxometrici predeterminati, ma sulla base di un processo intuitivo che procede adattando costantemente l’intervento alla risposta del bosco (Ciancio et al. 2006)…

È indubbio che si è chiuso un ciclo: quello del bosco visto come una entità strumentale che può essere gestita secondo modelli predefiniti per assolvere determinati obiettivi. La storia ha dimostrato chiaramente che oltre due secoli di tentativi di rendere prevedibili i sistemi forestali hanno ridotto i boschi in piantagioni e trasformato la selvicoltura in arboricoltura da legno.

L’attuale dibattito e alcuni esempi di selvicoltura reale nel nostro Paese, dimostrano che chi opera a diretto contatto con il bosco e ha a cuore la sua salvaguardia, spesso è già più avanti del mondo scientifico e accademico, dimostrando così una “saggezza” che la selvicoltura sistemica mira a portare in primo piano, in modo da rendere di nuovo coerenti i pre­supposti, gli obiettivi e i metodi della selvicoltura e della gestione forestale….

Doc. T 14 – L R 21 marzo 2000 n 39 Legge forestale della Toscana

…1. La presente legge unifica, coordina e modifica la normativa regionale vigente in materia forestale, nel rispetto dei principi fondamentali dettati dalle leggi dello Stato in materia di boschi, territori montani, vincolo idrogeologico, difesa del suolo e tutela delle zone di particolare interesse ambientale.

2. La presente legge, in particolare:

a) disciplina un regime di incentivazioni per le attività forestali, regola gli interventi di competenza della Regione e degli enti locali e stabilisce i vincoli e le prescrizioni cui sottoporre le forme d’uso dei boschi, per la conservazione e la valorizzazione di tutti i boschi, di proprietà sia pubblica che privata…

c) persegue gli obbiettivi dello sviluppo sostenibile, della conservazione della biodiversità, della tutela delle risorse genetiche autoctone e degli habitat naturali, della gestione multifunzionale del bosco e degli ecosistemi forestali, anche nell’ambito delle politiche comunitarie per l’agricoltura, lo spazio rurale e l’ambiente.

c bis) disciplina la materia degli incendi boschivi nel rispetto dei principi fondamentali della legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge quadro in materia di incendi boschivi).(17)…

c ter) disciplina la commercializzazione del materiale forestale di propagazione (MFP) in attuazione della direttiva 99/105/CE del Consiglio del 22 dicembre 1999, relativa alla commercializzazione dei materiali forestali di moltiplicazione, e in conformità alle disposizioni del decreto legislativo 10 novembre 2003, n. 386 (Attuazione della direttiva 99/105/CE relativa alla commercializzazione dei materiali forestali di moltiplicazione).(85)…

3. Il riordino e la riforma della normativa vigente in materia forestale sono attuati nel rispetto della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), del decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143 (Conferimento alle Regioni delle funzioni amministrative in materia di agricoltura e pesca e riorganizzazione dell’Amministrazione centrale), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), del decreto legislativo 18 maggio 2001 n. 227 (Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57) e della legge regionale 6 febbraio 1998, n. 9 (Attribuzione delle funzioni amministrative in materia di agricoltura, foreste, caccia, pesca, sviluppo rurale, agriturismo, alimentazione conferite alla Regione dal Decreto Legislativo 4 giugno 1997, n. 143).(18)

4. La Regione attua con la presente legge i principi di trasparenza e semplificazione dell’azione amministrativa in conformità a quanto previsto dalla legge 15 maggio 1997, n. 127 “Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo” e dalla legge regionale 9 febbraio 1998, n. 11 “Norme per lo snellimento e la semplificazione dell’attività amministrativa in materia di agricoltura, foreste, caccia e pesca”.

Art. 02 – Finalità

1. La Regione Toscana riconosce il bosco come bene di rilevante interesse pubblico e ne persegue la conservazione e la valorizzazione in relazione alle sue funzioni ambientali, paesaggistiche, sociali, produttive e culturali.

2. La conservazione del bosco, quale bene irrinunciabile della società toscana, è perseguita anche attraverso il mantenimento dell’indice forestale esistente. La valorizzazione economica del bosco concorre allo sviluppo rurale complessivo della Toscana.

Art. 03 – Definizioni

…3. Sono considerate bosco le aree già boscate, nelle quali l’assenza del soprassuolo arboreo o una sua copertura inferiore al venti per cento abbiano carattere temporaneo e siano ascrivibili ad interventi selvicolturali o d’utilizzazione oppure a danni per eventi naturali, accidentali o per incendio.

4. Sono assimilati a bosco le formazioni costituite da vegetazione forestale arbustiva esercitanti una copertura del suolo pari ad almeno il quaranta per cento, fermo restando il rispetto degli altri requisiti previsti dal presente articolo…

Art. 04 – Programmazione forestale regionale

1. Le linee di sviluppo e di tutela del patrimonio forestale della Toscana sono definite dagli atti della

programmazione regionale ai sensi della legge regionale 11 agosto 1999, n. 49 “Norme in materia di

programmazione regionale”…

b) ripartiscono il territorio di interesse forestale in aree omogenee, in rapporto alle esigenze di coordinamento e di organicità dell’attività forestale, coincidenti con gli ambiti territoriali di difesa del suolo di cui alla legge regionale 11 dicembre 1998, n. 91 “Norme per la difesa del suolo” ovvero con i bacini o sotto-bacini idrografici compresi negli ambiti territoriali medesimi…

d) individuano gli indirizzi per gli interventi forestali e la relativa tipologia…

h) individuano le attività di educazione, informazione e comunicazione, i mezzi per attuarle e i soggetti cui indirizzarle, con particolare attenzione alla popolazione in età scolare…

3. La Giunta regionale può autorizzare gli enti locali, su richiesta degli stessi e sulla base delle competenze specifiche definite dalla presente legge, ad attuare interventi non indicati dagli atti della programmazione regionale, qualora siano necessari in conseguenza di eventi imprevisti, per prevenire danni a persone ed immobili.(20)…

2. I Comuni interessati informano la popolazione delle attività inerenti le rilevazioni inventariali…

2. La Giunta regionale indica le modalità d’impianto e aggiornamento degli inventari forestali speciali, precisandone finalità, metodo d’attuazione e fonti di finanziamento…

1. Al fine di migliorare le funzioni produttive, sociali, ambientali e paesaggistiche del bosco, la Regione promuove la ricerca scientifica e tecnica del settore e persegue la promozione, il collaudo ed il trasferimento delle innovazioni relative…

1. Al fine di diffondere la conoscenza del bosco e delle sue funzioni, la Regione promuove attività di educazione, informazione e comunicazione…

1. Gli interventi pubblici forestali realizzano opere e servizi volti a tutelare, migliorare e ampliare i boschi della Toscana ed a garantirne la funzione sociale.

2. Sono interventi pubblici forestali:

a) i rimboschimenti finalizzati a difendere il suolo, regimare le acque, preservare e migliorare la qualità dell’ambiente e del paesaggio, prevenire o contenere i danni da valanghe e altre calamità, consolidare le dune e le zone litoranee…

c) le cure colturali ai rimboschimenti di cui alla lettera a) fino alla loro completa affermazione e la manutenzione straordinaria delle sistemazioni di cui alla lettera b) per mantenerne le funzionalità;

d) il miglioramento di boschi degradati e di quelli danneggiati o distrutti dal fuoco o da altre cause avverse;

e) le conversioni e le trasformazioni boschive volte a conferire una maggiore stabilità biologica ed un migliore assetto ambientale e paesaggistico all’area forestale interessata…

h) la rinaturalizzazione, anche tramite specie forestali autoctone e tecniche d’ingegneria naturalistica, di aree degradate, di corsi d’acqua e di rimboschimenti;

i) le opere ed i servizi volti a prevenire e reprimere gli incendi boschivi, a difendere il bosco da attacchi parassitari e da danni di altra origine…

Art. 16 – Formazione professionale

2. L’attività di promozione di cui al comma 1 riguarda anche il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro; è inoltre finalizzata all’attuazione delle misure di incentivazione della selvicoltura di cui all’articolo 17 ed al sostegno dell’occupazione…

Art. 17

1. Al fine di migliorare ed ampliare l’area forestale, la Regione promuove interventi attuati da soggetti pubblici e privati volti:

a) alla formazione di nuovi boschi;

b) alla ricostituzione di boschi degradati o danneggiati;

c) alle opere di prevenzione e repressione incendi boschivi;

d) alla difesa fitosanitaria…

h) alle cure colturali, ai rimboschimenti e alle altre formazioni forestali…

l) alla tutela degli alberi monumentali…

n) alla rinaturalizzazione di aree forestali;

q) alla meccanizzazione forestale…

1. Gli interventi previsti dall’articolo 17 possono essere attuati dai seguenti soggetti:…

f) associazioni di volontariato costituite ai sensi della legge regionale 26 aprile 1993, n. 28 “Norme relative ai

rapporti delle organizzazioni di volontariato con la Regione, gli Enti locali e gli altri Enti pubblici. Istituzione del registro regionale delle organizzazioni del volontariato” e successive modificazioni;

g) associazioni di protezione ambientale individuate con decreto del Ministro dell’ambiente e organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e successive modificazioni, operanti nell’ambito delle finalità di cui alla presente legge…

Art. 21 – Ecocertificazione forestale

1. La certificazione dei sistemi di gestione forestale sostenibile, di seguito indicata come “ecocertificazione

forestale”, può essere inclusa fra gli interventi di cui all’articolo 17, comma 2.

2. L’ecocertificazione forestale è rilasciata da un organismo indipendente, accreditato in sede internazionale,

comunitaria o nazionale, sulla base di norme e standards riconosciuti in sede internazionale, comunitaria o nazionale ed ha uno specifico riferimento territoriale.

3. Le Comunità montane, le Province e gli Enti parco regionali promuovono i progetti di ecocertificazione forestale, indicandone i prodotti ed i servizi, il territorio ed i soggetti interessati.(29)

4. Certificazioni di prodotto e di processo diverse dall’ecocertificazione forestale, proposte dai soggetti di cui agli articoli 18 e 19, possono essere incluse nelle misure d’incentivazione di cui all’articolo 17.

5. La Giunta regionale indica le modalità di ecocertificazione forestale, individua gli organismi certificanti ed

eventuali altre forme di certificazione incentivate.

Art. 27 – Finalità dell’amministrazione

1. L’amministrazione del patrimonio agricolo-forestale della Regione e dei beni in affidamento ai sensi dell’articolo

25 persegue i seguenti fini:

a) difesa del suolo e dell’assetto idrogeologico;

b) tutela dell’ambiente, del paesaggio e delle risorse di particolare interesse naturalistico, culturale e storico;

c) difesa del bosco dagli incendi, dai parassiti e da altre cause avverse;

d) difesa delle dune e delle pinete litoranee;

e) tutela della biodiversità e protezione della flora e della fauna;

f) promozione dell’uso sociale del bosco e delle attività ricreativo-culturali ad esso correlate;

g) incremento della produzione legnosa e sviluppo delle attività di trasformazione del legno;

h) valorizzazione dei prodotti non legnosi e secondari del bosco…

Art. 30 – Piani di gestione del patrimonio agricolo-forestale regionale (31)

1. L’amministrazione dei singoli complessi di cui all’articolo 28 è effettuata sulla base di un piano di gestione

riferito ad un periodo minimo di dieci anni.

2. Il piano di gestione, nell’ambito delle finalità di cui all’articolo 27, definisce:

a) la coltura e l’assestamento dei boschi;

b) la ripresa legnosa e il piano dei tagli…

d) l’assestamento faunistico…

4. Il piano di gestione può, per esigenze motivate, prevedere interventi in deroga alle disposizioni del regolamento

forestale secondo quanto indicato dal regolamento stesso.(32)

5. L’ente che amministra il complesso adotta il piano e lo presenta alla Giunta regionale. Qualora non si tratti

dell’ente medesimo il piano è presentato anche all’ente competente ai sensi dell’articolo 47, comma 2, che esprime il proprio parere entro sessanta giorni dal ricevimento comunicandolo alla Regione. Per i complessi ricadenti in tutto o in parte nell’ambito di un parco nazionale, regionale, provinciale o di una riserva naturale, il piano è trasmesso altresì all’Ente parco o all’organismo di gestione ai fini del nulla osta di cui all’articolo 13 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette). La Giunta regionale approva il piano, con eventuali modifiche entro novanta giorni dalla scadenza dei termini per il rilascio di pareri e nulla osta.(32)

6. Il piano può essere aggiornato, nell’arco temporale della sua validità, con le stesse procedure con cui è stato

approvato.

7. Fino all’approvazione del piano di gestione e per gli interventi non previsti dal piano di gestione aventi carattere straordinario e di eccezionalità, i tagli boschivi e gli altri interventi, escluse le acquisizioni e le dismissioni di immobili di cui al comma 2, lettera g), sono autorizzati dal dirigente della struttura competente della Giunta regionale, su presentazione di specifico progetto da parte dell’ente che amministra il complesso agricolo-forestale, fatte salve le autorizzazioni di legge.(32)

Titolo V – TUTELA DEL BOSCO…

1. Tutti i territori coperti da boschi sono sottoposti a vincolo idrogeologico e secondo le disposizioni del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (103) (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) a vincolo paesaggistico.(100)

2. I cambiamenti di destinazione d’uso dei suoli coperti da bosco, le trasformazioni del bosco e gli imboschimenti sono soggetti alla valutazione d’impatto ambientale (VIA) nei casi di cui alla legge regionale 3 novembre 1998, n. 79 “Norme per l’applicazione della valutazione d’impatto ambientale”.

Art. 39 – Regolamento forestale (37)

1. Ai fini della tutela e del corretto uso del bosco e dell’area forestale, la Regione Toscana approva il regolamento di attuazione della presente legge, denominato regolamento forestale…

3. Il regolamento forestale integra le norme di tutela, i vincoli e le prescrizioni previsti dalla presente legge, si

conforma alle prescrizioni dei piani di bacino di cui all’articolo 17 della l. 183/1989 e tiene altresì conto delle

esigenze di tutela della fauna selvatica e dei suoi habitat.

4. Il regolamento forestale disciplina in particolare:

a) per quanto riguarda i boschi:

1) i tagli boschivi ed i piani dei tagli;

2) la conversione dei boschi e la sostituzione di specie nei boschi stessi;

3) la rinnovazione del bosco;

4) la ricostituzione dei boschi degradati, danneggiati o distrutti;

5) la tutela dei boschi in situazioni speciali;

6) le potature, gli sfolli, i diradamenti e altre cure colturali…

1) le opere connesse ai tagli boschivi e l’esbosco del legname;

2) lo sradicamento di piante e ceppaie;

3) il taglio e l’estirpazione degli arbusti e dei cespugli;

4) l’asportazione di humus, terreno e cotico erboso e la raccolta delle foglie…

6) le trasformazioni dei boschi…

1) la prevenzione e la lotta ai parassiti delle piante forestali…

4) la prevenzione, la salvaguardia e la tutela del territorio dagli incendi boschivi.

Art. 39 bis – Provvedimenti urgenti per la tutela del bosco (38)

1. La Giunta regionale, in casi di necessità ed urgenza, può adottare con provvedimento motivato specifiche misure di tutela e di salvaguardia del bosco, specificando il periodo e l’ambito territoriale di applicazione delle stesse anche in deroga alle norme del regolamento forestale…

Art. 41 – Trasformazione del bosco

1. Costituisce trasformazione del bosco ogni intervento che comporti l’eliminazione della vegetazione forestale, al fine di utilizzare il terreno su cui la stessa è insediata per destinazioni diverse da quella forestale.

2. La trasformazione del bosco riveste carattere di eccezionalità ed è consentita esclusivamente nei casi e secondo la disciplina previsti dalla presente legge.

Art. 42 – Autorizzazione alla trasformazione dei boschi e dei suoli (41)

1. La trasformazione dei boschi è soggetta ad autorizzazione ai fini del vincolo idrogeologico e secondo le

disposizioni del d.lgs. 42/2004, (103) all’autorizzazione ai fini del vincolo paesaggistico…

Art. 45 – Conversione del bosco e sostituzione di specie

1. È vietata la conversione dei boschi d’alto fusto in boschi cedui. Il divieto comprende anche le fustaie transitorie provenienti dalle conversioni dei cedui.

2. È vietata la conversione dei cedui composti in cedui semplici…

Art. 46 – Taglio dei boschi

1. Entro il 30 giugno di ogni anno, le Province e le Comunità montane individuano la superficie massima che, nei dodici mesi successivi al 1 settembre, può essere sottoposta a tagli suscettibili di determinare oltre il 70 per cento di scopertura del suolo…

3. Il taglio raso dei boschi d’alto fusto è vietato ad eccezione dei casi espressamente previsti dal regolamento

forestale…

Art. 47bis – Taglio colturale (3)

1. Per taglio colturale s’intende il taglio che rientra nell’ordinaria attività silvana e che è condotto con modalità tali da assicurare la rinnovazione e la perpetuazione del bosco, senza comprometterne le potenzialità evolutive, favorendo la biodiversità e tutelando l’assetto idrogeologico…

a) le ripuliture, gli sfolli e i diradamenti;

b) i tagli fitosanitari…

d) i tagli destinati al ripristino dei soprassuoli danneggiati dal fuoco e da altri eventi calamitosi, nonché alla

riduzione del rischio di incendi boschivi e di dissesto idrogeologico ed all’eliminazione di altri rischi per la pubblica incolumità…

l) i tagli a raso di fustaie finalizzati alla rinnovazione naturale o previsti da piani di gestione, di taglio o di

assestamento regolarmente approvati e in corso di validità…

6. Il piano di gestione e il piano dei tagli possono, per esigenze motivate, prevedere interventi in deroga alle

disposizioni del regolamento forestale secondo quanto indicato dal regolamento stesso.

Art. 49 – Opere connesse al taglio dei boschi

b) la realizzazione di piste temporanee d’esbosco, che non comportino rilevanti movimenti e modificazioni

morfologiche del terreno e che siano oggetto di ripristino al termine dei lavori;

c) la realizzazione, senza l’ausilio di mezzi meccanici per la movimentazione di terreno, di nuovi sentieri o

mulattiere per l’accesso ai boschi di persone o bestiame da soma…

Art. 51 – Sradicamento di piante e ceppaie

2. Il regolamento forestale indica, altresì, i casi in cui lo sradicamento di piante morte e di ceppaie secche è vietato o soggetto ad autorizzazione della Provincia o della Comunità montana…

Art. 52 – Boschi in situazioni speciali

1. Sono considerati in situazione speciale i boschi di qualunque specie, governo e trattamento e di qualsiasi

estensione che assolvono a specifiche funzioni ambientali e paesaggistiche. Rientrano, tra gli altri, nei boschi in, situazioni speciali quelli ubicati…

c) al limite della vegetazione arborea, entro una fascia di 300 metri di larghezza dal mare o lungo i corsi d’acqua…

Art. 62 – Tutela della flora spontanea (6)

1. Per la tutela della flora spontanea delle aree forestali, su tutto il territorio regionale, si applica la disciplina di cui alla legge regionale 6 aprile 2000, n. 56 “Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali,

della flora e della fauna selvatiche – Modifiche alla LR 23/1/1998, n. 7 – Modifiche alla LR 11/4/1995, n. 49…

Capo II – Difesa dei boschi dagli incendi

Art. 70 bis – Competenze delle Province (65)

1. Le Province, in attuazione delle disposizioni del piano AIB, svolgono le seguenti funzioni:

a) approvazione del piano operativo annuale AIB, sulla base dei dati e delle informazioni fornite dai soggetti

operanti nell’AIB…

Art. 70 quater – Interventi nell’ambito dell’AIB (67)

1. Nell’ambito dell’AIB sono individuate, in particolare, le seguenti attività:

a) pianificazione, realizzazione e gestione di strutture ed infrastrutture per l’AIB, compreso gli interventi colturali

per migliorare gli assetti vegetazionali degli ambienti naturali e forestali;

b) pianificazione, realizzazione e manutenzione degli interventi per la salvaguardia, il ripristino e per la

ricostituzione delle aree percorse dal fuoco…

Art. 72 – Obblighi degli Enti locali e degli Enti parco

Art. 74 – Pianificazione dell’AIB (71)

1. La pianificazione dell’AIB è costituita da:

a) piano AIB, approvato dalla Giunta regionale;

b) piani operativi annuali provinciali AIB, approvati dalle Province…

1) gli interventi colturali per migliorare gli assetti vegetazionali degli ambienti naturali e forestali;

2) i criteri e le modalità per gli interventi pubblici di salvaguardia e di ripristino delle aree percorse dal fuoco…

e) le attività informative per la prevenzione degli incendi boschivi e per la segnalazione di ogni eventuale situazione a rischio…

4. Il piano AIB contiene una specifica sezione per le aree naturali protette regionali, i cui contenuti sono definiti

attraverso le proposte dei rispettivi Enti gestori, trasmesse alla Giunta regionale entro sessanta giorni dalla richiesta e valutate sentito il Corpo forestale dello Stato.

5. Il piano per i parchi naturali e le riserve naturali dello Stato, di cui all’articolo 8, comma 2, della l. 353/2000,

predisposto dal Ministro dell’ambiente d’intesa con la Regione, costituisce, a far data dalla sua approvazione, parte integrante del piano AIB…

Art. 76 – Disposizioni per la prevenzione degli incendi boschivi (73)

1. Il regolamento forestale definisce…

7. Sia nei boschi percorsi dal fuoco che nei pascoli, situati entro 50 metri dai boschi,(84) percorsi dal fuoco, sono

vietate, per cinque anni, le attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche, salvo specifica autorizzazione concessa dal Ministro dell’ambiente, per le aree naturali protette statali, o dalla Regione negli altri casi, per accertate situazioni di dissesto idrogeologico e nelle situazioni in cui sia urgente un intervento per la tutela di particolari valori ambientali o paesaggistici.

Art. 85 – Ripristino (81)

1. Nel caso di violazione delle disposizioni della presente legge, del regolamento forestale, dell’autorizzazione o del piano dei tagli o delle disposizioni stabilite a seguito della presentazione della dichiarazione di taglio, l’ente titolare della funzione autorizzatoria in materia di vincolo idrogeologico può prescrivere i lavori di ripristino, consolidamento o adeguamento che risultano necessari al fine di ricostituire il bosco e di assicurare, con altre opere o lavori, la stabilità dei suoli e la regimazione delle acque.2. Qualora non vi sia coincidenza tra il trasgressore e il possessore a qualunque titolo del bene oggetto della violazione i lavori sono prescritti anche a carico dei possessori a qualunque titolo in quanto obbligati in solido ai sensi dell’articolo 6 della l. 689/1981.

6 bis. Al fine di regolarizzare le opere previste dalla presente legge, e le trasformazioni ad esse connesse, realizzate in assenza di autorizzazione o di dichiarazione d’inizio lavori o in difformità alle stesse, può essere richiesta autorizzazione in sanatoria. L’autorizzazione in sanatoria è rilasciata dall’ente competente quando le opere e le relative trasformazioni non pregiudichino l’assetto idrogeologico dell’area oggetto dei lavori e siano conformi alla presente legge, al regolamento forestale e agli strumenti di pianificazione territoriale. Il rilascio dell’autorizzazione in sanatoria è condizionato al pagamento delle sanzioni amministrative da parte dei trasgressori o degli obbligati in solido nonché, nei casi previsti, all’attuazione del rimboschimento compensativo con le modalità di cui all’articolo 44. L’ente competente al momento del rilascio dell’autorizzazione in sanatoria può prescrivere l’esecuzione di lavori di consolidamento o adeguamento. (95)…

Doc. T 15 – La selvicoltura delle pinete della Toscana – ARSIA / Regione Toscana

…la gestione selvicolturale di questi soprassuoli si concretizza in due alternative: favorire l’evoluzione in direzione del bosco misto oppure mantenere la pineta. Qualora si opti per questa ultima scelta, gli interventi selvicolturali (tagli a raso a strisce o a buche) dovranno necessariamente creare le condizioni ecologiche favorevoli alla rinnovazione di una specie pioniera quale il pino nero.

Negli altri casi si tratterà di una gestione più puntuale, mirata a favorire l’evoluzione del popolamento.

La gestione selvicolturale delle pinete deve in ogni caso partire dai presupposti che indichiamo di seguito.

Non si può prescindere da aspetti stazionali, fitosanitari, socioeconomici, estetici, culturali e bioecologici…

Il taglio raso è un intervento sempre soggetto ad autorizzazione che, nel caso delle pinete di pino domestico, può essere ottenuta ricorrendo le condizioni previste al comma d), che prevede questa forma di trattamento “…quando il taglio a raso costituisce l’unico intervento selvicolturale di utilizzazione idoneo a mantenere una determinata tipologia di fustaia di particolare rilevanza storica, ambientale e paesaggistia…

Il taglio raso (o taglio a raso) e quello dei boschi d’alto fusto, in particolare, è vietato, dalle norme statali di orientamen-to e modernizzazione del settore forestale (D.lgs. 18 maggio 2001, n. 227) e dalla Legge Forestale della Toscana, fatti salvi i casi espressamente previsti dalle due normative (Regione Toscana, 2004).

Doc. T 16 – L.R. 11 aprile 1995, n. 49 Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree naturali protette di interesse locale.

Art. 01 – Oggetto e finalità

1. La presente legge in attuazione delle norme quadro di cui alla L. 6 dicembre 1991, n. 394, detta disposizioni per l’istituzione e la gestione di parchi regionali e provinciali, riserve naturali e aree naturali protette di interesse locale al fine di garantire la conservazione e riqualificazione dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico-culturale e naturalistico della Regione; la promozione delle attività economiche compatibili, delle attività ricreative, della ricerca scientifica, della divulgazione ambientale, nonché della gestione faunistica…

Art. 02 – Parchi, riserve, aree naturali protette di interesse locale: individuazione, definizione e scopi

1. I parchi sono sistemi territoriali che, per il loro particolare valore naturale, scientifico, storico-culturale e paesaggistico, necessitano di una gestione unitaria per consentire un’efficace conservazione, ripristino e miglioramento dell’ambiente naturale e la salvaguardia delle specie selvatiche. I parchi operano altresì per lo sviluppo delle attività economiche ecocompatibili e per la gestione delle risorse faunistiche e ambientali…

3. Le riserve naturali sono territori che, per la presenza di particolari specie di flora o di fauna, o di particolari ecosistemi naturalisticamente rilevanti, devono essere organizzati in modo da conservare l’ambiente nella sua integrità.

4. Le aree naturali protette di interesse locale sono quelle inserite in ambiti territoriali intensamente antropizzati, che necessitano di azioni di conservazione, restauro o ricostituzione delle originarie caratteristiche ambientali e che possono essere oggetto di progetti di sviluppo ecocompatibile…

Art. 03 – Consulta tecnica

1. Al fine di garantire alla Giunta regionale un adeguato supporto tecnico-scientifico, è istituita la Consulta tecnica per le aree protette e la biodiversità, presieduta dall’Assessore regionale competente per materia o da suo delegato, e composta da esperti particolarmente qualificati nelle discipline inerenti la protezione ambientale, la gestione delle aree protette e la tutela delle biodiversità. (2)

La Consulta è organo di consulenza della Giunta per l’attuazione della presente legge e della legge regionale n.36 (A.C.) del 29.02.2000 (Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche – Modifiche alla legge regionale 23 gennaio 1998, n. 7 – Modifiche alla legge regionale 11 aprile 1995, n.49). In particolare esprime pareri obbligatori per i profili tecnico – scientifici in materia di:

a) attuazione coordinata di direttive e regolamenti comunitari, leggi e regolamenti statali;…

c) formazione ed attuazione del programma triennale di cui all’articolo 4;

d) formazione degli strumenti di piano e dei regolamenti dei parchi, riserve naturali e aree protette di interesse locale. (2)

3. La Consulta indirizza e coordina l’attività dei comitati scientifici dei parchi e, se esistenti, di quelli delle riserve naturali; in particolare, esprime pareri e formula proposte per quanto riguarda la sperimentazione, la ricerca scientifica e l’informazione didattica.

4. La Giunta regionale nomina i componenti della Consulta con le seguenti modalità:

a) 3 membri scelti da un elenco di almeno sei esperti designati dalle associazioni ambientaliste operanti nel territorio nazionale e rappresentate nel Consiglio nazionale per l’ambiente di cui all’art. 12 della L. 6 dicembre 1991, n. 394;

b) 4 membri selezionati da un elenco di almeno otto nominativi di esperti designati dalle Università degli studi della Toscana, competenti in Scienze naturali, Scienze geologiche, Scienze agrarie e Scienze forestali. (3)

c) 3 membri scelti da un elenco di almeno sei esperti designati dagli organismi di gestione dei parchi della Toscana;

d) 1 membro scelto da un elenco di almeno due esperti designati dalla Società Botanica Italiana;

e) 1 membro scelto da un elenco di almeno due esperti designati dalla Unione Zoologica Italiana;

f) 1 membro scelto da un elenco di almeno due esperti designati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche;

g) 1 membro scelto da un elenco di almeno due esperti designati dall’Istituto Nazionale Fauna Selvatica.

h) 1 membro designato dall’Unione Regionale Province Toscane. (4)…

Alle riunioni della Consulta tecnica possono essere invitati a partecipare un esperto dell’ARPAT ed uno dell’ARSIA e rappresentanti delle amministrazioni locali eventualmente interessate. (5)

Art. 04 – Programma triennale regionale

1. Ogni tre anni la Regione, con le procedure di cui all’art. 5, approva il programma delle aree protette.

2. Il programma si articola in un Piano d’indirizzo ed in un provvedimento di riparto delle disponibilità finanziaria. Il Piano di indirizzo, ai sensi dell’art. 9 della legge regionale 9 giugno 1992, n. 26, contiene:…

b) l’indicazione del termine per l’istituzione di nuovi parchi, riserve naturali ed aree naturali protette di interesse locale, ovvero per la modifica di quelli esistenti, la specificazione dei relativi obiettivi di tutela e valorizzazione;…

c) i criteri e gli indirizzi ai quali debbono uniformarsi gli enti locali e gli organismi di gestione dei parchi, nella attuazione del programma per quanto di loro competenza, ivi compresi i compiti relativi alla redazione dei regolamenti e dei piani dei parchi e alla informazione ed all’educazione ambientale delle popolazioni interessate, sulla base delle esigenze di unitarietà delle aree da proteggere;…

Art. 07 – Misure di incentivazione e promozione economico-sociale

1. La gestione dei parchi, delle riserve e delle aree protette di interesse locale assicura il mantenimento ed il recupero delle caratteristiche ambientali dei luoghi interessati, ivi compreso il patrimonio edilizio esistente, le attività agro-silvo-pastorali e l’agricoltura biologica quali elementi delle economie locali da qualificare e valorizzare…

Art. 10 – Piano per il parco provinciale

1. Il piano del parco provinciale, quale strumento di tutela dei valori naturali ed ambientali entro perimetri definitivi, anche in variante di quelli individuati nell’atto istitutivo, nel rispetto del P.T.C. di cui alla legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5 e delle procedure per le varianti relative, fa riferimento ai contenuti di cui al comma 1 e 2 dell’art. 12 della legge 6 dicembre 1991, n. 394. Ha valore di piano paesistico e di piano urbanistico. Esso sostituisce i piani paesistici territoriali ed urbanistici di qualsiasi livello. Il piano ha efficacia di dichiarazione di pubblico generale interesse, di urgenza e indifferibilità per gli interventi in esso previsti.

2. Il piano individua eventualmente gli ambiti territoriali e gli interventi, ivi compreso l’assestamento forestale, in relazione ai quali si procede attraverso strumenti attuativi particolareggiati approvati dalla stessa Provincia.

Art. 13 – Piano pluriennale economico e sociale del parco provinciale

1. Nel rispetto delle finalità istitutive del parco, delle previsioni del piano e nei limiti del regolamento, la Provincia promuove iniziative coordinate con quelle della Regione e degli enti locali interessati, atte a favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale della collettività residente all’interno del parco e dell’area contigua.

2. Per i fini di cui al precedente comma la Provincia adotta un piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili. Qualora il piano pluriennale, ai fini della realizzazione degli interventi previsti, comporti la partecipazione di altri soggetti, sono previste modalità attuative comprendenti anche gli accordi di programma di cui all’art. 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142…

Art. 15 – Riserve naturali

…3. Nelle riserve naturali è vietata la caccia, l’apertura di cave, miniere e discariche, nonché la realizzazione di nuove opere edilizie, l’ampliamento di costruzioni esistenti, l’esecuzione di opere di trasformazione del territorio e cambiamenti di destinazione d’uso in contrasto con le finalità della riserva.

4. Sono ammesse le utilizzazioni produttive tradizionali, quelle ecocompatibili e la realizzazione di infrastrutture indispensabili al conseguimento delle finalità della riserva; sono altresì consentiti interventi di contenimento per la conservazione degli equilibri faunistici ed ambientali…

Art. 22 – Sanzioni amministrative

1. Fatte salve le sanzioni penali previste dalla normativa vigente, in caso della violazione delle norme di cui alla presente legge, ai piani e ai regolamenti dei parchi provinciali, per zone ricomprese nel perimetro degli stessi e ai regolamenti delle riserve naturali si applica la sanzione amministrativa da un minimo di L. 600.000 ad un massimo di L. 6.000.000.

2. Alle violazioni delle disposizioni di cui ai piani e regolamenti dei parchi per le aree contigue, ai piani e regolamenti comunali relativi alle aree protette di interesse locale, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di L. 400.000 ad un massimo di L. 4.000.000.

3. In caso di violazione di altre disposizioni relative ai parchi, alle riserve naturali ed alle aree protette di interesse locale, contenute in ordinanze emanate dai soggetti responsabili della gestione, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da L. 50.000 a L. 500.000.

4. Per l’accertamento, la contestazione e l’applicazione delle sanzioni di cui al precedente comma si applicano le disposizioni di cui alla L.R. 12 novembre 1993, n. 85.

5. Le sanzioni sono irrogate dal Presidente della Provincia per le violazioni avvenute nei parchi provinciali e nelle riserve naturali provinciali e dal Sindaco per le violazioni nelle aree protette di interesse locale.

Art. 23 – Sospensione e riduzione in pristino

…l’autorità competente ad emanare l’ordinanza ingiunzione ai sensi del comma 5 dell’art. 22, qualora venga esercitata un’attività in difformità della presente legge, dai piani e regolamenti dei parchi, dai regolamenti delle riserve naturali o dei piani e regolamenti delle aree naturali protette d’interesse locale, dispone, indipendentemente dall’emanazione della ordinanza ingiunzione, l’immediata sospensione dell’attività medesima ed ordina la riduzione in pristino, la risistemazione e la eventuale ricostituzione delle specie vegetali ed animali con la responsabilità solidale del committente, del titolare dell’impresa e del direttore dei lavori in caso di costruzione e trasformazione di opere. Si applicano altresì le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 29 della legge 6 dicembre 1991, n. 394.

Doc. T 17 – Legge Regionale n. 91 del 11/12/1998 (Boll. n 43 del 21/12/1998, parte Prima, SEZIONE I)

Norme per la difesa del suolo.

Art. 1 (Finalita’)

1. La Regione Toscana, per soddisfare le esigenze di salvaguardia ambientale e di sicurezza delle popolazioni, provvede alla tutela del proprio territorio, in conformita’ ai principi della legge 18.5.1989 n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo), in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche) e del decreto legislativo 3 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo

1997, n. 59).

2. A tal fine la presente legge disciplina le azioni di pianificazione, programmazione, progettazione, e realizzazione degli interventi, prevenzione, controllo e manutenzione in materia di difesa del suolo …

Art. 3 (Conferenza di bacino)

1. In ciascuno dei bacini regionali e’ istituita la Conferenza di bacino, della quale fanno parte tutte le Province, Comuni, Comunita’ Montane ed Enti Parco territorialmente interessati.

Alla Conferenza partecipa la Regione e possono essere invitati altri enti e soggetti interessati…

Art. 4 (ComitatoTecnico)

1. E’ istituito, per ciascun bacino regionale, un Comitato Tecnico quale organo di consulenza e supporto tecnico della Giunta Regionale e della Conferenza di bacino. In particolare, il Comitato provvede a…

b) predisporre la relazione annuale sull’uso del suolo…

Art. 7 (Piani di Bacino. Contenuti)

1. Il Piano di Bacino costituisce lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo per la pianificazione e la programmazione degli interventi diretti alla conservazione, difesa e valorizzazione del suolo ed alla corretta gestione del ciclo integrato delle acque.

2. Il Piano di Bacino acquisisce e concorre a formare il quadro conoscitivo organizzato ed aggiornato della programmazione e pianificazione economica e territoriale costituite dal Programma Regionale di Sviluppo, dal Piano di Indirizzo Territoriale e dai Piani territoriali di Coordinamento di cui alla LR n. 5/1995, nonche’ dai Piani dei parchi nazionali e regionali…o per la formazione del Piano di Bacino)

3. La Giunta regionale nomina il Garante dell’informazione nell’ambito dell’ufficio relazioni con il pubblico previsto dall’art. 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell’organizzazione delle

amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell’art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), incaricato di avviare tutte le azioni necessarie per assicurare l’informazione ai cittadini e alle formazioni sociali cosi’ da favorirne la partecipazione.

4. La Giunta regionale da’ notizia dell’avvenuto deposito e della nomina del Garante dell’informazione mediante avviso

sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana e su almeno due quotidiani di cui uno a diffusione nazionale…

Doc. T 18 – LEGGE REGIONALE 10 novembre 2014, n. 65 – Norme per il governo del territorio.

Articolo 1…

2. Ai fini di cui al comma 1, i comuni, la città metropolitana, le province e la Regione perseguono, nell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite dalla presente legge:

a) la conservazione e la gestione del patrimonio territoriale, promuovendone la valorizzazione in funzione di uno sviluppo locale sostenibile e durevole…

d) lo sviluppo delle potenzialità multifunzionali delle aree agricole e forestali, della montagna e della fascia costiera, coniugando funzioni produttive con funzioni di presidio idrogeologico, ambientale e paesaggistico…

Art. 2 Il governo del territorio

1. Ai fini della presente legge, si definisce governo del territorio l’insieme delle attività che concorrono ad indirizzare, pianificare e programmare i diversi usi e trasformazioni del territorio, con riferimento agli interessi collettivi a alla sostenibilità nel tempo.

2. Il governo del territorio si esplica mediante il coordinamento intersettoriale delle politiche, la coerenza dei piani e dei programmi di settore con gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica, mediante il coordinamento e la collaborazione tra i diversi livelli territoriali di governo.

Art. 3 Il patrimonio territoriale

1. La Regione promuove e garantisce la riproduzione del patrimonio territoriale in quanto bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale con le modalità di cui all’articolo 5. Per patrimonio territoriale si intende l’insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. Il riconoscimento di tale valore richiede la garanzia di esistenza del patrimonio territoriale quale risorsa per la produzione di ricchezza per la comunità…

3. Le componenti di cui al comma 2, e le relative risorse non possono essere ridotte in modo irreversibile.

Le azioni di trasformazione del territorio devono essere considerate in base ad un bilancio complessivo degli

effetti su tutte le componenti.

Art. 36 L’informazione e la partecipazione dei cittadini alla formazione degli atti di governo del territorio.

Regolamento

1. La Regione, in collaborazione con le province, la città metropolitana e i comuni, promuove e sostiene le

modalità più efficaci di informazione e di partecipazione dei soggetti interessati al governo del territorio. A tal fine,

con deliberazione della Giunta Regionale, promuove iniziative e strumenti di formazione e divulgazione delle

metodologie, delle tecniche e delle pratiche di informazione e partecipazione nel governo del territorio,

sulla base delle risorse finanziarie disponibili. Di tale deliberazione è data comunicazione alla commissione

consiliare competente.

2. La Regione, le province, la città metropolitana e i comuni assicurano l’informazione e la partecipazione dei

cittadini e di tutti i soggetti interessati alla formazione degli atti di governo del territorio di loro competenza nell’ambito dei procedimenti di cui al titolo II, capi I e II e al titolo III, capo I. Nell’ambito del procedimento di formazione dei piani attuativi, le forme e le modalità di informazione partecipazione dei cittadini sono individuate dal comune in ragione dell’entità e dei potenziali effetti degli interventi previsti, tenuto conto dei livelli prestazionali indicati dal regolamento di cui al comma 4.

3. I risultati delle attività di informazione e partecipazione poste in essere nell’ambito dei procedimenti di formazione degli atti di governo del territorio contribuiscono alla definizione dei contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, secondo le determinazioni motivatamente assunte dall’amministrazione procedente.

4. La Regione specifica, con regolamento, le funzioni del garante dell’informazione e della partecipazione secondo i contenuti previsti dagli articoli 37, 38 e 39.

5. La Giunta regionale, previa comunicazione alla commissione consiliare competente, approva idonee guida per garantire uniformi livelli partecipativi adeguati ai contenuti delle diverse tipologie degli atti di governo del territorio.

6. Per i piani e i programmi soggetti a VAS le attività di informazione e partecipazione di cui al presente capo

sono coordinate con le attività di partecipazione di cui alla l.r. 10/2010, nel rispetto del principio di non duplicazione.

Art. 37 Il garante dell’informazione e della partecipazione

1. Ai fini di cui all’articolo 36, la Regione, le province, la città metropolitana e i comuni con popolazione superiore a 20 mila abitanti istituiscono un proprio garante dell’informazione e della partecipazione, disciplinandone le funzioni con riferimento al regolamento di cui all’articolo 36, comma 4.

2. I comuni con popolazione non superiore a 20 mila abitanti individuano un garante dell’informazione e della partecipazione disciplinandone le funzioni con riferimento al regolamento di cui all’articolo 36, comma 4.

3. Non possono rivestire il ruolo di garante dell’informazione e della partecipazione gli amministratori dell’ente, i consiglieri regionali, provinciali e comunali, il responsabile del procedimento e il progettista dell’atto di governo del territorio.

Art. 38 Funzioni del garante dell’informazione e della partecipazione

1. Nell’ambito delle competenze della Regione, delle province, della città metropolitana e dei comuni, ai fini

della formazione degli atti di loro rispettiva pertinenza, il garante dell’informazione e della partecipazione assume ogni necessaria iniziativa, nelle diverse fasi procedurali di formazione degli atti di governo del territorio, per l’attuazione del programma di cui all’articolo 17, comma 3, lettera e), e per assicurare l’informazione e la partecipazione dei cittadini e di tutti i soggetti interessati.

A tal fine la Regione, le province, la città metropolitana e i comuni, e assicurano che la documentazione relativa agli atti di governo del territorio risulti adeguata alle esigenze dell’informazione e della partecipazione secondo le linee guida di cui all’articolo 36, comma 4.

2. Il garante dell’informazione e della partecipazione redige un rapporto sull’attività svolta, indicando le

iniziative poste in essere in attuazione del programma di cui all’articolo 17, comma 3, lettera e), ed evidenziando se le attività relative all’informazione e alla partecipazione della cittadinanza e delle popolazioni interessate abbianoprodotto risultati significativi ai fini della formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli strumenti della pianificazione urbanistica da sottoporre all’adozione degli organi competenti. Della pubblicazione del rapporto sull’attività svolta è data comunicazione al Garante regionale dell’informazione e della partecipazione di cui all’articolo 39.

3. A seguito dell’adozione degli atti di governo del territorio, il garante dell’informazione e della partecipazione promuove le ulteriori attività di informazione necessarie nell’ambito delle procedure di cui all’articolo 20.

Art. 39 Il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione

2. Oltre a quanto previsto dall’articolo 38, il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione, per

quanto di competenza, collabora con i garanti dell’informazione e della partecipazione delle province della città metropolitana e dei comuni, assicurando loro ogni necessario supporto metodologico al fine del più efficace espletamento delle funzioni loro attribuite dalla presente legge.

3. Il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione provvede al periodico monitoraggio delle

attività di informazione e partecipazione nella formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli strumenti della pianificazione urbanistica di province, città metropolitana e comuni, consultando i garanti comunali e provinciali e assumendo dalle amministrazioni di riferimento le informazioni e le valutazioni inerenti le esperienze compiute e le pratiche sviluppate. Il garante regionale riferisce sul monitoraggio effettuato alla Giunta regionale ed alla commissione consiliare competente, secondo le modalità disposte dal regolamento di cui all’articolo 36, comma 4.

4. Qualora il Garante regionale dell’informazione e della partecipazione non appartenga alla struttura regionale, allo stesso è attribuita un’indennità di funzione la cui entità, calcolata in base annua, è determinata con deliberazione della Giunta regionale in misura non superiore al 44 per cento di quella spettante al Presidente della Giunta regionale.

Art. 40 Sostegno regionale alla informazione e partecipazione nel governo del territorio

1. La Regione sostiene con proprie risorse le attività di province, città metropolitana e comuni, finalizzate

all’informazione e alla partecipazione della cittadinanza e delle popolazioni interessate al governo del territorio,

nonché all’adeguato supporto conoscitivo e documentale concernente gli atti di governo del territorio, incentivando allo scopo le modalità più efficaci di collaborazione interistituzionale e di economia di scala che ne possono derivare.

Art. 58 Funzioni in materia di tutela paesaggistica

1. La Regione esercita le funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici ad essa conferite ai sensi dell’articolo 5, comma 6, del Codice, qualora non attribuite ad altro ente ai sensi della presente legge.

2. Il piano paesaggistico regionale costituisce parte integrante del PIT che assume la funzione di piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici, ai sensi dell’articolo 135, comma 1, del Codice.

3. Alla tutela del paesaggio concorrono, gli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica delle province, della città metropolitana e dei comuni, laddove adeguati, ai sensi dell’articolo 145, comma 4, del Codice, al piano paesaggistico regionale.

Art. 59 Finalità del piano paesaggistico e osservatorio regionale

1. Il PIT con specifica considerazione dei valori paesaggistici, d’ora in avanti denominato “piano paesaggistico”, riconosce gli aspetti e i caratteri peculiari del paesaggio regionale, ne delimita i relativi ambiti, individua obiettivi di qualità e ne definisce la normativa d’uso in attuazione degli articoli 131, 133, 135, 143 e 145 del Codice.

2. Il piano paesaggistico, elaborato secondo il procedimento di cui all’articolo 135, comma 1, e di cui al-

l’articolo 143 del Codice, ha contenuto ricognitivo, descrittivo e rappresentativo, normativo e progettuale.

3. Con deliberazione, la Giunta regionale organizza l’attività dell’osservatorio del paesaggio di cui all’articolo

133, comma 1, del Codice al fine di:

a) esercitare il monitoraggio dell’efficacia del piano paesaggistico;

b) mantenerne aggiornato e svilupparne il quadro conoscitivo;

c) promuovere, in attuazione della convenzione europea sul paesaggio, la partecipazione delle popolazioni

e degli enti locali alla tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico regionale.

Art. 60 Valorizzazione dei paesaggi

1. La valorizzazione dei paesaggi consiste nella:

a) corretta manutenzione e riproduzione del patrimonio territoriale e delle invarianti che ne strutturano le diverse componenti;

b) riqualificazione o ricostruzione dei paesaggi urbani, rurali, naturali compromessi o degradati;

c) creazione di nuovi paesaggi per migliorare la qualità complessiva del contesto esistente.

2. La Regione concorre alla valorizzazione dei paesaggi regionali anche attraverso la concessione di contributi

agli enti locali e alle associazioni senza fini di lucro.

Art. 61 Parchi regionali e aree protette

1. I territori dei parchi regionali, delle riserve e delle aree contigue sono sottoposti al regime di tutela previsto

dalle leggi speciali che li riguardano.

2. I piani dei parchi regionali si conformano alla specifica disciplina paesaggistica del PIT, ai sensi del-

l’articolo 145, comma 4, del Codice.

Art. 153 Commissione per il paesaggio

1. Per l’esercizio della funzione di cui all’articolo 152, i soggetti di cui all’articolo 151 istituiscono, anche

in forma associata, una commissione denominata commissione per il paesaggio.

2. La commissione è composta da tre membri, scelti tra gli esperti in materia paesaggistica ed ambientale, aventi

i requisiti di cui al comma 6, nominati attraverso bandi e valutazione comparativa delle candidature ammissibili.

3. La commissione esprime parere obbligatorio ai fini del rilascio dell’autorizzazione paesaggistica…

6. In relazione alle specifiche finalità dell’incarico di consulenza tecnica, in seno alla commissione possono essere nominati in qualità di esperti in materia paesaggistica:

a) professori e ricercatori universitari di ruolo nelle materie storiche, artistiche, architettoniche, paesaggistiche, urbanistiche e agronomiche;

b) professionisti con particolare, pluriennale e qualificata esperienza in materia di tutela del paesaggio,di pianificazione territoriale e progettazione del territorio, in materia agronomo-forestale o in materia geologica,

muniti di diploma di laurea specialistica o equivalente attinente alle medesime materie…

Art. 155 Sanzioni

1. La mancata osservanza delle disposizioni in materia paesaggistica determina l’applicazione, da parte dei soggetti di cui all’articolo 151, delle sanzioni previste nella parte IV, titolo I, capo II, del Codice…

Art. 248 Disposizioni transitorie in materia di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili

1. Il Consiglio regionale definisce i criteri e le modalità di installazione di determinate tipologie di impianti nelle aree diverse dalle aree non idonee individuate ai sensi della legge regionale 21 marzo 2011, n. 11 (Disposizioni in materia di installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di energia. Modifiche alla legge regionale 24 febbraio 2005, n. 39 “Disposizioni in materia di energia” e alla legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 “Norme per il governo del territorio”), che costituiscono elemento per la valutazione positiva dei progetti nel rispetto della normativa statale.

2. Fino a nuovo provvedimento, mantiene efficacia la deliberazione del Consiglio regionale 11 febbraio 2013,

n. 15 (Criteri e modalità di installazione degli impianti fotovoltaici a terra e degli impianti fotovoltaici posti su

frangisole ai sensi dell’articolo 205 quater, comma 3, della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 “Norme per il

governo del territorio”).


PROCESSO PARTECIPATIVO – PROMEMORIA LEGALE

Doc. PP EU 1 – CONVENZIONE SULL’ACCESSO ALLE INFORMAZIONI, LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO AI PROCESSI DECISIONALI E L’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA IN MATERIA AMBIENTALE

Århus, Danimarca, 25 giugno 1998

Le Parti della presente convenzione,

Richiamando il primo principio della Dichiarazione di Stoccolma sull’ambiente umano,

Richiamando inoltre il decimo principio della Dichiarazione di Rio de Janeiro sull’ambiente e lo sviluppo,

Richiamando altresì le risoluzioni dell’Assemblea generale nn. 37/7, del 28 ottobre 1982, sulla Carta mondiale della natura e 45/94, del 14 dicembre 1990, sulla necessità di garantire un ambiente sano per il benessere degli individui, Richiamando la Carta europea sull’ambiente e la salute, adottata l’8 dicembre 1989 a Francoforte sul Meno (Germania) in occasione della Prima conferenza europea sull’ambiente e la salute dell’Organizzazione mondiale della sanità, Affermando la necessità di salvaguardare, tutelare e migliorare lo stato dell’ambiente e di assicurare uno sviluppo sostenibile e senza rischi per l’ambiente,

Riconoscendo che un’adeguata tutela dell’ambiente è indispensabile per il benessere umano e per il godimento dei diritti fondamentali, compreso il diritto alla vita,

Riconoscendo altresì che ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere e il dovere di tutelare e migliorare l’ambiente, individualmente o collettivamente, nell’interesse delle generazioni presenti e future,

Considerando che, per poter affermare tale diritto e adempiere a tale obbligo, i cittadini devono avere accesso alle informazioni, essere ammessi a partecipare ai processi decisionali e avere accesso alla giustizia in materia ambientale, e riconoscendo che per esercitare i loro diritti essi possono aver bisogno di assistenza,

Riconoscendo che un più ampio accesso alle informazioni e una maggiore partecipazione ai processi decisionali migliorano la qualità delle decisioni e ne rafforzano l’efficacia, contribuiscono a sensibilizzare il pubblico alle tematiche ambientali e gli consentono di esprimere le sue preoccupazioni, permettendo alle pubbliche autorità di tenerne adeguatamente conto,

Mirando in tal modo ad accrescere la responsabilità e la trasparenza nel processo decisionale e a rafforzare il sostegno del pubblico alle decisioni in materia ambientale,

Riconoscendo l’opportunità di promuovere la trasparenza in tutti i settori della pubblica amministrazione e invitando gli organi legislativi ad applicare i principi della presente convenzione alle proprie procedure,

Riconoscendo inoltre la necessità che il pubblico sia a conoscenza delle procedure di partecipazione ai processi decisionali in materia ambientale, possa accedervi liberamente e sappia come usufruirne,

Riconoscendo altresì l’importante ruolo che i singoli, le organizzazioni non governative e il settore privato possono svolgere ai fini della tutela dell’ambiente,

Desiderando promuovere l’educazione ambientale, al fine di accrescere la comprensione dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, e incoraggiare una diffusa consapevolezza e partecipazione del pubblico alle decisioni riguardanti l’ambiente e lo sviluppo sostenibile,

Constatando, al riguardo, l’importanza di utilizzare i mezzi di comunicazione, nonché i mezzi elettronici o le altre forme di comunicazione che si renderanno disponibili in futuro;

Riconoscendo l’importanza di una piena integrazione delle esigenze ambientali nei processi decisionali a livello statale, e la conseguente necessità per le pubbliche autorità di disporre di informazioni ambientali precise, complete ed aggiornate;

Riconoscendo che le pubbliche autorità possiedono informazioni ambientali nell’interesse pubblico,

Interessate a che il pubblico (comprese le organizzazioni) abbia accesso a meccanismi giudiziari efficaci, in grado di tutelarne i legittimi interessi e di assicurare il rispetto della legge,

Constatando l’importanza di fornire ai consumatori una corretta informazione sui prodotti, per consentire loro di compiere scelte ambientali consapevoli,

Coscienti della preoccupazione del pubblico per l’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e della necessità di accrescere la trasparenza e di rafforzare la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia,

Convinte che l’attuazione della presente convenzione contribuirà al rafforzamento della democrazia nell’ambito territoriale della Commissione economica delle Nazioni unite per l’Europa (UNECE),

Consapevoli del ruolo svolto al riguardo dall’UNECE e richiamando in particolare le linee guida sull’accesso alle informazioni e la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale, approvate nella dichiarazione ministeriale adottata a Sofia (Bulgaria) il 25 ottobre 1995 nel corso della Terza conferenza ministeriale “Ambiente per l’Europa”,

Tenendo conto delle pertinenti disposizioni della convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero, conclusa ad Espoo (Finlandia) il 25 febbraio 1991, della convenzione sugli effetti transfrontalieri degli incidenti industriali e della convenzione sulla protezione e l’utilizzazione dei corsi d’acqua transfrontalieri e dei laghi

internazionali, entrambe concluse a Helsinki il 17 marzo 1992, nonché delle altre convenzioni regionali,

Consapevoli che l’adozione della presente convenzione contribuirà all’ulteriore rafforzamento del processo “Ambiente per l’Europa” e al successo della Quarta conferenza ministeriale prevista ad Aarhus (Danimarca) nel giugno del 1998,

Hanno convenuto quanto segue:

Articolo 1 FINALITÀ

Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, ciascuna Parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale in conformità delle disposizioni della presente convenzione.

Articolo 2 DEFINIZIONI

Ai fini della presente convenzione, si intende per:…

3. “informazioni ambientali”, qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica o in qualunque altra forma materiale riguardante:

a) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria e l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, il paesaggio e i siti naturali, la biodiversità e le sue componenti, compresi gli organismi geneticamente modificati e l’interazione fra questi elementi;

b) fattori quali le sostanze, l’energia, il rumore, le radiazioni, e attività o provvedimenti, compresi i provvedimenti amministrativi, gli accordi ambientali, le politiche, le disposizioni legislative, i piani e i programmi che incidono o possono incidere sugli elementi di cui alla lettera a), nonché le analisi costi-benefici ed altre analisi ed ipotesi economiche utilizzate

nei processi decisionali in materia ambientale;

c) lo stato di salute, la sicurezza e le condizioni di vita delle persone, nonché lo stato dei siti e degli edifici di interesse culturale, nella misura in cui siano o possano essere influenzati dallo stato degli elementi ambientali o, attraverso tali elementi, dai fattori, dalle attività o dai provvedimenti di cui alla lettera b);

4. “pubblico”, una o più persone fisiche o giuridiche e, ai sensi della legislazione o della prassi nazionale, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi costituiti da tali persone;

5. “pubblico interessato”, il pubblico che subisce o può subire gli effetti dei processi decisionali in materia ambientale o che ha un interesse da far valere al riguardo; ai fini della presente definizione si considerano titolari di tali interessi le organizzazioni non governative che promuovono la tutela dell’ambiente e che soddisfano i requisiti prescritti

dal diritto nazionale.

Articolo 3 DISPOSIZIONI GENERALI

1. Ciascuna Parte adotta i provvedimenti legislativi, regolamentari e gli altri provvedimenti necessari, compresi i provvedimenti destinati ad assicurare la compatibilità tra le disposizioni adottate per dare attuazione alla presente convenzione in tema di accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico e accesso alla giustizia, nonché le opportune misure di esecuzione, al fine di stabilire e mantenere un quadro normativo chiaro, trasparente e coerente per l’attuazione della presente convenzione.

2. Ciascuna Parte si adopera affinché i funzionari e le autorità forniscano assistenza e orientamento al pubblico, agevolandone l’accesso alle informazioni, la partecipazione ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

3. Ciascuna Parte promuove l’educazione e la sensibilizzazione del pubblico ai problemi ambientali, con particolare riguardo alle modalità di accesso alle informazioni, partecipazione ai processi decisionali e accesso alla giustizia in materia ambientale.

4. Ciascuna Parte prevede l’adeguato riconoscimento e sostegno delle associazioni, delle organizzazioni o dei gruppi che promuovono la tutela dell’ambiente e provvede affinché l’ordinamento giuridico nazionale si conformi a tale obbligo.

5. Le disposizioni della presente convenzione lasciano impregiudicato il diritto delle Parti di continuare ad applicare o introdurre norme che prevedano un più ampio accesso alle informazioni, una maggiore partecipazione ai processi decisionali ed un più ampio accesso alla giustizia in materia ambientale.

6. La presente convenzione non implica alcuna deroga ai diritti esistenti in tema di accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico ai processi decisionali e accesso alla giustizia in materia ambientale…

8. Ciascuna Parte provvede affinché coloro che esercitano i propri diritti in conformità della presente convenzione non siano penalizzati, perseguiti o soggetti in alcun modo a misure vessatorie a causa delle loro azioni. La presente disposizione lascia impregiudicato il potere dei giudici nazionali di esigere il pagamento di un importo ragionevole a titolo di spese processuali.

9. Nei limiti delle pertinenti disposizioni della presente convenzione, il pubblico ha accesso alle informazioni, può partecipare ai processi decisionali e ha accesso alla giustizia in materia ambientale senza discriminazioni basate sulla cittadinanza, sulla nazionalità o sulla residenza o, qualora si tratti di persone giuridiche, sull’ubicazione della sede legale o del centro effettivo delle loro attività.

Articolo 4 ACCESSO ALLE INFORMAZIONI AMBIENTALI

1. Fatti salvi i paragrafi che seguono, ciascuna Parte provvede affinché, nel quadro della legislazione nazionale, le autorità pubbliche mettano a disposizione del pubblico le informazioni ambientali loro richieste, ivi compreso il rilascio, ove richiesto e ferma restando la lettera b), di copie dei documenti contenenti tali informazioni

a) senza che il pubblico debba far valere un interesse al riguardo;

b) nella forma richiesta, salvo qualora:

i) l’autorità abbia validi motivi per renderle accessibili in altra forma, nel qual caso tali motivi devono essere specificati; o

ii) le informazioni siano già pubblicamente disponibili in altra forma.

2. Le informazioni ambientali di cui al paragrafo 1 devono essere messe a disposizione del pubblico non appena possibile e comunque entro un mese dalla presentazione della richiesta, a meno che il loro volume e la loro complessità non giustifichi una proroga del termine, che in ogni caso non può essere superiore a due mesi dalla presentazione della richiesta. Il richiedente deve essere informato delle eventuali proroghe e dei motivi che le giustificano.

3. Una richiesta di informazioni ambientali può essere respinta:

a) se l’autorità pubblica cui è rivolta non dispone di tali informazioni;

b) se è manifestamente irragionevole o formulata in termini troppo generici; oppure c) se riguarda documenti ancora in corso di elaborazione o comunicazioni interne delle autorità pubbliche, qualora tale deroga sia prevista dalla legge o dalla prassi nazionale, tenendo conto dell’interesse pubblico tutelato dalla divulgazione delle informazioni.

4. Una richiesta di informazioni ambientali può essere respinta qualora la divulgazione di tali informazioni possa pregiudicare:

h) l’ambiente cui si riferiscono le informazioni, ad esempio i luoghi di riproduzione di specie rare…

5. Qualora non disponga delle informazioni ambientali richieste, l’autorità pubblica indica quanto prima al richiedente l’altra autorità pubblica alla quale ritiene possibile rivolgersi per ottenere tali informazioni, o inoltra la richiesta a tale autorità informandone il richiedente…

7. Il rigetto della richiesta deve essere notificato per iscritto quando la richiesta stessa è stata formulata per iscritto o quando il richiedente ne faccia domanda. La notifica deve precisare i motivi del diniego e fornire informazioni sull’accesso alle procedure di ricorso di cui all’articolo 9. Il diniego deve essere comunicato quanto prima e comunque entro il termine di un mese, a meno che la complessità delle informazioni non giustifichi una proroga, che in ogni caso non può essere superiore a due mesi a decorrere dalla richiesta.

Il richiedente viene informato delle eventuali proroghe e dei motivi che le giustificano…

Articolo 5 RACCOLTA E DIFFUSIONE DELLE INFORMAZIONI AMBIENTALI

1. Ciascuna Parte provvede affinché:

a) le autorità pubbliche dispongano delle informazioni ambientali rilevanti ai fini dell’esercizio delle loro funzioni e ne assicurino l’aggiornamento;

b) siano istituiti meccanismi obbligatori per consentire alle autorità pubbliche di essere adeguatamente e costantemente informate delle attività proposte o in corso in grado di incidere significativamente sull’ambiente;…

2. Ciascuna Parte provvede affinché, nel quadro della propria legislazione nazionale, le autorità pubbliche mettano a disposizione del pubblico le informazioni ambientali in modo trasparente e ne assicurino l’effettiva accessibilità, in particolare:

a) fornendo al pubblico informazioni sufficienti sul tipo e sul tenore delle informazioni ambientali in possesso delle pubbliche autorità competenti, sulle principali condizioni alle quali è subordinata la loro disponibilità e accessibilità e sulla procedura da seguire per ottenerle;

b) prendendo e mantenendo provvedimenti pratici quali:

i) l’istituzione di elenchi, registri o archivi accessibili al pubblico;

ii) l’obbligo per i funzionari di assistere il pubblico che intende accedere alle informazioni in virtù della presente convenzione; e

iii) la designazione di punti di contatto;

c) fornendo accesso gratuito alle informazioni ambientali contenute negli elenchi, nei registri e negli archivi di cui alla lettera b), punto i).

3. Ciascuna Parte assicura la progressiva disponibilità delle informazioni ambientali in banche dati elettroniche facilmente accessibili al pubblico attraverso reti pubbliche di telecomunicazioni. Le informazioni accessibili in questa forma devono comprendere:

a) i rapporti sullo stato dell’ambiente di cui al paragrafo 4;

b) i testi legislativi riguardanti direttamente o indirettamente l’ambiente;

c) ove opportuno, i piani, i programmi e le politiche riguardanti direttamente o indirettamente l’ambiente e gli accordi ambientali; e

d) altre informazioni, nella misura in cui la loro accessibilità in questa forma sia in grado di agevolare l’applicazione delle disposizioni nazionali di attuazione della presente convenzione, a condizione che tali informazioni siano già disponibili in forma elettronica…

6. Ciascuna Parte incoraggia gli operatori le cui attività abbiano effetti significativi sull’ambiente ad informare regolarmente il pubblico dell’impatto ambientale delle loro attività e dei loro prodotti, eventualmente nel quadro di sistemi volontari di etichettatura o certificazione ambientale o con altri mezzi.

7. Ciascuna Parte:

b) pubblica o rende in altro modo accessibile il materiale esplicativo disponibile riguardante le sue relazioni con il pubblico nelle materie disciplinate dalla presente convenzione; e c) fornisce adeguate informazioni sull’esercizio delle funzioni pubbliche e la prestazione di servizi pubblici aventi attinenza con l’ambiente ai vari livelli dell’amministrazione pubblica…

Articolo 6 PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI RELATIVE AD ATTIVITÀ SPECIFICHE

1. Ciascuna Parte:

a) applica le disposizioni del presente articolo alle decisioni relative all’autorizzazione delle attività elencate nell’allegato I;

b) in conformità del proprio diritto nazionale, applica inoltre le disposizioni del presente articolo alle decisioni relative ad attività non elencate nell’allegato I che possano avere effetti significativi sull’ambiente. A tal fine le Parti stabiliscono se l’attività proposta è soggetta a tali disposizioni; e…

2. Il pubblico interessato è informato nella fase iniziale del processo decisionale in materia ambientale in modo adeguato, tempestivo ed efficace, mediante pubblici avvisi o individualmente. Le informazioni riguardano in particolare:

a) l’attività proposta e la richiesta su cui sarà presa una decisione;

b) la natura delle eventuali decisioni o il progetto di decisione;

c) l’autorità pubblica responsabile dell’adozione della decisione;

d) la procedura prevista, ivi compresi (nella misura in cui tali informazioni possano essere fornite):

i) la data di inizio della procedura;

ii) le possibilità di partecipazione offerte al pubblico;

iii) la data e il luogo delle audizioni pubbliche eventualmente previste;

iv) l’indicazione dell’autorità pubblica cui è possibile rivolgersi per ottenere le pertinenti informazioni e presso la quale tali informazioni sono state depositate per consentirne l’esame da parte del pubblico;

v) l’indicazione dell’autorità pubblica o di qualsiasi altro organo ufficiale cui possono essere rivolti osservazioni e quesiti nonché i termini per la loro presentazione;

vi) l’indicazione delle informazioni ambientali disponibili sull’attività proposta;

e) l’assoggettamento dell’attività in questione ad un procedura di valutazione dell’impatto ambientale a livello nazionale o transfrontaliero.

3. Per le varie fasi della procedura di partecipazione del pubblico sono fissati termini ragionevoli, in modo da prevedere un margine di tempo sufficiente per informare il pubblico ai sensi del paragrafo 2 e consentirgli di prepararsi e di partecipare effettivamente al processo decisionale in materia ambientale.

4. Ciascuna Parte provvede affinché la partecipazione del pubblico avvenga in una fase iniziale, quando tutte le alternative sono ancora praticabili e tale partecipazione può avere un’influenza effettiva.

5. Ove opportuno, ciascuna Parte incoraggia i potenziali richiedenti ad individuare il pubblico interessato, ad avviare discussioni e a fornire informazioni sugli obiettivi della richiesta prima di presentare la domanda di autorizzazione.

6. Ciascuna Parte impone alle pubbliche autorità competenti di consentire al pubblico interessato, su sua richiesta e qualora ciò sia previsto dal diritto nazionale, di consultare gratuitamente, non appena siano disponibili, tutte le informazioni rilevanti ai fini del processo decisionale di cui al presente articolo ottenibili al momento della procedura di partecipazione del pubblico, fatto salvo il diritto delle Parti di rifiutare la divulgazione di determinate informazioni ai sensi dell’articolo 4, paragrafi 3 e 4. Fermo restando l’articolo 4, le informazioni in questione comprendono quanto meno:

a) la descrizione del sito e delle caratteristiche tecniche e fisiche dell’attività proposta, compresa una stima dei residui e delle emissioni previste;

b) la descrizione degli effetti significativi sull’ambiente dell’attività proposta;

c) la descrizione delle misure previste per prevenire e/o ridurre tali effetti, comprese le emissioni;

d) una sintesi non tecnica di quanto precede;

e) una descrizione sommaria delle principali alternative prese in considerazione dal richiedente; e

f) in conformità della legislazione nazionale, i principali rapporti e pareri pervenuti all’autorità pubblica nella fase di informazione del pubblico interessato ai sensi del paragrafo 2.

7. Le procedure di partecipazione devono consentire al pubblico di presentare per iscritto o, a seconda dei casi, in occasione di audizioni o indagini pubbliche in presenza del richiedente, eventuali osservazioni, informazioni, analisi o pareri da esso ritenuti rilevanti ai fini dell’attività proposta.

8. Ciascuna Parte provvede affinché, al momento dell’adozione della decisione, si tenga adeguatamente conto dei risultati della partecipazione del pubblico.

9. Ciascuna Parte provvede affinché il pubblico sia prontamente informato della decisione adottata dalla pubblica autorità, secondo le opportune procedure. Ciascuna Parte rende accessibile al pubblico il testo della decisione, nonché i motivi e le considerazioni su cui essa si fonda.

10. Ciascuna Parte provvede affinché, nei casi in cui un’autorità pubblica proceda al riesame o all’adeguamento delle condizioni di esercizio di una delle attività di cui al paragrafo 1, si applichino mutatis mutandis e ove opportuno le disposizioni dei paragrafi da 2 a 9 del presente articolo…

Articolo 7 PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO A PIANI, PROGRAMMI E POLITICHE IN MATERIA AMBIENTALE

Ciascuna Parte stabilisce le disposizioni pratiche e/o le altre disposizioni atte a consentire al pubblico di partecipare all’elaborazione di piani e programmi in materia ambientale in un quadro trasparente ed equo, dopo avergli fornito le informazioni necessarie. A tal fine si applicano i paragrafi 3, 4 ed 8 dell’articolo 6. L’autorità pubblica competente individua il pubblico ammesso a partecipare, tenendo conto degli obiettivi della presente convenzione.

Nella misura opportuna, ciascuna Parte si adopera per consentire al pubblico di partecipare all’elaborazione delle politiche in materia ambientale.

Articolo 8 PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALL’ELABORAZIONE DI REGOLAMENTI DI ATTUAZIONE E/O STRUMENTI NORMATIVI GIURIDICAMENTE VINCOLANTI DI APPLICAZIONE GENERALE

Ciascuna Parte si sforza di promuovere, in una fase adeguata e quando tutte le alternative sono ancora praticabili, l’effettiva partecipazione del pubblico all’elaborazione, ad opera delle autorità pubbliche, di regolamenti di attuazione e altre norme giuridicamente vincolanti di applicazione generale che possano avere effetti significativi sull’ambiente. A tal fine occorre adottare le seguenti misure:

a) fissare termini sufficienti per consentire l’effettiva partecipazione;

b) pubblicare le proposte legislative o renderle accessibili al pubblico in altro modo;

c) consentire al pubblico di formulare osservazioni direttamente o per il tramite di organi consultivi rappresentativi.

I risultati della partecipazione del pubblico sono presi in considerazione nella misura più ampia possibile.

Articolo 9 ACCESSO ALLA GIUSTIZIA

1. Nel quadro della propria legislazione nazionale, ciascuna Parte provvede affinché chiunque ritenga che la propria richiesta di informazioni formulata ai sensi dell’articolo 4 sia stata ignorata, immotivatamente respinta in tutto o in parte, non abbia ricevuto una risposta adeguata o comunque non sia stata trattata in modo conforme alle disposizioni di tale articolo, abbia accesso a una procedura di ricorso dinanzi a un organo giurisdizionale o a un altro organo indipendente e imparziale istituito dalla legge.

La Parte che preveda il ricorso dinanzi a un organo giurisdizionale dispone affinché l’interessato abbia anche accesso a una procedura stabilita dalla legge, rapida e gratuita o poco onerosa, ai fini del riesame della propria richiesta da parte dell’autorità pubblica o da parte di un organo indipendente e imparziale di natura non giurisdizionale.

Le decisioni definitive prese a norma del presente paragrafo sono vincolanti per l’autorità pubblica in possesso delle informazioni. Esse sono motivate per iscritto almeno quando l’accesso alle informazioni viene negato in forza del presente paragrafo.

2. Nel quadro della propria legislazione nazionale, ciascuna Parte provvede affinché i membri del pubblico interessato

a) che vantino un interesse sufficiente o in alternativa

b) che facciano valere la violazione di un diritto, nei casi in cui il diritto processuale amministrativo di detta Parte esiga tale presupposto abbiano accesso a una procedura di ricorso dinanzi a un organo giurisdizionale e/o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge, per contestare la legittimità sostanziale o procedurale di decisioni, atti od omissioni soggetti alle disposizioni dell’articolo 6 e, nei casi previsti dal diritto nazionale e fatto salvo il paragrafo 3, ad altre pertinenti disposizioni della presente convenzione.

Le nozioni di “interesse sufficiente” e di “violazione di un diritto” sono determinate secondo il diritto nazionale, coerentemente con l’obiettivo di offrire al pubblico interessato un ampio accesso alla giustizia nell’ambito della presente convenzione. A tal fine si ritiene sufficiente, ai sensi della lettera a), l’interesse di qualsiasi organizzazione non governativa in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2, paragrafo 5. Tali organizzazioni sono altresì considerate titolari di diritti suscettibili di violazione ai sensi della lettera b).

Le disposizioni del presente paragrafo non escludono la possibilità di esperire un ricorso preliminare dinanzi ad un’autorità amministrativa, né dispensano dall’obbligo di esaurire le vie di ricorso amministrativo prima di avviare un procedimento giudiziario qualora tale obbligo sia previsto dal diritto nazionale.

3. In aggiunta, e ferme restando le procedure di ricorso di cui ai paragrafi 1 e 2, ciascuna Parte provvede affinché i membri del pubblico che soddisfino i criteri eventualmente previsti dal diritto nazionale possano promuovere procedimenti di natura amministrativa o giurisdizionale per impugnare gli atti o contestare le omissioni dei privati o delle pubbliche autorità compiuti in violazione del diritto ambientale nazionale.

4. Fatto salvo il paragrafo 1, le procedure di cui ai paragrafi 1, 2 e 3 devono offrire rimedi adeguati ed effettivi, ivi compresi, eventualmente, provvedimenti ingiuntivi, e devono essere obiettive, eque, rapide e non eccessivamente onerose. Le decisioni prese in virtù del presente articolo sono emanate o registrate per iscritto. Le decisioni degli organi giurisdizionali e, ove possibile, degli altri organi devono essere accessibili al pubblico.

5. Per accrescere l’efficacia delle disposizioni del presente articolo, ciascuna Parte provvede affinché il pubblico venga informato della possibilità di promuovere procedimenti di natura amministrativa o giurisdizionale e prende in considerazione l’introduzione di appositi meccanismi di assistenza diretti ad eliminare o ridurre gli ostacoli finanziari o gli altri ostacoli all’accesso alla giustizia.

Articolo 13 ALLEGATI

Gli allegati costituiscono parte integrante della presente convenzione.

Articolo 15 CONTROLLO DELL’OSSERVANZA DELLA CONVENZIONE

La riunione delle Parti stabilisce per consenso meccanismi facoltativi di natura extragiudiziale, non contenziosa e consultiva per verificare l’osservanza delle disposizioni della presente convenzione. Tali meccanismi devono consentire un’adeguata partecipazione del pubblico e possono prevedere l’esame delle comunicazioni dei membri del pubblico su questioni attinenti alla presente convenzione.

Allegato I ELENCO DELLE ATTIVITÀ DI CUI ALL’ARTICOLO 6, PARAGRAFO 1, LETTERA a)

1. Settore energetico:…

– impianti di gassificazione e liquefazione;

– centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 50 megawatt;…

3. Industria mineraria:..

– impianti per la fusione di sostanze minerali, compresa la produzione di fibre minerali, con capacità di fusione superiore a 20 tonnellate al giorno;…

4. Industria chimica:

x) coloranti e pigmenti;…

5. Gestione dei rifiuti:

– impianti di incenerimento, recupero, trattamento chimico o discarica di rifiuti pericolosi;

– impianti di incenerimento dei rifiuti urbani con capacità superiore a 3 tonnellate l’ora;

– impianti per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi con capacità superiore a 50 tonnellate al giorno;

– discariche che ricevono più di 10 tonnellate al giorno oppure con una capacità totale superiore a 25000 tonnellate, escluse le discariche di rifiuti inerti…

7. Impianti industriali per:…

b) costruzione di autostrade e vie di rapida comunicazione3/;

c) costruzione di nuove strade a quattro o più corsie oppure rettifica del tracciato e/o ampliamento di strade a una o due corsie per portarle a quattro o più corsie; le nuove strade o tratti di strada rettificati e/o ampliati devono avere una lunghezza ininterrotta di almeno 10 km…

16. Cave e miniere a cielo aperto in siti di dimensioni superiori a 25 ettari o torbiere in siti di dimensioni superiori a 150 ettari…

20 Ogni attività non contemplata nei paragrafi 1-19 per la quale è prevista la partecipazione del pubblico a una procedura di valutazione dell’impatto ambientale a norma della legislazione nazionale.

21. Il disposto dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera a) della presente convenzione non si applica a nessuno dei progetti di cui sopra se realizzati per meno di due anni esclusivamente o principalmente a scopi di ricerca, sviluppo e sperimentazione di nuovi metodi o prodotti, tranne se esiste la possibilità che essi provochino effetti nocivi significativi per l’ambiente o la salute.

22. Qualsiasi modifica o estensione di attività, ove tale modifica o estensione soddisfi di per sé i criteri/le soglie stabiliti nel presente allegato, è effettuata a norma dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera a) della presente convenzione. Qualsiasi altra modifica o estensione di attività è disciplinata dall’articolo 6, paragrafo 1, lettera b) della presente convenzione.

Doc. PP EU 2 – 25.6.2003 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea IT L 156/17

DIRETTIVA 2003/35/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 26 maggio 2003

che prevede la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all’accesso alla giustizia

…visto il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione il 15 gennaio 2003, considerando quanto segue:

(1) La normativa comunitaria nel settore dell’ambiente intende contribuire a salvaguardare, tutelare e migliorare

la qualità dell’ambiente e a proteggere la salute umana.

(2) La normativa comunitaria in materia di ambiente contiene disposizioni in base alle quali le autorità pubbliche e altri organismi adottano decisioni che possono avere effetti significativi sull’ambiente oltre che sulla salute e sul benessere delle persone.

(3) L’effettiva partecipazione del pubblico all’adozione di decisioni consente allo stesso di esprimere pareri e

preoccupazioni che possono assumere rilievo per tali decisioni e che possono essere presi in considerazione da

coloro che sono responsabili della loro adozione; ciò accresce la responsabilità e la trasparenza del processo

decisionale e favorisce la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e il sostegno alle decisioni adottate.

(4) La partecipazione, compresa quella di associazioni, organizzazioni e gruppi, e segnatamente di organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente, dovrebbe essere incentivata di conseguenza, tra l’altro promuovendo l’educazione ambientale del pubblico.

( 1 ) GU C 154 E del 29.5.2001, pag. 123.

( 2 ) GU C 221 del 7.8.2001, pag. 65.

( 3 ) GU C 357 del 14.12.2001, pag. 58.

( 4 ) Parere del Parlamento europeo del 23 ottobre 2001 (GU C 112 E del 9.5.2002, pag. 125), posizione comune del Consiglio del 25

aprile 2002 (GU C 170 E del 16.7.2002, pag. 22) e decisione del Parlamento europeo del 5 settembre 2002 (non ancora pubblicata

nella Gazzetta ufficiale). Decisione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2003 e decisione del Consiglio del 4 marzo 2003.

(5) Il 25 giugno 1998 la Comunità europea ha sottoscritto la convenzione UN/ECE sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale («convenzione di Århus»)…

(6) Tra gli obiettivi della convenzione di Århus vi è il desiderio di garantire il diritto di partecipazione del pubblico alle attività decisionali in materia ambientale, per contribuire a tutelare il diritto di vivere in un ambiente adeguato ad assicurare la salute e il benessere delle persone.

(7) L’articolo 6 della convenzione di Århus contiene disposizioni in materia di partecipazione del pubblico alle decisioni relative alle attività specifiche elencate nell’allegato I della convenzione stessa e ad attività non elencate in tale allegato che possano avere effetti rilevanti sull’ambiente.

(8) L’articolo 7 della convenzione di Århus contiene disposizioni in materia di partecipazione del pubblico ai piani e ai programmi relativi all’ambiente.

(9) L’articolo 9, paragrafi 2 e 4 della convenzione di Århus contiene norme sull’accesso alle procedure giudiziarie, o di altra natura, al fine di contestare la legittimità sostanziale o procedurale di decisioni, atti od omissioni soggetti alle disposizioni sulla partecipazione del pubblico contenute nell’articolo 6 della convenzione.

(10) Per talune direttive del settore ambientale che prescrivono agli Stati membri di presentare piani e programmi concernenti l’ambiente ma non contengono sufficienti disposizioni sulla partecipazione del pubblico, è necessario prevedere forme di partecipazione del pubblico che siano coerenti con le disposizioni della convenzione di Århus, ed in particolare con l’articolo 7. Altri testi legislativi comunitari in materia prevedono già la partecipazione del pubblico all’elaborazione di piani e programmi e, in futuro, requisiti concernenti la partecipazione del pubblico conformi alla convenzione di Århus saranno incorporati sin dall’inizio nella legislazione pertinente.

(11) La direttiva 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati ( 1 ), e la direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento ( 2 ), dovrebbero essere modificate per garantirne la totale compatibilità con le disposizioni della convenzione di Århus, in particolare con l’articolo 6 e con l’articolo 9, paragrafi 2 e 4.

(12) Poiché l’obiettivo dell’azione proposta, ossia contribuire all’attuazione degli obblighi derivanti dalla convenzione di Århus, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti dell’azione, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato…

Articolo 1 Obiettivo

Obiettivo della presente direttiva è contribuire all’attuazione degli obblighi derivanti dalla convenzione di Århus, in particolare:

a) prevedendo la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale;

b) migliorando la partecipazione del pubblico e prevedendo disposizioni sull’accesso alla giustizia nel quadro delle direttive 85/337/CEE e 96/61/CE del Consiglio.

Articolo 2 Partecipazione del pubblico ai piani e ai programmi

1. Ai fini del presente articolo, per «pubblico» s’intende una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione o prassi nazionale, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone.

2. Gli Stati membri provvedono affinché al pubblico vengano offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipazione alla preparazione e alla modifica o al riesame dei piani ovvero dei programmi che devono essere elaborati a norma delle disposizioni elencate nell’allegato I.

A tal fine, gli Stati membri provvedono affinché:

a) il pubblico sia informato, attraverso pubblici avvisi oppure in altra forma adeguata quali mezzi di comunicazione elettronici, se disponibili, di qualsiasi proposta relativa a tali

( 1 ) GU L 175 del 5.7.1985, pag. 40. Direttiva modificata dalla direttiva 97/11/CE (GU L 73 del 14.3.1997, pag. 5).

( 2 ) GU L 257 del 10.10.1996, pag. 26.

piani o programmi o alla loro modifica o riesame, e siano rese accessibili al pubblico le informazioni relative a tali proposte, comprese tra l’altro le informazioni sul diritto di partecipare al processo decisionale e sull’autorità competente a cui possono essere sottoposti osservazioni o quesiti;

b) il pubblico possa esprimere osservazioni e pareri quando tutte le opzioni sono aperte prima che vengano adottate decisioni sui piani e sui programmi;

c) nell’adozione di tali decisioni, si tenga debitamente conto delle risultanze della partecipazione del pubblico;

d) dopo un esame delle osservazioni e dei pareri del pubblico, l’autorità competente faccia ragionevoli sforzi per informare il pubblico in merito alle decisioni adottate e ai motivi e considerazioni su cui le stesse sono basate, includendo informazioni circa il processo di partecipazione del pubblico.

3. Gli Stati membri definiscono il pubblico ammesso alla partecipazione ai fini di cui al paragrafo 2, includendo le organizzazioni non governative interessate che soddisfano i requisiti imposti dalla legislazione nazionale, quali quelle che promuovono la protezione dell’ambiente.

Le modalità dettagliate per la partecipazione del pubblico ai sensi del presente articolo sono stabilite dagli Stati membri in modo da consentire al pubblico di prepararsi e partecipare efficacemente.

Vengono fissate scadenze ragionevoli che concedano un tempo sufficiente per espletare ciascuna delle varie fasi della partecipazione del pubblico di cui al presente articolo…

5. Il presente articolo non si applica a piani e programmi di cui all’allegato I per i quali è attuata una procedura di partecipazione del pubblico ai sensi della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente ( 3 ), o ai sensi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque ( 4 ).

Articolo 3 Modifica della direttiva 85/337/CEE

La direttiva 85/337/CEE del Consiglio è modificata come segue:

1) All’articolo 1, paragrafo 2, sono aggiunte le seguenti definizioni:

( 3 ) GU L 197 del 21.7.2001, pag. 30.

( 4 ) GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1. Direttiva modificata dalla decisione n. 2455/2001/CE (GU L 331 del 15.12.2001, pag. 1).

«“pubblico”: una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione o prassi nazionale, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone; g) le modalità precise della partecipazione del pubblico ai sensi del paragrafo 5 del presente articolo.

pubblico interessato”: pubblico che subisce o può subire gli effetti delle procedure decisionali in materia ambientale di cui all’articolo 2, paragrafo 2, o che ha un interesse in tali procedure; ai fini della presente definizione le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e che soddisfano i requisiti di diritto nazionale si considerano portatrici di un siffatto interesse»;…

3) All’articolo 2, paragrafo 3, le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:

«a) esaminano se sia opportuna un’altra forma di valutazione;

b) mettono a disposizione del pubblico coinvolto le informazioni raccolte con le altre forme di valutazione di cui alla lettera a), le informazioni relative alla decisione di esenzione e le ragioni per cui è stata concessa.»;

4) all’articolo 6, i paragrafi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

«2. Il pubblico è informato, attraverso pubblici avvisi oppure in altra forma adeguata quali mezzi di comunicazione elettronici, se disponibili, in una fase precoce delle procedure decisionali in materia ambientale di cui all’articolo 2, paragrafo 2 e, al più tardi, non appena sia ragionevolmente possibile fornire le informazioni, sui seguenti aspetti:

a) la domanda di autorizzazione;

b) il fatto che il progetto sia soggetto ad una procedura di valutazione dell’impatto ambientale ed, eventualmente, che sia applicabile l’articolo 7;

c) informazioni sulle autorità competenti responsabili dell’adozione della decisione, quelle da cui possono essere ottenute le informazioni in oggetto, quelle cui possono essere presentati osservazioni o quesiti, nonché indicazioni sui termini per la trasmissione di osservazioni o quesiti;

d) la natura delle possibili decisioni o l’eventuale progetto di decisione;

e) l’indicazione circa la disponibilità delle informazioni raccolte ai sensi dell’articolo 5;

f) l’indicazione dei tempi e dei luoghi in cui possono essere ottenute le informazioni in oggetto e le modalità alle quali esse sono rese disponibili;

3. Gli Stati membri provvedono affinché, entro scadenze ragionevoli, il pubblico interessato abbia accesso

a) a qualsiasi informazione raccolta ai sensi dell’articolo 5;

b) conformemente alla legislazione nazionale, ai principali rapporti e consulenze resi alla o alle autorità competenti nel momento in cui il pubblico interessato è informato conformemente al paragrafo 2 del presente articolo;

c) conformemente alle disposizioni della direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2003 sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale (*), alle informazioni diverse da quelle previste al paragrafo 2 del presente articolo che sono rilevanti per la decisione conformemente all’articolo 8 e che sono disponibili soltanto dopo che il pubblico interessato è stato informato conformemente al paragrafo 2 del presente articolo.

4. Al pubblico interessato vengono offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipazione alle procedure decisionali in materia ambientale di cui all’articolo 2, paragrafo 2.

A tal fine, esso ha il diritto di esprimere osservazioni e pareri alla o alle autorità competenti quando tutte le opzioni sono aperte prima che venga adottata la decisione sulla domanda di autorizzazione.

5. Gli Stati membri stabiliscono le modalità dettagliate di informazione del pubblico (ad esempio mediante affissione entro una certa area o mediante pubblicazione nei giornali locali) e di consultazione del pubblico interessato (ad esempio per iscritto o tramite indagine pubblica).

6. Vengono fissate scadenze adeguate per le varie fasi, che concedano un tempo sufficiente per informare il pubblico nonché per consentire al pubblico interessato di prepararsi e di partecipare efficacemente al processo decisionale in materia ambientale ai sensi delle disposizioni del presente articolo.

(*) GU L 41 del 14.2.2003, pag. 26.»;

5) l’articolo 7 è modificato come segue:

a) i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:…

2. Se uno Stato membro, cui siano pervenute le informazioni di cui al paragrafo 1, comunica che intende partecipare alle procedure decisionali in materia ambientale di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lo Stato membro nel cui territorio è prevista la realizzazione del progetto provvede, se non lo ha già fatto, a trasmettere allo Stato membro coinvolto le informazioni che devono essere fornite ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2, e rese disponibili ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, lettere a) e b).»;

b) il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:

«5. Le modalità dettagliate per l’attuazione del presente articolo possono essere stabilite dagli Stati membri interessati e sono tali da consentire al pubblico interessato nel territorio dello Stato membro coinvolto di partecipare in maniera efficace alle procedure decisionali in materia ambientale di cui all’articolo 2, paragrafo 2, per il progetto.»;

6) L’articolo 9 è modificato come segue:

a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1. Non appena sia stata adottata una decisione in merito alla concessione o al rifiuto dell’autorizzazione, l’autorità o le autorità competenti ne informano il pubblico in base ad adeguate procedure e rendono disponibili allo stesso le seguenti informazioni:

il tenore della decisione e le condizioni che eventualmente l’accompagnano,

tenuto conto delle preoccupazioni e dei pareri del pubblico interessato, i motivi e le considerazioni principali su cui la decisione si fonda, incluse informazioni relative al processo di partecipazione del pubblico,

una descrizione, ove necessario, delle principali misure al fine di evitare, ridurre e se possibile compensare i più rilevanti effetti negativi.»;

b) il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2. La o le autorità competenti informano ogni Stato membro che è stato consultato a norma dell’articolo 7,

inviandogli le informazioni di cui al paragrafo 1 del presente articolo.

Gli Stati membri consultati provvedono affinché le suddette informazioni vengano rese disponibili, con modalità appropriate, al pubblico interessato nel proprio territorio.»;

  1. è inserito il seguente articolo:

«Articolo 10 bis

Gli Stati membri provvedono, in conformità del proprio ordinamento giuridico nazionale, affinché i membri del pubblico interessato:

a) che vantino un interesse sufficiente o, in alternativa;

b) che facciano valere la violazione di un diritto, nei casi in cui il diritto processuale amministrativo di uno Stato membro esiga tale presupposto, abbiano accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge, per contestare la legittimità sostanziale o procedurale di decisioni, atti od omissioni soggetti alle disposizioni sulla partecipazione del pubblico stabilite dalla presente direttiva.

Gli Stati membri stabiliscono in quale fase possono essere contestati le decisioni, gli atti o le omissioni.

Gli Stati membri determinano ciò che costituisce interesse sufficiente e violazione di un diritto, compatibilmente con l’obiettivo di offrire al pubblico interessato un ampio accesso alla giustizia. A tal fine, l’interesse di qualsiasi organizzazione non governativa ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, è considerato sufficiente ai fini della lettera a) del presente articolo. Si considera inoltre che tali organizzazioni siano titolari di diritti suscettibili di essere lesi ai fini della lettera b) del presente articolo.

Le disposizioni del presente articolo non escludono la possibilità di avviare procedure di ricorso preliminare dinanzi all’autorità amministrativa e non incidono sul requisito dell’esaurimento delle procedure di ricorso amministrativo quale presupposto dell’esperimento di procedure di ricorso giurisdizionale, ove siffatto requisito sia prescritto dal diritto nazionale.

Una siffatta procedura è giusta, equa, tempestiva e non eccessivamente onerosa.

Per rendere più efficaci le disposizioni del presente articolo, gli Stati membri provvedono a mettere a disposizione del pubblico informazioni pratiche sull’accesso alle procedure di ricorso amministrativo e giurisdizionale.»;

8) all’allegato I, è aggiunto il seguente punto:

«22. Ogni modifica o estensione dei progetti elencati nel presente allegato, ove la modifica o l’estensione di per sé sono conformi agli eventuali valori limite stabiliti nel presente allegato.»;

9) all’allegato II, punto 13, primo trattino, in fine, è aggiunta la seguente parte di frase:

«(modifica o estensione non inclusa nell’allegato I)».

Articolo 4 Modifica della direttiva 96/61/CE

La direttiva 96/61/CE è modificata come segue:

1) l’articolo 2 è così modificato:

a) al paragrafo 10, lettera b), è aggiunta la seguente frase:

«Ai fini della presente definizione, le modifiche o gli ampliamenti dell’impianto sono ritenuti sostanziali se le

modifiche o gli ampliamenti di per sé sono conformi agli eventuali valori limite stabiliti nell’allegato I.»;

b) sono aggiunti i seguenti paragrafi:

«13) “pubblico”, una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione o prassi nazionale, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone;

14) “pubblico interessato”, il pubblico che subisce o può subire gli effetti dell’adozione di una decisione relativa al rilascio o all’aggiornamento di una autorizzazione o delle condizioni di autorizzazione, o che ha un interesse rispetto a tale decisione; ai fini della presente definizione le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e che soddisfano i requisiti di diritto nazionale si considerano portatrici di un siffatto interesse.»;

2) all’articolo 6, paragrafo 1, primo comma, è aggiunto il seguente trattino:

«— delle eventuali principali alternative prese in esame dal richiedente in forma sommaria.»;

3) l’articolo 15 è modificato come segue:…

b) è aggiunto il seguente paragrafo:

«5. Non appena una decisione sia stata adottata, l’autorità competente informa il pubblico in base ad adeguate procedure e rende disponibili allo stesso le seguenti informazioni:

a) il contenuto della decisione, compresa una copia dell’autorizzazione nonché delle eventuali condizioni e degli eventuali successivi aggiornamenti;

b) tenuto conto delle preoccupazioni e dei pareri del pubblico interessato, i motivi e le considerazioni su cui è basata la decisione, incluse informazioni relative al processo di partecipazione del pubblico.»;

4) è inserito il seguente articolo:

Accesso alla giustizia

Gli Stati membri provvedono, nel quadro del proprio ordinamento giuridico nazionale, affinché i membri del pubblico interessato:

a) che vantino un interesse sufficiente o, in alternativa;

b) che facciano valere la violazione di un diritto, nei casi in cui il diritto processuale amministrativo di uno Stato membro esiga tale presupposto, abbiano accesso a una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale o ad un altro organo indipendente ed imparziale istituito dalla legge, per contestare la legittimità sostanziale o procedurale di decisioni, atti od omissioni soggetti alle disposizioni sulla partecipazione del pubblico stabilite dalla presente direttiva.

Gli Stati membri stabiliscono in quale fase possono essere contestati le decisioni, gli atti o le omissioni.

Gli Stati membri determinano ciò che costituisce interesse sufficiente e violazione di un diritto, compatibilmente con l’obiettivo di offrire al pubblico interessato un ampio accesso alla giustizia. A tal fine, l’interesse di qualsiasi organizzazione non governativa ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 14 è considerato sufficiente ai fini della lettera a) del presente articolo. Si considera inoltre che tali organizzazioni siano titolari di diritti suscettibili di essere lesi ai fini della lettera b) del presente articolo.

Le disposizioni del presente articolo non escludono la possibilità di avviare procedure di ricorso preliminare dinanzi all’autorità amministrativa e non incidono sul requisito dell’esaurimento delle procedure di ricorso amministrativo quale presupposto dell’esperimento di procedure di ricorso giurisdizionale ove siffatto requisito sia prescritto dal diritto nazionale.

Tale procedura è giusta, equa, tempestiva e non eccessivamente onerosa.

Per rendere più efficaci le disposizioni del presente articolo, gli Stati membri provvedono a mettere a disposizione del pubblico informazioni pratiche sull’accesso alle procedure di ricorso amministrativo e giurisdizionale.»;

5) l’articolo 17 è modificato come segue:…

b) sono aggiunti i seguenti paragrafi:

«3. Le risultanze delle consultazioni condotte ai sensi dei paragrafi 1 e 2 devono essere prese in considerazione

dall’autorità competente al momento della decisione sulla domanda.

4. L’autorità competente informa ogni Stato membro consultato ai sensi del paragrafo 1 della decisione adottata in merito alla domanda e gli trasmette le informazioni di cui all’articolo 15, paragrafo 5. Tale Stato membro adotta le misure necessarie affinché le suddette informazioni siano rese disponibili in modo appropriato al pubblico interessato nel proprio territorio.»;

6) è aggiunto l’allegato V di cui all’allegato II della presente direttiva.

ALLEGATO I

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PIANI E DI PROGRAMMI DI CUI ALL’ARTICOLO 2

a) Articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti ( 1 )…

c) Articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole ( 3 ).

d) Articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi

( 4 )…

f) Articolo 8, paragrafo 3 della direttiva 96/62/CE del Consiglio, del 27 settembre 1996, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente ( 6 ).

( 1 ) GU L 194 del 25.7.1975, pag. 39. Direttiva modificata da ultimo dalla decisione 96/350/CE della Commissione (GU L 135 del 6.6.1996, pag. 32).

( 2 ) GU L 78 del 26.3.1991, pag. 38. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 98/101/CE della Commissione (GU L 1 del 5.1.1999, pag. 1).

( 3 ) GU L 375 del 31.12.1991, pag. 1.

(4 ) GU L 377 del 31.12.1991, pag. 20. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 94/31/CE (GU L 168 del 2.7.1994, pag. 28).

( 5 ) GU L 365 del 31.12.1994, pag. 10.

( 6 ) GU L 296 del 21.11.1996, pag. 55.

ALLEGATO II

Nella direttiva 96/61/CE è aggiunto il seguente allegato:

«ALLEGATO V

Partecipazione del pubblico alle decisioni

1. Il pubblico è informato (attraverso pubblici avvisi oppure in altra forma adeguata quali mezzi di comunicazione elettronici, se disponibili) in una fase precoce della procedura di adozione di una decisione o, al più tardi, non appena sia ragionevolmente possibile fornire le informazioni, sui seguenti aspetti:

a) la domanda di autorizzazione o, secondo il caso, la proposta di aggiornamento di un’autorizzazione o delle

condizioni di autorizzazione ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 1, compresa la descrizione degli elementi di

cui all’articolo 6, paragrafo 1;

b) eventualmente, il fatto che la decisione sia soggetta ad una procedura di valutazione dell’impatto ambientale nazionale o transfrontaliera o alle consultazioni tra Stati membri ai sensi dell’articolo 17;

c) informazioni sulle autorità competenti responsabili dell’adozione della decisione, quelle da cui possono essere ottenute informazioni in oggetto, quelle cui possono essere presentati osservazioni o quesiti, nonché indicazioni sui termini per la trasmissione di osservazioni o quesiti;

d) la natura delle possibili decisioni o l’eventuale progetto di decisione;

e) le eventuali informazioni riguardanti una proposta di aggiornamento di un’autorizzazione o delle condizioni di autorizzazione;

f) l’indicazione dei tempi e dei luoghi in cui possono essere ottenute le informazioni e le modalità alle quali esse sono rese disponibili;

g) le modalità precise della partecipazione e della consultazione del pubblico ai sensi del paragrafo 5.

2. Gli Stati membri provvedono affinché, entro scadenze ragionevoli, il pubblico interessato abbia accesso:

a) conformemente alla legislazione nazionale, ai principali rapporti e consulenze pervenuti alla o alle autorità

competenti nel momento in cui il pubblico interessato è informato conformemente al paragrafo 1;

b) conformemente alle disposizioni della direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28

gennaio 2003, sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale (*), alle informazioni diverse da quelle

previste al paragrafo 1 che sono pertinenti ai fini della decisione di cui all’articolo 8 e che sono disponibili

soltanto dopo che il pubblico interessato è stato informato conformemente al paragrafo 1.

3. Il pubblico interessato ha il diritto di presentare osservazioni e di esprimere pareri all’autorità competente prima che sia adottata una decisione.

4. Le risultanze delle consultazioni condotte ai sensi del presente allegato devono essere prese adeguatamente in considerazione al momento della decisione.

5. Gli Stati membri stabiliscono le modalità precise di informazione del pubblico (ad esempio mediante affissione entro una certa area o mediante pubblicazione nei giornali locali) e di consultazione del pubblico interessato (ad esempio per iscritto o tramite indagine pubblica). Vengono fissate scadenze adeguate per le varie fasi, che concedano un tempo sufficiente per informare il pubblico nonché per consentire al pubblico interessato di prepararsi e di partecipare efficacemente al processo decisionale in materia ambientale ai sensi delle disposizioni del presente allegato.»

(*) GU L 41 del 14.2.2003, pag. 26. 25.6.2003

Doc. PP EU 3 – Articolo 12 (Disposizioni in materia di partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani o programmi in materia ambientale – Caso EU pilot 1484/10/ENVI)

In particolare, l’articolo 12 novella l’articolo 3-sexies del decreto legislativo n. 152/2006 (recante norme in materia ambientale) allo scopo di rispondere ai rilievi avanzati dalla Commissione europea, nell’ambito della procedura EU Pilot 1484/10/ENVI, e di un corretto recepimento dell’articolo 2, paragrafo 2, della direttiva 2003/35/CE.

L’articolo 3-sexies del d.lgs. 152/2006, introdotto dall’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 4/2008, in attuazione della legge n. 241 del 1990 (in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e della Convenzione di Aarhus (ratificata dall’Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108), consente l’accesso alle informazioni relative allo stato dell’ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale, a prescindere dalla dimostrazione della sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante.

Gli articoli 3-5 del decreto legislativo n. 195 del 2005 (attuativo della direttiva 2003/4 sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale, adottata per allineare la normativa europea alla Convenzione di Aarhus) disciplinano il diritto all’informazione ambientale, prevedendo in particolare che l’informazione ambientale venga resa disponibile dall’autorità pubblica a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse. In particolare, i casi di esclusione del diritto di accesso all’informazione ambientale sono disciplinati dall’articolo 5.

Passando nel dettaglio all’analisi del contenuto della norma, l’articolo 12 aggiunge sei nuovi commi al citato articolo 3-sexies del d.lgs. 152/2006. In particolare:

1) il comma 1-bis prevede che l’autorità competente all’elaborazione dei piani o programmi , specificati nell’Allegato I della direttiva 2003/35/CE, a cui non si applica la procedura di valutazione ambientale nei casi indicati dall’articolo 6,

comma 2, del D.Lgs. 152/2006, assicura la partecipazione del pubblico nell’ambito del procedimento di elaborazione, modifica e riesame dei predetti piani o programmi;

L’Allegato I della direttiva prevede la partecipazione del pubblico ai piani e ai programmi relativi ai rifiuti, alle pile ed agli accumulatori contenenti sostanze pericolose, alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole, ai rifiuti pericolosi, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente.

L’articolo 2 della direttiva disciplina, al paragrafo 1, la partecipazione del pubblico ai piani e ai programmi specificamente indicati nell’Allegato I alla direttiva medesima, prevedendo che gli Stati membri garantiscano tempestive ed effettive opportunità di partecipazione del “pubblico”, intendendosi per “pubblico” una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione o prassi nazionale, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone. L’articolo 2, paragrafo 2, prevede che gli Stati membri provvedono affinché:

a) il pubblico sia informato, attraverso pubblici avvisi oppure in altra forma adeguata quali mezzi di comunicazione elettronici, se disponibili, di qualsiasi proposta relativa a tali piani o programmi o alla loro modifica o riesame, e siano rese accessibili al pubblico le informazioni relative a tali proposte, comprese tra l’altro le informazioni sul diritto di partecipare al processo decisionale e sull’autorità competente a cui possono essere sottoposti osservazioni o quesiti;

b) il pubblico possa esprimere osservazioni e pareri quando tutte le opzioni sono aperte prima che vengano adottate decisioni sui piani e sui programmi;

c) nell’adozione di tali decisioni, si tenga debitamente conto delle risultanze della partecipazione del pubblico;

d) dopo un esame delle osservazioni e dei pareri del pubblico, l’autorità competente faccia ragionevoli sforzi per informare il pubblico in merito alle decisioni adottate.

L’articolo 2, paragrafo 3, della direttiva dispone che gli Stati membri definiscono il pubblico ammesso alla partecipazione ai fini di cui al paragrafo 2, includendo le organizzazioni non governative interessate che soddisfano i requisiti imposti dalla legislazione nazionale, quali quelle che promuovono la protezione dell’ambiente…

L’articolo 6, del D.Lgs. 152/2006 stabilisce, al comma 2, i piani e programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale:

a) elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II (Progetti di competenza statale), III (Progetti di competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano) e IV del decreto (Progetti di competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano);

b) per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si ritiene necessaria una valutazione d’incidenza nella pianificazione e programmazione territoriale ai sensi dell’articolo 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357.

2) il comma 1-ter dispone, nei casi disciplinati dal comma 1-bis, l’avviso a mezzo stampa e mediante pubblicazione sul proprio sito web da parte dell’autorità competente, contenente l’indicazione del titolo del piano o del programma, l’autorità competente e le sedi ove può essere presa visione del piano o programma;

2) il comma 1-quater prevede che l’autorità competente mette, altresì, a disposizione del pubblico il piano o programma mediante il deposito presso i propri uffici e la pubblicazione sul proprio sito web;

3) il comma 1-quinquies stabilisce che, entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso di cui al comma 1-ter, chiunque può prendere visione del piano o programma e presentare proprie osservazioni o pareri in forma scritta;

4) il comma 1-sexies dispone che l’autorità competente tiene adeguatamente conto delle osservazioni del pubblico nell’adozione del piano o programma;

5) il comma 1-septies prevede che il piano o programma adottato è pubblicato sul sito web dell’autorità competente unitamente ad una dichiarazione di sintesi nella quale si da conto delle considerazioni che sono state alla base della decisione. Detta dichiarazione contiene, altresì, informazioni sulla partecipazione del pubblico.

Procedure di contenzioso

Le disposizioni riguardanti la partecipazioni del pubblico nell’elaborazione di taluni piani o programmi in materia ambientale sono volte alla risoluzione della procedura Eu Pilot 1484/10/ENVI7, con la quale la Commissione europea ha

(Il sistema EU PILOT (strumento informatico EU pilot – IT application) dal 2008 è lo strumento principale di comunicazione e cooperazione tramite il quale la Commissione, mediante il Punto di contatto nazionale – che in Italia è la struttura di missione presso il Dipartimento Politiche UE della Presidenza del Consiglio -, trasmette le richieste di informazione agli Stati membri (tutti gli Stati membri hanno aderito a questo strumento di pre-contenzioso) al fine di assicurare la corretta applicazione della legislazione UE e prevenire possibili procedure d’infrazione. Il sistema viene utilizzato quando per la Commissione la conoscenza di una situazione di fatto o di diritto all’interno di uno Stato membro è insufficiente e non permette il formarsi di un’opinione chiara sulla corretta applicazione del diritto UE e in tutti i casi che potrebbero essere risolti senza dovere ricorrere all’apertura di una vera e propria procedura di infrazione)

richiesto alle autorità italiane chiarimenti in merito al recepimento della direttiva 2003/35/CE relativa alla partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale.

In particolare, con una lettera del 29 ottobre 2010, cui il Governo italiano ha risposto il 16 febbraio 2011, la Commissione, dopo avere elencato le disposizioni del diritto dell’UE e i precedenti giurisprudenziali in materia, chiede come sia stata data attuazione alle seguenti previsioni della medesima direttiva:

controllo giurisdizionale in merito alla decisione amministrativa (art. 3.7 e 4.4 paragrafo 3): la Commissione chiede se la normativa italiana conferisce al pubblico la facoltà di impugnare le decisioni, le azioni o le omissioni in termini di legalità procedurale e sostanziale.

Le autorità italiane precisano che per il diritto di impugnazione occorre fare riferimento alle disposizioni generali del processo amministrativo (decreto legislativo n. 104/2010) nonché a quelle riguardanti il ricorso straordinario al Capo dello Stato;

possibilità di adire ad un giudice in merito alla partecipazione ad un procedimento specifico (art. 3.7 e 4.4): la Commissione chiede se gli individui e le organizzazioni non governative devono necessariamente avere partecipato al procedimento per poter adire il giudice e impugnare una decisione amministrativa.

Le autorità italiane sottolineano che, ai fini dell’impugnazione di una decisione amministrativa, il nostro ordinamento non prevede la previa partecipazione al procedimento di autorizzazione di impatto ambientale (AIA);

soddisfacimento dei requisiti di tempestività, onerosità non eccessiva, assistenza giudiziaria ed efficacia del provvedimento (art. 3.7, 4.4 paragrafo 5): la Commissione chiede all’Italia come garantisce l’accesso alla giustizia senza spese eccessivamente onerose; se la parte soccombente deve sostenere le spese processuali e a che cosa queste corrispondono; quali sono le norme che garantiscono un’efficace tutela giurisdizionale e quali sono i tempi e i medi del giudizio amministrativo.

A giudizio delle autorità italiane, le richieste della Commissione non attengono specificamente alle procedure inerenti l’AIA ma alle condizioni generali della giustizia amministrativa in Italia;

pubblicità delle informazioni pratiche sull’accesso alle procedure di ricorso amministrativo e giurisdizionale (art. 3.7 e 4.4 paragrafo 6): la Commissione chiede alle autorità italiane qual è la struttura del sistema adottato per garantire al pubblico un effettivo accesso alle informazioni.

Ad avviso delle autorità italiane, il nostro ordinamento soddisfa pienamente l’esigenza di pubblicità delle informazioni pratiche in esame, mediante la notifica al richiedente e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’avvenuto rilascio dell’AIA nonché mediante la messa a disposizione del pubblico, sia in forma cartacea sia tramite internet, degli atti dei procedimenti AIA, conclusi o ancora in corso;

recepimento degli altri articoli della direttiva, con particolare riferimento alla partecipazione del pubblico ai piani e ai programmi (art. 2 e allegato I).

Le autorità italiane rinviano al decreto legislativo n. 152/2006 e successive modificazioni, che ha provveduto alla trasposizione nell’ordinamento italiano dei restanti articoli della direttiva 2003/35/CE.

PP T 1 Legge regionale 2 agosto 2013, n. 46

Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali . (Bollettino Ufficiale n. 39, par t e prim a, del 07.08.2 0 1 3 )

Il Consiglio region al e…

Visto l’articolo 117, com m a 4, della Costit uzion e ;

Visto l’articolo 3, com m a 4, l’articolo 4, com m a 1, lett e r e e), f), m) e z), gli articoli 58, 59, 62 e 72 dello Stat u t o;

Vista la legg e 24 febbr aio 1992, n. 225 (Istituzion e del Servizio nazion al e della prot ezion e civile);

Vista la legg e region al e 26 genn ai o 2004, n. 1 (Prom ozion e dell’a m m i ni s t r a zi o n e elett ro ni c a e della societ à dell’infor m a zio n e e della conosc e n z a nel siste m a region al e. Disciplina della “Ret e tele m a ti c a region al e Toscan a ”);

Vista la legg e region al e 3 gen n ai o 2005, n. 1 (Nor m e per il gover n o del territ o rio);

Vista la legg e region al e 23 novem b r e 2007, n. 62 (Disciplina dei refer e n d u m region ali previsti dalla Costit uzion e e dallo Stat u t o);

Vista la legg e region al e 27 dice m b r e 2007, n. 69 (Norm e sulla prom ozion e della part e ci p a zio n e alla elabor a zio n e delle politich e region ali e locali);

Vista la legg e region al e 12 febbr ai o 2010, n. 10 (Nor m e in mat e ri a di valut azion e ambi e n t a l e stra t e g i c a “VAS”, di valut azion e di impat t o ambie n t al e “VIA” e di valut azion e di incide nz a );

Vista la legg e region al e 28 luglio 2011, n. 34 (Parla m e n t o region al e degli stud e n t i della Tosca n a);

Vista la legg e region al e 1 agost o 2011, n. 35 (Misur e di accel e r a zio n e per la realizzazion e delle opere pubbliche di inter e s s e stra t e gi c o region al e e per la realizzazion e di oper e privat e.

Modifiche alla legge region al e 3 sett e m b r e 1996, n. 76 “Disciplina degli accor di di progr a m m a ” );

Vista la legg e region al e 10 dice m b r e 2012, n. 72 (Prorog a del ter mi n e di abro g a zio n e della legg e regional e 27 dice m b r e 2007, n. 69 “Nor m e sulla prom ozion e della par t e ci p a zio n e alla elabor a zi on e delle politiche region ali e locali”);

Vista la risoluzion e Consiglio region al e 19 dice m b r e 2012, n. 168 (In merito agli orient a m e n t i per la revision e della legge region al e 27 dice m b r e 2007, n. 69 “Nor m e sulla promozion e della par t e ci p a zio n e alla elabo r a zio n e delle politich e region ali e locali”);

Consid e r a t o qua n t o segu e:

1. La par t e ci p a zio n e alla elabo r a zi on e ed alla form a zion e delle politiche region ali e locali costit ui sc e un aspe t t o qualifica n t e dell’ordi n a m e n t o tosc a n o e configu r a un diritto dei citt adi ni, che lo Stat u t o region al e impon e in tutt e le fasi di definizione, di att u a zion e e di valut azion e delle decisioni;

2. La Region e ha pers e g ui t o e favorito l’eser cizio di tale diritto con l’approv azion e , nel 2007, della l.r. 69/20 0 7, una legge forte m e n t e innovativa nel panor a m a nazion al e, appr ov a t a a segui to di un am pio proc e s s o part e ci p a t ivo e delibe r a t ivo e cara t t e r izz a t a dal fatto di conte n e r e già al proprio inter n o una disposizion e rec a n t e il ter mi n e della prop ri a vigenz a al 31 dicem b r e 2012, al fine di impor r e un mom e n t o di valut azion e in merito al pros e g ui m e n t o o meno, ed in quali form e, dell’esp e ri e n z a fino ad allora mat u r a t a ;

3. La valut azion e sugli esiti della l.r. 69/20 0 7, effet t u a t a al ter mi n e di un’inda gi n e conoscitiva svolt a dalla Prim a com mi ssio n e consiliar e , di conce r t o con l’Ufficio di presid e n z a del Consiglio region al e, anch e su richiest a della Port avoc e dell’opposizion e, ha evidenzi a t o differe n ti valut azioni sugli effetti prodot ti dalla mede si m a legg e, ma ha riconfe r m a t o , tutt avi a, l’oppor t u ni t à e la validità di uno stru m e n t o legislativo in tem a di par t e ci p a zio n e, pur con l’intro d u zion e di alcun e impor t a n t i modifich e ed innovazioni che per m e t t a n o di supe r a r e le criticit à em e r s e ;

4. In par ticola r e , al ter mi n e del proc e s s o di valut azion e , si è riten u t o di consid e r a r e i princi pi e le finalità enu nci a ti nella citat a l.r. 69/20 0 7 tuttor a pien a m e n t e validi, racco m a n d a n d o n e quindi la riconfe r m a anch e nell’impia n t o della nuova legge;

5. Tra le finalità gene r a li enu nci a t e dalla l.r. 69/200 7 vanno riconfe r m a t e , in par ticol a r e , quella di prom u ov e r e form e e stru m e n t i di par t e ci p a zio n e dem oc r a t i c a per gar a n t i r e e rend e r e effettivo il diritto di part e ci p a zio n e alla elabo r a zi on e ed alla form azion e delle politiche region ali e locali; quella di un rafforza m e n t o della qualit à della democ r a zi a e dei suoi proc e s si decision ali, att r a v e r s o la valorizzazion e di modelli innova tivi di dem oc r a zi a part e ci p a tiv a e di dem oc r a zi a delibe r a tiv a;

quella della diffusione e della concreta realizzazione e spe ri m e n t a z i o n e di nuove pra tic h e ed espe ri e n z e di coinvolgi m e n t o dei citt a di ni nella costruzio n e delle scelt e pubblic h e e delle decisioni collet tive;

6. A seguito della citat a inda gi n e conoscitiva, ed al fine di dar e pien a attu a zio n e agli inten di m e n t i eme r si, il Consiglio region al e ha orient a t o la form ul azion e della pre s e n t e legg e indica n d o n e , nella sopr a ci t a t a risoluzion e 168/20 1 2 , gli elem e n t i di base ed i punti fonda m e n t a li quali, ad ese m pi o, il supe r a m e n t o del cara t t e r e monoc r a ti c o dell’org a n o di gar a nzi a ed il nec e s s a r i o racco r d o dello stesso con la figur a di gar a nzi a previst a dalla legge region al e in mat e ri a di gove r n o del ter ri t o ri o;

7. La risoluzion e consilia r e in parol a racco m a n d a anch e il pote nzi a m e n t o del Dibat ti to Pubblico, con particol a r e riferim e n t o alla rimod ul azio n e delle fasi del relativo proce di m e n t o al fine di supe r a r e i mar gi ni assai ristr e t t i stabiliti dalla prec e d e n t e disciplina e respo n s a bili, in part e, della sost a nzi al e disa p plic a zio n e di tale istituto;

8. Si ritien e, conse g u e n t e m e n t e , confe r m a n d o le car a t t e r i s t i c h e metod ologic h e e le modalit à di

svolgim e n t o del Dibat ti to Pubblico così com e già definite nel testo della l.r. 69/20 0 7, che a sua volta sost a n zi al m e n t e si ispirav a n o al modello pre s e n t e nella legislazion e franc e s e , di preve d e r e che:

a) per tutt e le oper e pubblich e di comp e t e n z a regionale che supe r a n o la soglia di eurocinqua nta milioni, il Dibat tit o Pubblico sia reso obbliga t o ri o;

b) salvi i casi regol ati dalla norm a t iva in mat e ri a di gove r n o del territ o rio, il Dibat tit o Pubblico sia obbliga t o ri o per tutti i piani region ali di prevision e localizzativa relativi ad oper e pubblic h e nazionali;…

d) per tutt e le oper e , pubblic h e e privat e , supe ri o ri alla soglia di dieci milioni di euro, l’Autorit à, di prop ri a iniziativa o su richiest a di altri sogg e t ti, possa valut a r e l’oppor t u n i t à di attiva r e il Dibat tito Pubblico, acquise n d o , in caso di oper e privat e , la collabo r a zi on e dei sogg e t t i prom ot o ri;

e) per le ope r e pubblich e stat ali, sulle quali la Region e è chiam a t a ad espri m e r s i, l’Autorit à possa prom u ov e r e form e di Dibat tit o Pubblico, nei limiti comp a ti bili con il rispe t t o delle proc e d u r e della legge stat al e.

9. Si ritien e di dar seguito alle indicazioni cont e n u t e nella sudd e t t a risoluzion e propon e n d o un insiem e di modifich e alle proc e d u r e di pres e n t a zi o n e , valut a zion e e am mis sio n e delle richiest e di sost e g n o ad un proc e s s o part e ci p a tivo locale, che nel compl es s o mira no a sem plifica r e tali proce d u r e , ad agevola r e il ruolo degli enti locali e di tutti i possibili sogge t ti promo t o ri e, sopr a t t u t t o , a rafforz a r e i mecc a ni s m i che possa n o assic u r a r e un più string e n t e rappo r t o tra la fase della par t e ci p a zi on e e la fase decision al e prop ri a delle istituzioni rapp r e s e n t a t iv e ;…

10. La stess a l.r. 69/20 0 7 preve d e v a il ter mi n e per la sua abrog a zi on e al 31 dicem b r e 2012, succe s siv a m e n t e proro g a t o al 31 marzo 2013: non si provve d e dunq u e alla abrog a zi on e di tale legg e. Rest a n o ovviam e n t e salve le modifiche che la l.r. 69/200 7 aveva appor t a t o ad altre leggi region ali;

Art. 1 Diritto di partecipa zi on e e obiet ti vi della legge

1. La Region e, ai sensi dell’articolo 3 dello Statu t o, riconosc e il diritto dei cittadi ni alla part e cip azio n e

attiva all’elabo r a zion e delle politich e pubblich e region ali e locali, nelle forme disciplin at e dalla pres e n t e

legge.

2. La Region e con la pres e n t e legge pers e g u e gli obiettivi di:

a) contrib ui r e a rafforza r e e a rinnova r e la democ r a zi a e le sue istituzioni, integ r a n d o la loro azione

con pratich e, proces si e stru m e n t i di democ r a zi a part e cip a tiva;

b) prom u ov e r e la part e cip azio n e come form a ordina ri a di amminist r a zio n e e di gover no della Regione

in tutti i settori e a tutti i livelli amminist r a t ivi;

c) rafforza r e , attr av e r s o la part e ci p a zio n e degli abita n ti, la capa cit à di costr uzio n e , definizione ed

elabor a zion e delle politiche pubblich e;

d) contrib ui r e ad una più elevat a coesion e sociale, attr av e r s o la diffusione della cultu r a della partecipazione e la valorizzazione di tutte le forme di impegno civico, dei saperi e delle comp e t e n z e diffuse nella societ à;…

f) contrib ui r e alla parità di gene r e ;

g) favorir e l’inclusion e dei sogg e t ti deboli e l’emersione di interessi diffusi o scarsamente rap p r e s e n t a t i;

h) valorizzar e le migliori espe rie nz e di part e cip a zio n e , prom u ov e n d o n e la conosc e n z a e la diffusion e.

Art. 2 Titolari del diritto di parteci pa zio n e

1. Possono interv e ni r e nei proce s si part e ci p a tivi:

b) le perso n e che lavora n o, studia n o o soggior n a n o nel territo rio le quali han no inter e s s e al territo rio

stes so o all’ogg et t o del proce s s o part e ci p a tivo e che il respo n s a bil e del dibattito di cui all’articolo

11, comm a 1, lette r a c), riten g a utile far interve ni r e nel proce s s o part e cip a tivo.

Art. 3 Istitu zio n e e requisiti dell’Autorità regionale per la garan zia e la pro m o zi o n e della part ecipa zi on e

1. È istituita l’Autorità region ale per la gara n zia e la promozion e della part e ci p a zion e, di seguito denominata Autorità.

2. L’Autorità è un orga no indipe n d e n t e e dur a in carica cinqu e anni. E’ compos t a da tre mem b ri,

design a ti dal Consiglio region al e (1) , scelti tra perso n e di comp rov a t a espe ri e n z a nelle meto dolo gie e nelle pratich e part e ci p a tive, anch e di citta din a n z a non italian a.

3. Il Presid e n t e del Consiglio region ale, acquisit e le design azioni di cui al comm a 2, nomin a i compo n e n ti

dell’Autorit à e ne convoca la sedut a di insedia m e n t o .

4. … Il regola m e n t o disciplina altresì il funziona m e n t o e l’orga nizzazion e dei lavori, nonch é la comu nic azio n e di questi ultimi al Gara n t e region ale della comu nic a zion e di cui all’articolo 19 della legge region al e 3 genn aio 2005, n. 1 (Norm e per il gover no del territo rio), ed agli altri sogg e t ti inter e s s a ti. (2)

5. Nei proces si part e cip a tivi iner e n ti a questio ni di gover n o del territo rio, il Gara n t e region ale della

comu nic azio n e di cui all’articolo 19 della l.r. 1/200 5 ha diritto di part e ci p a r e alle sedu t e dell’Autorit à ed

esprim e par e r e sugli atti adott a ti da quest’ ulti m a ai sensi degli articoli 11 e 18. (2)…

Art. 5 Compi ti dell’Autorità

1. L’Autorit à in particola r e :

a) attiva d’ufficio il Dibattito Pubblico nei casi di cui all’articolo 8, com mi 1 e 2;

b) valut a e attiva, event u al m e n t e , le proce d u r e di Dibattito Pubblico sulle oper e ed i prog et ti di cui

all’articolo 8, commi 3 e 5;

c) valut a e amm e t t e al soste g n o region ale i prog e t ti part e cip a tivi di cui al capo III;

d) elabo r a orient a m e n t i per la gestion e dei proce s si part e ci p a tivi di cui al capo III;

e) definisc e i criteri e le tipologie dell’at t u azio n e delle forme di soste g n o di cui all’ar ticolo 14, com m a 5;

f) valut a il rendim e n t o e gli effetti dei proce ssi part e ci p a tivi;

g) app rov a il rappo r t o ann u al e sulla prop ria attività e lo tras m e t t e al Consiglio region al e; il rap po r t o

deve conte n e r e e motiva r e gli orient a m e n t i e i criteri seguiti dall’Autorità nello svolgim e n t o dei

prop ri compiti nonch é gli effetti rilevati;

h) assicu r a, anch e in via telem a tic a, la diffusion e della docu m e n t a zio n e e della conosc e n z a sui

proge t ti pres e n t a ti e sulle espe ri e n z e svolte…

Art. 7 Definizion e di Dibattit o Pubblico regionale

1. Il Dibattito Pubblico region al e, di seguito Dibattito Pubblico, è un proce s s o di infor m a zio n e , confron to

pubblico e part e ci p a zion e su oper e, prog e t ti o interve n ti che assu m o n o una particola r e rileva nz a per la

comu ni t à region ale, in mat e ri a ambie n t al e, territo ri ale, paes a g g i s tic a, sociale, cultu r al e ed econo mic a.

2. Il Dibattito Pubblico si svolge, di nor m a, nelle fasi prelimin a ri di elabor azion e di un proge t t o, o di

un’ope r a o di un interve n t o , qua n d o tutte le divers e opzioni sono ancor a possibili; esso può svolge r si

anch e in fasi succe s sive ma comu n q u e non oltre l’avvio della proge t t a zio n e definitiva.

Art. 8 Interv e n t i, proge t ti e opere ogge t t o di Dibattit o Pubblico

1. Sono ogge tt o di Dibattito Pubblico:

a) le opere di iniziativa pubblica che compo r t a n o investim e n ti comple s sivi supe rio ri a euro 50.000. 0 0 0 ;

b) fatto salvo quan to previsto dall’articolo 23, le previsioni di localizzazion e conte n u t e in piani region ali in relazion e ad oper e nazion ali che compo r t a n o investim e n ti comples sivi supe rio ri a euro 50.000. 0 0 0 .

2. Per le oper e di iniziativa privat a che compo r t a n o investim e n ti comples sivi supe riori a euro 50.00 0. 0 0 0 ,

l’Autorit à coinvolge il sogg e t t o promot o r e affinch é collabori alla realizzazion e del Dibattito Pubblico e vi

contrib uis c a attiva m e n t e con un adeg u a t o concor so di risors e finanzia ri e. In tal caso non si applica il

com m a 7. L’entità del contrib u t o viene definita d’intes a con l’Autorità, in relazion e ai costi comples sivi

dell’inves ti m e n t o previsto.

3. Per le oper e di cui ai com mi 1 e 2 che compo r t a n o investim e n ti comple s sivi fra euro 10.000. 0 0 0 e

50.000. 0 0 0 che pres e n t a n o rilevan ti profili di inter e s s e region al e, l’Autorit à può comu n q u e dispor r e un

Dibattito Pubblico, sia di prop ria iniziativa, sia su richies t a motivat a da part e dei segu e n ti sogge t ti:

a) Giunt a region al e;

b) Consiglio region al e;

c) enti locali, anch e in form a associat a, territo rial m e n t e inter e s s a t i alla realizzazion e delle oper e;

d) sogg et ti che contrib uisc o n o a diverso titolo alla realizzazion e delle oper e;

e) almeno lo 0,1 per cento dei resid e n ti che han no compiu to sedici anni anch e orga nizz ati in

associazioni e comita ti; a tal fine si consid e r a l’intera popolazione regionale, come definita dall’ultimo censimento .

4. Non si effettua il Dibattito Pubblico:

a) per gli interv e n ti disposti in via d’ur g e n z a , ai sensi dell’a rticolo 5, commi 2 e 5, della legge 24 febbr aio 1992, n. 225 (Istituzion e del Servizio nazion ale della prot ezion e civile), e finalizzati unica m e n t e all’incolu mit à delle perso n e e alla mess a in sicur ezz a degli immobili da un pericolo immin e n t e o a seguito di cala mit à;

b) per gli interv e n ti di man u t e n zio n e ordin a ri a e strao r di n a ri a.

5. Il Dibattito Pubblico si svolge sulle segu e n ti tipologie di oper e nazionali per le quali la Regione è

chiam a t a ad esprim e r si:

a) infrast r u t t u r e stra d ali e ferroviari e;

b) elettr o d o t ti;

c) impianti per il trasp o r t o o lo stocca g gio di comb u s ti bili;

d) porti e aerop o r ti;

e) bacini idroele t t rici e dighe;

f) reti di radioco m u ni c a zio n e .

6. Per le oper e di cui al comm a 5:

a) il Dibattito Pubblico si svolge con tempi e modalit à comp a ti bili con il proce di m e n t o regolato dalla

legge stat ale, anch e in derog a agli articoli da 9 a 12;

b) l’Autorit à si adope r a affinch é i sogg e t ti promo to ri assicu ri no la pien a collabo r a zion e nella

realizzazion e del Dibattito Pubblico e vi contrib uis c a n o anch e sul piano finanzia rio;

c) l’Autorit à, qualor a non ravvisi la possibilità di svolger e il Dibattito Pubblico, può comu n q u e

dispor r e un proces s o part e cip a tivo ai sensi del capo III con tempi e modalit à comp a ti bili con il

proce di m e n t o in ogge tt o.

7. Nei casi in cui sia dispost o il Dibattito Pubblico e l’oper a sia sogg e t t a a valutazion e di impatto ambi en t al e (VIA) di comp e t e n z a region al e o provinci ale ai sensi della legge region al e 12 febbr aio 2010, n. 10 (Nor m e in mat e ri a di valutazion e ambie n t al e strat e gic a “VAS”, di valutazion e di impatt o ambie n t al e “VIA” e di valutazion e di incide nz a), lo svolgim e n t o del Dibattito Pubblico è condizione per l’avvio della proce d u r a di valut azion e nei casi di cui all’articolo 42, com m a 2, lette r a b), della stess a l.r. 10/201 0 . (2 3 )

8. Per i casi di oper e pubblich e per le quali sono previst e intese tra regioni:

a) si applica il comm a 6;

b) non si applica il comm a 7.

Art. 9 Coordina m e n t o tra Dibattito Pubblico e valutazio n e di impat t o ambie n t al e

1. Per le oper e di cui all’articolo 8, commi 1 e 2, rigu a r d a n ti i proge t ti di cui agli alleg ati III e IV alla parte

secon d a del d.lgs. 152/20 0 6 , (2 4 ) il Dibattito Pubblico si svolge prim a dell’inizio della proce dura di

valut azion e di VIA nell’ambito della quale si tiene conto di qua nt o già eme r s o dallo stesso Dibattito Pubblico.

2. Per fase ante rio r e all’inizio della proce d u r a di VIA si inten d o n o le fasi antec e d e n ti all’avvio:

a) della proce d u r a di verifica di assog g e t t a bilità di cui all’ articolo 48 della l.r. 10/20 1 0 ;

b) della valutazion e di impat to di cui all’ articolo 52 della l.r. 10/201 0 .

3. Per le oper e di cui all’articolo 8, comm a 4, sulle quali non è dispos to il Dibattito Pubblico, l’Autorità può comu n q u e attivar e , succes siva m e n t e alle fasi di cui al com m a 2, proce s si part e cip a tivi ai sensi dell’ articolo 42 della l.r. 10/20 1 0 .

Art. 10 Proce d ur a di attivazion e del Dibattito Pubblico

1. Nei casi di cui all’articolo 8, commi 1 e 2:

3. L’Autorit à prom u ov e e coordin a il Dibattito Pubblico sulla base della docu m e n t a zio n e acquisita, qua n d o

la valuti sufficien t e a chiarir e i termi ni della discus sio n e pubblica.

4. L’Autorit à si adop e r a , in ogni caso, affinch é i sogge t ti promo to ri delle oper e assicu rin o la piena

collabor a zion e alla realizzazion e del Dibattito Pubblico e vi contrib uisc a n o anch e sul piano finanziario.

5. Qualor a i sogge t ti promo to ri delle oper e non offrano la loro disponibilità a collabor a r e , l’Autorit à può

proce d e r e comu n q u e all’attivazion e del Dibattito Pubblico.

Art. 11 Indizion e , modalità di svolgi m e n t o ed effet ti del Dibattito Pubblico

1. L’Autorit à indice il Dibattito Pubblico con atto motivato nel quale:

a) stabilisc e le modalit à e gli stru m e n ti del dibat tito stesso, in modo da assicu r a r e la massim a

inform azion e alla popolazion e inter e s s a t a , prom u ov e r e la part e ci p a zio n e e gar a n ti r e l’impa r zialit à

della cond uzion e, la pien a parit à di espr e s sio n e di tutti i punti di vista e l’egua glia nz a , anch e di

gen e r e , nell’acc e s s o ai luoghi e ai mom e n ti di dibat tito;

b) stabilisc e le fasi del dibattito e la relativa dura t a, che non può supe r a r e i novant a giorni dal

termi n e dell’istruzio n e tecnica, salvo una sola proro g a, motivat a da elem e n ti ogget tivi, per non

oltre trent a giorni;

c) nomin a il respo n s a b ile del Dibattito Pubblico individu a n d olo fra sogg e t ti espe r ti nelle meto dolo gie

e nelle pratich e part e ci p a tive, secon do proce d u r e ad evidenz a pubblic a che conse n t a n o di

sceglie r e i migliori curric ula attine n ti all’attività affidat a, definen d o n e gli specifici compiti; rest a

ferm a la possibilità che sia la stess a Autorit à ad assu m e r e tale respo n s a b ilit à;

d) definisce il ter min e, non supe rio r e a novan t a giorni, per il complet a m e n t o dell’istruzio n e tecnic a

del dibattito.

2. L’atto di cui al comm a 1 sosp e n d e l’adozion e o l’attu a zio n e degli atti di comp e t e n z a region ale conne s si

all’inte rv e n t o ogget to del Dibattito Pubblico. La sospe n sio n e è limitat a agli atti la cui adozion e o

attu azion e può anticip a r e o pregiu dic a r e l’esito del Dibattito Pubblico.

3. In caso di dubbio l’Autorit à indica, anch e d’ufficio, gli atti amminist r a tivi sospe si ai sensi del com m a 2.

4. La sospe n sio n e di cui ai com mi 2 e 3, non rigu a r d a gli atti la cui manc a t a adozione può pregiu dica r e

finanzia m e n t i stat ali o comu nit a ri.

5. L’atto con cui si dispon e l’apert u r a del Dibattito Pubblico è tras m e s s o alla Giunta region al e ed al

Consiglio region al e, è pubblica to sui rispet tivi siti istituzion ali e sul Bollettino ufficiale della Region e

Toscan a (BURT); rest a ferm a la possibilità per l’Autorit à di disporr e ulterio ri form e di pubblicità.

Art. 12 Conclusione del Dibattito Pubblico

1. Al termi n e del Dibattito Pubblico l’Autorit à riceve il rappo r t o finale formula to dal respo ns a bil e del

Dibattito Pubblico; tale rapp o r t o riferisc e i conte n u ti e i risult ati del Dibattito Pubblico, evide nzia n d o tutti

gli argo m e n t i sosten u t i e le propos t e conclusive cui ha dato luogo.

2. L’Autorit à tras m e t t e il rappo r t o al Consiglio region al e ed alla Giunt a region al e, che ne dispon g o n o la

pubblic azion e sui rispet tivi siti istituzion ali. La Giunta region ale ne cura la pubblicazion e sul BURT. Resta

ferm a la possibilità per l’Autorit à di dispor r e ulteriori forme di pubblicit à.

3. Entro novant a giorni dalla pubblicazion e ai sensi del comm a 2, il sogge t t o titolar e o il respo n s a bil e

della realizzazion e dell’oper a sottopos t a a Dibattito Pubblico dichia r a pubblica m e n t e , motivan d o

ade g u a t a m e n t e le ragioni di tale scelta, se inten d e , anch e in accoglim e n t o di qua nt o emer s o dal dibat tito:

a) rinun cia r e all’oper a, al prog e t t o o all’interv e n t o o pres e n t a r n e formul azioni alter n a tiv e;

b) propo r r e le modifich e che inten d e realizzar e;

c) confer m a r e il proge t t o sul quale si è svolto il Dibattito Pubblico.

4. L’Autorit à assicu r a adeg u a t a pubblicità alle dichiar a zio ni del comm a 3 che sono tras m e s s e alla Giunt a

region al e ed al Consiglio region ale per la pubblicazion e sui rispe t tivi siti istituzion ali. La Giunt a region al e

ne cura la pubblicazion e sul BURT…

Art. 13 Sogg e t t i e tipologie di sost e g n o

1. Possono pres e n t a r e doma n d a di soste g n o a propri prog e t ti part e ci p a tivi, diversi dal Dibattito Pubblico:

a) i reside n ti in ambiti territo riali di una o più province, comu ni, circosc rizioni comu n ali, entro i quali

è propost o di svolger e il prog e t t o part e ci p a tivo, corre d a n d o la richiest a con:

1) un num e r o di firme pari al 5 per cento della popolazion e reside n t e, per gli ambiti fino a 1.000

abit an ti;

2) un num e r o di firme pari a 50 più il 3 per cento di firme della popolazione residente eccedente i 1.000 abitan ti per gli ambiti comp r e si tra 1.001 e 5.000 abita n ti;

3) un num e r o di firme pari a 170 più il 2 per cento di firme della popolazion e resid e n t e ecce d e n t e i 5.000 abita n ti per gli ambiti comp r e si fra 5.001 e 15.000 abita n ti;

4) un num e r o di firme pari a 370 più l’1 per cento di firme della popolazion e reside n t e ecce d e n t e i 15.00 0 abita n ti per gli ambiti comp r e si fra 15.001 e 30.000 abita n ti;

5) un num e r o di firme pari a 520 più lo 0,5 per cento di firme della popolazion e reside n t e ecce d e n t e i 30.00 0 abita n ti per gli ambiti con oltre 30.00 0 abita nti;

b) associazioni e comitati, con il soste g n o di reside n ti che sottosc riva n o la richies t a , secon do qua n to stabilito alla lette r a a);

c) enti locali, singoli e associati, anch e con il suppo r t o di reside n ti e associazioni;

d) impr es e , su prop rie proge t t a zio ni o interv e n ti che pres e n ti n o un rilevan t e impatt o di natu r a

ambi en t al e, sociale od econo mic a, event u al m e n t e con il suppo r t o dell’ent e locale territo ri al m e n t e

inter e s s a t o;

e) le istituzioni scolastich e, con le modalità previst e dall’articolo 19.

2. I reside n ti titolati alla sottoscrizion e delle richiest e ai sensi del comm a 1, lette r e a), b) e c), sono

coloro che, anch e non cittadi ni italiani, hanno compiut o sedici anni alla data della sottosc rizion e.

tutti

2 bis. I reside n ti titolati alla sottosc rizion e delle richies t e ai sensi del com m a 1, potr a n n o racco glie r e le

firme in forma tele m a tic a, se espre s s a m e n t e richiest o dall’Autorit à, secon d o specifich e modalità e apposite

piatt afo r m e previste e gestit e dalla Region e Toscan a in collabor a zio n e con la stess a Autorità. (8)

Art. 14 Proced u r e di am mi s sio n e (9)

1. I sogge t ti che inten d o n o chied e r e il soste g n o ad un proprio proces s o part e ci p a tivo, pres e n t a n o una

doma n d a prelimin a r e reda t t a sulla base di uno sche m a che l’Autorità definisc e entro trent a giorni dal

prop rio insedia m e n t o , sulla base dei requisiti di ammis sion e di cui al comm a 2.

2.La dom a n d a prelimin a r e di richies t a di un soste g n o deve esse r e pres e n t a t a alla Autorit à e deve

indicare , quali requisiti di ammis sion e:

a) l’ogge t to del proces s o part e cip a tivo, definito in modo preciso;

b) la fase e lo stato di elabo r a zion e degli orient a m e n t i prog r a m m a t i ci relativi a tale ogget t o oppu r e ,

event u al m e n t e , la fase del proce s s o decision al e, anch e già avviato, relativo all’ogg e t t o del proce s s o

part e ci p a tivo;

c) i tem pi e il periodo di svolgim e n t o, con una dura t a comples siva di norm a non supe rio r e a centot t a n t a giorni;

d) nei casi in cui sia un ente locale a pres e n t a r e la richies t a , le risors e finanziarie event u al m e n t e già

destin a t e alla realizzazion e di oper e, interve n ti o prog et ti relativi all’ogg et t o del proce s s o

part e ci p a tivo, nonc h é gli atti amminist r a t ivi e progr a m m a t i ci già compiuti che a tale realizzazion e

siano colleg a ti o che possa n o testimo ni a r e gli impe g ni politici pubblica m e n t e assu n ti

dall’am mi ni st r a zio n e comp e t e n t e sulla mat e ri a ogge t to del proces s o part e ci p a tivo propost o;

e) il cont es t o, le motivazioni e gli obiettivi del proce s s o part e cip a tivo propost o; (1 0 )

f) le prime ipotesi e propos t e meto dologich e sulle modalità di svolgim e n t o del proce s s o part e ci p a tivo;

f bis) una prevision e di massim a sui costi del proces s o part e ci p a tivo propos to. (1 1 )

3. Le dom a n d e prelimin a ri sono esami n a t e dall’Autorità in base all’ordin e di pres e n t a zio n e . L’Autorità delibe r a sull’am missibilità valut an d o comp a r a tiv a m e n t e le doma n d e pres e n t a t e , anch e sulla base delle risors e disponibili; la valutazio n e dell’Autorit à è effett u a t a con le segu e n ti caden z e:

a) entro il 31 genn aio, per i proce s si che hann o inizio dopo il 31 marzo;

b) entro il 31 maggio, per i proce s si che hanno inizio dopo il 31 luglio e per i proces si promos si dagli istituti scolastici;

c) entro il 30 sett e m b r e , per i proce s si che han no inizio dopo il 30 nove m b r e . (1 2 )

4. Abroga t o. (1 3 )

5. Abroga t o. (1 3 )

Art. 15 valutazione dell’a m m i s si bilità dei proge t ti(14 )

1. L’Autorit à decide sull’am mis sibilità delle doma n d e prelimin a ri entro tren t a giorni dalla data di scad e n z a dei termi ni alla quale si riferisco no, sulla base dei segue n ti criteri:

a) valut azion e della rilevanz a dell’ogg e t t o e delle motivazioni del proces s o part e cip a tivo propos to;

b) valut azion e dei costi del proces s o part e cip a tivo, in relazion e ai costi del proge t t o, dell’ope r a ,

dell’atto di gover no del territo rio o dell’inte rv e n t o ogge tt o dello stesso proces s o part e ci p a tivo;

c) valut azion e dei possibili effetti che il proce s s o part e cip a tivo può prod u r r e sulla comu nit à locale e

sulla crescit a della coesion e sociale, nonc h é sul rappo r t o fiduciario tra cittadi ni e istituzioni e sulla

diffusion e di una cultu r a della cittadi n a n z a attiva;

d) valut azion e delle prim e ipotesi meto dologich e conte n u t e nel prog e t t o;

e) valut azion e dell’indicazion e di massi m a dei costi.

2. L’Autorit à, sulla base delle doma n d e prelimin a ri pres e n t a t e e delle attività istru tt o ri e attivat e, decide

sull’am missi bilità dei proge t ti, forne n d o indicazioni ed orient a m e n t i ai sogg e t ti propo n e n ti ai fini di una

migliore ed adeg u a t a definizione del proge t t o stesso.

3. I sogg e t ti propo n e n ti ricevut a comu nic a zion e, entro la data stabilita dal comm a 1, dell’avven u t a

ammissibilità del prog e t to, pres e n t a n o , entro tren t a giorni, una doma n d a definitiva conte n e n t e la

proge t t a zio n e analitica del proces s o part e ci p a tivo, che sia tale da assicu r a r e :

a) la piena parit à di espr e s sio n e di tutti i punti di vista e l’egua glia nz a nell’acc e s s o ai luoghi e ai

mome n ti di dibattito;

b) l’inclusività delle proce d u r e , la neut r alit à e impa rzi alità della gestion e del proces s o part e ci p a tivo;

c) la massi m a diffusion e delle conosc e n z e e delle inform azioni neces s a ri e ad otte n e r e la più ampia

part e cip a zion e, rend e n d o disponibile in via telem a tic a tutta la docu m e n t a zio n e rileva n t e per il

proce s s o part e cip a tivo, compr e s e una sua version e sintetic a e divulgativa.

4. La dur a t a previst a di svolgim e n t o dei proce s si part e cip a tivi dalla data della definitiva approv azion e da part e dell’Autorità.

Art. 17 Criteri di priorità

1. Tra le doma n d e amm e s s e sulla base dei requisiti indicati all’articolo 14, l’Autorit à valuta come

priorit a ri i prog e t ti che:

a) han no per ogget t o piani, oper e o interve n ti che pres e n t a n o un rilevan t e impat t o potenziale sul paes a g gi o o sull’am bie n t e ;…

g) sono soste n u ti da un num e r o consist e n t e di richied e n ti, oltre la soglia minim a di cui all’ar ticolo 13,

comm a 1, lette r a a)….

Art. 18 Am m i s sio n e definitiva (1 7 )

1. L’Autorit à provved e all’am mis sio n e dei prog e t ti part e cip a tivi con atto motivato entro trent a giorni

dalla pres e n t a zio n e della doma n d a definitiva e ha facoltà di:

a) condizion a r e l’accoglim e n t o della doma n d a a modifich e del prog e t t o stesso finalizzat e a rend e rlo

più compiut a m e n t e rispon d e n t e ai requisiti di ammis sion e e ai criteri di priorità;

b) indica r e modalità di svolgim e n t o integ r a tiv e anch e rigua r d o al territo rio e agli abita n ti da

coinvolg er e , con event u al e neces sit à di integ r a r e il nume r o delle firme;

c) richied e r e il coordina m e n t o di proge t ti simili o analog hi indica n d o n e le modalità;

d) differe nzi a r e o combin a r e le divers e tipologie di soste g n o region al e, tene n d o conto delle richies t e;

e) nei casi di proge t ti validi o innovativi che, tutt avia, non sono rient r a ti nella lista dei proge t ti

finanzia ti a seguito della valutazion e comp a r a tiv a, conce d e r e il patro cinio grat uito, con

autorizz azion e all’uso del logotipo dell’Autorit à mede si m a .

2. L’Autorit à, valuta ti i requisiti di cui all’articolo 15, comm a 2, si riserv a la facoltà di non conce d e r e il

soste g n o, qualor a il proge t t o analitico pres e n t a t o nella doma n d a definitiva non sia conforme ai

conte n u ti della doma n d a prelimin a r e approv a t a .

3. Quand o esa min a prog e t ti propos ti da resid e n ti, impre s e ovvero da enti locali nel caso in cui i risulta ti

del proces s o part e ci p a tivo conce r n o n o comp e t e n z e di altri enti, l’Autorità acquisisc e la disponibilità

dell’a m mi nis t r a zio n e comp e t e n t e a part e cip a r e attiva m e n t e al proce s s o propost o ed a tene r conto dei

risultati dei proce s si part e ci p a tivi, o a motivar n e pubblica m e n t e , ed in modo punt u al e, le ragioni del

manc a t o o parziale accoglim e n t o.

4. Qualor a l’amminist r a zio n e comp e t e n t e non manifesti la disponibilità ai sensi del comm a 3, l’Autorità

ne dà notizia pubblica m e n t e e ne inform a i sogge t ti richied e n ti, comu nic a n d o le ragioni che rendo n o

impossibile l’accoglim e n t o della dom a n d a , ovvero l’impossibilità di avviar e un perco r s o part e cip a tivo

condiviso con l’ente titolar e delle decisioni sulla mate ri a ogge tt o del proce s s o part e cip a tivo.

5. L’Autorità, sulla base delle doma n d e pres e n t a t e , riserv a ann u al m e n t e una quot a delle risors e

finanzia rie disponibili per il soste g n o ai proge t ti part e ci p a tivi inere n ti gli atti di gover n o del territo rio.

Art. 18 bis Modalità di sost e g n o dei proge t t i am m e s si(1 8 )

1. Il soste g n o dei proge t ti amm e s si dall’Autorit à può comp r e n d e r e anch e uno soltan to dei segu e n ti

interve n ti:

a) soste g n o finanzia rio;

b) suppo rt o meto dologico;

Art. 23 Coordina m e n t o con la legislazion e regional e in mat eria di govern o del territorio

1. La part e cip azio n e al proce s s o di formazion e degli stru m e n t i della pianificazion e territo rial e e degli atti

di gover n o del territo rio avvien e secon d o gli istituti ed i regola m e n ti attu a tivi previsti dalla legislazion e

region ale in mat e ri a di gover n o del territo rio.

Art. 24 Valutazioni ed orient a m e n t i del Consiglio regionale

1. Ogni anno l’Autorità pres e n t a un rappo r t o al Consiglio region al e, che ne dà adeg u a t a pubblicit à.

2. Tale rappo r t o contie n e:

a) l’analisi e la valutazion e dei proce s si part e cip a tivi locali e dei dibattiti pubblici svoltisi nel corso dell’anno;…

d) le consid e r a zio ni sull’imp at t o e sulla efficacia dei proce s si part ecip a tivi attivati…

4. Nell’anno antec e d e n t e la scad e n z a dell’Autorità, il Consiglio region al e e la Giunta region al e

prom u ovo n o e svolgono perco r si di part e cip azio n e e di confro nt o pubblico, con l’obiettivo di valuta r e

l’efficacia, la diffusion e e il rendi m e n t o dei proce s si part ecip a tivi promo s si ai sensi della pres e n t e legge.

5. Trasco r si cinqu e anni dalla entr a t a in vigore della pres e n t e legge, il Consiglio region ale, entro i

cento t t a n t a giorni succes sivi, prorog a bili per un massim o di altri cento t t a n t a giorni una sola volta per

motivat e ragioni, con delibe r a zio n e dello stesso Consiglio, tenu to conto anche degli esiti dell’attività di cui

al comm a 4, effettu a la valutazion e degli effetti della sua attu azio n e al fine di prom u ov e r n e event u ali

aggior n a m e n t i o integ r a zioni.

Art. 27 Sostit u zio n e dell’ articolo 9 della l.r. 10/20 1 0

1. L’articolo 9 della l.r. 10/201 0 è sostituito dal segu e n t e:

Art.9 – Partecipazio n e

1. La pres e n t e legge garantisc e l’infor m a zio n e e la partecipa zion e del pubblico al procedi m e n t o di VAS,

nelle form e e con le modalità di cui al capo III, assicuran d o l’interv e n t o di chiunq u e inten d a fornire

ele m e n ti conoscitivi e valutativi concer n e n ti i possibili effetti del piano o progra m m a sull’ambi e n t e .

2. Nell’a m bi to dei proce di m e n t i di VAS di comp e t e n z a degli enti locali, gli stessi enti posso no prom u o v e r e

ulteriori modalità di partecipa zio n e quali previst e dalla legge regionale 2 agosto 2013, n. 46 (Dibattito

Pubblico regionale e prom o zio n e della partecipa zion e alla elaborazion e delle politich e regionali e locali) e

atting er e al soste g n o finanziario che la Region e preve d e in applicazion e e ai fini della stessa l.r. 46/20 1 3 .

A tale scopo, gli enti interes s a ti prese n t a n o doma n d a all’Autorità regionale per la garanzia e la

pro mo zio n e della partecipa zion e, secon do le modalità previst e dalla l.r. 46/201 3 .

3. Nei casi di cui al com m a 2:

a) l’Autorità regionale per la garanzia e la pro mo zio n e della partecipa zio n e decide sull’am m i s sio n e della

doma n d a entro quindici giorni dalla pres e n t a zio n e, sulla base dei requisiti di cui all’ articolo 14 della l.r.

46/20 1 3 ;

b) il processo partecipa tivo am m e s s o si svolge entro i ter mi ni indero ga bili di cui al capo III del pres e n t e

titolo II, previsti per le proce d u r e partecipativ e e nel rispett o del principio di non duplicazion e di cui

all’articolo 8; in ogni caso il proce di m e n t o di VAS si conclud e nei te m pi e con le modalità previst e dalla

prese n t e legge;

c) non ha luogo la sospe n sio n e degli atti am mi ni stra tivi di cui all’ articolo 20, com m a 2, della l.r. 46/20 1 3 ;

d) il rapporto sugli esiti del proce ss o partecipativo è tras m e s s o all’Autorità regionale per la garan zia e la

pro mo zio n e della partecipa zion e e all’autorità comp e t e n t e nei ter mi ni utili per l’espre s sio n e del parere

motivato di cui all’articolo 26; la manca ta tras mi s sio n e degli esiti non impe dis c e la conclusion e del

procedi m e n t o di VAS nei ter mi ni previsti dalla pres e n t e legge. ”.

Art. 28 Modifich e all’articolo 42 della l.r. 10/201 0

1. Nella rubric a dell’ articolo 42 della l.r. 10/20 1 0 le parole “ l.r. 69/200 7 ” sono sostituit e dalle segu e n ti: “

l.r. 46/20 1 3 ”.

2. Al comm a 1 dell’articolo 42 della l .r. 10/20 1 0 le parole “ alla l.r. 69/200 7 ” sono sostituit e dalle

segu e n ti: “ all’articolo 9, com m a 3, della legge regionale 46/201 3 (Dibattito Pubblico regionale e

promo zio n e della partecipa zio n e alla elaborazion e delle politiche regionali e locali) ”.

3. Al com m a 2 dell’articolo 42 della l.r. 10/20 1 0 le parole “ l.r. 69/20 0 7 “ sono sostituit e dalle segu e n ti: “

l.r. 46/20 1 3 ”.

4. Ai commi 3 e 4 dell’ articolo 42 della l.r. 10/20 1 0 , rispet tiv a m e n t e , le parole “ di cui alla l.r. 69/20 0 7 ” e

ai sensi della l.r. 69/20 0 7 ” sono sopp r e s s e .

5. Alla letter a a) del com m a 4 dell’articolo 42 della l .r. 10/20 1 0 le parole “ di cui all’articolo 14 della l.r.

69/200 7 ” sono sostituit e dalle segu e n ti: “ di cui all’articolo 13 della l.r. 46/20 1 3 ”.

6. Al com m a 5 dell’articolo 42 della l.r. 10/20 1 0 le parole “ dall’ articolo 18, com m a 2, della l.r. 69/200 7 ”

sono sostituit e dalle segu e n ti: “ dall’ articolo 11, com m a 2, della l.r. 46/20 1 3 ”.

Art. 29 Modifich e all’articolo 12 della l.r. 61/201 2

1. La letter a d) del comm a 1 dell’articolo 12 della legge region al e 6 novem b r e 2012, n. 61 (Istituzion e

dell’an a g r a f e pubblica dei consiglie ri e degli asse s so ri region ali e norm e in mate ri a di tras p a r e n z a

patrim o ni al e e associa tiva dei compo n e n t i degli orga ni della Region e e dei titolari di carich e istituzion ali di

gara nzi a e di carich e direttive. Abrogazion e della l.r. 49/198 3 , abro g a zion e parziale della l.r. 68/198 3 ,

modifiche alla l.r. 38/20 0 0 , alla l.r. 74/200 4 e alla l.r. 5/2008 ) è sostituit a dalla segu e n t e : “ d) Autorità

garant e per la partecipa zio n e di cui alla l.r. 46/201 3 . ”

Art. 31 Abroga zio n e

1. La legge region ale 10 dice m b r e 2012, n.72 (Proro g a del ter min e di abro g a zio n e della legge region al e

27 dicem b r e 2007, n. 69 “Norm e sulla promozion e della part e cip a zio n e alla elabo r a zion e delle politiche

region ali e locali) è abro g a t a .

Rac co l t a Nor m a t i v a della Reg io n e Tosc a n a Test o ag g i o r n a t o al 01/ 0 6 / 2 0 1 8

(NDR: SI ALLEGA NELLA CARTELLA DEI DOCUMENTI LA: RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO

alla proposta di legge “Dibattito Pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche locali e regionali” IL FILE E’ NOMINATO: PP T 2 Relazione sulla legge 46 2013partecipazione 8 pgg.pdf

I BENEFICI DEGLI ALBERI 1I BENEFICI DEGLI ALBERI 2

I BENEFICI DEGLI ALBERI 3

I BENEFICI DEGLI ALBERI 4

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I BENEFICI DEGLI ALBERI 7


index

Piano antincendio boschivo (AIB) toscano e Pineta del Tombolo

La Regione Toscana sta curando la realizzazione di un Piano antincendio boschivo (AIB) che dalle anticipazioni (ufficiali, come sotto dettagliatamente riportate) pare preveda ad esempio il taglio, nel sito protetto Sic Sir Natura 2000 de “Il Tombolo” da Fiumara a Castiglione della Pescaia, fino al 70% circa dei pini e oltre l’80% del sottobosco.
Siamo preoccupati perché da alcuni anni la Pineta del Tombolo è oggetto di una crescente pressione: a partire dal grande incendio del 18.8.2012, dove i 60 ettari a Pinus pinea bruciati, con chiome in parte ancora verdi e vivi, furono immediatamente tagliati (foto sotto)…
…alle migliaia di Pinus pinaster, molti dei quali ci sembravano privi di segni di malattia (aghi arrossati, colate cerose nei tronchi) tagliati nel 2013-2015 per l’infestazione da “Matsucoccus feytaudi”, anch’essi cippati e, in base agli accessi agli atti effettuati, “passati per il camino” delle biomasse…Fu inoltre affermato che le ditte operavano in cambio del legno, cioè pagandosi con la vendita del legno che tagliavano…
ai tagli per motivi antincendio. Lo scorso anno riuscimmo temporaneamente a fermare i tagli a raso del sottobosco producendo un documento scientifico firmato da 70 professori universitari e ricercatori che spiegavano come le sclerofille del sottobosco brucino piùlentamente del tappeto di aghi di pino secchi che rimane eliminando il sottobosco, quest’anno il Piano AIB di cui abbiamo avuto 3 anticipazioni:
1. il progetto regionale “Diamoci un taglio”, mediante il quale ai bambini delle scuole elementari e medie si fanno simulare due incendi, mostrando come una pineta dove hanno diradato fortemente i pini e tagliato il sottobosco brucia molto meno di una pineta vergine;
2. Il “Tavolo permanente per la salvaguardia e il governo della pineta da Castiglione
della Pescaia ai Monti dell’Uccellina”, ufficialmente istituito con Delibere di Giunta dei 3 Comuni interessati (Grosseto, Castiglione, Magliano in Toscana) e promosso e finanziato dalla Regione Toscana, che ha tenuto la sua prima riunione operativa in data 13.4.2018 a Grosseto. Vi hanno partecipato tra gli altri l’Assessore regionale all’Agricoltura Marco Remaschi accompagnato dai suoi Dirigenti regionali Elisabetta Cavano e Gianluca Calvani i quali hanno ufficialmente spiegato che il piano AIB dovrà interrompere, “nei punti strategici”, la continuità delle chiome (e un espetto nazionale antincendio ci ha spiegato che, siccome i pini sono alti oltre 20 metri, ridurre la continuità delle chiome vorrà dire sfoltire in modo che tra ogni singolo pino vi siano più di 20 metri di distanza, il che potrà comportare di fatto di tagliare fino al 70% dei pini attualmente presenti nel Sito!) e la massa del sottobosco, che in alcuni punti sarà completamente eliminato e nel resto della pineta la copertura arbustiva non dovrà superare il 20%!
Insomma, la scomparsa, per come le conosciamo adesso, delle aree protette NATURA
2000, ricche di biodiversità e di specie protette, in cui si applicano le direttive europee Uccelli e Habitat, che diverranno una specie di pineta minimale con un pino residuo qua e là, con qualche cespuglio di sottobosco!
La eliminazione del sottobosco, associato al transito capillare di grandi macchine operatrici, oltre ad annientare sostanzialmente l’ habitat, comprometterebbe la presenza della fauna presente, incluse le specie protette (ad esempio: ghiandaia marina e specie ad essa collegate, tartaruga di Hermann, cervone) presenti nella pineta.
In merito alla comunità ornitica, ricordiamo uno studio che testimonia quanto la semplice diminuzione del sottobosco, dovuta al pascolo nel Parco della Maremma rispetto all’Oasi S.Felice, determini la scomparsa di numerose specie.
In base a queste considerazioni, il Coordinatore del “Tavolo permanente per la
salvaguardia e il governo della pineta da Castiglione della Pescaia ai Monti
dell’Uccellina”, eletto in data 13.4.2018, a nome anche del “Gruppo Salviamo le Pinete” ha quindi richiesto tutti i dati tutti i dati disponibili riguardo il Piano AIB ancora in fieri, scrivendo il 16 aprile u.s. questa pec:

Preg.mo Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi
Preg.mo Assessore alla Presidenza, Vittorio Bugli;
Preg.mo Assessore all’Agricoltura, Marco Remaschi

16 aprile 2018
Con la presente faccio seguito alla seconda riunione del “Tavolo permanente per la Salvaguardia e il Governo della pineta da Castiglione della Pescaia ai Monti dell’Uccellina”, tenutasi lo scorso venerdì 13 aprile 2018 nella Sala del Consiglio comunale del Comune di Grosseto, prima del termine della quale riunione l’Assessore Remaschi ha dato la disponibilità ad aderire con atto ufficiale di Giunta Regionale Toscana al Protocollo del Tavolo (che si allega per doverosa conoscenza), già approvato dai 3 Comuni di Grosseto, Castiglione della Pescaia e Magliano in
Toscana e soprattutto a fornire da subito al nostro Tavolo la più esaustiva e completa
documentazione sui lavori in corso nel cosiddetto “tavolo regionale antincendio” per tutto ciò che 2riguarda il territorio di interesse del Tavolo permanente (la pineta da Castiglione della Pescaia ai Monti dell’Uccellina).
Come “Tavolo permanente per la Salvaguardia e il Governo della pineta da Castiglione della Pescaia ai Monti dell’Uccellina”, siamo stati infatti ufficialmente informati che è attualmente in elaborazione un nuovo piano antincendio boschivo (AIB) che comprenderà anche la zona di competenza del suddetto Tavolo partecipativo, del quale lo scorso 13.4.2018 lo scrivente è stato eletto Coordinatore, assieme alla dr.ssa Elena Nappi, Vicesindaco di Castiglione della Pescaia
(GR).
Com’è noto, il piano AIB è di prevenzione e previsione. La lotta attiva è di esclusiva competenza regionale, che articola le attività sul territorio in maniera dettagliata. Il piano è uno strumento completo, e gli Esperti nazionali di antincendio boschivo che forniscono consulenza e supervisione alle nostre Associazioni ci hanno edotti del fatto che chi lo elabora – ci risulta che la Regione Toscana abbia delegato la D.R.E.Am Italia – deve riportare: l’analisi del territorio sotto tutti i punti di
vista (vegetazione, foreste, habitat, fauna, presenza antropica, viabilità, sorgenti, punti acqua, ecc.); la statistica degli incendi negli anni, completa di localizzazione, cause, estensione, ecc.; indicare la viabilità presente i mezzi e il personale a disposizione, oltre che la loro competenza attrezzatura e dislocazione, i punti di avvistamento, fonti, specchi d’acqua ecc.; le attività di prevenzione fino ad ora messe in piedi e quelle che si rendono necessarie, in ordine alle criticità e le esigenze puntuali presenti (campeggi, accessi alle spiagge, numero di turisti, aree picnic, discariche, viabilità, ecc.); soprattutto le modalità operative e l’organizzazione delle forze in campo.
Sulla base di tutti questi dati conoscitivi, vengono quindi motivate e indicate priorità e tipi di intervento a 360°.
Nella fase di progettazione, è buona norma che da parte di tutti gli stakeholder vengano indicate le proprie aspettative e indicazioni, che chi produce il piano deve tenere nella debita considerazione.
Quale membro nonché Coordinatore del Tavolo permanente, chiedo quindi -come da protocollo del Tavolo medesimo- che ci venga fornita una informazione completa su tutti gli elementi conoscitivi predisposti e sugli indirizzi che si intendono seguire per ridurre le criticità in maniera puntuale, così da potere condividere o chiedere efficacemente di modificare, motivandolo con metodo scientifico, le scelte concrete che vengano individuate. La conoscenza completa di tutti gli elementi conoscitivi che sono stati e/o vengono prodotti e dello stato dell’arte, ci è indispensabile
per poter entrare nel merito delle questioni e valutare l’opportunità degli e/o le alternative agli interventi e programmi che saranno elaborati.
Chiedo inoltre che membri del Tavolo permanente partecipativo possano partecipare a tutte le riunioni ancora in essere del cosiddetto “tavolo antincendio regionale”, coordinato da D.R.E.Am.
Contando sulla sollecita positiva risposta, porgo Cordiali Saluti

Il Coordinatore del Tavolo permanente

Dr. Ugo Corrieri

In data 3 maggio 2018, l’Assessore regionale all’Agricoltura Remaschi ha così risposto via mail:
In riferimento alla Sua mail del 16.04.208, inviata quale coordinatore del “Tavolo permanente per la salvaguardia e il governo della pineta da castiglione della Pescaia ai Monti dell’Uccellina si conferma la disponibilità di Regione Toscana a valutare approfonditamente il protocollo per la gestione del “Tavolo permanente di
3amministrazione e di governo della pineta” e la sua compatibilità con la programmazione regionale dei vari Settori competenti.
A riguardo del Piano specifico di prevenzione AIB riguardante il territorio della pineta litoranea, attualmente in corso di elaborazione, si fa presente che i suoi obiettivi ed i suoi contenuti tecnici, che si riportano sommariamente di seguito, sono stati ampiamente illustrati nel corso della riunione del Tavolo tenutasi presso il
Comune di Grosseto in data 13 aprile 2018.
– obiettivi
1) contenere gli incendi boschivi entro la capacità di estinzione dell’Organizzazione AIB regionale
2) ridurre il rischio incendi boschivi nelle zone di interfaccia urbano-foresta
3) ridurre il pericolo di incendi boschivi lungo la viabilità principale dell’area
– metodologia
1) analisi meteo-climatica
2) regime storico degli incendi
3) carta dei tipi di combustibile
4) tipi di incendi
5) modelli di combustibile e di propagazione
6) punti strategici
7) interventi
– contenuti
1) salvaguardia del sistema pinetato
2) semina nuovi soggetti di P. Pinea in sostituzione di quelli eliminati (P. Pinea e P. Pinaster)
3) manutenzione viabilità forestale esistente e nessun intervento di nuova viabilità
4) tipologie interventi da ricondurre ad atti esistenti quali le linee guida del Dipartimento della Protezione Civile per l’ampiezza delle fasce parafuoco o il vigente Piano Operativo Antincendi Boschivi per gli interventi di prevenzione e le opere AIB (fasce e viali parafuoco), oppure riconducibili ad interventi già realizzati nella zona.
– condivisione
La realizzazione del Piano è condivisa all’interno di un gruppo di lavoro del quale fanno parte Regione Toscana, i Comuni di Castiglione della Pescaia e di Grosseto, l’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere, i Carabinieri Forestali.
Il Piano sarà anche esaminato dai tecnici della Fondazione Pau Costa con la quale Regione Toscana ha stipulato un Protocollo di Intesa per la reciproca collaborazione nelle attività antincendi boschivi.
Il Piano sarà corredato da idoneo studio di incidenza che servirà agli uffici regionali del Settore Tutela dell’Ambiente per valutare la coerenza del Piano stesso con gli obiettivi delle aree protette esistenti nell’area.
– coerenza con i Piani di emergenza comunale di protezione Civile, come previsto dalla L.R. 39/00
– piano di comunicazione
Il Piano di prevenzione sarà corredato da uno specifico programma di comunicazione per illustrare i suoi contenuti alla cittadinanza, alle scuole, alle associazioni di categoria, ai soggetti portatori di interesse.
Si evidenzia che nel corso della riunione del 13 aprile sono state raccolte tutte le osservazioni fatte in merito ai contenuti del Piano e che le stesse sono oggetto di valutazione da parte dei nostri uffici tecnici.
Nella prossima riunione del Tavolo permanente sarà nostra cura informare tutti i partecipanti degli aggiornamenti apportati al Piano di prevenzione.
Confidando di aver spiegato quanto richiesto, invio distinti saluti.

Segreteria Assessore
Marco Remaschi – Regione Toscana
Assessore all’Agricoltura, politiche per la montagna e politiche per il mare
Via di Novoli, 26 – 50127 Firenze
tel 055 4383777
marco.remaschi@regione.toscana.it
Non appare fornita, come richiesta, “informazione completa su tutti gli elementi conoscitivi predisposti e sugli indirizzi che si intendono seguire per ridurre le criticità in maniera puntuale ”, nel predisponendo piano AIB, riguardo specificamente alla Pineta del Tombolo.

Dati concreti li ha però forniti, a una pubblica riunione a Grosseto, il 2 maggio 2018, assieme all’Assessore alla Protezione Civile del Comune di Grosseto, un tecnico noto per essere di collegamento con la Regione Toscana, l’Agronomo Beniamino Spargi.
Anticipazione n.3.Tale pubblica riunione è stata videoripresa e messa online a questo link:

https://www.facebook.com/Lavoceliberadelcittadino/videos/935197479986217/
Una trascrizione di ciò che viene detto nella videoregistrazione consultabile online, è: “Vi è continuità orizzontale e verticale del combustibile, l’innesto è a terra, con il combustibile disponibile fine che sale verso l’alto l’incendio assume una alta intensità, sale in chioma, risente del vento in aria e passa da chioma a chioma; abbiamo avuto 10.000 Kcal/m2 a Marina, non spegnibile per mancanza di risorse.
Il piano antincendio è stato sollecitato da diversi enti locali, nelle aree di interfaccia occorrono interventi di pulizia radicale, non c’è possibilità diversa. Allo stato attuale per la qualità e quantità della combustione in qualche minuto l’incendio è tale che si trasforma da controllabile a non controllabile, è un fenomeno fisico e non un
fenomeno opinabile sul quale si può discutere. Non se fatto male nessuno.
Il P.A.I. diventerà effettivo con interventi di pulizia obbligatori.
Quanto al sottobosco, faremo una fascia di rispetto di 50m dove in ogni caso si deve pulire tutto, poi ci sarà un intervento graduale, vengono dati degli indici, non ci deve essere più del 20% di copertura arbustiva e gli arbusti non devono superare una certa altezza 50 cm o 80 cm a seconda dei luoghi. Inoltre, diradiamo fortemente i pini in modo che l’incendio non possa passare da chioma a chioma
Del cippato, l’unico utilizzo corretto che se ne può fare è per biomasse, il prezzo non cippato alla vendita è di 5€ al quintale, 4 € sono i costi di lavorazione; per un ettaro abbiamo 1500 q. per un totale di 750 €”
Il Sindaco di Grosseto ha iniziato, nel mese di maggio, interventi nelle zone adiacenti ai centri abitati mi Marina e Principina a Mare, postandone i filmati:
https://www.facebook.com/antonfrancesco/videos/10160337577080048/UzpfSTEyNzc4MDY1NzI3MjAwMDoxODI0NTM
0MTc0MjYzMjk4/

In ogni caso, in data 20 maggio 2017 il Coordinatore del Tavolo ha inviato per p.e.c. questo appello:
Preg.mo Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi
Preg.mo Assessore alla Presidenza, Vittorio Bugli;
Preg.mo Assessore all’Agricoltura, Marco Remaschi
Preg.mo Assessore all’Ambiente, Federica Fratoni
Preg.mi Sindaci di Grosseto, Castiglione della Pescaia e Magliano in Toscana
E p.c.
Preg.mo Ministero dell’Ambiente
Preg.ma Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Siena, Arezzo e Grosseto
S.E. il Prefetto di Grosseto
S.E. il Vescovo di Grosseto
20 maggio 2017

Signor Presidente, Signori Assessori, Signori Sindaci,
Vi rivolgo questo appello per salvare la Pineta del Tombolo, che si estende da Castiglione della Pescaia alla foce del fiume Ombrone, e che secondo Autori quali Gabbrielli [1] (1993) e Arrigoni [2] (2011) è “Indigena o archeofita…fa delle
pinete di più antica origine in assoluto”. Ha un altissimo valore paesaggistico, storico, turistico-ricreativo, ambientale, scientifico, naturalistico, per il benessere delle persone; è “Corridoio ecologico” per la Regione Toscana, Sito SIC, SIR,
NATURA 2000, ZPS, ZSC, contiene Habitat prioritari per l’Unione europea ed è protetta da leggi comunitarie, nazionali e regionali.
Ebbene, questa importantissima Area integralmente protetta, in particolare nella striscia pinetata lunga 6-7 km e larga alcune centinaia di metri che va a Fiumara a Castiglione della Pescaia, delimitata dal Mare e dalla Strada delle Collacchie, corre il rischio di annientamento come area naturale ricca di biodiversità se verrà posto in essere il Piano regionale antincendio boschivo (Piano AIB) come illustrato nella riunione del “Tavolo permanente per la Salvaguardia e il Governo della pineta da Castiglione della Pescaia ai Monti dell’Uccellina” dello scorso 13.4.2018 a Grosseto dall’Assessore Remaschi e dai suo collaboratori dr. Elisabetta Gravano e Gianluca Calvani: i quali hanno spiegato che occorrerà interrompere la continuità delle chiome dei pini – ed esperti da noi consultati ci hanno spiegato che, se le parole hanno un significato, ne consegue che la distanza fra le chiome deve essere superiore all’altezza delle piante, come a dire che si effettuerà un diradamento anche superiore al 70% delle piante presenti – e che inoltre verrà notevolmente ridotto il sottobosco: ci sarà una fascia di rispetto di 50 m dove in ogni caso si deve pulire tutto – siccome strade e piste, ma anche la spiaggia, sono aree di interfaccia, lungo tutte le fasce perimetrali, per una profondità di 50 m sarà totalmente eliminato il sottobosco (100 m nel caso delle strade e piste di attraversamento) – e per il rimanente non ci deve essere più del 20% di copertura arbustiva e gli arbusti non devono superare una certa altezza 50 cm o 80 cm a seconda dei casi.
Tutto questo comporterà l’annientamento del Sito protetto come tale, la irreversibile perdita di Biodiversità e di Specie protette dalla Regione Toscana, dallo Stato Italiano e dall’Unione Europea, la irreversibile perdita di una Invariante
strutturale e di un Paesaggio unico al Mondo, che tutto il Mondo ci invidia e per cui centinaia di migliaia di turisti vengono ogni anno in Maremma!
Inoltre, nel corso della riunione pubblica tenutasi a Grosseto dall’Assessore alla Protezione Civile del Comune in data 2 maggio 2018 u.s., l’esperto Dott. Agronomo Beniamino Spargi ha presentato il Piano AIB della Regione Toscana,
confermando tutto quanto sopra e spiegando che l’unica utilizzazione possibile della grande quantità di cippato sarà per alimentare Centrali a Biomasse. Orbene: a parte il fatto che le Centrali a Biomasse sono climalteranti (la CO2 che viene emessa, a causa dei processi di taglio, cippatura, trasporto e costruzione e gestione delle centrali è molto superiore a quella precedentemente assorbita dagli alberi che vengono bruciati) e secondo UE e ISPRA la combustione delle biomasse legnose causa in Italia ogni anno, solo per l’emissione di PM2,5 primario, oltre ventimila decessi prematuri (di cui oltre 4.000, secondo i dati G.S.E., per le centrali agricole elettriche e a co-generazione incentivate con denaro pubblico!) a cui occorre aggiungere altre gravi malattie e morti premature per le emissioni di diossine, furani, IPA, arsenico, mercurio che a prescindere da qualsiasi eventuale filtro vengono inevitabilmente emessi in atmosfera dalla combustione di materiale
agroforestale; a parte ciò, la Regione Toscana è la più ricca in foreste dell’intera Italia e le Centrali a Biomasse -che andrebbero immediatamente e totalmente bandite poiché estremamente dannose per la salute e la vita stessa dei cittadini,
come sopra dimostrato- possono essere incentivate senza dover sottoporre a distruzione il Sito Protetto Natura 2000 del “Tombolo”, habitat prioritario per l’Unione Europea (come invece pare sia stato da tempo deciso: allego a tal fine ciò che venne trasmesso nel luglio 2015 dal telegiornale locale TG9).
Il punto essenziale è che un bosco/pineta è un ecosistema complesso, nel quale piano dominato e dominante sono complementari e si compenetrano fra loro, eliminare praticamente il piano dominato e arbustivo equivale a privare l’ecosistema di una componente fondamentale, anche per quanto riguarda la fissazione e l’evoluzione del suolo in ambiente arido e la stessa rinnovazione naturale del bosco/pineta. Inutile dire che l’impatto ambientale di queste operazioni sull’habitat protetto sarà esiziale. Anche solo pensare di sostituire alla rinnovazione naturale di un habitat naturale protetto l’impianto artificiale di altri pini non è da meno. Ma poi come saranno gestite queste nuove piantagioni, anche queste con sesti d’impianto elevati? E come si farà per le altezze del materiale impiantato? Si impianteranno esemplari di grandi dimensioni, a che costi e con quali risultati? Anche queste piante si troveranno a vegetare nell’orizzonte ritenuto critico per l’incendio. Ma l’aspetto immediato e più devastante di questo intervento sarebbe costituito dallo stravolgimento del paesaggio naturale e dell’immagine stessa del territorio che si verrebbe a determinare.
Ebbene: esperti antincendio di fama nazionale e direi anche internazionale, da noi consultati, ci hanno assicurato che la Pineta del Tombolo, nel Sito protetto che va da Fiumara a Castiglione della Pescaia, occupa una superficie limitata, praticamente tutta pianeggiante, costituita da una striscia alcuni km. di lunghezza per alcune centinaia di metri di profondità circondata e attraversata da sentieri, delimitata da un lato dalla strada provinciale e dall’altro lato dal mare, quindi totalmente accessibile, facilmente controllabile e sorvegliabile, e che quindi in queste condizioni le attività di prevenzione, primo intervento e lotta attive sono praticamente di relativamente facile attuazione: senza bisogno di dover effettuare alcun diradamento dei pini e alcuna riduzione del sottobosco! La stessa conclusione che avevamo tratto nel 2016 nel contesto del Processo partecipativo “Pineta bene comune”, approvato e finanziato dalla Regione Toscana, producendo un opuscolo
antincendio che abbiamo ampiamente divulgato ma che pare non di stato preso in considerazione! Ci pare impossibile che in queste condizioni la Regione Toscana non riesca a trovare soluzioni migliori che quelle di abbattere quante più
piante possibile banalizzando e destrutturando l’habitat forestale protetto!
6Noi quindi -parlo anche a nome del Gruppo di cittadini che hanno dato vita al processo partecipativo- al fine di non creare una inutile e dannosa contrapposizione al Piano AIB attualmente in fase di realizzazione ad opera delle Società
DREAm su incarico della Regione Toscana, anziché presentare e rendere subito pubblici i documenti di tali esperti di chiara fama, invitiamo Lei Presidente Rossi e i Suoi Assessori, come Regione Toscana, così come i Sindaci dei Comuni
interessati, a chiederci di produrre tali documenti e pareri autorevoli, per realizzare un aperto e fattivo confronto PRIMA CHE IL PIANO AIB SIA COMPLETATO, allo scopo di giungere ASSIEME a progettare un piano AIB attivo che salvaguardi la Pineta del Tombolo, date le sue specificità, garantendo la sicurezza dei cittadini e la prevenzione efficace degli incendi
– che come è noto sono essenzialmente di natura dolosa – senza dover tagliare e quindi distruggere un habitat di interesse comunitario unico al Mondo e di inestimabile valore paesaggistico, naturalistico, scientifico, turistico, per la salute e il
benessere delle persone, Bene Comune di tutti i cittadini la cui perdita potrebbe comportare gravissimi danni sotto molteplici punti di vista: civile per le proprietà pubbliche e private della pineta protetta; penale per la distruzione di habitat;
erariale per l’inestimabile danno a un Bene Comune, di proprietà collettiva demaniale della Comunità nazionale secondo la dichiarazione del Prof. Paolo Maddalena, Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, che parimenti si allega.
Faccio incidentalmente presente che la risposta ricevuta dalla Segreteria dell’Assessore Remaschi in data 3.5.2018 alla mia richiesta di dettagli del Piano AIB riguardo alla Pineta del Tombolo da me inviata in data 16.4.2018, non ha fornito alcuno dei molteplici elementi conoscitivi concreti da me richiesti, limitandosi in tutta evidenza alla semplice elencazione di un “indice” di ciò che contiene un Piano AIB.
Mi permetto di dichiararmi CERTO di ricevere stavolta una risposta positiva da Voi, Amministratori che sicuramente come me amate veramente la Toscana, la Maremma e le sue preziose risorse naturali e volete in ogni modo conservarle.
Indirizzo il presente appello per conoscenza anche al Ministero dell’Ambiente; alla Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Siena, Arezzo e Grosseto; a S.E. il Prefetto e a S.E. il Vescovo, quest’Ultimo doverosamente per lo spirito e la lettera della meravigliosa Enciclica “Laudato Si”!
Con Ossequi, Il Coordinatore del “Tavolo permanente per la Salvaguardia e il Governo della pineta da Castiglione della Pescaia ai Monti dell’Uccellina”, nonché Responsabile verso la Regione Toscana del Processo Partecipativo “Pineta Bene
Comune”,
Dr. Ugo Corrieri

A tutt’oggi non è stata ricevuta risposta.
Abbiamo invece ricevuto, da esperti antincendio di fama nazionale, due documenti ufficiali, che presentiamo, avendone il permesso di utilizzarli pubblicamente.
Uno degli esperti, per inciso, è il Generale in pensione del disciolto CfS Silvano Landi, noto a livello internazionale e che per decenni ha diretto l’intero servizio antincendio italiano.
Siamo preoccupati per il destino della pineta in particolare e degli alberi in generale, che non solo in Toscana ma in tutta Italia sono sempre più oggetto di tagli sempre più generalizzati. Non sfugge a questa logica anche il recente Testo Unico Forestale, promulgato lo scorso 3 aprile 2018 e che presenta 4 fortissime criticità:
1) l’affermazione che il bosco ha bisogno di essere tagliato dall’uomo per prosperare, mentre se fosse abbandonato a se stesso non potrebbe sopravvivere. E’ una clamorosa bugia poiché sul piano scientifico è esattamente vero il contrario e i tagli effettuati dall’uomo sono ferite per gli alberi che impoveriscono il sistema bosco e vengono effettuati solo perché siamo noi umani ad averne bisogno, spesso per nostri fini economici!
2) il Taglio Selvicolturale Obbligatorio (TSO): se un proprietario non taglia il suo bosco almeno ogni 30 anni, le Regioni lo requisiscono e lo affidano per il taglio a cooperative;
73) tutti gli impianti artificiali di alberi (forse la metà dei boschi italiani!) NON sono più considerati bosco (per cui possono essere tagliati liberamente senza permessi);
4) dei boschi rimanenti, è permessa la TRASFORMAZIONE, che consiste nel taglio degli alberi e del sottobosco, quindi la eliminazione del bosco! Dovranno essere effettuate compensazioni, che possono consistere anche nella creazione di strade forestali (altri tagli, quindi!) o semplicemente nel versamento di denaro in un fondo forestale.
E’ preoccupante come tale legge nazionale predisponga il taglio generalizzato dei boschi italiani.
E’ ancora più preoccupante se si pensa che ogni anno, secondo ISPRA e UE, la
combustione delle biomasse in Italia provoca circa 20.000 morti precoci solo per il PM2,5.
Infatti, secondo la UE abbiamo 60.000 morti precoci circa da PM2,5 e secondo ISPRA il 68% del PM2,5 primario (la metà del totale) è emesso dalle biomasse. E di tutte le biomasse, circa il 20% della potenza appartiene alle centrali a biomasse per produrre elettricità o calore, incentivate da denaro pubblico! Ci sono poi altri decessi e malattie causate da diossine, furani, IPA, arsenico, mercurio ecc. emessi anch’essi dalle combustioni delle biomasse…
Pare che la reale importanza delle piante per la vita dell’uomo non sia percepita nella sua interezza.
DOBBIAMO SMETTERE DI TAGLIARE ALBERI, PROTAGONISTI INSOSTITUIBILI DEL
NOSTRO PIANETA, CHE DA VIVI CI DANNO BENESSERE E VITA, E BRUCIANDOLI CI
CAUSANO MALATTIE E DECESSI PRECOCI!
A tal fine, vogliamo ricordare in particolare:
1. Legge 14 gennaio 2013, n. 10 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” articolo 6:
“le regioni, le province e i comuni (..) promuovono l’incremento degli spazi verdi urbani, di “cinture verdi” intorno alle conurbazioni (..) e adottano misure volte a favorire (..)
l’assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l’effetto “isola di calore estiva” (..) con
particolare riferimento (..) alla sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura del verde attraverso i canali di comunicazione e informazione.
2. Ministero dell’Ambiente. Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
Favorire ed incentivare la diffusione dei tetti verdi e l’incremento del verde pubblico e privato anche a fini di calmierazione dei fenomeni estremi di calore estivo.
Incrementare la dotazione del verde urbano, adottando la logica delle “green and blue infrastructure”, predisponendo misure per il contenimento degli impatti climatici sul verde pubblico esistente, salvaguardando la biodiversità in ambito urbano.
3. Primo rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia, 2017. Comitato per il Capitale Naturale.
La qualità dell’aria nelle aree metropolitane rappresenta il principale problema ambientale in Europa. In Italia è stato stimato per il 2013 un numero di 91.050 morti premature perl’esposizione a inquinanti atmosferici, il più alto tra i paesi europei.
Il valore monetario della rimozione di O3 e PM10 da parte dei tre gruppi funzionali è stato stimato attraverso i relativi valori delle esternalità (espressi in costo per tonnellata di inquinante) stimati in ambito europeo (EEA, 2014). Tali valori corrispondono a 4.419 € e 22.990 € per tonnellata di O3 e PM10, rispettivamente. Questi valori rappresentano il costo per la società dei danni causati dall’inquinamento alla salute umana (stimati in base al valore di un anno di vita umana) e quelli causati all’ambiente.
È importante sottolineare il ruolo svolto dalle foreste urbane e periurbane che organizzate in termini di “sistema” possono dare luogo a infrastrutture verdi potenzialmente utili per la mitigazione dell’inquinamento atmosferico, sia in termini biofisici che in termini monetari, in particolare in aree urbane caratterizzate da alti livelli di inquinamento atmosferico, e la necessità di preservare la struttura e il funzionamento degli ecosistemi forestali in quanto
strettamente legati alla fornitura dei Servizi Ecosistemici. Tali benefici si ripercuotono direttamente a livello monetario, rendendo questa tipologia di infrastruttura verde una risorsa sostenibile ed economicamente efficiente.
Per concludere, in concreto chiediamo alla Regione Toscana di ascoltarci e di farci
partecipare attivamente, come processo partecipativo “Pineta Bene Comune”, alla
definizione del Piano AIB per ciò che riguarda la Pineta del Tombolo. Stiamo valutando una diffida in tal senso nei confronti della Regione.
Ci prepariamo infine ad agire in tutte le sedi qualora la biodiversità e la biomassa del Sito protetto venissero realmente gravemente danneggiate, con conseguenze nei confronti dei responsabili del prevedibile danno erariale.
Gli incendi sono, come affermano le Forze dell’Ordine, al 98% dolosi e vanno prevenuti con la sorveglianza attiva e il perseguimento dei criminali e non effettuando tagli diffusi con impoverimento di boschi e pinete, che spesso è proprio ciò che perseguono coloro che appiccano il fuoco!
Grosseto, 13 luglio 2018
Gruppo “Salviamo le Pinete!”; ISDE-Medici per l’Ambiente Sez. di Grosseto e
Coordinamento per il Centro Italia; Italia Nostra toscana; Associazione WWF Provincia di Grosseto; Lega Italiana Protezione Uccelli; Coordinamento Comitati e Associazioni ambientali della Provincia di Grosseto; Comitato Parchi Nazionali Italiani e Riserve analoghe


SILVANO LANDI

DOTTORE IN SCIENZE FORESTALI
DOTTORE IN SCIENZE AGRARIE
GIÀ C OMANDANTE DELLE SCUOLE ALLIEVI DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO VICE PRESIDENTE VICARIO S.I.S.M. (SOCIETÀ I TALIANA DI STUDI SULLA MONTAGNA ) DOCENTE A CONTRATTO PER L ’UNIVERSITÀ D ELLA TUSCIA DI LEGISLAZIONE FORESTALE E AMBIENTALE

È in atto una congiura contro gli alberi, quelli dei boschi, quelli dei parchi
urbani, quelli delle alberature stradali, insomma contro il verde in generale.
Eppure le funzioni degli alberi sono ben note e ampiamente riconosciute.
Se chiediamo ad un giovanissimo scolaro delle Scuole elementari notizie
sull’utilità dell’albero ci terrà una dotta lezione sulla fotosintesi e sui vantaggi che
gli alberi, silenziosamente e gratuitamente, ci offrono.
E tuttavia pare che le Pubbliche Amministrazioni si siano messe d’accordo.
Orrende mutilazioni senza senso spacciate per potature negli ambiti urbani.
Pianificazioni antincendio “sui generis” nelle pinete litoranee e nei boschi
periurbani. Tagli inconsulti a favore forse di famigerate centrali a biomassa, che
nulla hanno a che fare e vedere con i tanto propagandati concetti di filiere.
1C’è veramente da essere preoccupati. Ultimo esempio quello di Roma, dove
si è deciso di tutelare le pinete dagli incendi soprattutto tagliando alberi.
Questa, Dr. Corrieri, la consideri una premessa alla Sua nota nella quale mi
ha sinteticamente esposto le linee del piano AIB riguardante la Pineta di Tombolo,
in particolare il sito protetto Sic Natura 2000 del Tombolo che conosco bene,
lunga 7-8 chilometri, larga 7-800 metri e che è da un lato delineata dal mare e
dall’altro dalla strada provinciale.
Ho letto con attenzione quelli che sono i punti salienti della cosiddetta e
presunta pianificazione antincendi che si sostanzia, riassumendo il tutto, nella
riduzione della biomassa presente, con la creazione di discontinuità tra le chiome
dei pini e riduzione di almeno l’80% del sottobosco.
In proposito, mi sento di dover svolgere alcune considerazioni.
Il programma di interventi previsti per la pineta in questione al fine di
impedire, una volta che si sia verificato l’incendio, la trasformazione di questo da
radente o di superficie in quello ben più devastante di chioma, mi pare che sia
stato impostato in modo semplicistico e devastante quanto e più dell’incendio.
Tagliare alberi e arbusti, modificando pesantemente la struttura della pineta
nelle sue componenti floristiche e naturalistiche in senso lato, mi pare veramente
e deplorevolmente delittuoso.
Ciò a maggior ragione se si tratta di ambiente riconosciuto meritevole di
particolari attenzioni e protezione.
Definire i tagli così come previsti parte integrante di una pianificazione
antincendi mi pare assolutamente fuori luogo. È evidente che se si riduce, così
come indicato, la biomassa, si corrono meno pericoli, ma non si tratta certo di
pianificazione antincendi.
Quanto prospettato non tiene in nessun conto quello che dovrebbe essere
un concetto ormai acquisito e da tutelare nella misura massima: la conservazione
della biodiversità.
L’arma sulla quale insistere per avere ragione del dramma ricorrente degli
incendi boschivi, è la prevenzione nelle sue varie articolazioni.
Non si parlerà mai abbastanza della vigilanza e del controllo del territorio,
fisicamente condotto e utilizzando le moderne tecnologie, che pure esistono e in
molti casi sono state impiegate con successo. Il discorso è in ogni caso lungo e
articolato.
Certo tagliare è facile e in qualche caso anche redditizio con le devastanti
centrali a biomassa che incombono, ma non si tratta della scelta migliore e più
rispettosa per l’ambiente già troppo frequentemente maltrattato, vilipeso, ignorato
per quello che riguarda il bosco in particolare: il questo caso la pineta del Tombolo
nelle sue molteplici, utili prerogative e funzioni.
Rimango a Sua disposizione per approfondimenti; cerchi di far ragionare chi
di competenza.
Ho provveduto a inviarLe con plico postale un mio libro che tratta
l’Organizzazione e la lotta contro gli incendi boschivi. È una materia che ho
trattato ai corsi di formazione all’Università di Padova e per l’Università della
Tuscia; potrà esserLe utile.
È importante che qualcuno sia dalla parte degli alberi.


A seguito dell’Ordinanza Comunale n. 57 del 21/7/2017 della Città di Grosseto riteniamo doveroso riportare lo stato delle conoscenze scientifiche sulle pinete costiere per quanto riguarda gli aspetti gestionali e i maggiori gruppi biotici (piante, animali, funghi, licheni), anche in relazione alle gravi mancanze e imprecisioni riportate nella suddetta ordinanza.
Il ruolo delle pinete e legislazione associata
Le foreste di pino domestico (Pinus pinea L.) dominano quasi tutte le coste sabbiose della penisola italiana estendendosi dall’ambiente più prossimo delle dune embrionali mobili fino al settore più interno e stabile del sistema dunale (Biondi et al., 2009), ma sono localmente presenti anche nell’entroterra (Biondi & Blasi, 2015).
Le pinete delle coste sabbiose in Italia sono prevalentemente, se si eccettuano alcuni siti in Sicilia e Sardegna, il risultato di impianti più o meno antichi o comunque fortemente favorite dall’uomo nel tempo. Infatti, esse sono da sempre state sfruttate per la produzione di pinoli, per la resina, per valori ornamentali e per la
fabbricazione di legname, oltre ad essere conservate dall’uomo per altri fini come quello di proteggere le coltivazioni retrostanti dall’aerosol marino e difendere le coste dall’erosione marina (Calama et al., 2003;
Reina-Rodriguez & Soriano, 2008; Malavasi et al., 2013). Sebbene la maggior parte delle pinete costiere, anche quelle di interesse storico, derivino da azioni antropiche, come ad esempio nell’area della Duna Feniglia a Orbetello (GR) dove la pineta era stata primariamente impiantata per il ripristino degli ambienti dunali
(Bellarosa et al., 1996), in differenti periodi, hanno acquisito un importante ruolo paesaggistico, assumendo altresì un importante valore ecosistemico. Esse non devono essere considerate alla stregua di una mera piantagione in quanto esse costituiscono un vero e proprio CAPITALE NATURALE delle nostre coste e della
nostra Penisola. La piantumazione effettuata molti anni fa, e il fatto che questa abbia utilizzato specie che ricadono nell’areale di distribuzione delle specie piantumate, in questo caso il bacino del Mediterraneo, le rende diverse da qualsiasi altro tipo di impianto.
Allo stato attuale le pinete costiere sono considerate Habitat prioritario secondo la Direttiva europea 92/43/CEE (*2270; “Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”) ed incluse a livello europeo nei boschi delle dune costiere (Habitat tipo EUNIS B1.7). Questa Direttiva mira alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”. Essa rappresenta uno dei principali strumenti normativi finalizzati alla conservazione della Biodiversità in Europa e costituisce il cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità che non può essere ignorata. Inoltre, essa tutela all’interno dei Siti di Importanza Comunitaria, anche porzioni di territorio seminaturali o parzialmente degradate che evidenzino elementi di resilienza verso la vegetazione naturale potenziale. Si riconosce quindi, oltre ad alcuni aspetti del paesaggio antropico, un particolare valore di biodiversità e se ne propone la
conservazione attiva.
Con gli habitat riconosciuti dalla Direttiva (All. I della Direttiva) viene esplicitamente evidenziato il valore del livello di organizzazione fitocenotica della biodiversità mediante le tipologie vegetazionali. In questo modo si realizza direttamente ed indirettamente anche la conservazione delle specie (Allegato II della Direttiva) inquanto la conservazione delle popolazioni si attua mediante la conservazione degli Habitat. Di ciascun Habitat,
la vegetazione, oltre ad evidenziare la parte immediatamente percepibile, ci fornisce anche le caratteristiche
ecologiche, in base al postulato scientifico della scienza della vegetazione per il quale ad ogni associazione
corrisponde una particolare condizione ecologica (http://vnr.unipg.it/habitat/).
Nell’Habitat prioritario delle pinete, cioè maggiormente valevole di conservazione, sono presenti anche altri Habitat di Direttiva che formano con esso un mosaico di elevatissimo valore ecologico e conservazionistico(Santini, 2015-2016; Bonari et al., 2016b; Bonari et al., 2017b):
 2240: Dune con prati dei Brachypodietalia e vegetazione annua
 2260: Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavanduletalia
 9320: Foreste di Olea e Ceratonia
 9330: Foreste di Quercus suber
 9340: Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia
La rimozione del sottobosco andrebbe quindi ad incidere negativamente su ben 5 Habitat (più l’Habitat 2270*
specifico delle pinete) presenti nella Direttiva Europea.
Principali minacce
Recentemente è stato pubblicato il Manuale di Monitoraggio degli Habitat ad opera del Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e dall’Istituto Superiore per la Protezione e
la Ricerca Ambientale (ISPRA) (Angelini et al., 2016). Tra le criticità elencate nella scheda relativa all’Habitat
2270* si fa chiaro riferimento alle problematiche del sottobosco: “[…] impatti legati all’uso pubblico delle
aree che ospitano tali pinete, che, nel caso non sia debitamente regolamentato per una corretta fruizione,
porta all’utilizzo delle pinete come campeggi, parcheggi etc., con rimozione meccanica del sottobosco e/o
processi di calpestio e compattamento che rendono questo habitat una spoglia piantagione di pino […]”. Negli
ultimi cinquant’anni, i problemi dei fragili ecosistemi costieri, pinete incluse, si sono rivelati particolarmente
intensi nei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo (Curr et al., 2000), principalmente per colpa diretta e
indiretta dell’uomo. Ad esempio, l’erosione costiera e la notevole diffusione degli insediamenti umani, sono
solo alcuni dei principali cambiamenti verificatisi (Bird, 1985; Pezeshki et al., 1990; Williams et al., 1999;
Kozlowski, 2000; Pilker & Cooper, 2004; Reina-Rodriguez & Soriano, 2008; Zanchi & Cecchi, 2010;
Malavasi et al. 2013). Ma anche lo sfruttamento eccessivo delle acque sotterranee, ha notevolmente
incrementato l’ingresso di acqua salata dal mare nelle falde acquifere, con conseguente salinizzazione del suolo
che costituisce una delle cause di desertificazione e inesorabile perdita di fertilità (Antonellini & Mollema,
2010; Mollema et al., 2013). Tale processo è stato riscontrato anche in alcune aree della Maremma toscana
(Zanchi & Cecchi, 2010). Inoltre, nel corso del XX secolo, ma anche attualmente, le zone sabbiose sono state
sottoposte a numeri rischi. Le minacce agli ecosistemi dunali, di cui le pinete fanno parte, sono derivate
principalmente dalle conseguenze del turismo balneare di massa, in particolare, dall’espansionedell’urbanizzazione e dalla incontrollata costruzione di infrastrutture turistiche. Infatti questa forte pressione
turistica ha portato anche ad una alterazione/modifica della composizione in specie delle comunità vegetali
dunali (Carboni et al., 2010). Allo stesso modo, è aumentata anche l’erosione costiera, indirettamente legata a
varie attività umane. Ma anche altre azioni come il taglio e gli incendi dolosi sono causa di alterazione di
queste comunità forestali (Acosta et al., 2004; 2007; Ercole et al., 2007). Infine, gli attacchi parassitari
soprattutto ad opera di alcune specie del genere Tomicus minacciano fortemente queste foreste.
Dal punto di vista vegetazionale
Recenti studi scientifici, che hanno utilizzato come area di studio anche parte delle pinete oggetto
dell’Ordinanza, hanno evidenziato che, seppur si tratti di ambienti semi-naturali, il sottobosco deve essere
necessariamente considerato quando si parla della gestione delle pinete, perché esso comprende un pool di
specie tipiche della successione della vegetazione in ambiente costiero, nonché specie di interesse
conservazionistico. La rimozione di questo, oltre ad un paradosso naturalistico, rappresenta la direzione
esattamente contraria a quanto noto nella più recente letteratura scientifica internazionale. C’è inoltre da tenere
conto che ad ogni azione gestionale effettuata a livello della vegetazione, potrebbe corrispondere una reazione
da parte delle comunità della mesofauna del suolo (Bonari et al., 2016a) e di altri elementi faunistici, micologici
e lichenologici presenti in questi ecosistemi. Strategie gestionali ottimali dovrebbero mirare piuttosto a
mantenere una diversificata struttura della vegetazione del sottobosco che assicuri un’efficiente sussistenza
dell’ecosistema. A testimonianza di ciò riportiamo nel grafico sottostante la differenza tra due diverse strategie
gestionali sulla vegetazione (zone aperte – cerchi rossi e recintate – quadrati blu) all’interno di pinete a pino
domestico (anche qui, parte dello studio è stato effettuato proprio sulle pinete oggetto dell’Ordinanza), per
mostrare come questi incidano sulla composizione della vegetazione (Argento, 2014-2015). Si nota infatti una
netta distinzione tra le comunità vegetali di aree gestite in modo differente che si dispongono in modo separato
lungo il primo asse.“[…] si accresce il problema del denso strato arbustivo che caratterizza le pinete meno frequentate e che per
la sua forte infiammabilità, insieme alle resine e agli oli vegetali delle piante e alla moltitudine di rami e
piante secche e alle lettiere di aghi di pino […]”
Riteniamo che questa affermazione nelle premesse della Vostra Ordinanza vada rivista.
Gli ecosistemi costieri rappresentano un importantissimo habitat per le comunità vegetali caratterizzate da
specie perfettamente specializzate e adattate che contribuiscono alla conservazione della già limitata fertilità
propria della sabbia, soprattutto per la scarsità di lettiera che si accumula sul terreno. Nel grafico seguente
riportiamo dei modelli additivi generalizzati (GAM) per mostrare come la materia organica al suolo sia
maggiore nelle aree recintate all’interno di pinete costiere (quadrati blu), dove c’è un maggiore sviluppo della
vegetazione, rispetto alle aree aperte (cerchi rossi), soggette a vari tipi di disturbo (animali, calpestio, ecc)
(Cambi, 2016-2017). L’azione di rimozione del sottobosco quindi, appare immotivata. La presenza infatti di
latifoglie, caratterizzate da alcuni meccanismi di difesa dal fuoco, come cortecce suberose e presenza di gemme
epicormiche, aumentano la possibilità di sopravvivenza degli individui (Nocentini, 2004). Inoltre, le specie
sclerofilliche, producendo più materia organica al suolo, riducono l’effetto dell’incendio rispetto a quanto
potrebbe esserci al suolo con solamente la presenza degli aghi di pino, ma soprattutto è ben noto in letteratura
il fatto che le conifere siano caratterizzate da un maggiore rischio di incendio rispetto alle sclerofille
sempreverdi (Bertani et al., 2004).
“[…] all’interno della stessa è presente un fitto sottobosco formatosi negli anni, composto da sterpaglie, foglie,
aghi di pino, rami e piante secche ancora in piedi o crollate, humus, cortecce di pino, ecc.”
Quello che viene definito un “fitto sottobosco” non è altro che la normale vegetazione che ci sarebbe stata se
le pinete non fossero state piantate. Esso non è composto da “sterpaglie” ma bensì dalle specie tipiche degli
stadi dunali, della macchia mediterranea e/o della lecceta (vedi Appendice A in Bonari et al., 2017a).
Ricordiamo infine che per la realizzazione di determinati interventi all’interno o intorno ai Siti della ReteNatura 2000 (vicinanza con il SIC Padule di Scarlino IT51A0006 e SIC Monte d’Alma IT51A0008), la
Direttiva prevede, sia per i piani che per i progetti, una “valutazione di incidenza” sugli habitat e le specie di
interesse comunitario legata alla conoscenza della biologia delle specie, della tassonomia e sintassonomia,
della dinamica successionale e della caratterizzazione ecologica.
Per tutte le motivazioni espresse riteniamo che l’Ordinanza Comunale n. 57 del 21/7/2017 delle Città di
Grosseto, debba essere revocata o profondamente rivista alla luce di quanto illustrato.
Siena,
27 Luglio 2017
A nome di (ordine alfabetico dei sottoscrittori):
1. Prof. Ord. Alicia Teresa Rosario Acosta, Università Roma Tre
2. Dott. Emiliano Agrillo, Ph.D., Università di Roma “La Sapienza”
3. Prof. Ass. Marina Allegrezza, Università Politecnica delle Marche
4. Dott. Valerio Amici, Ph.D., Università di Siena
5. Dott.ssa Pierangela Angelini, Ph.D, ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca
Ambientale
6. Prof. Aggr. Claudia Angiolini, Università di Siena
7. Dott. Stefano Armiraglio, sezione Botanica Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia
8. Prof. Aggr. Silvia Paola Assini, Università degli Studi di Pavia
9. Dott. Enrico Banfi, Museo di Storia Naturale di Milano
10. Dott. Debora Barbato, Ph.D., Università di Siena
11. Prof. Ass. Giuseppina Barberis, Università di Genova
12. Dott. Fabrizio Bartolucci, Ph.D., Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino
13. Dott. Manuele Bazzichetto, Università Roma Tre
14. Prof. Ass. Gianni Bedini, Università di Pisa
15. Dott. Elisabetta Bianchi, Università di Firenze
16. Carlo Blasi, già professore ordinario e Past Presidente della Società Botanica Italiana, Università
di Roma La Sapienza
17. Dott. Gianmaria Bonari, Ph.D., Università di Siena
18. Dott.ssa Ilaria Bonini, Ph.D., Università di Siena
19. Prof. Ass. Gabriella Buffa, Università Cà Foscari di Venezia
20. Dott. Salvatore Cambria, Università di Catania
21. Dott. Giandiego Campetella, Ph.D., Università di Camerino22. Dott. Diego Cantini, Università di Siena
23. Prof. Ass. Roberto Canullo, Università di Camerino
24. Dott. Paolo Castagnini, Università di Siena
25. Prof. Ord. Bruno Enrico Leone Cerabolini, Università degli Studi dell’Insubria
26. Prof. Ord. Alessandro Chiarucci, Università di Bologna
27. Dott.ssa Tania Contardo, Università di Siena
28. Dott.ssa Luisa Conti, Università Roma Tre
29. Dott. Andrea Coppi, Ph.D., Università di Firenze
30. Dott. Marco D’Antraccoli, Università di Pisa
31. Prof. Ass. Pietro Paolo Fanciulli, Università di Siena
32. Dott. Niccolò Fattorini, Ph.D., Università di Siena
33. Dott. Leonardo Favilli, Ph.D., Università di Siena
34. Dott. Francesco Ferretti, Ph.D., Università di Siena
35. Dott. Giulio Ferretti, Università di Firenze
36. Dott. Bruno Foggi, Ph.D., Università di Firenze
37. Dott. Gabriele Galasso, Museo di Storia Naturale di Milano
38. Prof. Aggr. Loris Galli, Università di Genova
39. Prof. Ass. Gianpietro Giusso Del Galdo, Università di Catania
40. Dott.ssa Sara Landi, Ph.D., Università di Sassari
41. Dott.ssa Flavia Landucci, Ph.D., Masaryk University Brno
42. Dott. Lorenzo Lazzaro, Ph.D., Università di Firenze
43. Prof. Ord. Claudio Leonzio, Università di Siena
44. Prof. Senior Sandro Lovari, Università di Siena
45. Prof. Aggr. Simona Maccherini, Università di Siena
46. Dott. Sara Magrini, Ph.D., Università della Tuscia
47. Dott. Marco Malavasi, Ph.D., University of Prague
48. Prof. Ass. Giuseppe Manganelli, Università di Siena
49. Prof. Aggr. Michela Marignani, Università di Cagliari
50. Prof. Ord. Mauro Mariotti, Università degli studi di Genova
51. Prof. Ass. Anna Maria Mercuri, Università di Modena e Reggio Emilia
52. Dott. Massimo Migliorini, Ph.D., Università di Siena
53. Prof. Aggr. Fabrizio Monaci, Università di Siena
54. Dott. Emiliano Mori, Ph.D., Università di Siena
55. Prof. Aggr. Juri Nascimbene, Università di Bologna
56. Dott.ssa Alessia Nucci, Ph.D., Università di Siena
57. Dott. Luca Paoli, Ph.D., Università di Siena
58. Prof. Emerito Franco Pedrotti, Università di Camerino59. Prof. Aggr. Claudia Perini, Università di Siena
60. Prof. Ass. Lorenzo Peruzzi, Università di Pisa
61. Dott. Francesco Pezzo, Ph.D., ricercatore indipendente
62. Prof. Emerito Sandro Pignatti, Università di Roma La Sapienza
63. Prof. Aggr. Giuseppe Protano, Università di Siena
64. Dott. Francesco Roma-Marzio, Università di Pisa
65. Dott.ssa Elena Salerni, Ph.D., Università di Siena
66. Prof. Ord. Consolata Siniscalco, Università di Torino
67. Prof. Ord. Fabio Taffetani, Università Politecnica delle Marche
68. Dott. Andrea Vannini, Ph.D., Università di Siena
69. Prof. Ass. Massimo Verdoya, Università di Genova
70. Prof. Aggr. Daniele Viciani, Università di Firenze
Riportiamo inoltre degli allegati specifici per i vari gruppi biotici.La fauna
Dal punto di vista faunistico le pinete costiere, seppure habitat di origine antropica, rivestono un grande
interesse, ospitando numerosi Invertebrati e Vertebrati, molti dei quali con sfavorevole stato di conservazione
a livello regionale, nazionale e globale.
Tra questi ultimi ci sono numerose specie di Coleotteri viventi nei cespugli, sotto le cortecce e nel legno in
decomposizione di tronchi e rami caduti a terra i più significativi dei quali sono: Nanodiscus transversus, raro
ed estremamente localizzato in Italia; Protaetia (Eupotosia) mirifica, distribuita in modo discontinuo nel
bacino del Mediterraneo e in Italia nota in pochissime località della Toscana e del Lazio; Chalcofora detrita,
entità considerata vulnerabile in Italia, dove ad oggi è nota solamente in poche stazioni del litorale grossetano
e della Campania; Anthaxia (Melanthaxia) corsica maremmana, specie endemica delle pinete costiere
maremmane, considerata vulnerabile in Italia (Ballerio et al., 2017).
Rilevante è anche la presenza di due Lepidotteri Ropaloceri mai particolarmente comuni, Charaxes jasius e
Coenonympha elbana. Il primo è un ninfalide caratteristico dei boschi mediterranei, diffuso, in Italia, lungo la
fascia costiera tirrenica e nelle isole e strettamente dipendente per lo sviluppo larvale dal corbezzolo. La
seconda è un’entità endemica della Toscana, caratteristica delle radure e dei margini dei boschi e delle pinete
mediterranee, presente nell’Arcipelago Toscano e lungo le zone costiere centro-meridionali da Castagneto
Carducci (Livorno) al Monte Argentario (Grosseto) (Fabiano et al., 2001; IUCN Comitato Italiano, 2017).
Uno dei Vertebrati più caratteristici delle pinete costiere è la testuggine di hermann (Testudo hermanni). In
Italia popolazioni autoctone sono presenti lungo il versante tirrenico, dalla Toscana alla Calabria, lungo il
versante adriatico-ionico, dall’Emilia-Romagna alla Calabria, in Sicilia e in Sardegna. In Italia e in Toscana
questa specie è in fortissima diminuzione (negli ultimi 30-40 anni le popolazioni hanno subito un decremento
superiore al 50%) per la perdita di habitat conseguente all’eccessiva pressione antropica, per la predazione di
uova e giovani da parte di cinghiali, per inquinamento genetico e per competizione con sottospecie alloctone.
Per queste ragioni è elencata nell’Appendice II della Convenzione di Berna negli Allegati II, IV della direttiva
97/62/CE, nell’Appendice II della CITES è considerata prossima alla minaccia dall’IUCN ed è ritenuta
minacciata nella Lista Rossa Italiana (IUCN Comitato Italiano, 2017).
Almeno tre specie di uccelli di elevato interesse conservazionistico nidificano nelle pinete grossetane: il cuculo
da ciuffo (Clamator glandarius), la ghiandaia marina (Coracias garrulus) e la magnanina (Sylvia undata).
La popolazione italiana di cuculo dal ciuffo non supera la ventina di coppie, quasi esclusivamente concentrate
nella fascia costiera della Toscana, in provincia di Grosseto e, in misura minore, nel Lazio e in Sardegna. Le
Uccisioni illegali e l’uso di pesticidi sono i maggiori fattori di rischio per questa specie rarissima, considerata
per questo in pericolo nella Lista Rossa italiana (IUCN Comitato Italiano, 2017).
La ghiandaia marina è inclusa come specie vulnerabile nella Lista Rossa italiana ed elencata nell’Allegato I
della Direttiva 2009/147/CE come specie meritevole di tutela. La popolazione italiana è stimata in circa 300-
500 che si riproducono nelle regioni centro-meridionali, dalla Toscana al Lazio, in Puglia, Calabria, Sicilia e
Sardegna. La trasformazione dell’habitat di alimentazione e nidificazione (taglio della vegetazione arbustiva earborea che porta alla scomparsa dei siti utilizzati per l’alimentazione e la riproduzione) rappresenta la più
significativa minaccia per questa specie (IUCN Comitato Italiano, 2017).
La magnanina è una delle specie di uccelli che nell’ultimo ventennio hanno fatto registrare il più elevato
decremento, con una diminuzione degli effettivi nidificanti stimabile in circa l’80%. Le ragioni di questo
fenomeno vanno ricercate soprattutto nella continua sottrazione di habitat idoneo nelle aree costiere in seguito
a incendi, urbanizzazione e gestione del sottobosco. Per questi motivi è elencata nell’Allegato I della Direttiva
2009/147/CE, è ritenuta prossima alla minaccia dall’IUCN ed è considerata vulnerabile nella Lista Rossa
italiana (IUCN Comitato Italiano, 2017).
La fauna del suolo
Oltre che per le piante, le pinete costiere sono un habitat strategico per molte popolazioni animali (mammiferi,
uccelli, rettili e anche invertebrati) accogliendo un’importantissima parte della biodiversità degli ambienti
costieri e marini. In tale contesto lo status e l’evoluzione di questi ambienti mostra i suoi effetti anche sulle
zoocenosi edafiche che risultano essere fortemente legate alle condizioni locali proprie del suolo quali le
quantità di materia organica, le situazioni microclimatiche, distribuzione delle risorse alimentari, ecc. In
particolare il suolo rappresenta un habitat estremamente vario, uno dei più ricchi di organismi di tutta la
biosfera sia dal punto di vista tassonomico che dal punto di vista numerico (Decaëns., 2010). Il suolo
rappresenta una delle riserve più importanti della biodiversità terrestre e in esso si svolgono in diverse funzioni
essenziali per gli ecosistemi quali il riciclo della sostanza organica e delle sostanze nutritive che rappresentano
una componente fondamentale delle reti trofiche (Neher et al., 2012). Gli ecosistemi edafici contengono
generalmente una grande varietà di animali (almeno 1⁄4 delle specie descritte vivono nei suoli o nella lettiera),
come nematodi, microartropodi come acari e collemboli, sinfili, chilopodi, pauropodi, enchitreidi e oligocheti,
la maggior parte dei quali vive negli strati superficiali del suoli oltre ad un numero difficilmente stimabile, ma
elevatissimo, riferibile alle comunità microbiche e di protozoi, tutte intimamente legate al perfetto
funzionamento di questo ambiente, poiché il suolo può essere considerato come un sistema integrato dove ogni
componente risulta essere calibrato e coordinato con le altri, e in cui qualsiasi alterazione, sia naturale che
antropica, si ripercuote sul funzionamento di tutto l’insieme riducendo drasticamente la diversità e la ricchezza
di queste zoocenosi, che per loro natura mostrano una ridottissima vagilità e quindi scarsa capacità di
dispersione. Semplificando al massimo possiamo dire che l’ecosistema suolo si mostra, nel suo insieme
(biotico e abiotico), come una struttura dinamica, che ha una sua origine, una sua vita ed una fase terminale
dove l’uomo, purtroppo, interviene in maniera determinante.
Fra le specie di collemboli che sono state osservate ripetutamente nell’area dunale delle pinete costiere
sicuramente è di interesse Stachorutes najtae recentemente descritta e segnalata per aree protette del Parco di
Burano, Maremma e S. Rossore; si tratta di una specie di Collembolo Neanuridae ben adattato agli ambienti
psammicoli; le piccole dimensioni, la furca ridotta, le zampe e le antenne corte permettono, infatti, alla specie
di penetrare e muoversi fra gli interstizi del suolo sabbioso.Molte altre specie si ritrovano frequentemente nel suolo delle pinete costiere fra queste quelle più
rappresentative sono:
Xenylla maritima Tullberg, 1869
Specie cosmopolita; si ritrova frequentemente in ambienti secchi, anche psammofili, ovviamente non disdegna
ambienti forestali fra muschi e licheni. La sua diagnosi è agevole soprattutto in base alla forma tipica della
furca con solo due setole sul dente ed il mucrone fuso a quest’ultimo.
Xenilla brevisimilis mediterranea Da Gama 1964
Sottospecie con distribuzione mediterranea. Il numero dei denti sul retinacolo distinguono questa dall’altra
sottospecie X. brevisimilis brevisimilis Stach 1949 (2 in X. brevisimilis mediterranea, 3 in X. brevisimilis
brevisimilis). Si distingue inoltre da X. maritima (frequente negli stessi ambienti) per il diverso rapporto
mucrodente/margine interno dell’unghia che è 2 o superiore a 2 in X. maritima, circa 1,5 in X. brevisimilis
mediterranea. La specie solitamente predilige ambienti umidi quali la lettiera forestale, muschi e licheni.
Stachia populosa (Selga, 1963)
Specie di incerta geonemia, rara ma già segnalata per la penisola italiana (Dallai et al., 1995). Specie tipica di
ambienti interstiziali come si evince dalle piccole dimensioni, il colore bianco e dalle ridotte dimensioni delle
appendici.
Mesaphorura critica Ellis, 1976
Specie paleartica; ben adattata ad ambienti secchi ed aperti; frequente in ambienti psammofili. Le due specie
di Mesaphorura rinvenute in questa indagine si identificano facilmente per la diversa distribuzione delle setole
della fila anteriore dell’Add. V, con 2+2 setole in M. critica mentre sono 3+3 in M. italica.
Mesaphorura italica Rusek, 1971
Specie con distribuzione paleartica, solitamente più abbondante in suoli forestali prati e aree sabbiose come
quelle in cui l’abbiamo rinvenuta.
Mesaphorura macrochaeta Rusek, 1976
Specie con probabile distribuzione cosmopolita che s’identifica rispetto alle congeneriche per caratteri legati
alla chetotassi, in particolare sulla distribuzione ed il tipo di setole dell’addome IV-VI. Dunger e Schlitt (2011)
considerano M. macrochaeta come una specie forestale, in particolare in boschi di conifere e latifoglie ed
appare particolarmente adattata ad ambienti con condizioni acide o neutro-acide (Ponge, 1993). Il ritrovamento
nei nostri campioni, raccolti sotto pino, confermano queste considerazioni.
Mesaphorura sylvatica Rusek, 1971Specie Paleartica, in Europa è segnalata frequentemente dalla Scandinavia fino all’Italia. La specie sembra
prediligere certi ambienti quali quelli forestali ma è stata ripetutamente segnalata anche in ambienti
apparentemente meno idonei quali dune, ambienti aperti secchi e grotte.
Cryptopygus thermophilus (Axelson, 1900)
Specie cosmopolita, euritopa, termofila e nitrofila ben rappresentata in campioni psammofili. La specie si
riconosce facilmente perché è l’unica del genere che ha 8 occhi.
Cryptopygus ponticus (Stach, 1947)
Distribuzione Europea mediterranea, forse paleartica; specie sovente campionata in ambienti secchi e ruderali.
Nell’ambito delle specie italiane C. ponticus si distingue nettamente per la presenza di una macchia oculare
con 5 ocelli (1+1 in C. bipunctatus, 6+6 in C. orientalis; 8+8 in C. thermophilus).
Isotomiella minor (Schaffer, 1876)
Specie con probabile distribuzione paleartica, molto diffusa in ambienti diversi, anche xerotermici e sabbiosi.
Per ora risulta la sola specie italiana del genere ma, come suggeriscono Deharveng & Fjellberg (1993), molto
probabilmente nelle popolazioni di I. minor possono essere presenti specie criptiche, simili a I. minor ma non
identiche; il genere Isotomiella si caratterizza per la presenza di un gruppo di vistosi sensilli (4-5) sul IV
antennomero.
Entomobrya multifasciata (Tullberg, 1871)
Specie Cosmopolita, xerotermofila. La pigmentazione dorsale di questa specie risulta molto variabile, a volte
si può confondere con E. nivalis. Il ritrovamento di questa specie ci ha dato modo di verificare la bontà della
recente revisione delle specie paleartiche proposte da Jordana (2012). In tal senso l’autore, oltre a proporre
caratteri diagnostici classici, ne introduce di nuovi o fornisce per i classici nuove interpretazioni specialmente
riguardo la macro-chetotassi dorsale.
Orchesella villosa (Geoffroy, 1762)
Specie diffusa in Europa, nell’area mediterranea, Eurasia e America del Nord. Il genere si riconosce facilmente
per la suddivisione del I e II antennomero in una parte base e distale. O villosa è una delle specie di collemboli
che raggiunge le dimensioni maggiori, circa 5 mm di lunghezza. Il modello di pigmentazione del corpo è tipico
ed insieme alla folta criniera di macrosetole dorsali ne permette un’agevole identificazione.
Lepidocyrtus lignorum (Fabricius, 1775)
Specie comune in Europa e nell’area mediterranea, in America del Nord, nelle regioni Artiche e nell’Australia
centrale. Può essere priva di pigmento o con pigmento blu solo a livello delle antenne, della parte ventraledella testa, del II e III segmento addominale e delle coxae. Macrochetotassi di tipo R0- R1- R2; la formula
dorsale è 00/0101+3. L’apice della terza fila delle setole labrali si presenta ramificato (Mateos, 2008).
Nelle pinete del litorale toscano, alcune entità di acari rinvenute sono risultate rimarchevoli per la loro rarità o
perché mai raccolte finora in Italia. Ad esempio Chamobates paolii Berlese, 1908 (presso la pineta di Cecina)
al momento risulta citato solamente per la sua descrizione originale avvenuta nel 1908 ad opera del naturalista
Antonio Berlese che rinvenne questa specie nella lettiera del Giardino di Boboli a Firenze. Altro organismo
raro è Peloptulus gibbus Mihelcic, 1957 (rinvenuto presso la pineta di Castiglione della Pescaia), una specie
finora conosciuta solamente in Spagna e nel sud del Francia che solo recentemente è stata trovata in Italia nel
Parco Regionale di Migliarino San Rossore e Massaciuccoli (Gozzo, 2014-2015). Relativamente a
Gredosella sp. (presso la pineta di Cecina), è possibile affermare che si tratti di una entità nuova per la scienza,
la cui descrizione, però, non è stata ancora possibile per la scarsità di esemplari rinvenuti. Le conoscenze
relative a questo raro genere sono circoscritte alla Spagna dove esemplari sono stati rinvenuti in ambienti
simili.
Dal punto di vista micologico
I macrofunghi rappresentano, uno dei principali prodotti forestali non legnosi (Boa, 2004), per il loro valore
economico, ecologico e sociale. La raccolta dei funghi è un’attività ricreativa molto importante, a cui si
associa un potenziale economico che è notevolmente aumentato vista la diminuzione di quello del legname.
(Bonet et al., 2004; 2010; 2014). Nell’area mediterranea si stima che il valore economico di questi prodotti
sia circa di € 822.4 milioni ed in particolare in Italia tale valore si aggirerebbe intorno a € 245.6 milioni
(Masiero et al., 2016).
Al di là del valore economico, i macrofunghi svolgono un importante ruolo ecologico in tutti gli ecosistemi
forestali. Le associazioni micorriziche sono essenziali per l’esistenza di numerose piante vascolari (Smith &
Read, 2008), facilitando l’assunzione di acqua, azoto, fosforo, altri minerali (Martín-Pinto et al., 2006). I funghi
simbionti facilitano la successione primaria e contribuiscono positivamente alla struttura del suolo creando
micro-aggregazioni di particelle di terreno, migliorando così l’aerazione del terreno e la porosità (Fernández-
Toirán et al., 2006). D’altro canto i funghi saprotrofi svolgono anch’essi un importante ruolo ecologico,
garantendo la trasformazione della materia morta e, quindi, il riciclo di sostanze nutritive (Ferrisa et al., 2000).
Le pinete lungo il litorale toscano presentano una componente macrofungina molto interessante sia dal punto
di vista conservazionistico, essendo presenti numerose specie rare, ma anche da quello economico, legato
soprattutto alla presenza in questi ecosistemi forestali di specie eduli pregiate.
Proprio nella pineta del Tombolo, ubicata nel Parco della Maremma in località Marina di Alberese (GR), è
presente e fruttifica il Tuber borchii Vitt. (tartufo bianchetto o Marzuolo) che ad oggi ha un valore di mercato
che si aggira intorno ai 300 €/Kg. Vista la valenza economica di questa specie fungina proprio in quest’area èstato commissionato dalla Regione Toscana (ex ARSIA) uno studio dal titolo “Relazione sulle aree
sperimentali a produzione di Marzuolo (Tuber borchii Vitt.) ubicate ad Alberese” in cui è stata evidenziata una
significativa influenza della copertura arborea sia sulla produzione che sulla frequenza del tartufo bianchetto
(Gardin, 2004). Inoltre è stato rilevato come questa specie di tartufo sia legata, per i suoi processi di
fruttificazione, anche alla presenza di specie arbustive (specie comari) come cisto, mirto, giunco (Salerni et
al., 2014).
Da un punto di vista di conservazione del patrimonio micologico da segnalare, proprio nelle pinete lungo il
litorale una notevole diversità fungina con interessanti ritrovamenti e nuove segnalazioni di specie, riportate
di seguito, sia per la Toscana (*) che per l’Italia (**) (Leonardi et al., 2012):
** Entoloma cryptocystidiatum Arnolds & Noordel.
** Marasmius minutus Peck
* Clitocybe collina (Velen.) Klàn
* Cortinarius mairei (M.M. Moser) M.M. Moser
* Entoloma exile (Fr.) Hesler
* Entoloma triste (Velen.) Noordel.
* Mycena rubromarginata (Fr.) P. Kumm.
* Psathyrella prona f. cana Kits van Wav.
“[…] la rimozione delle piante morte in piedi o cadute […]”
La necromassa legnosa è uno dei più importanti fattori nella conservazione della biodiversità forestale, sia per il suo ruolo di riserva di carbonio, sia perché substrato elettivo per un ampio numero di specie che vivono nell’ambiente boschivo (Siitonen, 2001).
I macromiceti lignicoli costituiscono una componente indispensabile nell’ecosistema forestale, per il loro ruolo  nei processi di decomposizione del legno, che garantisce la disponibilità di risorse oltre che per sé stessi anche per altri organismi (Küffer & Senn-Irlet, 2005). La decomposizione del substrato legnoso è un processo
indispensabile nel riciclaggio dei nutrienti, nella formazione del suolo e nel bilancio del carbonio (Fukasawa,
2012). Infatti la necromassa legnosa è considerata un vero e proprio indicatore di funzionalità dell’ecosistema
forestale (Christensen et al., 2005) in quanto partecipa a svariati processi che coinvolgono il ciclo dei nutrienti
e il mantenimento della diversità delle specie. Come indicato, le procedure di forest management hanno
profonde implicazioni sulle componenti biologiche degli ecosistemi. In tal senso, anche organismi sensibili
quali licheni e muschi, risultano particolarmente influenzati dai cambiamenti legati alla gestione forestale. Ad
oggi, dal punto di vista di tali componenti, le pinete mediterranee rappresentano un ambiente ancora
scarsamente investigato. I dati derivanti da studi recenti condotti presso pinete nell’Europa continentale,mostrano il ruolo di licheni e muschi nel favorire il ciclo dei nutrienti, sostenere la biodiversità e la successione
ecologica, mantenere habitat favorevoli per la micro e la mesofauna, e nel caso delle specie epigee, stabilizzare
il suolo. Pertanto, un intervento acritico su tali componenti, può alterare la funzionalità di questi ecosistemi.
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Water Bodies: Nature and Culture Conflicts in the Mediterranean. Springer, Dordrecht Heidelberg London
New York, pp. 79-90.


SISM – Società italiana di scienze della montagna

Al Dottor Ugo CORRIERI
Coordinatore Organizzativo ISDE-Medici
per l’Ambiente per il Centro Italia
Gentile Dottore, a seguito delle preoccupazioni che mi ha manifestato di recente relativamente ai tagli boschivi di elevata intensità che teme possano costituire le principali attività di prevenzione previste dal piano di prevenzione, previsione e lotta attiva agli incendi boschivi delle pinete litoranee del Grossetano, attualmente in fase avanzata di realizzazione, e che dovrebbe essere inserito in una sezione autonoma del Piano di previsione e prevenzione e lotta attiva degli incendi boschivi della regione Toscana, siamo a confermarLe la nostra personale convinzione che la Regione Toscana troverà soluzioni migliori e più efficaci di quelle che ha
prospettato, ovvero di eliminare in maniera indiscriminata e diffusa il sottobosco e diradare in maniera intensiva la copertura forestale abbattendo quante più piante possibile della pineta, banalizzando e destrutturando l’habitat forestale protetto al posto di salvaguardarlo, ritenendo così di agire nell’interesse delle popolazioni locali.
Tale convinzione è supportata dalla circostanza che il sito da tutelare è una riserva naturale regionale, sito SIC/ZPS della Rete Natura 2000 della Comunità Europea, occupa una superficie limitata (1400 ha) praticamente tutta pianeggiante ed è costituita da una striscia di soli 500 m di profondità delimitata da un lato dal mare e per il resto circondata e attraversata da strade. Pertanto, è totalmente accessibile,
facilmente controllabile e sorvegliabile e in queste condizioni le attività di prevenzione, primo intervento e lotta attiva sono di faciole e agevole attuazione.
Per giunta, si deve ritenere che difficilmente la popolazione locale potrebbe accettare la realizzazione di tagli così radicali, quanto inutili, dal momento che l’aspetto certo, immediato ed evidente da questi sortito sarebbe costituito dallo stravolgimento irreversibile del paesaggio naturale e dell’immagine stessa del
territorio che si verrebbe a determinare. La sostituzione della pineta mediterranea, così come è da sempre conosciuta, con un arbusteto basso e denso associato a un piano dominante rado di pini di grandi dimensioni, o peggio con esemplari sparsi di pino piantati e di ridotte dimensioni, non offrirebbe certo un paesaggio gradevole e attraente, senza tacere il fatto che sarebbe comunque aggredibile dal fuoco,
probabilmente anche più del precedente.
D’altra parte, poiché dopo aver tagliato il bosco non è possibile tornare indietro – anche volendo mettere a dimora nuove piante come si fa in agricoltura, dove è possibile cambiare coltura e sistemi colturali senza problemi – gli interventi forestali ben progettati di norma non sono radicali giacché basati su condizioni che
potrebbero mutare nel volgere di qualche anno. Tanto meno vanno ancorati a fattori e motivazioni contingenti, legati a scelte emotive e affrettate.
Inoltre, c’è da considerare che il bosco è un organismo (un ecosistema vivo nel quale ogni elemento ha un suo ruolo e importanza) dotato di meccanismi interni di resilienza tali per cui, a fronte del taglio troppo intenso di una componente, come nel caso il sottobosco, esso per reazione tenderà a ricostituirsi con maggiore intensità tanto che nel giro di due o tre anni si riformerà una densa copertura altrettanto impenetrabile, sovente anche con l’ingresso di specie più invadenti, come rovi o smilax e addirittura ailanto, che riproporrebbe il problema, magari aggravato dal fatto che il taglio avrebbe favorito le specie più banali. Lo stesso taglio di elevata intensità degli alberi finirebbe per favorire gli arbusti modificando in
maniera irreversibile la struttura del bosco.
Insomma, la gestione di un bosco, nella fattispecie di una pineta litoranea “protetta”, improntata a diradamenti intensivi e forti tagli a carico del sottobosco, oltre a cambiare irrimediabilmente la fisionomia e l’aspetto del bosco per come da sempre visto e riconosciuto, per un verso richiederebbe un dispendio economico e di energie necessarie per mantenere l’ecosistema forestale nella nuova condizione
artificiosamente stabilita decisamente maggiore di quelle oggi profuse, per l’altro non risolverebbe il problema perché come è noto la quasi totalità degli incendi sono di natura dolosa o in minor misuracolposa. E gli incendi si combattono con la sorveglianza e il primo intervento da terra, in maniera tanto più efficace quanto più brevi sono i tempi di avvistamento, rapidi i tempi di intervento e determinate le
modalità operative, condivise fra tutti i soggetti che sono nell’immediato chiamati ad intervenire. Nel caso delle pinete in questione francamente le condizioni di intervento sono fra le più favorevoli in assoluto.
L’idea di riporre fiducia esclusivamente nell’intervento dal cielo, come da taluni sostenuto, perché così si riducono al minimo i rischi per il personale impegnato nell’attività a terra ha dimostrato di essere totalmente fallimentare (vedi le molteplici drammatiche esperienze che hanno interessato l’intero Paese
nell’estate 2017).
Ritornando alla prevenzione degli incendi boschivi, un aspetto da tenere nella massima considerazione, anche se spesso non viene valutato con la necessaria attenzione, è costituito dall’analisi critica della regolamentazione e controllo delle attività antropiche e degli interessi economici che gravitano nel territorio intorno al bosco, così da non lasciare spazio a recriminazioni o aspettative da parte di alcuno.
Tanto più che normalmente sono questi gli aspetti che diventano l’oggetto principale delle ipotesi investigative.
Rimanendo a sua disposizione per ogni ulteriore esigenza, porgiamo i più cordiali saluti

Teodoro Andrisano
Dottore forestale, PhD
Bartolomeo Schirone
Ordinario di Selvicoltura


Tirreno conferenza stampa rid

Tirreno-maddalena rid


MA QUALE PIANO ANTINCENDIO SE NON SI VA ALLA CAUSA??

MAFIA IN MAREMMA!!!

Moolto interessante questo articolo, leggete con attenzione. Articolo del Tirreno che parla del Rapporto della Normale di Pisa sulle infiltrazioni mafiose in Maremma!!  Fra le manifestazioni di questa presenza, dichiara ( verso la fine) con certezza,che essa è la  CAUSA degli incendi che ci sono stati!!!!!!!!

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2018/06/21/news/mafie-in-maremma-allarme-rosso-1.16986755

  Mafie in Maremma, allarme rosso

Il nuovo rapporto della Normale di Pisa conferma: in provincia di Grosseto presenze tra le più radicate in Italia di Alfredo Faetti

21 giugno 2018

GROSSETO. A Follonica se ne è cominciato a parlare apertamente dopo una tragedia: una sparatoria in pieno centro, un morto, due feriti gravi e due arresti. Ma il fenomeno delle “modalità mafiose” e il pericolo d’infiltrazione della malavita organizzata non allarma solo la città del Golfo: riguarda in maniera crescente tutta la Maremma, dove c’è terreno fertile per far sparire il denaro sporco.

Lo dice il nuovo rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana, redatto dall’Università Normale di Pisa, che attesta la provincia di Grosseto ai massimi livelli italiani per quanto riguarda il riciclaggio e la presenza ormai organizzata di soggetti mafiosi. «Il livello di allarme è molto elevato», spiega Alberto Vannucci, professore ordinario di Scienza Politica che ha contribuito alla stesura del rapporto 2017, pronto per essere pubblicato a luglio.

Anticipazioni arrivate al Casello Idraulico di Follonica, dove martedì sera è stato presentato il libro “Vent’anni di lotta alle mafie e alla corruzione in Italia” in cui viene raccolta l’esperienza di Avviso Pubblico, la rete di enti locali impegnata a promuovere la cultura della legalità.

“Follonica per la legalità”: così è stata intitolata la serata, due mesi dopo i fatti di via Matteotti del 13 aprile scorso, quando Raffaele Papa ha sparato quattro colpi con una pistola uccidendo Salvatore De Simone e ferendo gravemente il fratello Massimiliano e la farmacista Paola Martinozzi. Una lite scoppiata per futili motivi, per cui è stato arrestato anche Antonio Papa, padre di Raffaele, con l’accusa di aver concorso ai reati del figlio reo confesso. «Un omicidio non mafioso ma avvenuto in un contesto mafioso», dice Paolo Borrometi, giornalista seguito fin sul golfo dalla sua scorta. «È stata presa coscienza di determinate dinamiche presenti in città», ha detto il sindaco Andrea Benini.

Ma limitare la questione a questo episodio sarebbe sbagliato. «A Follonica è stato arrestato anche un professionista con l’aggravante del metodo mafioso», ricorda il sindaco.

E se pure quest’ultima vicenda è ancora nel pieno di un iter giudiziario che deve chiarirne i contorni, è chiaro come in generale – spiegano da Avviso Pubblico – proprio i professionisti «hanno un ruolo centrale nelle infiltrazioni mafiose sui territori. In molte vicende toscane giocano un ruolo centrale di soggetti che usano ruoli e competenze, tessendo rapporti, per favorire corruzione», spiega Vannucci.

Nel rapporto della Normale, tra le vicende toscane la provincia di Grosseto salta fuori spesso, anticipa il docente. Insieme ad altre tre province della regione, rispetto all’anno scorso, la Maremma registra due novità, anche se le loro radici sono ben più datate. La prima: qua «i mafiosi operano come mafiosi veri», dice Vannucci, intendendo che questi soggetti non solo operano in mercati illeciti, ma sono riusciti a prenderne il controllo, dettandone regole e tempi. La seconda: la Toscana ha il livello più alto d’Italia per quanto riguarda il riciclaggio e la Maremma ne è una delle capofila.

Una sorpresa? A dire il vero no. Già nel rapporto 2016, il primo stilato dalla Normale, è lampante la presenza di un contesto mafioso sul territorio. La Maremma è in testa alla classifica per quanto riguarda gli incendi di origine dolosa. «Se tali eventi possono avere una matrice diversa da quella tipicamente mafiosa, questi denotano in ogni caso l’incremento di attività illecite che necessitano dell’intimidazione nei confronti delle vittime a fini estorsivi», si legge nel rapporto, a cui si aggiungono i primati in classifica regionale per quanto riguarda il caporalato e gli immobili, qui intesi come fabbricati e terreni, confiscati alla mafia.

Insomma, in Maremma la mafia c’è. E Benini lo ricorda in chiusura, riprendendo i fatti follonichesi: «I nomi delle inchieste sono di gente che potevi incontrare in centro o sul lungomare. In un certo senso, siamo noi».


https://www.ilgiunco.net/2018/05/18/wwf-gli-incendi-non-si-prevengono-eliminando-il-sottobosco-e-sfoltendo-le-chiome-nelle-pinete/

WWF: «Gli incendi non si prevengono eliminando il sottobosco e sfoltendo le chiome nelle pinete»

GROSSETO – «Con fanfara propagandistica il sindaco di Grosseto ha dato il via ad un’operazione di alto impatto ambientale su ettari e ettari di pineta litoranea, compresa la parte più antica della Pineta del Tombolo, tra Marina di Grosseto e Castiglione, presente almeno dal 1400». Afferma il WWF della Provincia di Grosseto. «Per la “plausibile” motivazione di scongiurare gli incendi, questa operazione ha ricevuto l’avallo della Regione Toscana».

 

«Diminuire drasticamente il numero di pini per evitare la continuità delle chiome, eliminare (quello che chiamano “pulire”) il prezioso sottobosco di sclerofille con trince e ruspe, in taluni casi lasciarne un 20%, ma dell’altezza di 50-80 cm, e allargare la viabilità. L’hanno definita “Diamoci un taglio”. Operazione nella quale stanno coinvolgendo perfino le scuole, abituando così i ragazzi a considerare normale e apprezzabile il cambiamento sconvolgente che l’operazione produrrà».

 

«I danni del far transitare mezzi pesanti sull’intero habitat che dovrebbe essere protetto da direttiva europea e sorge su dune fossili sono immaginabili a chiunque abbia un minimo di sensibilità ecologica. Ma si può davvero calcolare il valore del danno – prosegue il WWF -? I danni alla rinnovazione naturale di pino e latifoglie? Il rischio di degrado del sistema? Tra l’altro, eseguire gli interventi proprio in pieno periodo riproduttivo è il modo certo per causare alla fauna il maggior danno possibile».

«Che valore hanno avuto le firme dei 60 ricercatori universitari contrari all’operazione, già depositate l’anno scorso? Sembrerebbe nessuno. E il fatto che il tutto si faccia con denaro pubblico, veicolato dall’Europa è pazzesco! Si è preferito spalmare sul territorio i 5 milioni di euro, in una semplicistica operazione di snaturamento della pineta, piuttosto che organizzare un piano antincendio pronto ed efficace».

«Il processo partecipativo “Pineta bene comune” è diventato solo un modo per fingere di dare voce alle associazioni, mentre non veniamo informati nemmeno sul progetto e sulla sua messa in opera, altro che partecipazione! Noi della associazione WWF di Grosseto torniamo a chiedere soluzioni di prevenzione degli incendi rispettose per l’ambiente naturale e per tutte le sue componenti, vegetali e animali, e auspichiamo che i cittadini tutti comprendano il vero valore della pineta litoranea, che non è certo quello di essere ridotta ad un semplice parco urbano». Conclude la nota.


 
La situazione a Marina di Grosseto in un piccolo parco…
 

Giudicate VOI…..

15 maggio alle ore 17:55

​Toscana e Spagna unite contro gli incendi

 
SERVIZIO INCENDI BOSCHIVI, PROTOCOLLO TRA TOSCANA E SPAGNA PER CONTRASTARLI

Accordo di collaborazione in vista dell’estate tra Regione Toscana e la fondazione spagnola Pau Costa specializzata nell’antincendio

FIRENZE — Con un milione e 200mila ettari di superficie boscata la Toscana si arma ancora di più contro gli incendi di bosco grazie al protocollo siglato a Firenze con la Fondazione spagnola Pau Costa, all’avanguardia a livello internazionale nel contrasto e nella gestione degli incendi. L’accordo prevede scambi di esperienze e di contributi tecnici e formalizza un rapporto avviato già dal 2015 con la presenza degli esperti spagnoli ai corsi del centro regionale di addestramento di Monticiano.

La Toscana conta già 4.800 uomini e donne addestrate nel contrasto agli incendi di bosco, di cui 4.200 volontari oltre a dieci elicotteri attivi nei giorni più caldi dell’estate. A questo si deve aggiungere la prevenzione sui territori.
Il protocollo è il primo atto di un pacchetto di eventi pensati per potenziare la risposta agli incendi che culminerà in un convegno di respiro internazionale a Firenze il 18 maggio. Intanto il 5 maggio la Toscana aderisce alla giornata mondiale di prevenzione degli incendi organizzata dall’associazione statunitense National Fire Protection Association.

 

Giorgio Libralato ha pubblicato qualcosa in Coordinamento nazionale TERRE NOSTRE.
 
 
Giorgio Libralato
11 aprile alle ore 19:35
 
di Patrizia Gentilini

Il convegno Biomasse ad uso energetico: aspetti ambientali, forestali, giuridici economici, sanitari – svoltosi a Rieti il 6 aprile – ha riscosso un indiscutibile successo con la partecipazione di oltre 300 persone, l’adesione di 107 associazioni e di centinaia di accademici ed esperti delle più svariate discipline.

Il convegno è stato il perfetto epilogo dell’impegno posto in questi mesi per contrastare il Testo unico forestale (Tuf), purtroppo di recente licenziato dal Quirinale. Si è trattata di un’intensa giornata di studio con 22 relazioni che si è conclusa con l’annuncio della nascita di un Osservatorio indipendente sulle biomasse.

È risultato evidente l’assunto totalmente errato del Tuf di non considerare boschi e foreste come ecosistemi complessi e autonomi che svolgono importantissimi “servizi ecosistemici” (purificazione di acqua e aria, tenuta dell’assetto idrogeologico, tutela della biodiversità, mitigazione del clima, benessere per la salute umana), ma solo per la loro “valorizzazione energetica”, ovvero per la filiera del legno o come cippato e pellet per impianti a biomasse.

Questa miope visione è in modo ipocrita mascherata sotto il falso mito che il bosco avrebbe bisogno dell’uomo e che il Tuf permetterebbe il recupero del paesaggio, ma proprio Italia Nostra – da sempre attenta al patrimonio storico e culturale – è schierata contro il Tuf perché il paesaggio è una cosa dinamica e non si può certo pensare di riportare agricoltura o pastorizia com’erano un tempo. Ed è l’uomo ad avere bisogno del bosco e non viceversa.

Davanti all’urgenza di contrastare i cambiamenti climatici gli alberi andrebbero piantati e non certo divelti, dimenticando che essi non si limitano – tramite la fotosintesi – a fissare il carbonio nella loro struttura fisica, vivente, ma sequestrano anidride carbonica anche attraverso la respirazione dei loro apparati radicali. Le radici nel sottosuolo, interagendo con acqua e rocce di vario tipo, permettono al carbonio – sotto forma di molecole solubili (ione idrocarbonico, calcio, potassio) – di entrare nel ciclo dell’acqua rendendola ideale per le cellule viventi, gli ecosistemi delle acque dolci, dei mari e degli oceani. A questa azione benefica si aggiunge quella altrettanto importante di erosione delle rocce da parte della Co2 esalata dalle radici che trasforma rocce compatte in una sorta di “spugna”, in grado di assorbire e trattenere grandissime quantità di acqua.

Queste funzioni sono tanto più efficaci quanto più i boschi sono allo stato naturale – con alberi adulti o vetusti -, per cui il taglio “a turno” dei boschi italiani avrà inaccettabili riflessi negativi anche da questo punto di vista.

La produzione di energia con cui si giustifica questa operazione è poi a dir poco ridicola, visto che già da anni prestigiose istituzioni scientifiche hanno dimostrato come sarebbe possibile disporre al 100% dell’energia da vere fonti rinnovabili – sole, vento , acqua – evitando non solo combustibili fossili ma anche utilizzo di biomasse. A questo proposito anche di recente è emerso che neppure la combustione dei residui forestali è in pareggio per la Co2 e che l’”inganno biomasse” riguarda anche biocombustibili che pure vanno tanto di moda.

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È paradossale che (a livello europeo) da un lato si faccia la Direttiva Habitat e dall’altro si concedano ben 4,7 miliardi di euro per energia da biomasse di cui beneficeranno soprattutto i grossi gruppi di potere che evidentemente “orientano” le decisione dell’Ue. Inquietante il fatto che gli impianti a biomasse calabri siano entrati nella sfera di interesse di un finanziere serbo e che siano emersi legami criminali fra centrali a biomasse e gli incendi boschivi di questa estate. Esemplare in Calabria (regione in cui la produzione di energia elettrica già oggi super del 150% il fabbisogno) il caso della centrale Enel del parco del Pollino in cui gli incentivi pubblici – a fronte di un bilancio annuo di 49 milioni di euro – sono ben 39 milioni!

Sulle conseguenze sulla salute umana della cattiva qualità dell’aria sono già spesso intervenuta; recentemente una ampia revisione di letteratura ha fatto il punto degli studi epidemiologici condotti sia sui lavoratori che sulle popolazioni esposte alle varie tipologie di impianti a biomassa, confermando incremento del rischio di cancro, patologie respiratorie acute e croniche, allergie, ma anche di incidenti rilevanti per fuoriuscita di acido solfidrico.

Esattamente il 27 giugno del 1948 sul Corriere della Sera – come ricordato dal professor Franco Pedrotti – fu pubblicata questa frase di Dino Buzzati: “quanto più si estende sulla terra vergine il dominio dell’uomo, tanto più diminuiscono le sue possibilità di salvezza e a un certo punto egli si troverà prigioniero di se stesso, gli verrà meno il respiro e per un angolo di autentico bosco sarà disposto a dare via tutte le sue diaboliche città, ma sarà troppo tardi, delle antiche foreste non rimarrà più una fogliolina”.

Forse, dopo 70 anni, sarebbe il caso di riflettere e prendere sul serio queste profetiche parole.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/10/foreste-e-biomasse-gli-alberi-andrebbero-piantati-non-certo-sradicati/4281491/

https://www.change.org/p/regione-toscana-salviamo-la-pineta

SALVIAMO LA PINETA

 

Noi sottoscritti cittadini, ringraziando la Regione Toscana che ha approvato e finanziato un Processo partecipativo che ha portato al TAVOLO PERMANENTE PER LA SALVAGUARDIA DELLA PINETA da Castiglione della Pescaia all’Uccellina, e ringraziando la Pro Loco per la bella iniziativa e per aver ravvivato l’interesse della popolazione riguardo a questo bene prezioso, RICORDIAMO INNANZITUTTO che l’intera Pineta per la legge italiana è una INVARIANTE STRUTTURALE: cioè non si può modificare, i pini vivi non possono essere tagliati, e quelli morti vanno tutti sostituiti. Inoltre, da Marina a Castiglione è integralmente protetta come Sito SIC SIR NATURA 2000 ZSC ZPS; da Marina a Principina è Area di Rilevante Pregio Ambientale; a sud di Principina è Parco. Soprattutto, costituisce il Paesaggio identitario tipico e ammirato della Maremma.

Invitiamo inoltre tutti i cittadini, associazioni ed enti pubblici e privati a partecipare alle riunioni del TAVOLO PERMANENTE, che si terranno ogni due mesi, la prossima il 13 aprile 2018 p.v., dalle 10 alle 13, nella Sala del Consiglio Comunale di Grosseto (saranno presenti i 3 Comuni di Grosseto, Castiglione della Pescaia, Magliano in Toscana e gli Assessori Regionali Bugli e Remaschi).

INOLTRE CHIEDIAMO:

1) il massimo rispetto dell’integrità dell’habitat, come indicato dalle direttive europee per le dune con Pinus pinea e Pinus pinaster. Il rispetto della Pineta non solo come insieme di alberi e sottobosco, bensì come complesso sistema ricco di biodiversità vegetale e animale, tra cui numerose specie rare e protette da leggi comunitarie, italiane e regionali. Ogni progetto dovrà basarsi sulla conoscenza e integrità dell’ecosistema, con attenzione a tutte le eccellenze faunistiche e floristiche, promuovendo una gestione sistemica e comunque sempre accuratamente sostenibile, escludendo stravolgimenti della struttura del bosco naturalizzato, e tassativamente vietando l’accesso impattante di grandi macchine operatrici.

2) visti gli innumerevoli INCENDI del 2017, tutti DOLOSI: che sia DISINCENTIVATA la cosiddetta “INDUSTRIA DEGLI INCENDI”. Se malauguratamente se ne verificassero ancora, recintare l’area lasciando fare alla Natura (in pochi anni tutto rinasce) vietando di tagliare, cippare, ripiantare e senza nulla spendere. Viceversa SE NON CI SONO INCENDI, all’opposto investire molto denaro: manutenzione, rimozione rifiuti, zonazione con fruizione controllata delle Zone B e C da parte della popolazione, ma Zona A lasciata completamente alla natura. Inoltre, realizzare ANTINCENDIO ATTIVO: un operatore h/24 ogni 6-10 ettari (giovane disoccupato, adeguatamente formato), con torri di rilevamento, ripristino delle telecamere già esistenti, mini-robot e droni di rilevamento precoce; autobotti, bacini idrici ed elicottero antincendio vicini; volontariato; educazione ambientale con Centro Fuoco (Museo attivo) senza tagli di sottobosco (che gli scienziati dimostrano ha l’effetto di rallentare gli incendi), né di alberi (cesse ecc.: rimedi ottocenteschi utili solo a devastare la Pineta e fare cippato per Biomasse);

3) quanto alle malattie dei Pini, premesso che una certa quantità di parassiti è fisiologica in tutti gli essere viventi, esigiamo di condividere, costantemente e nella massima trasparenza, con la cittadinanza e i nostri esperti le valutazioni, sia generali (ad esempio, nel 2014 sopralluoghi e perizie commissionate dai cittadini indicavano solo una piccola percentuale di pini malati, ben diversa dalla infestazione generalizzata che altri sostenevano: solo una totale trasparenza e continui confronti potranno evitare rischi di tagli inutilmente distruttivi) sia sui singoli Pini malati, condividendo la scelta dei rimedi: evitando tagli eccessivi che distruggerebbero una splendida pineta, e privilegiando trattamenti conservativi quali ENDOTERAPIA, TRAPPOLE ORMONALI ecc., sempre restando comunque eventuali l’ultima ratio;

4) per gli interventi selvicolturali, privilegiare quelli “Cauti, Continui e Capillari” (prof. Orazio Ciancio, Presidente Accademia Italiana di Scienze Forestali) e finalizzati a mantenere l’invariante della Pineta come Sistema complesso ricco di Biodiversità animale e vegetale, di grande importanza sia per il benessere delle persone, sia per la fruizione turistica dei luoghi: senza la Pineta i turisti non verrebbero più a Marina di Grosseto o a Principina a Mare! Perciò bisogna esserne attenti Custodi, moderando la pressione antropica e resistendo alla forte pressione delle Centrali a Biomasse, sempre avide di cippato da bruciare.

La nostra pineta NON DEVE FINIRE IN FUMO!


RIUNIONI del TAVOLO PERMANENTE SULE PINETE,

la Regione Toscana ha approvato e finanziato un Processo partecipativo che ha portato al TAVOLO PERMANENTE PER LA SALVAGUARDIA DELLA PINETA da Castiglione della Pescaia all’Uccellina:

Invitiamo inoltre tutti i cittadini, associazioni ed enti pubblici e privati a partecipare alle riunioni che si terranno ogni due mesi, la prossima il 13 aprile 2018 p.v., dalle 10 alle 13, nella Sala del Consiglio Comunale di Grosseto (saranno presenti i 3 Comuni di Grosseto, Castiglione della Pescaia, Magliano in Toscana e gli Assessori Regionali Bugli e Remaschi).

Piazza Dante – Centralino: 0564/488111- Riunioni del Tavolo permanente sulle PINETE

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