Salviamo il paesaggio

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Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio

UNA LEGGE “DAL BASSO” PER ARRESTARE IL CONSUMO DI SUOLO.

La proposta del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio è arrivata alla Camera.

Nel febbraio 2018 il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio (Rete nazionale formata da oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di aderenti individuali) ha sottoposto a tutte le forze politiche la sua Proposta di Legge “NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI”. Alla stesura del testo normativo ha lavorato per 13 mesi un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare formato da 75 persone (architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti…).

Il 23 marzo, giorno dell’insediamento della nuova legislatura, il Movimento 5 Stelle ha depositato alla Camera il testo di legge elaborato dal Forum e rubricato come AC63, prima firmataria l’On. Federica Daga.
Un atto importante, poichè consentirà a questo nostro testo, nelle prossime settimane/mesi, di porsi come riferimento per tutte le necessarie discussioni in seno alla commissione competente.

La Proposta di legge è uno strumento per salvaguardare gli spazi vitali per il benessere dei cittadini e delle nostre comunità.
Contrasta il consumo di suolo libero impedendo nuove edificazioni: le esigenze insediative e infrastrutturali saranno soddisfatte esclusivamente con il riuso, la rigenerazione del patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente.
Costituisce, inoltre, attuazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale «la proprietà è pubblica e privata» e «la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale».

Il consumo di suolo ha già divorato circa 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio, una superficie pari all’Emilia Romagna, passando dal 2,7% degli anni ’50 al 7,6% stimato nel 2016.

Secondo l’ISTAT nel nostro Paese sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi, 55 mila immobili confiscati alle mafie. E il nostro Paese è in grado, oggi, di produrre appena l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del 1991.

ECCO PERCHE’ OCCORRE UNA LEGGE NAZIONALE !

Trovate tutto su: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/la-nostra-proposta-di-legge/


 

Agg. marzo 2018

Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori”

Proposta di legge d’iniziativa popolare

NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI


Le motivazioni, gli obiettivi, i principi e le disposizioni della Norma


1. Perchè il Forum Salviamo il Paesaggio ha ritenuto indispensabile “sostituirsi” alle Istituzioni e proporre un proprio testo normativo di riferimento.

Qualche rapido accenno “cronologico”.
Il nostro Forum nasce il 29 ottobre 2011, aggregando in forma di “Rete civica nazionale” (attualmente) oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di singoli individui. Il “collante” di questa importante aggregazione è dato dal condiviso obiettivo di riuscire a dotare il nostro Paese di una rigorosa norma nazionale in grado di arrestare l’emergenziale fenomeno del consumo di suolo.
E’ un obiettivo su cui convergono non solo le abituali forze “ambientaliste”
(associazioni nazionali e locali, comitati, gruppi informali) ma anche decine di soggetti appartenenti a tutte le organizzazioni del mondo agricolo, ad associazioni fra Comuni ed Enti locali, a sostenitori di progetti di “altra economia” e di nuovi modelli sociali (qui l’elenco delle organizzazioni aderenti a livello nazionale:
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/associazioni-aderenti-2/
e a livello locale:
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/associazioni-locali-aderenti/
oltre a migliaia di architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti…
Già nel pomeriggio del 29 ottobre 2011 l’assemblea costituente del Forum
si riunisce per discutere e formalizzare un primo documento di “linee
guida” per l’elaborazione di una nostra proposta normativa, che nei mesi
successivi verrà ampliata e integrata e sarà accompagnata dall’avvio della
campagna nazionale per il “censimento” del patrimonio edilizio esistente
ed inutilizzato all’interno di ognuno dei Comuni italiani.
Qualche mese dopo la costituzione del Forum, la “Politica” esprime
(finalmente …) una sua prima risposta con la presentazione, nel luglio
2012, della prima bozza del DdL c.d. Catania (Governo Monti) per il
“contenimento del consumo di suolo agricolo”.
E’ un testo che considera molti aspetti in piena rispondenza alle nostre
attese, ma con diverse debolezze (prime fra tutte il volersi occupare solo
del suolo agricolo anziché di tutto il suolo libero e di non scorgere
l’emergenza già in atto e pertanto limitarsi al semplice “contenimento” del
consumo di suolo anziché del suo arresto, che noi suggerimmo di
affiancare almeno con un più prudente e concreto “progressivo”).
Il Forum espresse il suo plauso all’iniziativa ministeriale e propose un suo
primo documento di puntuali “osservazioni”.
Negli anni successivi, i Governi in carica riproposero il DdL in forma
sempre più “al ribasso”, nonostante le continue proposte critiche del nostro
Forum espresse sia in forma scritta e sia durante le audizioni delle
Commissioni parlamentari a cui fu invitato.
E prima dell’approvazione (maggio 2016) alla Camera, il Forum ritenne di
doversi smarcare da quella “pallida legge” (puntualmente poi “naufragata”
al Senato) e di avviare un proprio percorso normativo autonomo,
costituendo un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare
2formato da 75 Esperti che ha provveduto ad elaborare il nostro testo di
legge, emendato e infine approvato da tutte le migliaia di aderenti.
Le motivazioni di questa iniziativa sono ampiamente contenute nella
premessa che introduce i 10 articoli normativi. Qui proponiamo un sunto
dei motivi fondamentali che hanno indotto il Forum ad elaborare la
Proposta di Legge Popolare: sono i dati di una “catastrofe” già in atto …
2. Il quadro dei problemi principali
Il suolo è da intendersi come lo strato superficiale della Terra, la pelle viva
del pianeta Terra. Una pellicola fragile. Nel suolo vivono miliardi di
creature viventi, un quarto della biodiversità di tutto il pianeta. Il
suolo è una risorsa finita non rinnovabile e per questo preziosa almeno
al pari dell’acqua, dell’aria e del sole.
Secondo l’ISPRA-Istituto Superiore di Protezione Ambientale il
consumo di suolo in Italia non conosce soste, pur segnando un importante
rallentamento negli ultimi anni. Dopo aver toccato anche gli 8 metri
quadrati al secondo negli anni 2000 (tra i 6 ed i 7 metri quadrati al
secondo è la media degli ultimi 50 anni), il rallentamento iniziato nel
periodo 2008-2013 a causa della crisi economica si è consolidato negli
ultimi due anni con una velocità ridotta di consumo di suolo, che continua
però, sistematicamente e ininterrottamente, a ricoprire aree naturali e
agricole con asfalto e cemento, fabbricati residenziali e produttivi,
centri commerciali, servizi e strade.
Il suolo consumato è passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,6% stimato
per il 2016. In termini assoluti, il consumo di suolo si stima abbia
intaccato ormai oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio:
una superficie pari all’Emilia Romagna.
ISPRA evidenzia, inoltre, i costi generati dal consumo di suolo in
termini di perdita di servizi ecosistemici (l’approvvigionamento di
acqua, cibo e materiali, la regolazione dei cicli naturali, la capacità di
resistenza a eventi estremi e variazioni climatiche, il sequestro del
carbonio – valutato in rapporto non solo ai costi sociali ma anche al valore
3di mercato dei permessi di emissione – e i servizi culturali e ricreativi),
solitamente non contabilizzati.
In sintesi il dato nazionale evidenzia che la perdita economica di servizi
ecosistemici è compresa tra i 538,3 e gli 824,5 milioni di euro all’anno,
che si traducono in una perdita per ettaro compresa tra i 36.000 e i 55.000
euro.
Secondo l’ISTAT nel nostro Paese sono presenti oltre 7 milioni di
abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi
definitivamente chiusi, 55 mila immobili confiscati alle mafie.
“Vuoti a perdere” che snaturano il paesaggio e le comunità a contorno.
Tutto ciò a fronte di un andamento demografico (dovuto essenzialmente
dall’ingresso di nuova popolazione dall’estero) che indica una crescita
debole, tanto è vero che nel triennio 2012-2016 le morti hanno superato le
nascite; nel 2017 la popolazione italiana era pari a 60.579.000 persone,
circa 86 mila in meno rispetto al 2016, e sostanzialmente stabile dal 2014.
Gran parte degli edifici di nuova costruzione oggi in vendita nel nostro
Paese sono stati costruiti diversi anni fa e registrano nel 2015 un
invenduto pari a 90.500 unità (abitazioni ancora in costruzione e non
ancora sul mercato escluse), nel contempo sono presenti immobili vetusti e
quasi inutilizzabili che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e
riqualificati con evidenti benefici sia economici e sia di decoro e senza
gravare sul suolo libero.
La crisi economico-finanziaria di questi anni ha sedimentato in seno agli
istituti bancari una grande quantità di immobili, pignorati in parte a
cittadini “impoveriti” e, in prevalenza, alle imprese del settore
impegnate in operazioni edilizie fallite per esubero di offerta. Non a
caso i principali istituti di credito hanno aperto un filone “real estate” per
smaltire un patrimonio in progressiva svalutazione che grava sui loro
bilanci. Le principali sofferenze derivano dal comparto costruzioni e
immobiliare, con il 41,7% dei prestiti deteriorati: una quota molto
importante, che denuncia un’economia sbilanciata, troppo esposta su
questo settore.
4Il Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e forestali ci ricorda,
inoltre, che il nostro Paese è in grado, oggi, di produrre appena l’80-
85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del
1991. Significa che se, improvvisamente, non avessimo più la possibilità
di importare cibo dall’estero, ben 20 italiani su 100 rimarrebbero a
digiuno e che quindi, a causa della perdita di suoli fertili, il nostro Paese
oggi non è in grado di garantire ai propri cittadini la sovranità alimentare.
Tanto che la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) si è ridotta a circa 12,7
milioni di ettari con 1,7 milioni di aziende agricole, superficie che nel
1991 era quasi 18 milioni di ettari.
A livello globale il nostro Pianeta ha già perso un terzo del suo terreno
coltivabile – a causa dell’erosione o dell’inquinamento – negli ultimi 40
anni, con conseguenze definite disastrose in presenza di una domanda
globale di cibo che sale alle stelle: quasi il 33% del terreno mondiale
adatto o ad alta produzione di cibo è stato perduto a un tasso che
supera il ritmo dei processi naturali in grado di sostituire il suolo
consumato.
E nel 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone:
risulta, pertanto, necessario incrementare la produzione agricola in Italia e
nel mondo di almeno il 30%.
7.145 sono i comuni italiani (l’88,3 % del totale) interessati da qualche
elemento di pericolosità territoriale; tra questi il 20,3 % (1.640 comuni)
presentano aree ad elevato (P3) o molto elevato (P4) rischio frana, il 19,9
% (1.607 comuni) presentano aree soggette a pericolosità idraulica (P2)
mentre il 43,2 % (3.893 comuni) presentano un mix dei rischi potenziali
(P2, P3, P4).
Per queste considerazioni, il contrasto al consumo di suolo (parte
integrante di un’azione di contrasto al cambiamento climatico)
dev’essere considerato una priorità e diventare una delle massime
urgenze dell’agenda parlamentare per i numerosi benefici indotti che ne
derivano, di carattere sociale, ecologico ed economico.
53. Le Rubriche dell’Articolato
– Art. 1 – Finalità, principi e ambito della legge
– Art. 2 – Definizioni
– Art. 3 – Arresto del consumo di suolo
– Art. 4 – Priorità del riuso e della rigenerazione urbana
– Art. 5 – Interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate,
tutela dei boschi e delle foreste
– Art. 6 – Misure di incentivazione
– Art. 7 – Destinazione dei proventi dei titoli abilitativi edilizi
– Art. 8 – Funzione sociale della proprietà
– Art. 9 – Disposizioni finali
– Art. 10 – Entrata in vigore
4. Principi e disposizioni fondamentali dell’articolato
 Testo di legge “auto-applicativo”: per la sua operatività non necessita
di particolari decreti attuativi.
 Proposta di legge di “emergenza” e quindi “rigorosa” che mette al
primo posto il suolo e la sua salvaguardia, con la previsione di un
arresto e non una semplice limitazione o contenimento del consumo
di suolo, in quanto il suolo è un bene comune, una risorsa limitata e non
rinnovabile fornitrice di funzioni/servizi vitali.
 Arrestare il consumo di suolo significa anche non limitare
l’agricoltura, la produzione di cibo e quindi la sovranità alimentare,
6contrastarne la perdita di biodiversità, il dissesto, l’impermeabilizzazione e gli effetti dei sempre più frequenti eventi meteorologici estremi, prevenendo danni economici e perdite di vite umane.
 Individua come principio fondamentale del governo del territorio,
per evitare ulteriore consumo di suolo libero, il riuso e la rigenerazione
dei suoli già urbanizzati, nonché il risanamento del costruito attraverso
ristrutturazione e restauro degli edifici a fini antisismici e di risparmio
energetico, la riconversione e la sostituzione dei manufatti edilizi
vetusti.
 Attua l’art. 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è
pubblica e privata” e “la proprietà privata è riconosciuta e garantita
dalla legge … allo scopo di assicurarne la funzione sociale”, per cui il
venir meno di quest’ultima fa venir meno la stessa tutela giuridica, con
la conseguenza che i suoli tornano nella proprietà del comune
interessato. Nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non
hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni, ovvero li hanno
abbandonati.
 Definisce la funzione sociale della proprietà e individua i beni che
possono determinare danni per l’ambiente, pericoli per la sicurezza e
problematiche per le testimonianze culturali e storiche, nonché i beni
considerati abbandonati/inutilizzati e non più rispondenti ad alcuna
funzione sociale, per i quali può essere attivato uno specifico
procedimento, a cura dei comuni singoli o associati, al fine di
ricondurli alla proprietà collettiva per essere destinati a soddisfare
l’interesse generale, in conformità con l’art. 42 della Costituzione.
 Uniforma per tutto il territorio nazionale (al fine di evitare
interpretazioni divergenti) le definizioni di suolo (“la risorsa non
rinnovabile, componente essenziale degli ecosistemi terrestri che
costituisce lo strato più superficiale della crosta terrestre situato tra il
substrato roccioso e la superficie. Il suolo è costituito da componenti
minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi” (la stessa
sostituisce anche quella ora indicata nel D.Lgs. 152/2006 Codice
dell’ambiente), di consumo di suolo (“la modifica o la perdita della
7superficie agricola, naturale, seminaturale o libera, a seguito di
interventi di copertura artificiale del suolo, di trasformazione mediante
la realizzazione entro e fuori terra, di costruzioni, infrastrutture e
servizi o provocata da azioni, quali asportazione ed
impermeabilizzazione”), di superficie agricola, superficie naturale e
seminaturale (“le aree non urbanizzate, utilizzate o utilizzabili per
attività agricole o silvo-pastorali, nonché le altre superfici non
impermeabilizzate o non compromesse da interventi di copertura
artificiale del suolo, da realizzazione di costruzioni infrastrutture e
servizi o da azioni di asportazione ed impermeabilizzazione,
indipendentemente dalle classificazioni formali definite dagli strumenti
urbanistici, tali aree possono essere anche intercluse nel tessuto
urbano”), ed ancora di copertura artificiale del suolo, di
impermeabilizzazione, di area urbanizzata (“la parte del territorio
costituita dalle aree edificate di qualsivoglia destinazione e dalle
relative aree di pertinenza, dalle aree infrastrutturate per la mobilità,
oltreché dalle aree inerenti attrezzature, servizi, cave, discariche,
impianti sportivi e tecnologici”), di area edificata, di area di
pertinenza, di area infrastrutturata, di rigenerazione urbana, di
servizi ecosistemici e di edificio.
 Definisce l’ambito di applicazione della legge relativo a qualsiasi
superficie libera, naturale, semi-naturale o agricola, sia in area urbana
che periurbana, indipendentemente dalle classificazioni fornite dai piani
urbanistici comunali.
 Prevede il divieto del consumo di suolo per qualsivoglia
destinazione dalla data di entrata in vigore della legge, tranne che
per i lavori e le opere inserite negli strumenti pubblici di
programmazione vigenti alla data di entrata in vigore della presente
legge e sono inoltre fatti salvi i titoli abilitativi edilizi rilasciati o
formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché per
gli interventi previsti nei piani attuativi comunque denominati approvati
prima della entrata in vigore della presente legge.
 Prevede il divieto dell’adozione o dell’approvazione di nuovi
strumenti urbanistici o varianti che prevedano un nuovo consumo
di suolo.
8 Prevede lo scioglimento dei consigli comunali, su proposta del
Ministro dell’Interno (art. 141 D.Lgs. 267/2000), nei casi di
accertata e persistente violazione comunale di alcune specifiche
disposizioni, quali la mancata sospensione dell’efficacia degli strumenti
urbanistici vigenti con realizzazione di interventi edificatori di
qualsivoglia natura o destinazione che comportano anche solo
parzialmente consumo di suolo, oltreché il mancato divieto di adozione
e approvazione di nuovi strumenti urbanistici, nei casi si preveda un
nuovo consumo di suolo.
 Prevede che i comuni singoli o associati debbano provvedere ad
approvare varianti ai propri strumenti di pianificazione, al fine di
eliminare le previsioni di edificabilità che comportino consumo di
suolo in aree agricole ed in aree naturali e seminaturali; in assenza di
dette varianti, in ogni caso è sospesa l’efficacia degli stessi strumenti
relativamente alle disposizioni che prevedono un consumo di suolo.
 Esplicita, qualora ve ne fosse ancora bisogno, che le previsioni
edificatorie degli strumenti urbanistici comunali, costituiscono
indicazioni meramente programmatorie e pianificatorie che non
determinano l’acquisizione di alcun diritto, come peraltro affermato
da una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato.
 Prevede che le esigenze insediative e infrastrutturali debbano essere
soddisfatte esclusivamente con il riuso e la rigenerazione del
patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente.
 Individua l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale) quale soggetto per il monitoraggio del consumo del
suolo e dell’attuazione della legge che si avvale dell’ARPA e
dell’APPA (agenzie per la protezione dell’ambiente delle regioni e delle
province autonome).
 Prevede che per l’attuazione del principio del riuso e della rigenerazione
urbana, i comuni singoli o associati, debbano provvedere:
– all’individuazione negli strumenti di pianificazione comunale dei
relativi “ambiti urbanistici” (isolati, aree o singoli immobili) che per
9le condizioni di degrado siano da sottoporre prioritariamente a
interventi di riuso e di rigenerazione urbana;
– alla redazione di una “perimetrazione-individuazione dell’area
urbanizzata esistente” (aree edificate di qualsivoglia destinazione,
relative aree di pertinenza, aree infrastrutturate per la mobilità,
oltreché aree inerenti attrezzature, servizi, cave, discariche, impianti
sportivi e tecnologici);
– oltreché alla redazione di un “censimento edilizio comunale” volto
ad individuare gli edifici di qualsivoglia destinazione sfitti (pubblici
e privati) non utilizzati o abbandonati, le loro caratteristiche e
dimensioni, la quantificazione e qualificazione delle aree urbanizzate
e infrastrutturate esistenti e delle aree residue non ancora attuate
previste dagli strumenti urbanistici vigenti (al fine di creare una
“banca dati” del patrimonio edilizio disponibile). Per agevolare
l’individuazione delle unità immobiliari sfitte, non utilizzate o
abbandonate, gli Enti gestori della rete elettrica e di acquedotto sono
obbligati a fornire i dati dettagliati relativi ad ogni tipo di
allacciamento.
 Prevede la possibilità di uno o più decreti legislativi per incentivare
gli interventi volti all’effettivo utilizzo degli immobili inutilizzati e le
disposizioni per gli interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate
degradate da un punto di vista urbanistico, socio-economico,
paesaggistico e ambientale; gli stessi interventi devono però rispettare e
garantire alcuni principi e criteri, quali: essere basati sulla bonifica, sul
riuso e sulla rigenerazione delle funzioni ecologiche del suolo, sulla
riqualificazione, demolizione, ricostruzione e sostituzione degli edifici
esistenti (ad esclusione degli interventi più invasivi nei centri storici e
per gli immobili di “antico impianto”), sulla creazione e mantenimento
nell’urbanizzato esistente di aree verdi, aree pedonabili, percorsi
ciclabili, aree naturalistiche, di agricoltura urbana e sull’inserimento di
funzioni pubbliche e private diversificate volte al miglioramento della
qualità della vita dei residenti, della vivibilità e salubrità degli spazi
urbani pubblici, con elevati standard di qualità, sicurezza sismica,
minimo impatto ambientale e paesaggistico, in particolare con il
miglioramento dell’efficienza energetica e idrica e con la riduzione
delle emissioni, attraverso l’indicazione di precisi obiettivi prestazionali
e di qualità architettonica degli edifici.
10 Prevede l’abrogazione, dalla data di entrata in vigore dei decreti volti
ad incentivare l’effettivo utilizzo degli immobili inutilizzati e gli
interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate, della
“devastante” disposizione inerente gli interventi incentivati in
deroga ai vigenti strumenti urbanistici comunali, introdotta dalla L.
106/2011.
 Definisce i boschi, individuati dalla vigente disposizione statale (D.Lgs.
227/2001), come una risorsa strategica nazionale da tutelarsi e
salvaguardarsi con specifiche disposizioni che non può essere oggetto
di alcun mutamento di destinazione d’uso.
 Prevede misure prioritarie di incentivazione (concessione di
finanziamenti statali e regionali) per i diversi soggetti:
– ai comuni, in forma singola o associata, per gli interventi di riuso e
rigenerazione urbana e di bonifica dei siti contaminati, oltreché per
gli interventi volti a favorire l’insediamento di attività di agricoltura
sociale e contadina di piccola scala a basso impatto ambientale;
– ai soggetti privati, singoli o associati, per il recupero di edifici e di
infrastrutture nei territori rurali o per il recupero del suolo a fini
agricoli anche mediante la demolizione di capannoni e altri fabbricati
rurali strumentali abbandonati, di recente edificazione, incongrui
rispetto al contesto e al paesaggio.
 Prevede, contestualmente al censimento edilizio comunale,
l’individuazione dei complessi, dei singoli edifici e dei manufatti, non
solo di antica formazione, ma che abbiano i caratteri tipologici
dell’architettura rurale, detta individuazione comporta l’automatico
divieto alla demolizione o alla sostituzione edilizia e la priorità nella
concessione dei finanziamenti per il recupero.
 Prevede l’esclusiva destinazione dei proventi derivanti dai titoli
abilitativi edilizi e delle sanzioni previste dal Testo unico dell’edilizia
D.P.R. 380/2001 (i “famigerati” oneri di urbanizzazione), per la
realizzazione, adeguamento e razionalizzazione delle opere di
urbanizzazione primaria e secondaria che non comportano nuovo
consumo di suolo, per il risanamento di complessi edilizi compresi nei
11centri storici o similari, per gli interventi di riuso, di rigenerazione, di
tutela e riqualificazione dell’ambiente e del paesaggio, anche ai fini
della prevenzione, mitigazione e messa in sicurezza delle aree esposte al
rischio idrogeologico e sismico, nonché nel limite massimo del 30% per
le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio
comunale.
Le principali differenze rispetto all’attuale norma (art. 1 comma 460
della L. 232/2016 e s.m.i.) in vigore dall’1/1/2018, sono che nella
proposta del Forum Salviamo il Paesaggio la realizzazione,
adeguamento e razionalizzazione delle opere di urbanizzazione
primaria e secondaria viene ammessa esclusivamente se non
comporta nuovo consumo di suolo, inoltre nella stessa proposta si è
introdotto il limite massimo del 30% per le spese di manutenzione
ordinaria e straordinaria del patrimonio comunale, al fine di evitare che
tutti i proventi possano essere utilizzati per una manutenzione ordinaria
che in realtà è considerata a tutti gli effetti una “spesa corrente”.
Prevede infine l’entrata in vigore della presente legge dal giorno
successivo a quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Alessandro Mortarino e Federico Sandrone


Abbiamo chiesto ad Alessandro Mortarino del Forum Salviamo il Paesaggio di rispondere a qualche domanda sulla proposta di legge popolare contro il consumo di suolo presentata ufficialmente da pochi giorni. Un testo importante, che rappresenta uno spartiacque che dovrà segnare parte della vita legislativa del Parlamento prossimo venturo.

1)  Chi sono i promotori di questa proposta di legge e da dove nasce l’esigenza di stimolare il Parlamento a legiferare su un tema così importante?

I “padri e le madri” di questa Proposta di legge Popolare sono davvero tanti: l’intera rete del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, cioè oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di singole persone che dal 29 ottobre 2011, data della nostra assemblea costituente, hanno condiviso la necessità di intervenire sul delicato tema del consumo di suolo stimolando la promulgazione di una norma nazionale, rigorosa e chiara.

E’ quindi da quel giorno che tutti assieme stiamo lavorando in una direzione comune e probabilmente questa nostra proposta “dal basso” l’avremmo potuta offrire all’intero Paese ben prima, ma ci era parso costruttivo assecondare il disegno di legge che nel 2012 l’ex ministro Mario Catania e il governo Monti presentarono per “contenere” il consumo di suolo agricolo. Allora ci parve un importante passo avanti, dopo decenni di assenza della politica attorno a questo tema che noi indicavamo come un’emergenza assoluta su cui intervenire con urgenza, regolamentare e legiferare.

Quel disegno di legge non era perfetto, ma era un inizio e noi non mancammo di presentare le nostre osservazioni critiche e molte proposte migliorative anche durante le audizioni alla Camera in cui fummo invitati. Il percorso sappiamo bene come si è poi sviluppato: quel progetto normativo si è progressivamente indebolito e alla fine, prima che la Camera lo approvasse, lo definimmo come “un pallido” strumento, poco utile per gli obiettivi che si proponeva.

Per questo, nell’ottobre 2016, abbiamo deciso di procedere nella nostra elaborazione, costituendo un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico ai massimi livelli come dimostra la presenza di personalità di primo rango quali Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e “padre” della grande ciclovia tra Venezia e Torino VenTo; di Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale; di Luca Mercalli, presidente della Società Italiana di Meteorologia; di Paolo Berdini, urbanista e saggista; di Michele Munafò, responsabile dell’Area Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi di desertificazione all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-ISPRA; di Domenico Finiguerra, “mitico” ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo comune italiano a crescita zero urbanistica.

Un gruppo multidisciplinare, perchè ritenevamo necessaria una visione variegata che rappresentasse tutte le competenze in materia di “terra” e quindi coinvolgendo architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti…

2) Perché la proposta arriva proprio adesso, nel pieno cioè di una campagna elettorale dove i temi legati all’ambiente sono così poco dibattuti dai vari schieramenti in campo?

Non è una coincidenza voluta: per completare il nostro lavoro ci sono voluti 13 mesi e ben 8 revisioni del testo. Dopo la sesta bozza condivisa dal Gruppo di Lavoro (e ancora da “limare”) l’abbiamo offerta alle analisi e agli emendamenti di tutto il Forum e di tutte le migliaia di persone che vi aderiscono. Ecco perchè ci piace definirla una norma veramente “dal basso”: gli esperti hanno fatto la loro parte, ma chiunque ha avuto la possibilità di suggerire modifiche, miglioramenti e integrazioni.

Indubbiamente l’avvicinarsi delle elezioni ci ha fatto premere l’acceleratore e giungere alla conclusione condivisa di questa non semplice elaborazione normativa: in questa campagna elettorale i temi ambientali paiono non essere minimamente richiamati dai proclami dei Partiti e dunque ci siamo assunti, ancora una volta, il compito di sollecitare un’attenzione basata su un documento di valenza scientifica. Non vogliamo più sentirci dire che “il consumo di suolo è un flagello e va fermato”, frase ad effetto facile da pronunciare per qualunque politico. Vogliamo un confronto vero su un documento che, a nostro avviso, è davvero in grado di orientare il mondo dell’edilizia al futuro prossimo venturo.

3) Come vi muoverete nelle prossime settimane per far conoscere il progetto e raccogliere nuove adesioni in grado di “influenzare” il prossimo parlamento a legiferare?

Stiamo presentando la nostra proposta di legge popolare a tutte le forze politiche e a ognuna stiamo chiedendo di darci un parere. Sono convinto che alcune si diranno pienamente concordi e chiederemo loro di sottoscrivere con noi un impegno preciso a sostenere “a spada tratta” questa norma sin dall’avvio della nuova legislatura. Lo stesso faremo in ogni territorio e con ogni candidato individuale. Poi attenderemo le prime mosse del nuovo Parlamento, pronti – in caso di disattenzione – a mettere in campo una campagna di sottoscrizioni trasformando la Proposta in “Iniziativa popolare”. Servirà? Lo vedremo. Ma siamo pronti a dare battaglia: ora abbiamo uno strumento formidabile – la nostra Proposta di legge – dalla nostra parte!

4) Da sempre la grande critica che accompagna tutte le persone e i movimenti che propongono lo stop al consumo di suolo è il ritornello del “siete contrari allo sviluppo e all’occupazione”. Questa proposta di legge contiene solo dei no oppure presuppone un’idea di sviluppo diversa (quale)?

Credo che sia sufficiente leggere i nomi e le qualifiche del 75 componenti del nostro Gruppo di Lavoro multidisciplinare per capire che questa proposta normativa non è uno scherzo ma una autentica “Bibbia”. In cui non sosteniamo, ovviamente, dei “no” e tanto meno dei “no” a priori. Diciamo che la legge non consentirà nuovo consumo di suolo per qualunque destinazione, suggerendo che le esigenze insediative e infrastrutturali saranno soddisfatte esclusivamente con il riuso e la rigenerazione del patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente. Significa affermare che il futuro dell’edilizia sta nella rigenerazione dei suoli già urbanizzati, nel risanamento del costruito attraverso ristrutturazione e restauro degli edifici a fini antisismici e di risparmio energetico, nella riconversione di comparti attraverso la riedificazione e la sostituzione dei manufatti edilizi vetusti.

Sono indicazioni chiarissime e alla “Politica” spetta ora il compito di orientare il mercato. Negli ultimi anni questi concetti sono diventati una sorta di “mantra”, ma finora è sempre mancata la declinazione normativa: oggi non ci sono più scuse e siamo lieti di avere offerto a tutto il Paese questa nuova opportunità. Poi, certamente, qualcuno non sarà d’accordo. Ma il suolo consumato ha già divorato il 7,6 % delle terre fertili di pianura e collina (Ispra) e conviviamo con uno stock di abitazioni inutilizzate impressionante: oltre 7 milioni di case sfitte e vuote (Istat).

Per questo la nostra legge propone anche la corretta applicazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata” e “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale”: un edificio inutilizzato ha perduto la sua funzione sociale e dunque si trova a veder mancare la stessa tutela giuridica, con la conseguenza che i suoli devono tornare nella proprietà collettiva della popolazione del comune interessato e nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni e li hanno abbandonati.

PER APPROFONDIRE: Leggi la proposta di legge

Tratto da: http://comunivirtuosi.org/la-politica-non-piu-scuse/


 

Il Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio ha concluso la redazione della legge di iniziativa popolare per la tutela del paesaggio. Per 13 mesi un gruppo di lavoro, composto da 75 persone di diverse formazioni e provenienze, ha scritto questa proposta di legge popolare per fermare il consumo di suolo attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente e la riconversione delle aree abbandonate.

Abbiamo chiesto ad Alessandro Mortarino, del Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio di raccontarci come nasce e come è stato redatto questo testo di legge.

La proposta di legge popolare «Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati» è il frutto di anni di lavoro collettivo, del contributo di vari soggetti e competenze. Al di là dell’indubbio valore del risultato finale (di cui parleremo tra poco), colpisce il metodo e l’ampio spettro di esperienze e conoscenze coinvolte. Potresti raccontarci l’iter del processo e quali contributi ha raccolto? Come siete giunti al termine di questo lavoro complesso e partecipato?

Come puoi ben immaginare non è stato un percorso semplice e se siamo giunti a un risultato finale così importante credo lo dobbiamo alla competenza dei nostri 75 esperti e alla loro capacità di ascoltare le idee degli altri e di non far prevalere la visione individuale. Abbiamo puntato sulla multidisciplinarità, creando questo dream team che unisce il punto di vista tecnico e scientifico di una bella moltitudine professionale: architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti… Tra i quali spiccano i nomi di Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e padre della grande ciclovia tra Venezia e Torino VenTo; di Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale; di Luca Mercalli, presidente della Società Italiana di Meteorologia; di Paolo Berdini, urbanista e saggista; di Michele Munafò, responsabile dell’Area Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi di desertificazione all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-Ispra.

Per non essere troppo verboso, mi limito a racchiudere la storia di questo percorso in forma di semplici date:

24 gennaio 2009, giorno in cui fu costituito il Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio, prima ampia Rete sociale a difesa del diritto a godere di paesaggi, territori e suoli liberi.

29 ottobre 2011, nascita assembleare del Forum Salviamo il Paesaggio e prima definizione di un documento di linee guida per la realizzazione di una norma nazionale per l’arresto del consumo di suolo.

24 luglio 2012, a sorpresa, presentazione della prima bozza normativa da parte di Mario Catania (allora Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del governo Monti) per il contenimento del consumo di suolo agricolo.

ottobre 2016, creazione del nostro Gruppo di Lavoro finalizzato a un obiettivo unico e solo: elaborare la nostra Proposta di Legge. Non c’erano soluzioni alternative e toccava a noi, ancora una volta, realizzare ciò che la Politica non riusciva a realizzare.

luglio 2017, la sesta revisione della nostra Proposta normativa viene trasmessa a tutti gli aderenti del Forum (oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di persone): ognuno può proporre modifiche e integrazioni.

3 febbraio 2018, la nostra elaborazione definitiva viene resa nota e diffusa capillarmente; ora ci auguriamo diventi per tutti il metro di riferimento per ogni discussione concreta.

Una legge davvero dal basso, quindi, perché contiene il pensiero e le parole di tantissime persone! Credo questo essere un fatto importante; forse il metodo che abbiamo utilizzato andrebbe studiato e riproposto in molte altre elaborazioni collettive… Ovviamente non è stata una passeggiata e più volte ci siamo trovati incagliati dinanzi a visioni che parevano opposte, ma con il dialogo (e la pazienza) siamo stati capaci di sciogliere anche i nodi più intricati.

 

Quali sono i punti di forza di questa proposta di legge? In che cosa si differenzia dal disegno di legge presentato nel 2012 dall’allora ministro Catania (osteggiato da più fronti) e da quello firmato Realacci?

Si tratta di norme che contengono molti punti comuni, ma si occupano di tematiche differenti. Il Dl Realacci è figlio del precedente documento di Mario Catania, documento che per anni abbiamo cercato di migliorare, con osservazioni critiche e proposte alle Commissioni parlamentari. Purtroppo, non solo non sono stati presi in considerazione i nostri interventi, ma, nel tempo, la norma è divenuta sempre più pallida e – secondo noi – ben poco utile agli scopi che si prefiggeva. Una legge che, nel 2012, ci era parsa un buon segnale in controtendenza, nonostante non ci avesse convinti in assoluto, ma che avevamo accettato come base di partenza. Benché, anche allora, ritenessimo riduttivo il suo volersi limitare a contenere il consumo di suolo anziché arrestarlo, come riduttivo ci sembrava il fatto di prendere in considerazione solo il suolo agricolo e non tutto il suolo libero.

La nostra Proposta di legge è invece molto chiara nei suoi intenti, sin dal titolo: Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati, è dunque uno strumento per salvaguardare gli spazi vitali per il benessere dei cittadini e delle loro comunità.

Una Proposta di legge che mette bene in evidenza come, per evitare ulteriore consumo di suolo libero, sono principi imprescindibili della gestione del territorio il riuso e la rigenerazione dei suoli già urbanizzati, il risanamento del costruito attraverso ristrutturazione e restauro degli edifici a fini antisismici e di risparmio energetico, la riconversione di comparti attraverso la riedificazione e la sostituzione dei manufatti edilizi vetusti.

La norma, contiene inoltre le definizioni di «suolo», «consumo di suolo», «superficie agricola, superficie naturale e seminaturale», «copertura artificiale del suolo», «impermeabilizzazione», «area urbanizzata», «area edificata», «area di pertinenza», «area infrastrutturata», “rigenerazione urbana», «servizi ecosistemici» ed «edificio», necessarie per evitare interpretazioni divergenti.

Indica ruoli e compiti della tutela del suolo: Ispra, Arpa, Stato, Comuni, Regioni.

Stabilisce che non sarà consentito nuovo consumo di suolo per qualsivoglia destinazione, indicando che le esigenze insediative e infrastrutturali saranno soddisfatte esclusivamente con il riuso, la rigenerazione dell’esistente patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente.

La nostra legge costituisce inoltre attuazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale «la proprietà è pubblica e privata» e «la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale». Se manca la funzione sociale, dunque, viene a mancare la stessa tutela giuridica, con la conseguenza che i suoli tornano a proprietà pubblica del comune interessato e nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni, ovvero li hanno abbandonati.

In Italia, secondo l’Istat, ci sono oltre 7 milioni di abitazioni inutilizzate, mentre i Piani Regolatori dei nostri Comuni continuano a prevedere nuove espansioni edilizie: vogliamo correttamente applicare la nostra Costituzione ?

 

Qual è il prossimo passo? Secondo quale strategia vi muoverete? Una volta che la campagna elettorale sarà conclusa e le Camere insediate, come pensate di agire? Cercherete il confronto? Intendete portare la legge davanti alle istituzioni, anche in considerazione del fatto che l’attuale testo in discussione non è stato votato durante l’ultima legislatura?

Stiamo già cercando un confronto con le forze politiche. Ma non di un Partito o di un’area, perché questi temi sono troppo importanti, devono essere patrimonio di discussione di tutte le forze. Diciamo che in queste ore è iniziata la nostra campagna elettorale: stiamo inviando alle forze politiche il nostro testo normativo, chiedendo un parere. Anche nei territori locali faremo altrettanto, cercando un contatto con tutti i Candidati, uno per uno. A chi ci dirà «lo condivido», chiederemo di mettercelo per iscritto e di assumere l’impegno – se eletto in Parlamento – di spingere la nostra proposta normativa fino a farla diventare legge.

Poi insisteremo nei primi mesi della nuova legislatura e verificheremo l’attenzione dei nostri Parlamentari (di tutti i Parlamentari) nei confronti del nostro documento, pronti a passare all’azione. E se non dovessero considerarci? Siamo pronti scendere in campo per la raccolta firme per la Proposta trasformata in Legge d’Iniziativa Popolare.

Vorrai chiedermi «ma lo farete davvero ?» Direi proprio di sì. In fondo nessuno credeva che il nostro Forum sarebbe stato in grado di proporre una propria norma e per di più così ricca e autorevole… Invece, eccola qui. Forse è il caso di prendere finalmente sul serio le nostre dichiarazioni, non vi pare?

A cura di Michela Marchi – m.marchi@slowfood.it – http://www.slowfood.it/una-legge-per-il-suolo/


 

di Salvatore Lo Balbo, Responsabile Dipartimento Politiche Territorio, Aree Urbane e Abitative della CGIL Sicilia.

Il 18 gennaio 2018 la CGIL Sicilia ha organizzato a Catania un convegno regionale su “Consumo di Suolo Zero – Lavoro, Sviluppo e rilancio dei Centri Storici, delle Periferie e delle Aree Urbane ”. La mia relazione e gli interventi di De Lucia, Munafò, Viviani e Ziparo sono pubblicati nella pagina del sito https://www.cgilsicilia.it/aree/diparimento-politiche-territorio-aree-urbani-abitative/ .

Il 4 febbraio 2018 è stato presentato un disegno di legge, elaborato da 75 esperti, e pubblicato nella pagina del sito http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/una-legge-diniziativa-popolare-per-arrestare-il-consumo-di-suolo-la-proposta-del-forum-salviamo-il-paesaggio/ .

Entrambe le iniziative, oltre alla coincidenza temporale sono unite non solo dai nomi dei partecipanti, ma da un cambio di marcia nei contenuti e nei luoghi. 

Per quanto riguarda i contenuti, il ddl recentemente presentato afferma con chiarezza, a differenza di quanto i più hanno scritto e detto dal ddl dell’ex ministro Catania in poi, che l’obiettivo di una legge nazionale non deve essere né la convivenza né la resilienza con il consumo di suolo, ma il blocco totale dello stesso consumo. Gli ultimi dati ISPRA ci dicono che gli obiettivi di riduzione e resilienza di fatto sono stati raggiunti: dagli otto metri quadri al secondo degli anni 2000 si è passati a tre metri quadri al secondo del 2015.
Ciò è successo non per volontà politica di amministratori, costruttori, cementificatori, burocrati, mafiosi, caporali, professionisti, faccendieri, tecnici vari, etc… ma semplicemente per “merito” della crisi economica strutturale che ha colpito l’Italia dal 2008 in poi e per il fatto che il costruito è così saturo che viene difficile (ma non impossibile) allargare ancora i confini urbanizzati delle nostre aree urbane.

Anche l’attuale quantità della impermeabilizzazione è largamente superiore rispetto ai fabbisogni. I dati sull’impermeabilizzato ci dicono che il non utilizzato è così ampio che veramente non c’è più bisogno di “nuovo”, facendo venire meno la dicitura tutta italiana di “Consumo di suolo netto” (ad alcuni sembrava più accettabile).
La quantità di immobili civili, industriali, commerciali, agricoli e turistici pubblici e privati inutilizzati è così ampia che non c’è bisogno di grandi esperti per accorgersi di quanto macroscopica sia la quantità di immobili e strutture vuote, inutilizzati o sottoutilizzati.

Altro che convivenza o resilienza. Lo STOP AL CONSUMO DI SUOLO è semplicemente banale ed evidente. Lo stop deve coinvolgere anche i certificati di edificabilità rilasciati e non realizzati e ogni previsione di ulteriore impermeabilizzazione prevista dai vari strumenti urbanistici decisionali.

Per quanto riguarda il cambio di marcia territoriale non possiamo non sottolineare che nel convegno di Catania, la CGIL ha affrontato questo tema senza indecisioni e con estrema chiarezza. Oltre all’analisi locale, mi preme evidenziare che le proposte avanzate coniugano la necessità di non consumare più suolo e utilizzare al massimo il grande patrimonio immobiliare pubblico e privato presente in Sicilia.
Le proposte, che saranno oggetto di una vertenzialità diffusa nel territorio e per le quali abbiamo ben chiaro chi sono le controparti, sono:

PRIMO: Utilizzare gli immobili e le aziende della filiera delle costruzioni sequestrate o confiscate alla mafia. Lo Stato in Sicilia dispone di un abbondante patrimonio immobiliare che, visto il fallimento gestionale, riteniamo deve essere gestito, attraverso l’istituto della coadiuvazione, tramite gli ex-IACP o le società immobiliari pubbliche.
Per questo riteniamo che si debba realizzare una sinergia operativa e gestionale di questo enorme patrimonio immobiliare tra IACP e gli Uffici Misure di Prevenzione dei Tribunali e l’ANBSC;

SECONDO: Accelerare ed incrementare le attività di ristrutturazione, rigenerazione, risparmio ed efficienza energetica, etc.. sia del patrimonio immobiliare pubblico (case popolari) sia dei quartieri dove esso insiste. Qualora ci sia necessità di incrementare l’offerta di case popolari, sia l’utilizzo degli immobili sequestrati o confiscati sia, se necessita, l’acquisizione di immobili sul mercato a noi sembra essere il modo più corretto per dare soddisfazione alla domanda che migliaia di famiglie o di singoli fanno alla regione, ai comuni e agli IACP. Per noi è meglio acquistare, dopo averne determinato condizioni, qualità dei manufatti e allocazioni, immobili presenti sul mercato che costruire ex-novo su terreno non impermeabilizzato;

TERZO: Utilizzare le aree impermeabilizzate pubbliche per destinarle ad edilizia e ambienti pubblici, dalle case popolari ai luoghi di aggregazione sociali, compreso la realizzazione di ville, giardini e parchi urbani.

QUARTO: Valutare una serie di interventi agevolativi come l’esenzione dagli oneri di urbanizzazione e di costruzione da ogni altro carico economico di competenza regionale per i trasferimenti volumetrici da aree sensibili non impermeabilizzate ad aree già impermeabilizzate o di compensazioni tra Enti locali per un assetto coerente dei territori ricadenti tra enti confinanti;

QUINTO: Predisporre e finanziare piani di de-cementificazione di tutte le aree sensibili e fragili del nostro territorio. L’impermeabilizzazione del territorio è reversibile e va sostenuta sia culturalmente sia finanziariamente, a partire dai luoghi di proprietà pubblica.

Elaborazione e proposte per essere arricchite e portate avanti non necessitano di una legge nazionale. Già oggi, con la legislazione esistente è possibile con una vertenzialità territoriale porre fine al consumo di suolo e utilizzare al massimo il patrimonio immobiliare e l’impermeabilizzato esistente.

Mi sembra evidente, pertanto, che questo cambio di passo può essere praticato in tutto il territorio nazionale non solo con le indispensabili analisi e riflessioni ma, principalmente, con iniziative di lotta e mobilitazione contro quei soggetti che hanno il potere decisionale di governare il territorio. 

In Sicilia, la CGIL ha le idee chiare. Ogni Ente Locale e Istituzione Pubblica che pratica il CONSUMO DI SUOLO ZERO è un passo in avanti per attuare l’obiettivo individuato nel convegno della CGIL della Sicilia a Catania.


 

 

Diciamocelo: non è stata una bella campagna elettorale per l’ambiente, tema che è stato affrontato dalle forze politiche in maniera insufficiente ed estremamente marginale (ma anche la Sanità e l’Istruzione sono parsi argomenti secondari: chissà di cosa intende preoccuparsi, allora, la “Politica”…).

Il nostro Forum Salviamo il Paesaggio ha cercato di costringere i Partiti, nell’ultimo mese, a pensarci, discuterne, parlarne, indicarci orientamenti. Lo abbiamo fatto nel modo più semplice, ovvero trasmettendo alle segreterie nazionali il nostro fresco testo normativo per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati. Chiedendo ad ognuno di leggerlo, analizzarlo, valutarlo e risponderci, indicandoci la loro condivisione o la segnalazione di criticità su cui confrontarci.

Un modo semplice di rapportarci. In linea teorica.
Perchè riuscire a trovare (addirittura sui siti web istituzionali) i nomi dei referenti nazionali in materia ambientale e i loro indirizzi mail è stato arduo. E, con sorpresa, abbiamo scoperto che molti Partiti non prevedono un contatto diretto con i semplici cittadini o, in qualche caso, mettono a disposizione form da compilare che non ricevono però risposte.

Quindi i nostri messaggi di richiesta saranno arrivati a tutti regolarmente ?
Nel dubbio ci siamo presi la briga di inviare messaggi personali ai membri uscenti della Commissione Ambiente (Camera e Senato), pregandoli di rispondere e/o girare le nostre missive alle persone competenti delle loro segreterie.

Insomma: le abbiamo provate tutte e il quadro di questo non agevole rapporto instaurato con i cittadini già ci pare un discreto limite alla democrazia tanto sbandierata.

Ad oggi queste sono le risposte (e le non risposte) ricevute: tenetene conto quando sarete con la vostra scheda elettorale in cabina (perchè noi più di così per ora non potevamo offrirvi …).

Di certo, ci sarà da lavorare. E parecchio …

Le risposte dei Partiti:

LEGA NORD:
ringraziamo per la proposta di legge che sarà attentamente valutata dai nostri funzionari esperti in materia.

PARTITO REPUBBLICANO:
il partito repubblicano si è sempre battuto per la difesa del suolo e dell’ambiente con i propri esponenti più prestigiosi, da Giuseppe Galasso a Susanna Agnelli. Può solo farci piacere che vi siano dunque associazioni che continuino e innovino questa tradizione. La vostra proposta di legge ci sembra pregevolissima e se dovessimo tornare in Parlamento la sosterremmo molto volentieri. Come partito nazionale non aderiamo formalmente ad iniziative di associazioni civiche, semmai chiediamo a loro di aderire a noi. Riccardo Bruno, Direzione nazionale pri

INSIEME/VERDI:
vi ringraziamo per il lavoro che oramai da diverso tempo come Salviamo il Paesaggio state portando avanti per sensibilizzare le istituzioni, le imprese e i cittadini sul tema dello Stop Consumo Suolo. Come Verdi, e come lista Insieme, siamo interessati e disponibili ad impegnarci a portare avanti in Parlamento ed in Regione Lazio, la legge sullo Stop del Consumo del Suolo e siamo disponibili sin d’ora per discutere su come rilanciare, in questa campagna elettorale, i temi ambientali purtroppo spesso dimenticati dai media e dalle agende politiche.

MOVIMENTO 5 STELLE:
a nome dei parlamentari delle Commissioni ambiente di Camera e Senato: abbiamo letto con interesse il testo che ci avete proposto di sottoscrivere e si sovrappone proprio alla proposta di legge di Massimo De Rosa (ora candidato alle regionali in Lombardia) sul consumo di suolo. Proposta che con la prossima legislatura presenteremo nuovamente, sia alla Camera che al Senato. Quindi certamente vi comunichiamo ufficialmente il nostro impegno in tal senso. Sarà sicuramente una delle nostre battaglie nella XVIII legislatura. E se i risultati delle urne ci dovessero consentire di essere al governo, sarà sicuramente uno dei primi provvedimenti sui quali lavoreremo.

CIVICA POPOLARE/LORENZIN:
abbiamo ricevuto il vostro messaggio e siamo in fase di sua valutazione.

PARTITO DEMOCRATICO:
Laura Puppato ci ringrazia del lavoro svolto e della collaborazione e lo gira volentieri anche al responsabile ambiente della segreteria PD, Stefano Mazzetti. Da lui nessun segnale.

LIBERI E UGUALI:
nessuna risposta ufficiale dalla segreteria nazionale, ma diverse segnalazioni di candidati locali che si dichiarano pienamente concordi con la nostra proposta di legge e ci dicono di avere sollecitato il nazionale a risponderci. ULTIMA ORA: Paola Natalicchio, responsabile Ambiente e Urbanistica di Sinistra Italiana, ci invia questo messaggio: “Ho avuto modo, domenica scorsa, alla città dell’Altra Economia a Roma, durante l’iniziativa La Scienza al Voto, coordinata dall’economista Leonardo Becchetti, di ufficializzare insieme all’ex Ministro Gianni Mattioli l’adesione formale della segreteria nazionale di Sinistra Italiana alla vostra proposta.  Non ho mai ricevuto, come responsabile Ambiente e Territorio del partito, nè sulla mia mail personale nè su questa ufficiale del Dipartimento alcuna richiesta di adesione.
Quindi Vi chiedo di raccogliere con questa mia mail l’adesione formale della segreteria di Sinistra Italiana e di darne notizia nella conferenza stampa del 1 marzo” ALTRA ULTIMA ORA: Rossella Muroni e Annalisa Corrado della segreteria nazionale di Liberi e Uguali ci inviano questo messaggio: “a seguito delle valutazioni svolte dal coordinamento di Liberi e Uguali, abbiamo approvato l’adesione alla proposta di legge formulata dal forum Salviamo il Paesaggio condividendone, in particolare, i principi, le finalità e il carattere di urgenza. Come avrete avuto modo di vedere anche dal nostro programma, una totale revisione delle politiche di pianificazione e di gestione del territorio, in chiave ecologista, è al centro del nostro modo di immaginare il futuro del Paese. In tale ottica, la lotta senza quartiere all’abusivismo edilizio, alla cementificazione selvaggia, alle grandi opere inutili, all’impermeabilizzazione dei suoli (così miope e auto-lesionista a maggior ragione visti i cambiamenti climatici in atto), al depauperamento del preziosissimo capitale naturale del nostro Paese e, ovviamente la determinazione per fermare il consumo di suolo, sono elementi fondanti delle nostre scelte programmatiche. Vi ringraziamo per il lavoro di pungolo e socializzazione di queste tematiche così importanti e così poco dibattute a livello mediatico nazionale. Siamo a disposizione per proseguire un confronto costruttivo, partecipato e proficuo, che porti la politica di nuovo vicina alle reali priorità delle persone”. Loredana De Petris, senatrice di Liberi e Uguali e candidata al Senato nel Lazio,ci ha inoltre rilasciato questa dichiarazione: “ritengo che il consumo di suolo nel nostro Paese si configuri come una vera emergenza e che sia colpevole l’atteggiamento elusivo con il quale chi ha ed ha avuto responsabilità di governo ha affrontato ad oggi questa problematica di rilievo strategico. Ho esaminato l’ultima formulazione del vostro testo e mi sembra un’ottima base per pervenire rapidamente alla definizione di una disciplina esauriente sul tema, ormai non più rinviabile.
Ho già presentato una proposta di legge a mia prima firma (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/703449/index.html) nella legislatura ora terminata, ma mi impegno a presentare il vostro testo e a sostenere nelle Commissioni competenti l’urgenza di discuterlo in Assemblea“.

POTERE AL POPOLO:
nessuna risposta ufficiale dalla segreteria nazionale, ma diverse segnalazioni di candidati locali che si dichiarano pienamente concordi con la nostra proposta di legge e ci dicono di avere sollecitato il nazionale a risponderci. ULTIMA ORA: la segreteria nazionale ci comunica: “La lista “Potere al Popolo” sostiene e condivide la proposta di legge per lo stop al consumo di suolo del Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori. Una legge che ponga fine alla stagione della deregulation a favore dei privati, per l’aumento delle dotazioni pubbliche (verde, servizi, trasporti non inquinanti), lo stop alla cementificazione delle coste e il recupero ambientale delle spiagge. Come dal punto 13 del nostro programma relativo all’ambiente“.

Tutto qui.

Un po’ poco, già; ma questo è il quadro della situazione, ed è bene esserne consci …


 

 

di Alessandro Mortarino.

Chi l’avrebbe mai detto?“. E’ questa la frase che da settimane mi sento ripetere in ogni città in cui sono stato invitato per illustrare i contenuti e il significato profondo dell’immenso lavoro sviluppato dal nostro Forum per costruire e condividere un testo di legge davvero capace di arrestare il consumo di suolo nel nostro Paese.
Una frase che mi rivolgono militanti, simpatizzanti, amministratori sensibili, persone “normali”. E che ogni volta mi sorprende per l’altrui sorpresa (scusate il gioco di parole…) perchè mi fa pensare che la grande rete di Salviamo il Paesaggio non avesse, fino a ieri, la piena consapevolezza del suo valore, delle sue potenzialità, della competenze interne – tante davvero – e fosse come una foglia in assenza di vento: immobile eppure pronta a spiccare il volo verso orizzonti non preventivabili.

Invece il percorso che abbiamo avviato a partire dall’ottobre 2016 aveva già ben chiaro tutto ciò che sta avvenendo: sapevamo bene di avere tutte le carte in regola per poter costituire un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare di assoluto livello e sapevamo già che quel consesso avrebbe “partorito” una norma di grande visione e pieno rigore.

Sapevamo anche che quel testo condiviso dai nostri 75 esperti sarebbe passato, innanzitutto, al vaglio valutativo di tutta la nostra Rete (oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di aderenti individuali: mica una scherzo ! …) che ne avrebbe limato e corretto anche le più minuscole virgole.
Dunque, “chi lo avrebbe mai detto?“…
Noi tutti lo avremmo – lo abbiamo – detto. Tutto il Forum. Ma senza averne ancora piena consapevolezza (appunto).

I passi successivi sono stati rapidi: presentazione a tutte le forze politiche nell’ultimo mese della campagna elettorale, condivisione piena da parte di Liberi e Uguali e Movimento 5 Stelle, presentazione alla Camera – da parte di questi ultimi – del nostro testo con qualche piccolo “ritocco”, nostra richiesta di chiarimenti su due modifiche apportate a noi incomprensibili, intervento del M5S presso i competenti uffici della Camera e correzione di quanto da noi richiesto: ora la nostra bella (e sudata …) Proposta di legge è qui, rubricata come AC 63 e sarà il testo su cui tutti dovranno avviare la discussione.

Ci siamo.
Fin qui tutto perfettamente aderente alle nostre previsioni e aspettative. Ora inizia la parte più difficile (ma le fasi precedenti non erano altrettanto difficili? …) ed è bene che ognuno di noi abbia ben chiaro il quadro prospettico che si delinea al nostro orizzonte.

Provo a riassumerlo sotto forma di risposta a qualche altro quesito “epocale” che abitualmente sento rivolgermi nelle nostre assemblee, convegni, conferenze, seminari ecc. ecc.

E ora cosa succederà?

Il quadro istituzionale è ormai completato: il neo ministro all’Ambiente, Sergio Costa, ha mostrato nelle prime settimane di essere persona competente e sensibile e alla guida della sua segreteria è stato nominato Fulvio Mamone Capria, uomo di esperienza e comprovata coscienza ambientale (lo ricordiamo come presidente nazionale della Lipu).
Le commissioni, sia alla Camera e sia al Senato, sono state composte e all’interno troviamo diversi eletti in ogni schieramento che sui nostri temi hanno espresso posizioni a noi vicine (anche in assenza di un pronunciamento dei rispettivi Partiti).
Nel “contratto di governo” pattuito tra Lega e M5S si parla di «fermare il consumo di suolo (spreco di suolo) il quale va completamente eliminato attraverso un’adeguata politica di sostegno che promuova la rigenerazione urbana»: non si specifica altro, ma il termine «fermare» ci pare sinonimo del nostro “arrestare“.
Il pallino è dunque ora in mano alla “Politica“; quando le Commissioni inizieranno a discutere l’AC63 immaginiamo che il nostro Forum verrà “audito” formalmente. E noi ci saremo.
E’ anche presumibile ipotizzare che le due forze di governo faranno un passaggio, preliminare alla discussione in Commissione, per trovare un preventivo accordo. Se ci inviteranno per farsi illustrare nel dettaglio la nostra Proposta di Legge, noi ci andremo.
In questi giorni il nostro Gruppo di Lavoro si è sottoposto ad un supplemento di impegno per valutare se parte dei 10 articoli che compongono la nostra norma potessero essere “sacrificati” in una eventuale “trattativa di mediazione” con le due parti politiche.
Dopo intense analisi, siamo giunti alla conclusione che se togliamo un ingrediente dal nostro succulento piatto, la pietanza perderà sapore e il pasto intero diventerà indigesto …
Quindi sosterremo fino alla fine il nostro testo integrale, che rappresenta una proposta normativa seria, concreta, base per orientare il futuro ambientale, sociale, economico, occupazionale di tutto il settore edile italiano.

Quando, come e da dove inizieranno a sparare i cannoni della contraerea?

Siamo ben consci della portata della nostra proposta e, prima o poi, qualcuno comincerà ad alzare il tono della critica.
Ma noi sappiamo che questa nostra legge non va contro nessuno (tanto meno i Costruttori edili, gli Ordini professionali o i Comuni) ma indica una strada, il futuro dell’intero comparto.
Approvare il nostro testo significa dare speranza economica e deve accompagnarsi ad un programma di sostegno e incentivazione alle imprese che potranno/dovranno riconventirsi abbandonando il “nuovo mattone” per dirigersi verso il recupero, il riuso e la rigenerazione dell’enorme patrimonio edilizio esistente ed inutilizzato. Che presuppone personale qualificato, creatività progettuale, ricerca di soluzioni, materiali, tecnologie.
In una parola: sviluppo (ma compatibile con l’ambiente e la vita).

Cosa possiamo e dobbiare fare noi, ora?

Lavorare, lavorare, lavorare …
La Politica ha adesso il compito di colmare le sue lacune, a noi spetta il ruolo di vigili custodi attivi.
Non staremo alla finestra, ma moltiplicheremo i nostri sforzi per far entrare ovunque il dibattito necessario sui temi e i “paletti” che la nostra proposta ha ben individuato. Un dibattito che deve allargarsi, propagarsi, estendersi. Un’onda, che cresce.
Non deve rimanere patrimonio delle solite anime civiche sensibili. Usciamo per le strade, parliamo con chiunque. L’uomo e la donna della strada comprendono perfettamente cosa significa nuovo cemento e nuovo asfalto vicino alla propria quotidiana esistenza, mentre attorno è tutto un pullulare di “vendesi”, “affittasi”, edifici abbandonati.
Non sempre sanno quello che noi sappiamo, e allora diciamoglielo. In una “lingua” comprensibile, naturalmente!
Nelle prossime settimane avvieremo una campagna di finanziamento, ognuno di noi offra la sua piccola goccia per creare un necessario fondo che ci permetterà di realizzare strumenti di comunicazione (virali, virtuali, tradizionali …) e prepararci per l’eventuale Proposta di Legge di Iniziativa Popolare. Perchè siamo convinti che, forse, questa è la volta buona affinché la “Politica” riesca a fare ciò che da anni attendiamo.
Ma se così non fosse, il Forum deve essere pronto per mettere in campo lo strumento popolare. Che significa costruire una macchina organizzativa potente e incisiva e tante energie (e purtroppo denaro) da dispensare.

Il consumo di suolo è un’emergenza.
E il suolo non deve più essere una merce su cui speculare.

Tutti pronti per questa ennesima prova di forza?
Se siamo arrivati fin qui, significa che le nostre non sono utopie irrealizzabili.
Sprigioniamo tutta la nostra potenza, è l’ora.

E se non ora, allora, quando? …


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